Abbiamo accennato in precedenza all'esistenza di due nomi di Faraone, legati alla Piana di Gizah ed alla Grande Piramide.
Il Faraone egizio aveva ben 5 nomi che facevano parte della sua "titolatura" reale. Si trattava del nome "Sa-Ra" = Figlio di Ra, che il sovrano aveva come nome di battesimo, del nome "Nesu-Biti" = Re dell'Alto e Basso Egitto, del nome Horus, spesso rappresentato dal Cartiglio tipo "Serekh" = "facciata di palazzo", dal nome Horus d'Oro, e dal nome "Neb-ty" = "Due Signore".
Abitualmente viene detto che Cheope aveva come nome Horus "Mezed-u", come nome Nesu-Biti "Khu-f-u" e, forse, come nome Neb-ty "Mezed".

In geroglifico il nome di Horus = Mezed o Mezed-u
In geroglifico il nome di Nesut-Biti = Kh-u-f-u

Prima di addentrarci nella vasta congerie di iscrizioni che recano il nome del Faraone, occorre chiarire quale sia la posizione dell'Egittologia ufficiale.
Il Faraone noto come Cheope viene identificato usualmente dagli Egittologi dal cartiglio che reca, al suo interno nell'ordine: il simbolo del "setaccio", pronunciato "Kh"; il simbolo del "pulcino di quaglia", pronunciato "u"; il simbolo della "vipera cornuta", pronunciato "f"; nuovamente dal simbolo del "pulcino di quaglia" = "u".
A questa forma "breve", del nome, presente in grande quantità nella Piana di Giza, si affianca la forma "estesa" del nome.
Il nome "Kh-u-f-u", in questo caso, viene preceduto dal simbolo della "brocca", pronunciato "Khnem", e dal simbolo dell'ariete a corna attorcigliate orizzontalmente, appartenente alla razza estinta dell'Ovis Longipes Palaeo-aegyptiacus, usato come determinativo e, per tal motivo, non pronunciato foneticamente.
Per precisione, come ci informa l'Egittologo Christian Jacq, alla fine del nome "Khu-f-u" ci dovrebbe essere il simbolo di un "uomo", pronunciato "i", ma che, si considera implicitamente eliminato dal cartiglio, visto che non compare fisicamente mai nelle iscrizioni del Cartiglio reale.
La grafia globale del nome del Faraone sarebbe pertanto "Khnum Khufui", ed il suo significato sarebbe "Khnum" = Dio Khnum a testa d'ariete; "Khu" = protegge; "f " = egli; "u-i" = me.
Occorre fare qui alcune considerazioni.
Il simbolo della "brocca"

, che ha valore fonetico di "Khnem", ha il significato di "unificare, acquisire, associare", tanto che Flinders-Petrie
(10) interpreta i Cartigli che recano i simboli di "Khnem-u" come "Colui che è unito a....".
La "brocca"/"Khnem" è peraltro correlata al Dio Khnum soltanto quando compare il determinativo della figura antropomorfa a testa d'ariete del Dio

, e non l'ariete in se stesso.
L'ariete dalle corna orizzontali

, considerato in quanto tale, non ha usualmente valore di determinativo, ma ha invece la fonetica di "Ba", come risulta a più riprese nel vetusto, ma autorevole Wallis-Budge
(11) e risulta associato al Dio Khnum.
La pronuncia dei primi due simboli geroglifici: la "brocca" e l"ariete", risulta pertanto "Khnem-Ba". Questo fatto, se ricordiamo quanto detto in precedenza, ci rimanda alle versioni tardo-ellenistiche della Biblioteca di Diodoro Siculo.
Infatti il Re, collegato da Diodoro alla Grande Piramide, era chiamato anche

= Chembis.
Poiché, ai tempi di Diodoro, la lingua geroglifica era quasi morta, soprattutto per la correlazione grafia-pronuncia, è davvero molto significativo che compaia la "B" di Chem-b-is, perché conferma la realtà della pronuncia "Khnem-Ba", dove il "Ba" dell'Ariete" era realmente pronunciato, e non foneticamente muto, avendo qualità di determinativo.
Un'altra constatazione è che, quando compaiono i simboli della "brocca e dell'"ariete", il nome "Kh-u-f-u" perde invariabilmente il simbolo del 1° "pulcino di quaglia".
In realtà il nome "Kh-u-f-u" è presente nelle iscrizioni soltanto quando compare da solo, senza cioè i due simboli, che danno vita al "Khnem-Ba".
Il risultato è che il nome diviene "Kh(e)-f-u".
Tavole originali dell'opera "Manner and Customs
of the Ancient Egyptians" di J.G. Wilkinson

Di questo stesso
(12) che, in una tavola, tratta dalle tombe nei pressi delle Piramidi, mostra il cartiglio Nesu-Biti "Kh-u-f-u" + il cartiglio Horus "Mezed-u", nettamente separato da quello che presenta la dizione: "Khem-ba Khe-f-u", come appartenente ad un altro Faraone. Egli chiama questo Re come "Numba Khufu o Chembes", rivelando di aver compreso la reale fonetica del nome, e rinforzando ancor più la versione di Diodoro.
Una delle tombe di Gizah, che sicuramente devono aver influenzato Wilkinson nelle sue conclusioni, è quella illustrata da Richard Lepsius nel suo monumentale Denkmaler, 2, 26.
L'Egittologo tedesco mostra infatti le iscrizioni presenti in una tomba, il cui proprietario risulta ignoto per via del danneggiamento del tempo sul suo nome. Sono invece ben visibili i titoli che il defunto aveva in vita a Gizah. Vi possiamo così leggere:
- Hm Neter "Khnem-Ba Kh-u-f" o "Khe-f-u" = "Sacerdote di Khnem-Ba Khuf" o "Khefu";
- Hm Neter "Kh-u-fu" = "Sacerdote di Khufu";
- "Khnem-Ba Kh-u-f" o "Khe-f-u" khent "Kh-u-f-u" = "Khnem-Ba Kh-u-f "o "Khe-f-u" dentro/di fronte a "Kh-u-f-u".
I tre titoli sacerdotali del defunto sconosciuto
della tomba a Gizah come li riporta Lepsius

Poiché in iscrizioni di tombe vicine compaiono titoli quali: Sacerdote di Khufu, Sahura, Neferkara, Userkara, tutti Faraoni della 4
a e 5
a Dinastia, ci viene induttivamente da pensare che anche "Khnem-Ba Khe-fu" e "Kh-u-f-u" fossero 2 entità diverse, e questo nostro sospetto viene rinforzato dalla preposizione "khent" = "di fronte a/dentro" che li lega reciprocamente. Tale preposizione di "valore concreto fisico" ci fa capire che esiste una chiara differenza tra i due.
Abbiamo quindi visto che è possibile la dizione "Khef-u". Ma c'erano altre versioni di questo nome?
Note:
10. "Pyramids and Temples of Giza", 114.
11. An egyptian hieroglyphic dictionary.
12. Manners and Customs of the Ancient Egyptians.