Il Papiro di Berlino nr. 3033, meglio conosciuto con il nome di "Papiro Westcar", è un papiro scritto in ieratico, che narra le vicende connesse alla corte di Re Cheope e dei suoi figli, che ne allietano la vita di corte, con racconti di vario tenore.
Gli Egittologi, seppure con qualche imbarazzo, devono riconoscere che il nome del Faraone è scritto con soli 3 simboli geroglifici, anziché 4.

Il cartiglio di Cheope come appare nel Papiro Westcar
(il terzo simbolo a destra equivale al "pulcino di quaglia" = U)

Anche qui manca il 1° "pulcino di quaglia". Secondo logica la pronuncia sarebbe quindi "Khe-f-u". Le iscrizioni rupestri delle miniere di turchese dello Wadi Maghara nel Sinai mostrano, su due zone di roccia adiacente, 2 raffigurazioni.
I due pannelli adiacenti nella regione dello Wadi Maghara (Sinai)

Quella di sinistra, stilisticamente più arcaica, presenta una scena dove il Faraone è raffigurato mentre minaccia di colpire un uomo. Il Cartiglio orizzontale mostra i simboli "Khnem-Ba Khe-f-u". L'iscrizione del pannello di destra, stilisticamente più evoluta, mostra la titolatura quasi completa: Nome Nesu-Biti = "Kh-uf-u", disposto in verticale, nome Neb.ty = "Mezed", nome Horus = "Mezed-u", nome Horus d'oro = non visibile. Anche qui i due nomi, anche se vicini, sono sempre visti ed interpretati come autonomi.
Nella Stele calcarea di Amen-em-Hat 3°, Faraone della 12
a Dinastia, presente a Gizah, si fa riferimento, nelle righe geroglifi che conclusive, ai costruttori dei Templi antichi, e viene menzionato Cheope. Il suo nome, nel cartiglio, è scritto, per quanto è possibile leggere "Khnem-u Khef". Anche qui, pur mancando il "pulcino di quaglia" conclusivo, manca il 1° "pulcino di quaglia" = "u".
Un nome quasi identico a quello trovato sulla Stele di Amen-em-Hat, lo troviamo proprio all'interno ed all'esterno della Grande Piramide.
Infatti tanto nei blocchi di rivestimento interno della Piramide, come in quelli esterni, compaiono delle iscrizioni in ocra rossa. L.V. Grinsell annotò: "Su alcune delle pietre di sostegno del 5° e 6° corso, sui lati sud, est ed ovest, furono trovate alcune iscrizioni fatte dai costruttori, e molti marchi realizzati in rosso e, più raramente, in nero. Due contenevano il nome "Khnem-u Kh-u-f" (o "Khe-f-u"), ed in altre due il nome "Mezed-u", ambedue appellativi del Faraone Cheope".
(13)
Queste osservazioni furono confermate sia da R.W. Howard Vyse
(14), che trovò iscrizioni analoghe e che mostra, che da Georges Goyon
(15) che trovò delle iscrizioni sulla "quarta fila della facciata ovest, pietra numero 71, cominciando dall'angolo nord. L'iscrizione è stata tracciata con della pittura rossa e collocata al contrario.
Lo stesso Vyse si rese poi protagonista dell'evento più traumatico della storia recente della Grande Piramide.
Usando nel 1837 abbondanti quantità di dinamite, egli scoprì le 4 Camere sovrapposte, alla Camera di Davison, scoperta nel 1765, ed a sua volta, posta sopra la Camera del Re. Nella Camera di Arbuthnot egli reperì dei cartigli che, seppure di rozza fattura e tracciati in geroglifico corsivo, mediante ocra rossa, mostravano dei nomi regali.
I disegni di questi marchi di cava furono ricopiati dal Sig. Perring ed inviati a Samuel Birch, del British Museum, per sentire il suo parere di esperto. Egli così si espresse:

"I simboli geroglifi ci ritrovati sembrano marchi di cava, essendo presenti solo sui blocchi provenienti da Mokattam e non dai blocchi scavati in loco... Essi mostrano punti in comune con i 2 nomi reali dei Faraoni, trovati nelle tombe dei funzionari a Gizeh... I 2 Cartigli possono forse formare il nome ed il pre-nome di un monarca conosciuto dai Greci con gli appellativi di Suphis, Saophis, Cheops, Chemmis, Chemba... M. Rosellini ritiene che la 'brocca' e l''ariete' rappresentino il Dio Neph o Nev, corrispondenti a Chnouphis, che appare spesso con la testa d'ariete e presiede all'inondazione del Nilo, così come di Chnebis, Chnephis, Kneph, Chnoumis, Chnemis, manifestazioni del Dio Amun-Ra. Flinders-Petrie
(16) ritiene che Khnem-Ba Khefu e Khufu fossero co-reggenti, altrimenti bisognerebbe: adottare una pronuncia tardiva, ignorando un carattere del nome
(17), inventare l'applicazione di un determinativo prefissato nei Cartigli e supporre che il nome del re fosse posto in 'doppio', con e senza determinativo sui monumenti pubblici. Ma questi requisiti sono contraddetti dall'impiego rinvenuto in tutti i ritrovamenti."

Il fatto interessante è che questi probabili marchi di cava, non tutti completati, ma quasi sicuramente fatti dagli Antichi Egizi, si presentavano capovolti o verticali. Inoltre sopra molti di essi compaiono delle linee orizzontali che mantengono l'allineamento dei blocchi, mentre ogni marchio di cava è interamente situato su di un singolo blocco, senza minimamente debordare su quelli adiacenti.
I "marchi di cava" presenti nella Camera di Arbuthnot

Zecharia Sitchin
(18) è stato strenuo fautore della teoria che questi "marchi di cava" siano stati fatti ad arte da Howard Vyse, e molti scrittori si sono adeguati a queste opinioni; tuttavia, recentemente, il noto scrittore Graham Hancock, condotto da Zahi Hawass a visionare con accuratezza la Camera di Arbuthnot ha così affermato: "Non mi furono posti divieti di sorta nel luogo dove ho esaminato, ed ho avuto molto tempo per analizzare i cartigli da vicino sotto una intensa luce. Spaccature nelle giunzioni dei blocchi rivelano che i geroglifici continuano sotto gli altri blocchi. Nessun falsificatore avrebbe potuto accedervi da quando i blocchi furono messi in situ, blocchi che, aggiungo, pesano dieci tonnellate ciascuno, e sono strettamente interconnessi tra loro. L'unica ragionevole conclusione è quella sostenuta da lungo tempo dagli Egittologi, cioè che i Geroglifi ci sono graffiti originali dell'Antico Regno e che sono stati apposti sui blocchi prima dell'inizio della costruzione."
Ecco i nomi che compaiono in questi cartigli, così come sono apparsi nel 1839 ad opera di Perring:

1) "Khnem-Ba Khe-f-u":

2) "Khnem-Ba-u":

3) (simbolo che è situato sotto il tetto)-Ba Khe-f-u":

4) "Khnem-Ba Khe-f" incompleto nella parte conclusiva:

In questa Camera non sono stati trovati cartigli tipo "Kh-u-f-u".
Nella sovrastante Camera di Campbell, al contrario è visibile un cartiglio tipo "Kh-u-f-u", senza che vi siano tracce alcune di "Khnem-Ba Khe-f-u".
Ma la prova più importante e, forse dirimente, ci giunge dalle Tavole dei Re, presenti nel cenotafio di Seti 1° ove vengono mostrati gli antenati illustri al figlio Ramses 2°.
Si tratta di liste ufficiali di tavole ufficiali, intese come documenti di stato. La grafia di un nome reale qui è veramente dirimente. Ebbene il Cartiglio disposto in verticale e collocato fra quelli di Sneferu e quelli di Died-ef-Ra presenta inequivocabilmente 3 simboli geroglifici: "Kh-f-u", con logica conseguenza della pronuncia "Khefu".
Secondo alcuni Egittologi non si può escludere che il nome "Khufu" potrebbe essere stato un titolo dato al Faraone, quale esponente di un culto divino, che divenne l'attributo stesso del Re.
In questo senso si può vedere il cospicuo numero di iscrizioni del Nuovo Regno che citano il nome di "Khufu".
William R. Fix
(19) si spinge a dire, a questo proposito, che non esistono prove certe che il Re chiamato "Khufu" sia stato il costruttore della Grande Piramide e che:
- "gli studiosi hanno proposto diverse spiegazioni per Khufu e Khnum-Khuf:
- sono due nomi diversi dello stesso Re;
- sono nomi di due Re diversi;
- uno è il nome di un Re e l'altro è il nome di un Dio; a queste se ne possono essere aggiunte altre due:
- sono nomi di due differenti dei;
- sono nomi differenti per lo stesso Dio."
Abbiamo visto in precedenza come vi siano prove documentarie, riconosciute anche dagli stessi Egittologi di vecchio stampo, che mostrano come i nomi "Khufu" e "Khemba Khefu" siano due appellativi diversi, che possono essere attribuiti a Faraoni diversi, appartenenti ad epoche differenti, o che siano due diversi appellativi dello stesso Faraone, od entrambe le possibilità.
Vediamo, ove possibile, di analizzare le origine etimologiche di questi 2 nomi e come si possano potenzialmente abbinare, in modo davvero impensato, ad epiche e mitologie greche.
Note:
13. L.V. Grinsell, "Egyptian Pyramids".
14. R.W. Howard Vyse, "Operations carried out in the Pyramids of Gizeh" vol. 1, pag. 226.
15. Georges Goyon, "Il segreto delle grandi Piramidi".
16. Flinders-Petrie, "Pyramis and Temples of Gizah", pag. 113.
17. Uno dei due "Pulcini di Quaglia".
18. Zecharia Sitchin, "Astronavi sul Sinai".
19. William R. Fix, "Pyramid Odissey".