
I RITROVAMENTI

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LE TRACCE IN AMERICA DEI POPOLI LIBICO-BERBERI »

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Dove si trovano le iscrizioni in lingua libico-berbera, studiate dai diffusionisti in America?
Una prima iscrizione fu segnalata al prof. Fell il 13 novembre 1974 dal geografo George F. Carter Sr., professore alla Texas A&M University. Si trattava di un'iscrizione rupestre trascritta da una rivista scientifica in tedesco, pubblicata in Cile, da lui trovata nella sezione "Special Collections" della Biblioteca Milton S. Eisenhower, presso la Johns Hopkins University di Baltimora, negli anni 1950. L'iscrizione era stata trascritta nel 1885 da Karl Stolp, il quale durante una tempesta si era rifugiato in una grotta presso Santiago. (4)
Carter pensava che l'iscrizione fosse simile a quelle polinesiane. Aveva ragione: quando Fell riuscì a tradurla, nell'iscrizione di Santiago lesse una data: "anno 16 del regno" ed il nome di Maui. (5) Altre iscrizioni in lingua e caratteri libici si trovano in Ecuador (a Cuenca), nella California del sud, nel New Mexico (valle del Mimbres, dove si legge il nome di Rata), nell'Oklahoma (valle del fi ume Cimarron), nello Iowa (la molto discussa "stele di Davenport", ritrovata nell'Ottocento), nel New Hampshire, nella Pennsylvania, sino al Quebec. I ritrovamenti sul territorio degli attuali Stati Uniti sono dovuti in gran parte alle ricerche della signora Gloria Farley.
Nel 1975 la Farley spedì a Fellla foto d'un piccolo cippo di confine trovato a Warner, in Oklahoma. La risposta fu piuttosto conturbante: la pietra recherebbe una scritta in caratteri libici numidici, che recita "Questa terra appartiene a Rata". (6) Nel New Mexico, Fell arriva ad ipotizzare che la cultura della popolazione zuni-shiwi abbia mantenuto nei secoli tradizioni e parole dell'antica cultura libica. (7)
Leggiamo ancora il testo di Fell:

"L'arrivo dei libici è un altro degli episodi più misteriosi della storia americana. Abbiamo trovato sulla costa pochissime iscrizioni che parlino del loro arrivo sul continente, e della località in cui possa essere avvenuto. Solo pochi frammenti scritti, di cui si riferiva da alcune località isolate: uno a nord, dal Quebec, uno dalla California, ed altri dalle pareti rocciose lungo i fiumi Arkansas e Cimarron, nel sud del Midwest; e null'altro. Nulla più, sino al 1879, quando l'U.S. Bureau of Ethnology avviò ricerche nel territorio degli Zuni, nel New Mexico. Certe caratteristiche inusuali delle tribù shiwi e hopi erano già state notate dal professor J. Walter Fewkes (un biologo marino, come Fell) e da James Stevenson. Il continuo lavoro loto e d'altri collaboratori condusse alla pubblicazione d'importanti memorie ed alla preparazione di materiali linguistici e lessicografi ci sugli zuni. Benché il vocabolario avesse presto mostrato che la lingua zuni non è imparentata con nessun'altra famiglia di lingue amerindie, non sembra che nessuna ricerca avesse puntato a determinare una sua parentela esterna... ...Potrei azzardare l'ipotesi che essi arrivassero a bordo di navi della marina egiziana, al comando d'un navigatore libico, durante la 23a Dinastia, detta libica, i cui faraoni erano uomini energici, che favorivano l'esplorazione oltremare. Con loro, probabilmente, venne un sacerdote-astronomo egiziano. Fu egli - o i suoi successori - ad incidere la Stele del Calendario di Davenport".

Occorre riconoscere che, se i diffusionisti avessero voluto creare un falso "ad hoc", avrebbero potuto usare una scrittura geroglifica (o meglio grecoalessandrina, con riferimento al periodo dei Tolomei e di Eratostene), senza doversi arrampicare sugli specchi due volte, prima per decifrare un linguaggio come quello libico-berbero (tutto sommato ben poco conosciuto, anche agli studiosi di lingue antiche), e poi per giustificarne l'uso in documenti ufficiali della spedizione. Le medesime considerazioni possono valere per tutte le altre iscrizioni dello stesso tipo che il gruppo dei diffusionisti ritiene di aver ritrovato e tradotto, sia nell'area del Pacifico, sia sul continente americano.
Anche in altri casi, ad esempio in graffi ti rupestri lungo l'arco alpino, è capitato che i ricercatori abbiano fatto ricorso a letture ed interpretazioni che si rifanno all'uso di un alfabeto e di una lingua di matrice libico-berbera. (8)
Siamo quindi spinti a ritenere che i ricercatori diffusionisti abbiano veramente trovato documenti per loro inspiegabili, poiché - se si trattasse di falsi o di adattamenti interpretativi - sarebbe stato più semplice e logico "crearli" sulla base delle lingue e delle scritture in uso presso gli egizi, e non di un'altra scrittura e di un'altra lingua che, oltre a presentare altrettante - se non maggiori - difficoltà interpretative, comportasse anche il riferimento ad un popolo misterioso, come gli antichi Libici. I diffusionisti hanno ipotizzato il sistematico ricorso, da parte dei Faraoni, a flotte composte di marinai d'una nazione vicina, che non fu mai, nei secoli d'oro della civiltà egizia, in rapporti pacifici con il popolo delle piramidi. Marinai talmente acculturati da usare la propria lingua, ben diversa dall'egiziano, in tutti i loro appunti, e addirittura in documenti ufficiali, qual è "l'atto di possesso" inciso dal navigatore Maui sulle montagne presso Santiago del Cile. (9)
Tutto ciò tende a collegarsi alle ipotesi formulate nel 2001 dal sottoscritto, di "riscoperta" dell'antica Atlantide in una collocazione al centro del Mediterraneo (10), che doveva corrispondere proprio con un antico regno libico-berbero.
La scrittura e la lingua usate in tutte quelle iscrizioni corrisponderebbero quindi a quelle dell'antica Atlantide, senza possibilità di dolo da parte di chi le ha interpretate, poiché i ricercatori che lo fecero non erano minimamente al corrente di tale ipotesi e non lavorarono in vista di essa, né per dimostrarla. Eppure, le uniche circostanze che possano aver permesso la diffusione "planetaria" di una lingua libico-berbera e del suo sistema di scrittura, attraverso rotte marittime transoceaniche, appaiono legate all'esistenza d'un grande impero marinaro, nel periodo in cui Atlantide era signora dei mari (quindi in anni certamente anteriori al 1200 a.C.). Non è invece credibile che marinai libici, arruolati nella marineria egizia, andassero a scrivere "atti di possesso", sulle rocce dell'attuale Cile, nella propria lingua, a nome del Faraone d'Egitto.
Un tale sviluppo condurrebbe ovviamente a riconsiderare globalmente anche la ricostruzione del presunto viaggio di Rata e di Maui, che dovrebbe essersi svolto non nel sec. III a.C., ma almeno un migliaio d'anni prima, quando Atlantide esisteva ancora e deteneva la supremazia delle rotte oceaniche.
Ricordiamo infatti che il citato studio, da me sviluppato su Atlantide, del 2001, ipotizza la collocazione storica della tragica fine d'Atlantide verso il 1200 a.C. Gli elementi utilizzati da Fell, per datare le iscrizioni di Sosorra e del Cile, sono l'osservazione di un'eclissi e la numerazione degli anni di regno (presunti come quelli di Tolomeo III, ma non identificati esplicitamente come suoi). Occorrerebbe potersi riferire ad un'altra eclissi (e non ne mancano, nella storia della Terra) e agli anni di regno d'un altro re (ma non sappiamo quale). Inoltre, dato che non siamo in possesso di elementi concreti che colleghino strettamente l'una all'altra iscrizione (se non l'uso dei medesimi caratteri e - probabilmente - d'una lingua medesima o similare), nulla impedisce che le due iscrizioni, e le altre ritrovate, possano essere memorie di viaggi diversi, con datazioni riferite al regno non d'uno, ma di diversi re. Oppure possono forse bastare i nomi propri Rata e Maui, ripetuti a migliaia di chilometri di distanza, a "firmare" i due documenti? Potremmo forse supporre di sì... ma i nomi Rata e Maui o Mawi a quale cultura possono appartenere?

Note:
4. Il Dr. George F. Carter ha esposto nuovamente la documentazione da lui esaminata, in particolare lo studio compiuto nel 1952 da Heinrich Quiring, nel suo articolo: G.F. Carter, Egyptian Gold Seekers and Exploration in the Pacific, in "The Epigraphic Society Occasional Publications", Vol. 2, N. 27, Feb. 1975.
5. Fell ricollegò la propria lettura al presunto viaggio di circumnavigazione del globo, organizzato su iniziativa di Eratostene, durante il regno di Tolomeo III, verso il 235 a.C. Rata sarebbe stato il nome del comandante e Maui il nome del "navigatore" di quella flotta; l'anno 16 del regno di Tolomeo III corrisponderebbe al 231 a.C.
6. Cfr. G. Farley, "In Plain Sight, Chelsea", Michigan, 1994, p. 196-197.
7. Cfr. B. Fell, "America B.C."
8. Cfr. R. Petitti, "Annibale sulle orme di Ercole", Cossavella Editore, Ivrea, 2000.
9. Cfr. "Quei Cirenei che colonizzarono il Pacifico".
10. Cfr. A. Arecchi, "Atlantide. Un mondo scomparso, un'ipotesi per ritrovarlo", Liutprand, Pavia, 2001. Vedi: "Ricerche ed ipotesi sulla fine di Atlantide".
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