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n° 17 Set./Ott. 2004

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LA STELE DI DAVENPORT

    parti precedenti:

LE TRACCE IN AMERICA DEI POPOLI LIBICO-BERBERI »
I RITROVAMENTI »
LE RICERCHE ARCHEOLOGICHE NEL SAHARA LIBICO »
LA DATAZIONE DELLA FINE DI ATLANTIDE »

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Nel 1874 il reverendo M. Gass, con due studenti, trovò all'interno d'un piccolo tumulo sepolcrale, presso Davenport, Iowa (35), due scheletri d'adulti ed un terzo d'un bambino. Nei pressi c'era una tavoletta incisa, con segni strani ed allora incomprensibili. La pietra è oggi conosciuta come la Stele del Calendario di Davenport. A quel tempo, suscitò grande interesse. Più tardi fu dimenticata, perché studiosi di Harvard e della Smithsonian Institution avevano dichiarato che si trattava d'un falso.
Secondo l'interpretazione di Barry Fell, intorno alla scena incisa al centro della stele vi sono iscrizioni in tre lingue, egiziano, iberico punico e libico, ciascuna nel proprio alfabeto o carattere geroglifico. In realtà non si capirebbe il motivo della triplice scrittura, se si supponesse valida l'ipotesi - fatta dall'autore e dai suoi colleghi - che il libico fosse usato in sostituzione della lingua ufficiale egiziana. I testi iberico e libico, scritti su fasce incise che circondano la figura, sono come delle didascalie, e riferiscono entrambi che la pietra offre il segreto per regolare il calendario. Il resto è scritto in geroglifici ieratici egiziani, il suo contenuto è riportato letteralmente nelle figure e può essere così reso in lingua corrente:

"Si attacchi uno specchio ad un pilastro, in modo che quando il sole sorge nel giorno di capodanno esso rifletta la luce sulla pietra detta 'l'osservatorio'. Il capodanno cade quando il sole è in congiunzione con la costellazione zodiacale dell'Ariete. Nella Casa dell'Ariete il rapporto tra la notte ed il giorno si rovescia. In quel tempo (equinozio di primavera) cade la festa del nuovo anno, con il suo rito religioso".

La tavoletta rappresenta la celebrazione egiziana dell'anno nuovo, la mattina dell'equinozio di marzo.
La festa consiste nell'erezione cerimoniale tramite funi, tirate da fedeli, d'una particolare Colonna dell'Anno Nuovo, chiamata "Djed", fatta di steli di canne e sormontata da quattro o cinque anelli. Essa rappresenta la spina dorsale d'Osiride.
A sinistra si vede uno specchio; dietro si legge in geroglifici: "specchio degli egizi" e sullo specchio, sempre in geroglifici, è scritto "metallo riflettente". A destra è il sole nascente, con la scritta Râ (dio del sole).
Nel cielo del mattino, in alto, si vedono le stelle. Come si vede nella didascalia dell'illustrazione, la stele dello Iowa conferma ciò che già sappiamo da una tomba di Tebe, sulla cerimonia della colonna Djed nel giorno del capodanno. Il testo egiziano della stele di Davenport prosegue dicendo che si tratta dell'opera dello "Wnty" (osservatore di stelle), un sacerdote d'Osiride delle regioni libiche.
La stele è di manifattura locale, americana, e Fell suppone che fosse stata realizzata forse da un astronomo libico o iberico, che copiava un modello più antico proveniente dall'Egitto o meglio dalla Libia, portato sin qui probabilmente da una nave libica. Il sacerdote d'Osiride può aver prodotto la stele, in origine, come un modo per regolare il calendario in terre molto lontane. La data non può essere anteriore all'800 a.C. ("perché non conosciamo iscrizioni iberiche o libiche anteriori a quella data", annota Fell). Il testo egiziano, come detto sopra, può essere una semplice copia americana di qualche originale. L'originale poteva anche risalire al 1400 a.C., a giudicare dallo stile di scrittura.
Fell azzarda l'ipotesi che i coloni arrivassero a bordo di navi della marina egiziana, al comando d'un navigatore libico, durante la 22a Dinastia, detta "libica", i cui faraoni erano uomini energici, che favorivano l'esplorazione oltremare. Con loro, probabilmente, venne un sacerdote-astronomo egiziano. Sarebbe stato egli - o qualcuno dei suoi successori - ad incidere la Stele del Calendario di Davenport.
Probabilmente intorno a quel tempo giunsero altri sacerdoti-astronomi egiziani, che accompagnavano altre spedizioni, come quella a Long Island, New York (36), ed i viaggiatori libici che raggiunsero il Quebec, ove lasciarono l'iscrizione che è stata ritrovata negli anni '70 dal professor Thomas Lee della Laval University.

Note:
35. 240 km ad ovest di Chicago.
36. Cfr. B. Fell, "America B.C.", p. 270.
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