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n° 17 Set./Ott. 2004

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LE GROTTE D'ANUBIS (37)

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[Sciacallo Anubis - 36K .jpg] [Alfabeti numidico e tifinagh - 47K .jpg]
 

Abbiamo già detto che Gloria Farley, oggi ottantasettenne, è stata per molti anni la principale corrispondente di Barry Fell, e gli ha fornito ampio materiale di scoperte effettuate nelle zone del New Mexico, dell'Oklahoma e degli altri Stati Uniti centrali.
Nel 1968, un giornale dell'Oklahoma pubblicò una notizia su una misteriosa grotta coperta di segni e figure.
Dieci anni dopo, in un giorno di giugno del 1978, il gruppo di ricerca della Farley, guidato da un allevatore locale, andò a vedere un petroglifo d'un bufalo con le costole in evidenza, che si pensava raffigurasse un animale durante una carestia. Non sapevano ancora che si trattava d'un carattere distintivo dell'arte celtica.
In quella zona, trovarono cinque grotte, che la Farley numera da sud a nord. La prima grotta che scoprirono era quella indicata col numero due. Tre pareti di questa grotta erano letteralmente ricoperte di scritte e petroglifi . La figura più rilevante era un'immagine canina con orecchie a punta e folta coda, che indossa una corona e reca sulla schiena una specie di frusta col lungo manico, simile al flagello regale dell'antico Egitto. La corona è composta di due lunghi segni incurvati, come parentesi, ai lati delle orecchie, quasi congiunti alla cima. Il pastorale uncinato ed il flagello appaiono di solito incrociati sul petto del Faraone e del dio Osiride, come simboli d'autorità.
Inoltre, la Farley segnalò la presenza nella grotta sia di caratteri ogam, sia di scritte numidiche, una combinazione che si era trovata in altri due siti di quella zona con caratteristiche riferibili alla presenza degli Egizi.
Sulla parete, in alto a sinistra, c'era una figura antropomorfica con una corona raggiata, in piedi sopra un cubo, ovviamente un Dio Sole. A sinistra era una finestra rotonda, intagliata nella pietra, forse un'apertura naturale rimodellata. Essa dava accesso alla grotta numero tre, insieme ad un piccolo foro al di sopra di essa.
Nella grotta numero tre il gruppo ricopiò un'iscrizione ogam lunga un po' più d'un metro, incisa in modo molto chiaro sul muro di fondo. Quell'iscrizione si rivelò la chiave d'interpretazione per l'intero sito.
L'iscrizione sarebbe diventata famosa come "l'iscrizione dei sei mesi". Fell stabilì che i sei segni verticali sopra la riga dell'iscrizione rappresentavano il numero 6. Poteva così ricondurre l'iscrizione alla lingua gaelica. D'accordo coi colleghi, pubblicò una traduzione che era: "Il sole è per sei mesi a nord, per altri sei a sud, per un periodo dello stesso numero di mesi". Questa fu perciò chiamata "l'iscrizione dei sei mesi", perché afferma che il sole sta per sei mesi a nord e per sei mesi a sud.
La Farley identificò la figura di sciacallo col flagello sulla schiena con Anubis, termine greco che indica il dio egizio Anpu, identificato con Hermes, colui che accompagna le anime. Anubis apriva ai morti le strade dell'altro mondo. Egli è generalmente raffigurato come uno sciacallo nero dalla folta coda, oppure un uomo dalla pelle nera con la testa di sciacallo. Lo sciacallo è solitamente in posizione sdraiata, accosciato con la testa levata.
L'Anubis dell'Oklahoma è molto simile ad un'immagine dipinta su un papiro del Nuovo Regno, databile al periodo 1580-1090 a.C., ed oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Esso appare in un quadro che raffigura il corso del sole e cammina al di sotto del trono cubico di Râ-Harakte. Tale forma di Dio solare raffigura un uomo dalla testa di falco, sovrastata dal disco solare e dall'ureo, il serpente sacro.
Anubis appare molto magro, con le orecchie ritte e con un flagello sulla schiena. La connessione tra Anubis ed il Dio Sole doveva essere molto importante per scoprire la vera destinazione delle grotte d'Anubis.
Inoltre, nella stessa parete appariva la figura d'un dio solare, coronato, appoggiato su una specie di cubo. Oltre ai raggi della corona del Dio Sole, vi erano altri due simboli solari. Alla sinistra del Dio Sole (per chi guarda) appariva un arco raggiante, che fu poi chiamato "sole nascente" o "primo sole". L'immagine raggiante, intorno alla testa del Dio Sole, fu detta "secondo sole".
Tra il Dio Sole ed Anubis c'era un ampio semicerchio con molti raggi, chiamato più tardi "sole al tramonto" o "terzo sole".
Nella prima visita, il gruppo aveva visto due fori profondi, come occhi, nella parte bassa della parete.
In seguito ci si accorse che essi erano gli occhi d'una figura d'elefante, incisa in linee leggere sotto altri segni verticali sovrapposti, come se si trovasse dietro delle sbarre, con le grandi orecchie, la tromba pendente, le gambe sottili, la pancia rigonfi a, e la corta coda. La dimensione delle orecchie indicava che si trattava d'un elefante africano. L'immagine era fallica, come la figura d'Anubis. Un ippopotamo, in piedi dietro l'elefante, non fu subito riconosciuto.
Nel 1982, Bill McGlone, segretario della sezione occidentale della Società Epigrafica, si unì al gruppo della Farley per esaminare le grotte al momento dell'equinozio. Al momento del tramonto, nell'equinozio d'autunno, scoprirono una serie di effetti d'ombra che si verificavano soltanto in quel particolare momento, due volte l'anno.
"Mentre l'ombra di un "puntatore" di roccia si spostava, certe parti della parete erano alternativamente illuminate o ritornavano nell'ombra. Il primo simbolo ad essere illuminato fu quello del Sole Nascente, a sinistra del Dio Sole. Poi fu illuminato lo stesso Dio Sole, quindi il suo corpo, dai piedi al collo, cadde nell'ombra, mentre il sole vero scendeva nel cielo d'occidente. Quando l'ultima immagine del sole toccò: la lontana mesa occidentale, la testa del Dio Sole era in luce. Allo stesso momento fu illuminato il grande Sole al tramonto.
L'ombra dell'indicatore era intanto diventata spuntata e arrotondata e si spostava in alto, verso destra, verso il piccolo Sole Verticale a raggi.
Nell'istante del tramonto giunse il momento culminante e accaddero simultaneamente tre cose.
L'ombra del pomo puntatore toccò esattamente la curva del Sole Verticale; la testa del Dio Sole, con la corona raggiata, entrò nell'ombra; e l'intera figura d'Anubis, coda inclusa, fu illuminata. Un secondo dopo, quando il sole era sceso al di sotto dell'orizzonte della mesa, l'intera parete era in ombra. Lo spettacolo era terminato, per altri sei mesi. È necessario sottolineare che gli allineamenti sopra descritti avvengono soltanto al tramonto più prossimo all'ora effettiva dell'equinozio.
Il giorno prima o il giorno dopo, l'indicatore non si sposta esattamente da un vertice all'altro del cubo, i simboli solari non cadono in luce o in ombra in modo significativo, e il puntatore non indica esattamente le linee del Sole Verticale" (38).
All'equinozio accade qualcosa, non solo nella seconda ma anche nella terza grotta, dove altri giochi di luce e d'ombra accadono simultaneamente.
Le seguenti sono le traduzioni offerte da Barry Fell al gruppo del progetto delle grotte d'Anubis nel 1983, prima della visita all'equinozio di primavera (39).
Secondo Fell, nella prima grotta appaiono le seguenti iscrizioni in caratteri ogam: "Prima riga G-S-C-T e un'altra riga R-T, precedeva una riga più complessa B-UI-IA-L IA-N-B H-UI-D-L, in antico gaelico "Gesachgt, un incanto magico, un ratto, per la buona sorte", "Buail Inpu h-uideal, che si legge: possa Anubis impugnare il flagello".
Se è corretto, ciò costituirebbe la prova che la figura canina sia proprio Anubis, il cui antico nome era Inpu o Anpu. Fell spiegava che l'autore dell'iscrizione dell'Oklahoma doveva avere contatti con gente che parlava l'egiziano, poiché il nome è trascritto in caratteri ogam in modo da riprodurre molto da vicino le pronunce egiziane. Un'altra iscrizione ogam nella prima grotta, che non riguarda un gruppo di croci, sovrapposto ma che non sembra far parte dell'iscrizione, secondo Fell, si legge "T-L-M B-G UIG" ossia "Ata a lam bag uilg", che signifi cherebbe "e possa il suo braccio essere di ostacolo al male".
Sembra trattarsi d'un altro riferimento all'uso del fl agello come frusta di autorità.
Fell ritornò quindi alla parete d'Anubis della seconda grotta, per tradurre due iscrizioni: una in ogam e l'altra in scrittura numidica, usata dagli antichi Libici. Le lettere ogam "F-S", che esprimono la parola "fios", sono sovrapposte al Sole Nascente all'estrema sinistra della parete. La successiva parola ogam, "C-R-N-C", è formata dalle dita e dalla corona del Dio Sole e si legge "Carnaich". Le successive parole ogam si trovano sotto il Sole al tramonto e all'interno della forma del Sole Verticale. Esse sono "B-G-L UI-R D-G-IA GD":
"Baaghal uiru daigea gead" Il tutto, letto insieme, significa: "Istruzioni per il Druido. Col tempo limpido l'ombra dello spuntone di roccia eclissa la fiamma al tramonto. L'ombra arriverà vicino alle fauci della figura del dio sciacallo". Si tratta proprio di ciò che accade sulla parete d'Anubis ad ogni equinozio!
La scritta numidica, letta da destra verso sinistra, comincia con le gambe del Dio Sole e continua a sinistra. Una parte sta all'interno del cubo. Una seconda riga si trova a destra del cubo. Le lettere sono "T L-L D-Y-N B-L Y-F-T-N" e formano le parole "Ata Laila dayan Bel, yafi da nantans", che si traducono: "Celebrate al tramonto i riti di Bel, riuniti in adorazione in quel momento". Ciò identifica il Dio Solare come il celtico Bel e non con l'egizio Râ.
Tuttavia, le loro identità erano strettamente collegate nell'antico vicino Oriente. Per Gloria Farley ed il suo gruppo, è chiaro che le grotte erano un luogo di riti sacri e di adorazione per gli antichi che vi incisero scritte e figure. Il tema dell'adorazione di Bel è ulteriormente sviluppato nella quarta grotta. Quattro righe, tra le molte iscrizioni ogam di questa grotta, sono state trascritte da Fell come "G-R-N-G B-L M-N-C MEA D UI-M-L-OI-EA-B B-L": "Grian aig Bel Mionach umih ele Lio-Meadh eabh aig Bel", che significa "Il sole appartiene a Bel. Questa caverna nei giorni d'equinozio serve a cantare le preghiere di Bel".
Un componente del gruppo della Farley trovò una sedia in pietra naturale, o trono, in un angolo di questa grotta: un luogo ideale per il sacerdote di Bel per sedersi con lo sguardo rivolto verso occidente e cantare le preghiere a Bel, mentre il sole tramonta, nel giorno dell'equinozio.

Note:
37. Cfr. G. Farley, "In Plain Sight", Chelsea, Michigan, 1994. L'esatta localizzazione delle "grotte d'Anubis" è mantenuta segreta dalla Farley, per ragioni che ella stessa spiega. Tuttavia, appare dalla sua narrazione che esse si trovano in Oklahoma, in una regione ricca di grotte intorno a McAlester (34° 56' N - 95° 46' W), città posta in una zona in cui i fiumi Canadian e Arkansas alimentano diversi laghi artificiali.
38. Cfr. G. Farley, "In Plain Sight", Chelsea, Michigan, 1994.
39. Esse sono state pubblicate nel 1985, nel vol. 14 delle "Epigraphic Society Occasional Publications".

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