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n° 17 Set./Ott. 2004

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LA "COSTRUZIONE" DI ERODOTO

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Dopo aver descritto il lavoro di sbancamento, della strada di cerimoniale di accesso, delle camere sotterranee, programmato personalmente dal Faraone, ed eseguito dai suoi operai, Erodoto riporta (Storie 2,125):

" , , , . , "

"Era stata costruita invece così la Piramide in se stessa in questo modo, a forma di Gradoni, che alcuni chiamano "Krossas" ed altri "Bomidas". Avendo dapprima tale forma, successivamente essi così la costruirono".

Spicca nel testo che il verbo usato all'inizio della frase è "" = "era stata costruita", usato nella forma passiva, che appare in contrasto sia con tutte le operazioni effettuate prima dagli operai di Cheope, sia con il verbo "" = "essi costruirono", riferito alle maestranze del Faraone, ed inserito all'estremo opposto della frase, quasi a volerlo bene separare dal verbo precedente.
Un'altra importante sottolineatura, operata dallo storico di Alicarnasso, arriva con l'espressione " , " = "avendo dapprima tale forma, successivamente": questo ci riporta al concetto di due epoche diverse per la costruzione della Piramide. Una, originale, persa nella notte dei Tempi, l'altra, di restauro ed ampliamento, a cui si riferisce il lavoro degli operai di Cheope.
Se interpretiamo le informazioni di Erodoto, deduciamo che la Piramide di Cheope aveva così una struttura a "Gradoni", chiamati "" e "".
Il termine "Krossas" deriva dall'indo-europeo "Qroqia" e viene usato nell'Iliade (7) per descrivere i pilastri portanti della palizzata che i Greci avevano costruito, usando pali di legno integrati da terra battuta, per proteggere le loro navi, arenate sulla spiaggia, dai Troiani. Suggerisce pertanto l'immagine di "Verticalità".
Di contro, la parola "Bomidas" è tradotto come "basamento di altare", con immagine di spazio piano. Suggerisce perciò un aspetto di "Orizzontalità".
Entrambe le parole reciprocamente completano figurativamente l'immagine di "gradoni" ben alti e spaziosi.
Tale aspetto risulta confermato da quanto viene detto nel prosieguo della narrazione. Su questi "gradoni" ampi, infatti, trovavano posto degli argani, fatti di " " = legni corti", che sollevavano con rapida e continua progressione, sia i blocchi di calcare che le lastre lisce di copertura. È infatti intuibile che, se il blocco veniva rapidamente spostato da un gradone all'altro, tutti i gradoni dovevano essere già presenti "in situ".
Questo aspetto della Piramide, suggerito, più o meno indirettamente da Erodoto, è del tutto verosimile alle "Ziggurrat" babilonesi ed alla Piramide del Faraone Zoser, della 3a Dinastia, a Saqqara.
Vi sono anche altri elementi nella descrizione del "Cheope" di Erodoto, che sono molto vicini alla descrizione storica di Psusennes 1°. Secondo lo storico di Alkicarnasso egli regnò 50 anni, aveva un certo grado di fanatismo religioso e non fu sepolto a Menfi. Le notizie storiche ci dicono che egli regnò 46 anni, ed, effettivamente, la sua mummia è quella di un uomo anziano, mostrò un cospicuo zelo religioso per il culto di Amun e, pur avendo un'attrazione particolare per la Piramide di Gizah, fu sepolto a Tanis, nel Delta del Nilo. Semplici coincidenze?
Da quanto emerso finora sembra così di poter concludere che Erodoto ci voglia suggerire che la Piramide era già presente sulla piana di Gizah.
Gli operai di Cheope si limitarono ad un lavoro di copertura ed ampliamento di una struttura pre-esistente? Ma esistono tracce di restauri ed ampliamenti all'interno della Piramide, come riferito dagli storici greci? La risposta ci giunge dalle cronache sia delle prime esplorazioni, che dalle recenti indagini tecnologiche della Grande Piramide.
Gli scrittori arabi ci raccontano, tra realtà e leggenda, che nell'820 d. C. lo sceicco Al'Mamoun, desiderava entrare dentro la Grande Piramide alla ricerca di improbabili tesori. Per farlo, aveva come una unica indicazione, tratta da antichi manoscritti copti, che l'entrata era posta sul lato Nord, un po' sopra i primi gradoni. Poiché all'epoca la Piramide era completamente coperta da lastre lisce, come quelle che permangono ancora oggi sopra la cuspide della vicina Piramide di Chefren, egli iniziò a fare degli scavi completamente alla cieca, usando, si dice, fuoco ed aceto per ammorbidire il calcare. Dopo molti e faticosi giorni di scavo i risultati erano minimi.
Finché accadde che gli operai sentirono un tonfo di una pesante lastra all'interno che era caduta a terra.
Indirizzando verso quel punto gli scavi, gli operai riuscirono ad arrivare al "corridoio discendente".
Attraverso questo passaggio, denominato confidenzialmente "Buco di Mamoun", entrano ancora oggi i turisti che si recano in visita nella Grande Piramide.
La monumentale Porta di accesso della Grande Piramide, formata da due robusti piloni, con due doppie e pesanti pietre, poste a "V" rovesciata, comparvero alla visione soltanto molti, molti anni dopo, nel 1.500, quando, a seguito di terremoti nella regione del Cairo, gli egiziani si diedero ad una estesa opera di spoliazione della Piramide per utilizzare i blocchi come materiale edile di recupero per la ricostruzione dei palazzi distrutti.
Oggi possiamo vedere come Mamoun non fosse poi troppo distante dall'entrata giusta, ma anche che la Porta si trova circa 1,5-2 metri all'interno del profilo della Piramide stessa.
Se la costruzione della Piramide fosse avvenuta subito fin dall'inizio per ottenere l'aspetto odierno, perché gli antichi Egizi dovevano sprecare tempo e fatica a creare un mirabile portale di accesso, per poi murarlo immediatamente dopo?
Indizi più precisi ci sono poi giunti con l'esplorazione dei 4 condotti di "aerazione" che, dalle camere del Re e della Regina, si dirigono verso nord e verso sud. Grazie all'esplorazione del piccolo robot "Upuaut 2", ad opera dell'ingenere tedesco Rudolf Gantembrink, abbiamo una visione interna dettagliata di questi condotti.
Nella parte conclusiva del Condotto Sud della Camera del Re Gantembrink ci informa, nel suo sito Web, che gli ultimi 2 metri del condotto, prima dello sbocco all'esterno, sono costituiti da 4 blocchi di circa 50 centimetri ognuno. Questi blocchi per forma, colore, e raffronto con i restanti blocchi più interni, che delimitano il condotto stesso, fanno fare a Gantembrink questa osservazione: "This upper sequence of the shaft is a recent restoration" = "questa sequenza superiore (di blocchi) è un restauro recente".
L'esplorazione stessa ha poi evidenziato che, in diversi punti, appaiono 2 linee di allineamento diverse, la prima, di colore rosso, la seconda di colore nero, evidenziando 2 edificazioni in tempi diversi.
Un'altra insolita convergenza tra il testo di Erodoto e la realtà archeologica, ci viene dalla descrizione della camera sotterranea adibita a tomba del Faraone, così descritta da Erodoto (8): "(La Piramide di Chefren) non possiede vani sotterranei e non c'è un canale che porti fino ad essa le acque del Nilo, come accade per l'altra Piramide. Il Nilo infatti, attraverso un condotto artificiale, circonda un isolotto dove pare che Cheope sia stato seppellito".
Alcuni anni or sono il noto Zahi Hawass ha reso di pubblico dominio l'esistenza di 3 locali sovrapposti, al di sotto della "Tomba di Campbell", non lontano dalla Grande Piramide.
Sotto questo ipogeo è stato trovato un isolotto artificiale, di qualche metro di diametro, che recava dei piccoli obelischi ai suoi angoli, circondato dalle acque di un condotto artificiale che proveniva dal Nilo. Al centro dell'isolotto si ergeva un sarcofago vuoto e semisommerso, che lo stesso Hawass riferì potesse essere un cenotafi o di Osiride.
Il fatto che ha sbalordito gli Egittologi è che il terzo locale più inferiore, subito sopra il cenotafi o semi-allagato, recava evidenti tracce stratigrafiche di terrecotte provenienti dal Nuovo Regno, in pieno accordo con la descrizione di Erodoto. (9)

Note:
7. Iliade 12, 258 e 444.
8. Erodoto, "Storie" 2,127.
9. Per definizione il Nuovo Regno viene fatto iniziare con la 18a Dinastia.
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