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n° 17 Set./Ott. 2004

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LA DATAZIONE DELLA FINE DI ATLANTIDE

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Platone riferisce nei propri "Dialoghi" di avere desunto la narrazione relativa ad Atlantide dalle memorie del viaggio compiuto da Solone in Egitto. Si pensa che tale viaggio si sia svolto verso il 570 a.C. Una delle discriminanti di base, quando si prenda in considerazione il racconto platonico, è quella dell'epoca in cui collocare lo splendore di Atlantide e la sua fine.
Platone parla rispettivamente di 9000 e di 8000 anni "prima del viaggio di Solone".
Non occorre però dimenticare neppure che Platone riferisce della testimonianza d'una serie di conflitti tra il popolo di Atlantide ed i predecessori degli Ateniesi, alleati con gli antenati della popolazione di Sais.
Per quanto l'ipotesi sia affascinante, sconfina certamente nel campo di un'alta improbabilità assumere "ad occhi chiusi" la data di 8000-9000 anni prima, poiché noi stessi, oggi, non siamo capaci di risalire a fatti di una tale antichità relativa alla nostra epoca.
Dovremmo invece presumere che un unico documento, conservato in una lingua ancora leggibile per i sacerdoti del tempio di Sais, fosse stato tramandato da tale antichità sino alla metà del primo millennio a.C.?
Siamo costretti a prendere in considerazione anche il fatto che una memoria di fatti "mediterranei", situati nelle regioni circostanti alla Grecia, non può essere collegata ad "antenati degli Ateniesi" se non in un'epoca posteriore alla metà del secondo millennio a.C., quando giunsero nella regione le grandi migrazioni doriche.
Eudosso di Cnido (12) disse che nel racconto platonico la misura del tempo doveva essere considerata come misurata in mesi e non in anni; Proclo, nel suo commento, aggiunge: "Se fosse vero quanto Eudosso afferma, la somma di tutti quegli anni non darebbe poi un totale straordinario". Manetone, la più alta autorità riconosciuta sulla storia egiziana, sacerdote del tempio d'Eliopoli nel sec. III a.C., aggiunge: "Credo che l'anno lunare abbia sempre contato trenta giorni, e ciò che oggi chiamiamo 'mese' era detto un tempo 'anno' presso gli Egizi". (13)
Anche Diodoro Siculo (14) rende avvisato il lettore che la misura del tempo può essere in mesi anzi che in anni:

"...poiché quel gran numero d'anni appariva incredibile, alcuni sostengono che in passato... esistesse l'abitudine di comprendere in un anno ogni singola rivoluzione lunare. Di conseguenza... l'anno misurava trenta giorni... Una spiegazione simile è offerta anche a proposito di coloro che si dice regnassero trecento anni. Quello che in quei tempi si chiamava anno era diviso in quattro parti (le fasi lunari), allo stesso modo in cui l'anno si divide in quattro stagioni..."

Le obiezioni rivolte a tale interpretazione riguardano soprattutto il fatto che le attuali conoscenze del calendario egizio rivelino in generale un calendario solare. Il calendario basato sui cicli lunari non era però ignoto a nessuno dei popoli dell'area mediterraneo e medio orientale. Mi sembrano molto superiori i salti logici connessi con l'interpretazione "8-9000 anni" di quelli presenti nella lettura "8-9000 mesi" (lettura offerta non solo da Diodoro Siculo, ma usata anche spesso per interpretare le "disumane" età dei Patriarchi biblici).
Qualora si accetti che la misura del tempo riferita nel racconto platonico su Atlantide (ossia 9000 anni trascorsi dall'apogeo del mitico regno e 8000 dalla sua distruzione) non sia in anni solari ma in mesi (lunari), dobbiamo valutare il fatto che un anno solare comprende 12 mesi lunari e 11/12 giorni (cfr. l'attuale calendario musulmano). In tal caso, 9000 mesi lunari equivalgono a poco più di 725 anni solari. Il racconto di Platone collocherebbe dunque la grande espansione di conquista di Atlantide, e la sua guerra contro gli antenati degli Ateniesi, verso il 1295-96 a.C., mentre la terribile catastrofe che pose fine a quel regno sarebbe avvenuta mille mesi (circa 80 anni) dopo, ossia intorno al 1215 a.C.
Se invece ci basassimo sull'anno egizio, che secondo Erodoto comprendeva 360 giorni e 12 mesi di 30 giorni ciascuno, 9000 mesi corrisponderebbero a 750 anni e condurrebbero al 1320 a.C., e 1000 mesi dopo corrisponderebbero all'anno 1237 a.C.
Il periodo della catastrofica fine di Atlantide sarebbe così, ragionevolmente, da collocarsi nel periodo 1240-1210 a.C.
Un autore che si firma con lo pseudonimo "Michele di Grecia" (15) pone in relazione tutta la vicenda con una serie di conflitti che - secondo la mitologia greca delle origini - ebbero luogo tra gli antichi Ateniesi ed i Cretesi. Gli eroi di quella guerra, secondo il racconto fatto a Solone dal sacerdote di Sais, sarebbero stati Cecrope, Erecteo, Erictonio, Erisictone, tutti anteriori a Teseo. (16) Michele di Grecia ricostruisce il mito di quei re primigeni.
Cecrope fu il primo a nominare Zeus quale dio supremo e ad abolire i sacrifici di sangue, sia umani, sia di animali. Si iniziò a bruciare sugli altari i "pelanos", tipici pasticci confezionati dai Greci. (17) Egli proveniva dalla città egiziana di Sais. Sotto il suo regno ebbe luogo la disputa tra Atena e Poseidone per il controllo sulla città di Atene (18), disputa che può coprire proprio una contesa relativa al predominio sulla città dei Cretesi (Atlanti), devoti al culto eponimo di Poseidone. "Poseidone fu il primo a venire in Attica... e dopo di lui arrivò Atena" (19) e in una tribù della regione del lago Tritonide si raccontava che Atena, figlia di Poseidone, litigò col padre e si fece adottare da Zeus. (20)
Apollodoro e Diodoro Siculo concordano sull'attribuire tali avvenimenti al periodo in cui regnò Cecrope. (21)
Sant'Agostino ricorda anche che il ruolo delle donne nella società diminuì d'importanza: "Esse non furono più ammesse al suffragio e i neonati non ricevettero più il nome dalla madre". (22) Usanze matriarcali, che si ritrovano - ad esempio - sia nelle società berbere, sia nell'antica Creta e nell'isola di Malta, col culto della Grande Madre. Ad esempio, Diodoro Siculo riferisce che i Cretesi avevano elevato in Sicilia un tempio alle loro madri, "portandosele da Creta, ove si onorano le Dee". (23) Cecrope dovette subire una terribile invasione.
"Secondo Filocoro, quando questo Paese fu devastato dai Carii provenienti dal mare e dai Beoti che venivano da terra... Cecrope installò la sua gente in dodici città..." (24) Ora, sappiamo che Caria e Beozia erano due "province" cretesi.
Erictonio istituì le feste panatenee, in onore di Atena (25), ma il suo successore figlio, Pandione, era probabilmente un cretese. Il figlio di Pandione, Lico, è tramandato come il fondatore del regno di Licia. (26) Nota: ritroviamo i Lici tra i Popoli del Mare che tentarono d'invadere l'Egitto poco prima del 1200 a.C. Apollodoro ricorda che sotto il regno di Pandione "Demetra e Dioniso vennero in Attica". (27) La prima era certamente una divinità originaria di Creta. È vero che alcuni autori pongono tale adozione di nuovi dei sotto il regno di Erecteo. (28) Anche sotto il regno di Pandione, troviamo menzione di guerre: "La guerra t'impediva di compiere i tuoi doveri. Battaglioni di barbari avevano attraversato il mare e gettato il terrore tra le tue mura". (29)
Uno dei successori, Erecteo, dovette subire l'attacco di un "devoto di Poseidone": Eumolto, re di Eleusi. Gli Ateniesi, per difendersi, dovettero ricorrere all'aiuto di truppe mercenarie. (30) Secondo Apollodoro, la fortuna aiutò gli Ateniesi, ma Poseidone, adirato, distrusse la casa di Erecteo, che si trovava sull'Acropoli, e l'uccise con tutta la sua famiglia. (31)
Manetone, nella sua nomenclatura dei re d'Egitto, afferma che il primo dei "re pastori", per lui un fenicio, "era Saites, che regnò per diciannove anni e diede il proprio nome alla provincia di Sais". (32)
"Il primo dei conquistatori avrebbe dunque ribattezzato col proprio nome una città, di fondazione più antica. Essa sarebbe stata 'fondata' una seconda volta. L'ipotesi potrebbe spiegare perché il sacerdote di Neith sostenga che Sais è più recente d'Atene. Sais sarebbe stata la capitale d'un principato d'occupazione del Delta... Sais città degli Hyksos... dei Cretesi...". (33)
Secondo l'ipotesi cui erano giunti ricercatori francesi e tedeschi nel corso degli anni 1920-1940, e da me riprese e sviluppate, il popolo d'Atlantide si era installato nella cerniera fra tre mari: il "secondo mare" sahariano, con acque dolci, il Mediterraneo occidentale, collegato agli oceani, e quello orientale, che in quell'epoca era un mare chiuso, con un livello nettamente inferiore agli altri. Atlantide viveva d'agricoltura e di navigazione; costruì un grande impero marittimo, del quale l'antica Creta e tante altre comunità del Mediterraneo non erano che "colonie". (34)
In America, oggi, si scoprono altre colonie, che usavano la stessa antica lingua libica delle iscrizioni che si trovano nel Nord Africa.

Note:
12. Eudosso di Cnido, matematico, geografo ed astronomo greco, ca. 409-356 a.C., citato da Proclo, "Commentario sul Timeo", I, 102, 25.
13. Manetone, "Storia universale dell'Egitto", Frammenti, F.H.G. Didot.
14. "Bibliotheca Historica", I, 26.
15. M. De Grece, "La Crète épave de l'Atlantide", ed. Rombaldi, 1976.
16. "Crizia", 110 a, b.
17. Pausania, "Itinerario della Grecia", VIII, 2-3.
18. Erodoto, "Storie", VIII, 55; Proclo, "Commentario sul Timeo", I-173, 10.
19. Apollodoro, "Biblioteca d'Apollodoro", III-14-1.
20. Apollodoro, "Biblioteca d'Apollodoro", III-14 e Dioscuro Siculo, "Bibliotheca Historica", I-29-2.
21. Erodoto, "Storie", IV, 80; cfr. anche S. Agostino, "De Civitate Dei", XVIII-9 e Apollodoro, "Biblioteca d'Apollodoro", III-14-1.
22. S. Agostino, "De Civitate Dei", XVIII-9.
23. "Bibliotheca Historica", IV, 79.
24. Srabone, "Geografia", IX, 1-20.
25. Hellanicos e Androtion, (Atthis I), Ister, III-7, citato da Harpocration. F.H.G. Didot, e Eratostene, Costellazioni.
26. Erodoto, "Storie", VII, 92, I, 173;
27. Apollodoro, "Biblioteca d'Apollodoro", III-14-7.
28. Marmor Paros, F.H.G. Didot.
29. Ovidio, "Metamorfosi", VI, 421-427.
30. Aristotele, "Costituzioni d'Atene", III, 2.
31. Cfr. Apollodoro, "Biblioteca d'Apollodoro", III-15-5. Euripide, citato da Ch. Picard, "Réligions préhelléniques", Paris, 1948.
32. Manetone, "Frammento", citato da Eusebio, "Syncellus", F.H.G., Didot.
33. M. De Grèce, "La Crète épave de l'Atlantide", cit., p. 130.
34. Cfr. A. Arecchi, "Atlantide. Un mondo scomparso, un'ipotesi per ritrovarlo", Liutprand, Pavia, 2001; M. De Grèce, "La Crète épave de l'Atlantide", ed. Rombaldi, 1976.
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