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n° 17 Set./Ott. 2004

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IL NOME DEL FARAONE DELLA GRANDE PIRAMIDE

Dalla Grecia all'Egitto: correlazioni fra i miti di Cefeo e Perseo e la Terra del Nilo.
 



di Massimo Barbetta

[Sarcofago d'argento e maschera d'oro - 37K .jpg] [Tazza rituale di Psusennes I - 34K .jpg] [Pettorale di Psusennes I - 43K .jpg] [Rovine del tempio di Iside - 42K .jpg] [Pianta del tempio di Iside - 22K .jpg] [Stele del Principe Amenem-Ytp - 43K .jpg] [Stele dell'Inventario - 53K .jpg] [Particolare Stele dell'Inventario - 30K .jpg] [Iscrizioni Tempio di Iside - 41K .jpg] [Visione frontale Porta di accesso alla Grande Piramide - 59K .jpg] [Visione di profilo Porta di accesso alla Grande Piramide - 49K .jpg] [Analisi geroglifica - 33K .jpg] [Marchi di cava - 30K .jpg] [Cartiglio di Cheope - 60K .jpg] [Figura seduta del Dio Khnum - 43K .jpg]
 

CORRELAZIONI TRA I MITI
Secondo l'Egittologia ufficiale la Grande Piramide, che si erge sul basso altopiano di Gizah, fu costruita da Cheope. Ma il nome di questo Re nasce da una interpolazione che si basa sulla testimonianza di Erodoto, il più conosciuto storiografo dell'antichità.
Il fatto invero curioso è che gli Egittologi ritengono del tutto inaffidabile la testimonianza di fatti storici sull'Antico Egitto fornita dall'autore di Alicarnasso.
Se è vero che gli avvenimenti ed i luoghi descritti come visti in prima persona da Erodoto sono del tutto attendibili, le notizie che riguardano la storia passata dell'Antico Egitto da lui fornite, vanno invece scremate. Infatti lo storico greco riferisce di miti, leggende ed aneddoti che gli vengono raccontati da tutti, senza verificare l'attendibilità storica dei suoi interlocutori. Erodoto stesso ammette, con l'identico comportamento di un moderno "reporter", che, in molte circostanze, le notizie fornite gli sembrano incoerenti od impossibili, ma preferisce comunque citarle.
Diversa è invece la posizione di un altro storico dell'Antichità, che seppure molti anni dopo l'epoca di Erodoto, scrive in modo dettagliato dell'Antico Egitto: Diodoro Siculo.
Il metodo di lavoro di Diodoro è diametralmente opposto a quello di Erodoto. Se infatti lo storico di Alicarnasso preferisce indagini personali e raccolte di leggende dalla viva voce degli abitanti, Diodoro si reca poco presso i luoghi e effettua invece una ricerca approfondita, e talora capillare, sui documenti di biblioteche e di archivio.
La collazione tra questi due autori potrebbe consentire, seppure in forma non del tutto completa, di avere un quadro più attendibile di come era conosciuto il Faraone connesso alla Grande Piramide di Gizah.

Vediamo la collocazione storica di questo Faraone secondo i 2 autori:

Erodoto (Storie 2, 124): "Fino al regno di Rampsinito, mi dicevano i sacerdoti, l'Egitto godette di un'ottima amministrazione e di una grande prosperità; ma = Cheope, che regnò dopo di lui..."

Diodoro (Biblioteca 1, 63): "Dopo la morte di Remphis si avvicendarono sul trono, per 7 generazioni, re completamente inetti che finalizzarono ogni loro azione al lusso ed alla licenza....L'ottavo Re, = Chemmis, di Menfi..."

Degno di nota, come vedremo in seguito, è che, in diversi codici del periodo tardo-ellenistico e di epoca medio-evale della Biblioteca di Diodoro, compaia il nome = Chembis, per questo Re.
Notiamo che viene fatto riferimento a Rampsinito ed a Remphis, probabile variante grafica del primo.
Rampsinito viene usualmente identificato dagli storici con Ramses 3° (1182-1151 a.C.), conosciuto anche con il nome Nesu-Biti (Re dell'Alto e Basso Egitto) di "Usert-Maat-Ra Meri-Amun" e con il nome Sa-Ra (Figlio di Ra) di "Ramses Heka-Iunu". Egli era il secondo Faraone della 20a Dinastia, ma è sicuramente la figura precipua di tutta la Dinastia.
A conferma di questa datazione molto "tarda", Diodoro afferma (Biblioteca 1, 63): "(la Piramide) è interamente costruita di pietra dura, difficile di lavorazione, ma di durata perenne: sono infatti passati non meno di 1.000 anni, secondo la tradizione, fino all'età nostra".
La domanda successiva quindi è: qual è "l'età nostra" riferita da Diodoro? Egli stesso ce lo dice (Biblioteca 1, 44): "...fino alla 180a Olimpiade, durante la quale noi visitammo l'Egitto, ed era Re Tolomeo, che prese il titolo di Nuovo Dioniso".
La 180a Olimpiade si svolse, sotto il regno di Tolomeo 12° Aulete, nel periodo compreso fra il 56 ed il 59 a.C.
Se calcoliamo 1.000 anni dopo il 56-59 a.C. otteniamo il 1.056-1.059 a.C., periodo che, nell'Antico Egitto, era contrassegnato dalla 21a Dinastia.
Come possiamo vedere, sia Erodoto che Diodoro, parlano della costruzione delle Piramidi di Gizah attribuendole a Faraoni perlomeno della 20a Dinastia, se non della 21a Dinastia, quando invece l'Egittologia ufficiale afferma che queste ciclopiche costruzioni appartengono alla 4a Dinastia.
È del tutto comprensibile, a questo punto, che gli Egittologi screditino totalmente l'affidabilità degli autori greci. Ma è davvero possibile che Erodoto o Diodoro siano ammattiti e prendano una cantonata di proporzioni... "piramidali"? Che cos'era che li aveva condotti entrambi a queste affermazioni così blasfeme per l'Egittologia ufficiale?
Vediamo di scoprirlo.
Torniamo così ad interpretare i testi di Erodoto e Diodoro alla luce delle nostre conoscenze.
I successori del Faraone Rampsinito, come giustamente riferisce Diodoro, erano di statura morale sicuramente inferiore al loro predecessore. Si trattava di Sovrani che si chiamavano tutti Ramses, classificati, secondo le cronologie, dal nr. 4 al nr. 11.
L'autorevole Alan Gardiner (La civiltà egizia) riferisce che regnarono dal 1151 al 1087 a.C. secondo questa durata di Regno per singolo Faraone: Ramses 4° = 6 anni, Ramses 5° = 4 anni, Ramses 6° = 7 anni, Ramses 7° e Ramses 8° = pochi mesi, Ramses 9° = 17 anni, Ramses 10° = 3 anni, Ramses 11° = 27 anni.
Dopo questo Re iniziò la 21a Dinastia con il Faraone Smendes, che regnò 26 anni, fino al 1061 a.C.
Se noi contiamo il totale dei Re abbiamo 9 Faraoni, di cui 2, Ramses 7° ed 8°, hanno regnato pochi mesi, per cui si possono considerare davvero poco significativi. Il computo perciò si ridurrebbe a 7 Faraoni effettivi seguiti a Ramses 3°, alias Rampsinito, come affermato da Diodoro.
Chi era l'ottavo Faraone?
Si trattava del figlio di Pinegem 1° e di Henutawy, conosciuto come Psusennes 1°. Il suo nome Nesu-Biti (Re dell'Alto e Basso Egitto) era "Ta-Kheperu-Ra Setep-en-Ra", il nome Sa-Ra (Figlio di Ra) era invece: "Pa-Seba-Kha-Niut Meri-Amun".


Cartiglio di Psusennes I (Nesu-Biti)


Cartiglio di Psusennes I (Sa-Ra)

Ecco cosa si sa di lui nelle fonti egittologiche ufficiali.
Nicolas Grimal (Storia dell'Antico Egitto, pagina 404) ci informa che: "Psusennes 1°, La stella apparsa nella Città", realizzò nella propria persona la sintesi religiosa e politica dell'Egitto.
Si auotodefinì con il Nome Horus di "Toro possente incoronato a Tebe", mentre il suo Nome Nebty lo identifica come "Grande Costruttore in Karnak".
Infatti egli rinforzò la cinta muraria dei Templi di Luxor e di Karnak, consolidò i legami con il clero di Amun, fu Gran Sacerdote di Amun a Tanis, dove edificò il locale Tempio.
Psusennes 1° sposò Mut-nodjmie, che si autodefinì moglie del Gran Sacerdote di Amun, e da cui ebbe un figlio, chiamato Amen-em-Ypet Meri-Amun, (nome Nesu-Biti "Usert-Maat-Ra Setep-en-Amun"), che poi succedette al padre, due figlie: Isetemkheb ed Esemkheb, ed un figlio Ankhefenmut, che però cadde presto in disgrazia.
Psusennes 1° fu sepolto a Tanis, a sud-ovest della cinta muraria del Tempio, dove la sua tomba fu scoperta da Pierre Montet. La mummia mostrava l'aspetto di un uomo anziano, anche se si presentava in pessimo stato di conservazione.
La mummia era adagiata in un sarcofago d'argento, fatto invero strano, in quanto l'argento nell'Antico Egitto era più prezioso dell'oro.
Questo sarcofago era posto all'interno di un sarcofago di granito nero e, più all'esterno, in uno di granito rosso. Entrambi questi sarcofagi in granito erano stati riciclati, dopo aver cancellato i nomi dei proprietari.
Quello nero apparteneva al Faraone ramesside Meren-Ptah, mentre quello rosso apparteneva ad un notabile della 19a Dinastia.
Dettaglio interessante è che in entrambi i sarcofagi spicca il particolare ruolo amorevole e protettivo di Nut, Dea del Cielo, sulle spoglie del Faraone, evidenziando una qualche connessione celeste. (Non dimentichiamo che Psusennes si chiamava "La stella che sorge a Tebe").
Davvero notevole, ben 370, è il corredo degli "ushabti", le statuine dei teorici servitori del Faraone nella vita ultraterrena, rinvenuti nella sua tomba. Ben conosciuta, e talora confusa con quella di Tutankhamen, è la Maschera funeraria in oro di Psusennes.
Importante è poi una tazza rituale, trovata sul pavimento della tomba, che reca 4 Cartigli, uno dei quali afferma: "adoratrice di Hathor Henut-ta-wy ("Signora delle 2 Terre"), guarda caso, il nome della madre dello stesso Psusennes.
Un pettorale placcato in oro con lapislazzuli, feldspato e diaspro rosso, contiene due iscrizioni, una accanto alla Dea Neftis: "siamo venute per la tua protezione".
L'altra accanto alla Dea Iside: "Iside, la Grande, Madre divina, Signora dell'Ovest", e sul lato posteriore: "Iside la Grande, Madre divina, Signora del luogo dell'imbalsamazione".
Secondo cronologie comparate Psusennes 1° era contemporaneo di Samuele, Saul e Davide in Israele, di Shalmanassar 2° in Assiria, di Nabu-shum-libur a Babilonia.
Alan Gardiner afferma inoltre: "La cronologia della 21a Dinastia è ancora più controversa che non l'ordine di successione dei suoi monarchi." (1)
Sesto Africano attribuisce 26 anni di regno a Smendes, 46 anni a Psusennes 1°. "...D'altro canto, un pezzo di lino ora smarrito recava - a quanto riferisce Daressey (2) - la data dell'anno 49 di Amen-em-Ypet": "I monumenti dei successori di Smendes (Psusennes 1° ed Amen-em-Ypt) si limitano a loro testimonianze nel tempietto di Iside ai piedi della Grande Piramide, a quanto indicano Porter-Moss (Topographical Bibliography, 3, 5).
Compare qui la prima correlazione con la Grande Piramide di Gizah. Il Tempio di Iside era stato scoperto nel 1850 dall'Archeologo francese Auguste Mariette.
Indicazioni più precise, a questo proposito, ci giungono dal testo "Le Sphinx" del celebre archeologo egiziano Selim Hassan. Ecco che cosa leggiamo a pagina 133: "I Re della 21a Dinastia erano famosi per la loro religiosità."
Il secondo Re di questa Dinastia, Psusennes 1°, visita con chiari intenti religiosi la piana di Gizah. Sembra che egli iniziò a riedificare il Tempio di Iside, situato ad est della piccola Piramide della Figlia di Cheope, la principessa Henutsen, che diventerà, in periodo saitico, un importante luogo di pellegrinaggio.
Questo Tempio era situato nella parte nord-orientale della Piana di Gizah, a ridosso della Piramide attribuita alla Regina Henutsen, ed identificata attualmente dagli Egittologi con la sigla G1C.
D'altro canto Flinders-Petrie (The Pyramids and Temples of Giza, 118) così si espresse a proposito del Tempio di Iside: "Gli scavi hanno rivelato (in questo tempio) una scena dove un Faraone, che indossa la Corona del Basso Egitto, compie un'offerta ad Osiride. Nonostante l'immagine sia danneggiata, l'iscrizione è ancora visibile, e lascia vedere il cartiglio di Psusennes 1° della 21a Dinastia. Queste indicazioni ci forniscono la data ed il carattere dell'epoca di costruzione del Tempio.
Le divinità presenti sono Oriside, Iside, Horus, Iside Serqet, Khnem, Bast, l'Ureo a testa umana, la Barca sacra, quasi nessuna delle quali era presente nell'Antico Regno, mentre alcune sono comparse dopo la 19a Dinastia.
L'appellativo di Osiride "Signore di Rostau" non compare mai nelle tombe di Giza, mentre è più volte presente in questo Tempio, fatto costruire da Pusennes 1° della 21a Dinastia.
Dello stesso tenore è l'affermazione di Maspero (3). "Il Tempio di Iside fu ricostruito sotto la 21a Dinastia dal Re di Tanis Psusennes, e la Stele doveva essere stata eretta o restaurata da questo stesso Re, od, eventualmente, sotto il regno di uno dei Faraoni etiopi."
"Le Sphinx" (4) così invece continua: "I lavori del tempio di Iside furono portati a termine dal suo successore Amen-em-Ypt, che appare raffigurato all'interno del tempio che presenta colonne a forma di loto, identiche a quelle scoperte dagli archeologi."
Questa stele presenta il nome di Amen-em-Ypt, non ancora con il cartiglio reale, a riprova del fatto che, ancor prima di diventare Faraone, questo Principe era già pieno di sacro zelo per questo tempio, proprio come il padre.
Ma continuiamo la descrizione di Hassan: "Psusennes era molto religioso dal momento che rifece porre dei bendaggi alle mummie dei Grandi Sacerdoti di Amun a Deir-el-Bahri". Questo Tempio era stato ampliato sfondando delle mastabe poste ad est, tant'è vero che una parete del tempio coincide con quella di una mastaba. I locali interni contengono materiale edile di recupero delle vicinanze, successivamente tagliato in piccoli blocchi di pietra, secondo l'uso dell'epoca.
Vedendo la tipologia delle iscrizioni all'interno si può notare come vi fosse una grande rinascita del culto dei Re della 4a Dinastia: Chufu, Djedefra, Khafra, Menkhaura.
Alla luce di questo ricorrente, e quasi struggente, ricordo dei grandi Faraoni del passato, molto forte nella 21a Dinastia, può essere interpretato un documento insolito rinvenuto a Gizah.
Nelle immediate vicinanze del Tempio di Iside fu infatti ritrovata nel 1858 una stele, che suo malgrado, ha scatenato, nel corso degli anni, una vera "Querelle" tra Egittologi Ufficiali ed Alternativi.
Si tratta della controversa "Stele dell'Inventario", attualmente conservata, anche se si potrebbe quasi dire "occultata", nel Museo Egizio del Cairo. Per l'aspetto linguistico geroglifico la "Stele dell'Inventario" può essere datata ad un periodo che oscilla fra la 18a Dinastia e la 26a Dinastia.
Questa Stele, definita per il suo aspetto "a falsa porta", presenta una iscrizione ad insolito andamento speculare, che parte dalla parte alta del centro dello stipite orizzontale della falsa porta e si sposta a sinistra fino a raggiungere l'angolo superiore sinistro e poi scendere lungo lo stipite sinistro. Così fa poi lungo la parte destra, fino a raggiungere l'angolo superiore destro e scendere in basso lungo lo stipite destro.
Il simbolo su cui fanno idealmente perno le due iscrizioni è il simbolo dell'"Ankh", che viene tradotto come "Sia concessa la vita eterna". Vediamone il testo:

Parte sinistra: "Sia concessa la vita eterna ad Horus Mezed, il Re dell'Alto e Basso Egitto Khufu, che viva in eterno. Per sua madre Iside, madre divina che è Hathor, Signora della Montagna dell'Ovest, egli fece scolpire un decreto sulla stele, presenta delle offerte e costruisce per lei un tempio restaurando quello che aveva trovato danneggiato, enumerando gli Dei che si trovavano in questo santuario."

Parte destra: "Sia concessa la vita eterna ad Horus Mezed, il Re dell'Alto e Basso Egitto Khefu (?), che viva in eterno. Egli trova la Casa di Iside, Signora della Piramide, sul bordo del fossato della Sfinge, a nord-ovest del Tempio e della città di Osiride, Signore di Rostau. Egli costruì la sua Piramide a lato del Tempio di questa Dea e costruì una Piramide per la figlia del re, Henutsen, nei pressi di questo Tempio. Il luogo di 'Hwron-Hor-em-Akhet' è posto a sud della Casa di Iside, Signora della Piramide, ed a Nord di Osiride, Signore di Rostau. I piani dell'immagine di Hor-em-Akhet sono stati portati per revisionare le dimensioni dell'Immagine del 'Molto Temibile'. Egli restaura la statua, interamente coperta di vernice, del 'Guardiano dell'Atmosfera', che regola i venti con il suo sguardo. Egli comincia con estrarre la parte posteriore dell'acconciatura del Nemes, che era mancante, dalla pietra dorata, che aveva una lunghezza di 7 ells (3,70 metri). Egli volle effettuare un sopralluogo per vedere il fulmine nel 'luogo del Sicomoro', così chiamato per la presenza di un grande sicomoro, i cui rami furono colpiti quando il Signore discese sul luogo di Hor-em-Akhet... L'immagine di questo Dio, essendo scolpita nella pietra, è solida, durerà tutta l'eternità, avendo sempre il viso orientato verso est."

L'Egittologo James Henry Breasted (5) ritiene che gli appellativi "Casa di Iside" e "Signore di Rostau" risalgano almeno alla 20a Dinastia, e che gli Dei enumerati nell"Inventario" comprendano divinità dei Conquistatori del 2° Periodo Intermedio e del periodo fra la 20a e 22a Dinastia.
Qualche dubbio, mostrato da (?), è presente nel cartiglio della parte destra dell'iscrizione. Infatti le dimensioni di questo cartiglio sono inferiori a quello della parte sinistra e, nonostante qualche lieve abrasione, dovuta al trascorrere del tempo, vi si può leggere "Khefu".
D'altro canto non si capirebbe perché, considerato il solito mirabile senso delle proporzioni e dell'armonia delle immagini dei geroglifici, a cui siamo abituati, si dovrebbe avere una diversa grafia ed un diverso aspetto di un Cartiglio, rispetto ad un altro, disposto a pochi centimetri di distanza nella stessa Stele. Valutata la maniaca precisione degli scribi per far comparire il nome esatto del Faraone sulle immagini su cui egli era raffigurato, appare poco fondata l'idea di considerare il Cartiglio di sinistra identico a quello di destra.
Notiamo così che nella Stele sono descritte gruppi di azioni diverse. Khufu fa scolpire la Stele, restaura il Tempio di Iside, fa l'"inventario" di tutte le antiche divinità ritrovate tra le rovine del Tempio. Si tratta di azioni riferite ad un Khefu (?) invece costruisce 2 Piramidi, una per sé ed una per Henutsen, la figlia del Re. Si tratta di azioni correlate ad un tempo anteriore alla precedente.
Sembrerebbe così evidente che, dal modo in cui è strutturata la Stele, vi sia un tentativo di avvicinare due momenti storici e due Faraoni che compiono azioni diverse in tempi diversi, e che idealmente, vengono "unificati" dalla Stele stessa.
Questa idea è stata recentemente supportata anche dall'Egittologa Eva Lange; ella ritiene di poter scorgere nella frase di sinistra, riferita ai lavori di restauri, attribuiti a "Khufu", accenni al Re Amasi della 26a Dinastia saitica.
Tuttavia l'uso di espressioni quali: "Iside, Madre Divina", "Signora della Montagna dell'Ovest"; "Signora degli Dei", presenti nella Stele dell'Inventario, ricorre sia nel "pettorale rituale" della Tomba di Psusennes 1°, quanto nella Stele di Amen-em-Ypt, all'interno del Tempio di Iside, fatto restaurare dallo stesso Psusennes, e fa pensare che l'autore della Stele dell'Inventario possa essere stato proprio Psusennes 1°.
D'altro canto sulle pareti esterne del Tempio di Iside troviamo ripetuti riferimenti ai Faraoni del passato e, in particolare, proprio a "Cheope", il cui Cartiglio, disposto in verticale, propone la grafia: "Khefu", che abbiamo già trovato sulla Stele dell'Inventario.
Abbastanza incredibilmente l'ipotesi di correlare due momenti cronologici diversi per la Grande Piramide viene proposta dallo stesso Diodoro Siculo. Egli infatti, nel corso delle sue ricerche d'archivio trova dei documenti che gli consentono di affermare (6): "(sono passati) addirittura più di 3.400 anni, secondo alcuni scrittori, eppure le pietre sono rimaste salde fino ai nostri giorni, conservando la loro posizione originaria e la loro struttura inalterata."
Evidentemente vi erano degli autori, che, basandosi su fonti informative egizie, parlavano di una costruzione della Piramide nel 3.456-3.459 a.C. circa.
Questa data, anche se molto lontana dai dettami dell'Egittologia classica, che colloca il Regno di Cheope tra il 2.600 ed il 2.500 a.C., trova inaspettatamente delle conferme dalla scienza moderna.

Note:
1. "La civiltà egizia", pagina 292.
2. Tratto da: Gauthier, "Le Livre des Rois d'Egypte", 3, 293.
3. "Guide du Musèe du Caire", pagina 65.
4. Pag. 135.
5. "Ancient Record of Egypts", 1.
6. Biblioteca 1, 63.
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