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n° 17 Set./Ott. 2004

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L'ARCA IN ETIOPIA

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[Arca dell'Alleanza - foto 1 - 54K .jpg] [Arca dell'Alleanza - foto 2 - 45K .jpg] [Arca dell'Alleanza - foto 3 - 54K .jpg] [Arca dell'Alleanza - foto 4 - 56K .jpg] [Arca dell'Alleanza - foto 5 - 48K .jpg] [Arca dell'Alleanza - foto 6 - 28K .jpg] [Arca dell'Alleanza - foto 7 - 42K .jpg] [Chiesa copta di Axum - 28K .jpg] [Arca in una miniatura medievale - 48K .jpg] [Arca nel Tempio di Salomone - 46K .jpg] [Tenda del Convegno - 36K .jpg] [Trasporto dell'Arca - 30K .jpg]
 

Nel 1992 lo scrittore Graham Hancock diede alle stampe un testo (12), estremamente sconcertante, in cui dopo anni di ricerche ed indagini sul campo fece conoscere al mondo occidentale una tradizione etiope cui pochi sembravano aver riservato il dovuto interesse.
Diventato ben presto un best seller internazionale, il volume di Hancock si basava su una tradizione etiope estremamente antica e codificata all'interno di uno dei testi più sacri per questo popolo, il Kebra Nagast, in cui si narra di come l'Arca fosse stata trasportata da Gerusalemme in Etiopia dal figlio avuto segretamente tra la regina Saba Makeda (13) e re Salomone, conosciuto come Menelik.
Il Kebra Nagast, o Gloria dei Re, fa la sua prima comparsa verso gli inizi del XIV secolo e narra di come Menelik avesse sottratto l'Arca dal Tempio di suo padre favorito da un complotto religioso con alcuni ebrei ribelli. Approdo finale della reliquia sarebbe stata la città di Axum ove nei secoli sarebbe stata custodita e dove sarebbe ancora oggi conservata presso la chiesa di Santa Maria di Sion. Gli ebrei etiopi, ovvero i falascià di Menelik, sarebbero così diventati gli eterni custodi del simbolo tangibile del patto di alleanza tra il Dio di Israele e Mosé.
Di "arche", o tabot, purtroppo però in Etiopia ne esistono moltissime, e se ne parla di 20.000, ovvero almeno una per chiesa, realizzate e fatte costruire come simboli tangibili dell'antico onore ricevuto ovvero come prove tangibili di una continuazione nei secoli dell'antico patto di alleanza con la divinità.
Nel 1990 tre professori universitari italiani (14) sarebbero però stati tra i pochi privilegiati nella storia etiope, e al mondo, a riuscire a vedere il sacro manufatto:

"Nel 1990 ci trovavamo ad Axum per un invito ufficiale del governo etiope e, dopo una serie di cerimonie, venne organizzato un incontro con l'abuna, la massima autorità religiosa. Questi ci ricevette con i parametri solenni e ci condusse a visitare la vecchia chiesa cristiana di Santa Maria di Sion ad Axum, una chiesa costruita nel Seicento dall'imperatore Fasiladas... Dietro l'altare maggiore, protetta da un baldacchino di velluto rosso con ricami, c'era l'Arca. L'abuna non voleva affatto mostrarcela, ma un giovane chiericò aprì la tenda e noi potemmo vedere una cassa di legno scuro, lunga un metro e alta sessanta cm, con il tetto a doppio spiovente. Non c'erano più le lamine d'oro e la superficie stessa appariva deteriorata.Appena l'abuna si accorse che stavamo osservando l'Arca, rimproverò aspramente il chierico, ordinandogli di abbassare immediatamente la tenda...".

La religione copta non permette infatti a nessuno, se non a colui che viene incaricato a vita di custodirla, di poter vedere l'Arca, si narra che allo stesso Negus Hailè Selassiè fosse stato opposto un secco rifiuto quanto aveva espresso il grande desiderio di vedere l'Arca (15).
L'ipotesi formulata da Hancock dimostrerebbe come l'Arca fosse stata trasferita inizialmente dalla Palestina all'isola Elefantina, in Egitto, ove nel secolo scorso venne portato alla luce un tempio in tutto e per tutto simile all'antico tempio salomonico (16), per poi passare dal Sudan ed infine arrivare in Etiopia sulle rive del lago Tana.
Recenti spedizioni hanno confermato come in questo lago, che si trova a circa duemila metri di altitudine, esistano antiche tradizioni che confermano il passaggio e la permanenza di una cassa di legno che la tradizione vorrebbe identificare con l'Arca di Israele.
Nei primi anni del nuovo millennio sono state avanzate diverse critiche alla tradizione etiope dell'Arca, contestazioni di tipo prettamente storico e religioso che vedrebbero nel Kebra Nagast uno strumento di legittimazione dopo l'antico scisma venutosi a creare tra la chiesa cattolica e quella ortodossa, e nella tradizione dell'Arca un mezzo per convalidare le antiche pretese dinastiche e religiose etiopi.
È stato stimolante, oltre che curioso, venire a conoscenza dallo scrittore Grant Jeffrey (17) di una conversazione da lui avuta con il principe etiope Stephen Menghesa, bisnipote dell'imperatore Haile Selassie, in cui parlando proprio dell'Arca conservata in Etiopia Menghesa abbia rivelato come durante la proclamazione dello stato di Israele, nel 1948, molti falascià etiopi ebbero modo di discutere con le autorità israeliane per il ritorno dell'Arca in Israele ovvero per iniziare a costruire il Terzo Tempio ebraico. Se quest'ultimo progetto sembra, per ora, essere totalmente naufragato non sappiamo altresì se l'Arca etiope sia stata realmente restituita ad Israele oppure sia ancora in Etiopia. La presenza ancora oggi dell'Abuna entro il recinto della chiesa di Santa Maria di Sion sembra però farci escludere anche questa ipotesi.

Note:
12. "The Sign and the Seal", trad. Italiana Il mistero del Sacro Graal, Ed. Piemme, Casale Monferrato 1992.
13. Ovvero la leggendaria regina di Saba.
14. Giuseppe Infranca, dell'università di Reggio Calabria, l'architetto Paolo Alberto Rossi, del politecnico di Milano e il direttore del CNR per le tecnologia applicate ai beni culturali, Vincenzo Francaviglia.
15. L'accesso alla cripta e la visione dell'arca è infatti consentito ad un solo Abuna per generazione.
16. Per l'ebraismo esisteva un solo Tempio ed in tale struttura doveva essere conservata l'Arca. Secondo Hancock il fatto che l'isola Elefantina ospiti un Tempio ebraico costituisce la prova inoppugnabile che tale luogo fu la sede, per un periodo di tempo limitato, dell'Arca prima che questa fosse definitivamente trasportata in Etiopia.
17. Nel suo testo "Armageddon: Appointment with Destiny", Frontier Reasearch Pubblications, 1997.
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