
CI PRESENTIAMO AI NOSTRI LETTORI...
Archeomisteri n° 1 Gennaio/Febbraio 2002

Editoriale di Roberto Pinotti Segretario del CIRPET
Parlando in termini editoriali, quando nasce una nuova rivista se ne presenta necessariamente la "carta di identità" dissertando a lungo sulle complesse motivazioni che la giustificano e sui vari obiettivi che ci si prefiggono.
Nel caso specifico risparmieremo al lettore ogni retorica del caso, limitandoci a dire che una rivista così mancava ed era quindi necessaria, specialmente in un momento in cui si manifestano sempre di più i segnali di una vasta rivisitazione del nostro passato alla luce di un nuovo e concreto approccio scientifico e culturale.
Tutto cominciò con l’inizio degli anni Cinquanta, con la comparsa nelle librerie di "World in collision" di Immanuel Velikovsky, tradotto in italiano dalla Garzanti col titolo di "Mondi in collisione": una vera "collisione" frontale fra l’Establishment accademico e il geniale scienziato "catastrofista", prontamente ghettizzato dalla comunità scientifica internazionale insofferente alla radicale revisione del passato necessariamente imposta dallo scomodo "best-seller" che collegava eventi cataclismatici alle contraddizioni del nostro passato storico ed archeologico. Poi, alla fine degli anni Cinquanta, un giornalista italiano dal cognome necessariamente germanizzato avendo egli militato nella "Wehrmacht" tedesca durante l’ultima Guerra Mondiale, Peter Kolosimo, iniziò a scrivere per la rivista "Oltre il cielo" articoli divulgativi su una serie di misteri archeologici e scientifici nel remoto passato, successivamente riuniti nel volume "Il Pianeta sconosciuto" edito dalla SEI.
Aperto così un nuovo filone divulgativo cui il pubblico appariva sensibile, attraverso la casa editrice milanese SugarCo Kolosimo diede successivamente alle stampe altri volumi, e dopo "Terra senza tempo" e "Ombre sulle Stelle" fu la volta di "Non è terrestre", vincitore del Premio Bancarella: era stata così consacrata la nascita di un nuovo genere, che coniugava i misteri archeologici agli enigmi del cosmo e agli interrogativi evocati dalla letteratura fantastica e di anticipazione, proponendo certi temi scientifici "eterodossi" in chiave popolare e accattivante. I misteri archeologici dell’Egitto, delle civiltà megalitiche, dei popoli pre-colombiani, dell’India, della Cina e del Giappone, dell’Africa e dell’Isola di Pasqua venivano affrontati con le tradizioni sul Diluvio Universale, il mito di Atlantide e i "continenti perduti", i tanti enigmi della protostoria, le ipotesi sulle "civiltà pre-adamitiche" e possibili presenze intelligenti extraterrrestri. Si parlò così di "archeologia spaziale", "fantarcheologia" e "archeologia misteriosa", e il pubblico italiano si di mostrò sempre più sensibile a tali argomentazioni, pur bollate come "pure fantasticherie" dagli ambienti accademici conservatori e considerate una sorta di "fenomeno letterario" e nulla più. Ma non lo erano. In breve, a livello internazionale, sorse l’astro dello svizzero Erich Von Däniken, che riprese i temi di Kolosimo in chiave provocatoriamente dirompente. Quello che Kolosimo si chiedeva soltanto, infatti, era per Von Däniken un dato acquisito e quasi un atto di fede. Gli Dei dell’antichità, sosteneva lo svizzero, erano antichi astronauti extraterrestri divinizzati, e certi enigmi archeologici le tracce del contatto fra una cultura superiore e una primitiva, la nostra. Il filone aperto dallo scrittore svizzero, pur certamente caratterizzato da indiscutibili forzature, ebbe peraltro un successo mondiale. I suoi libri, oltre trenta a tutt’oggi, sono infatti stati tradotti in molteplici lingue in milioni di copie.
Il mondo accademico, naturalmente, guardò a tale approccio con sdegnoso silenzio o definendolo tutt’al più "cattiva fantascienza".
Anche se non lo era. Anzi. Perché fra i misteri del nostro passato vi è certo anche quello di possibili visite extraterrestri e delle loro conseguenze. Ma ridurre tutto a ciò sarebbe evidentemente pretestuoso e ridicolo. Perché tanti anacronismi storico-archeologici possono e devono avere risposte ben diverse, legate con ogni probabilità allo sviluppo e alla sparizione di antiche civiltà avanzate poi cancellate da eventi catastrofi ci di portata planetaria che hanno fatto vivere all’umanità, forse più volte, un apocalittico "ritorno alle origini". E le cui tracce emergono ormai ad ogni piè sospinto, a partire dalla constatazione della caduta dell’asteroide che 65 milioni di anni fa cancellò dalla Terra i Dinosauri.
Era logico che, a questo punto, la concretezza scientifica e la serietà di certe tematiche di evidente e crescente interesse per la gente dovesse essere però salvaguardata da chi teneva a fare una corretta informazione su certi temi pur "di frontiera": e così, dopo l’opera solitaria (1974) di un Flavio Barbiero, dapprima sulle riviste "Gli Arcani" di Milano e "Il Giornale dei Misteri" di Firenze e poi con i volumi divulgativi pubblicati negli Oscar Mondadori, chi scrive ha cercato di "calmierare" gli approcci più entusiastici e le forzature più fantastiche riportando il tutto nell’alveo esclusivo dei dati reali e dei fatti documentati e documentabili. Quello stesso contesto in cui, con maggiore fortuna editoriale in quanto supportati a livello internazionale dal travolgente impatto commerciale dell’editoria anglosassone, si sono rivolti autori come Robert Bauval, Graham Hancock e numerosi altri. E così, nell’ultimo lustro del secondo millennio, il pubblico è finalmente stato messo a contatto con l’approccio giusto: un approccio sereno ma senza pregiudizi, aperto ma concreto, e che non ha condizionamenti da parte di nessuno. E al quale anche i media hanno cominciato a dare il dovuto spazio, a scapito del conservatorismo accademico fine a sé stesso.
Poi, nel 2000, un gruppo internazionale di ricercatori, studiosi e divulgatori, dopo aver partecipato al "1° Simposio Mondiale sulle origini ignote della civiltà e gli anacronismi storico-archeologici" organizzato dal sottoscritto a San Marino con il concorso del Governo Sammarinese, ha gettato le basi del CIRPET, il "Comitato Interdisciplinare per le Ricerche Protostoriche E Tradizionali", rispondendo alla necessità di lavorare in team senza confini nazionali, ideologici o di altro genere e di divulgare al meglio le tematiche che sono l’oggetto di una ricerca comune. Qualcosa che è ben diverso da una divulgazione puramente commerciale - pur accattivante - per forza di cose generica, talvolta superficiale e addirittura "in pillole" pur manifestatasi con il 2000 sul mercato dell’editoria, con mensili di vario genere, e che hanno infine visto perfino periodici popolari quali "Focus" guardare significativamente in direzione per aumentare le vendite. Era dunque inevitabile, da parte degli "addetti ai lavori" del settore, pensare ad una rivista ad hoc. Una rivista in più. E non una rivista di troppo.
E questa nuova rivista che avete adesso nelle mani - organo del CIRPET - ha invece la pretesa di essere non solo divulgativa, ma anche propositiva. E di non limitarsi a dare informazioni, ma le ragioni di esse e le possibili conclusioni cui tendono. Meno interrogativi, dunque, e più risposte. Siamo certi di poterlo fare e sicuri che ciò valorizzerà ulteriormente le tematiche in questione. Archeologi come Vittorio Di Cesare, docenti universitari del calibro dei proff. Di Trocchio, Fondi, Spedicato, Vedruccio e Volterri e ricercatori quali l’Amm. Barbiero, l’Ing. Felice Vinci e Ruggero Marino sono comunque una garanzia, ed il pubblico italiano lo sa già.
Siamo certi dunque che i nostri lettori - gli attuali e quelli futuri - non resteranno delusi. Come noi non lo saremo di loro.
Buona lettura.

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