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L'ARCA SUL MONTE NEBO

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![[Trasporto dell'Arca - 30K .jpg]](am17f79p.jpg)

Nel libro dei Maccabei (18) si narra di come Geremia avesse nascosto l'Arca e l'Altare dell'Olocausto in una grotta situata nel luogo "...che aveva ospitato Mosé per contemplare l'eredità del Signore", luogo in cui il patriarca aveva osservato la Terra Promessa prima di spirare.
Secondo diversi studiosi tale altura sarebbe da identificare con il monte Nebo, probabilmente il moderno Jaban an-Naba, a circa cinquanta chilometri da Gerusalemme oggi collocato all'interno del territorio giordano.
Geremia, continua la tradizione biblica, avrebbe nascosto i sacri oggetti in un antro che avrebbe successivamente murato. Tale precauzione venne probabilmente imposta dalla paura che gli attacchi del sovrano babilonese Nabucodonosor, nel 587 a.C., potessero condurre alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e del suo contenuto.
Geremia, successivamente, si sarebbe pentito del gesto compiuto e, ritornato sul Nebo, non sarebbe più stato in grado di identificare il luogo in cui aveva sepolto l'Arca.
In tempi più recenti studiosi come Anthony F. Futterer affermarono di essere riusciti a trovare il luogo in cui la sacra cassa era stata seppellita sul Nebo.
Secondo quanto reso noto Futterer sarebbe morto mantenendo un grande segreto sulla scoperta da lui fatta non prima di averlo rivelato però al suo amico reverendo Clinton Locy.
Locy, nel 1981, avrebbe reso compartecipe delle proprie conoscenze l'archeologo statunitense Tom Croster (19) che nello stesso anno organizzò una missione tesa a ritrovare la grotta perduta.
Grazie alle informazioni del reverendo Locy, Croster si indirizzò fin da subito sul monte Pisagh, nella catena del Nebo, dove ben presto poté identificare una cavità che sembrò essere l'entrata per una grotta naturale.
Il 31 ottobre del 1981 Croster e altri studiosi si introdussero dentro l'antro percorrendo i suoi tunnel e le sue asperità con grandi difficoltà.
Durante questo cammino ipogeo l'archeologo si trovò per ben due volte davanti a muri antichi che sembravano essere di chiara costruzione umana, ma in nessun caso vennero ritrovate iscrizioni o suppellettili. Meta finale di questo aspro cammino fu una camera intagliata nella roccia che fin da principio mostrò antiche tracce di presenze umane. Attente analisi identificarono tale struttura come un'antica chiesa in stile bizantino collegata, attraverso un pozzo verticale, ad un grotta posta ancor più in profondità.
Se fino a questo punto le scoperte di Croster risultano estremamente interessanti all'interno di un contesto archeologico e storico, quanto affermato successivamente non ha trovato ad oggi ulteriori verifiche se non nelle stesse parole di chi le ha pronunciate (20).
I tentativi successivi di coinvolgere le autorità giordane nella riesumazione dell'Arca sembrarono portare al totale disinteresse dei responsabili competenti conducendo lo stesso Croster a celarsi in una cortina di silenzio e riservatezza che sembra perdurare ancora oggi.

Note:
18. Maccabei 2, 1-8.
19. In riferimento alla spedizione sul monte Nebo consultare "Biblical Archaeology Review", May/June 1983, p. 66-69.
20. Le stesse prove fotografiche prodotte da Croster durante la missione, e che ritrarrebbero l'Arca, non sono mai state fatte vedere a nessun individuo o studioso per stessa volontà dell'archeologo, producendo in questo modo ancora più domande, e dubbi, sulla effettiva autenticità della scoperta.
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