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n° 17 Set./Ott. 2004

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L'IMPERO DI ATLANTIDE:
DAL MEDITERRANEO AL NUOVO MONDO?


Il diffusionismo sostiene che l'uomo s'installò sin da tempi antichi su tutti i continenti e che molteplici furono i rapporti mutui tra le culture delle diverse parti del Globo.


di Alberto Arecchi

[Collocazione di Atlantide - 48K .jpg] [Una porta di Tozeur - 48K .jpg] [Il segno della dea Tanith - 29K .jpg] [Dipinto rupestre - 33K .jpg] [Conchiglie ed attrezzi litici - 34K .jpg] [Tavoletta - 34K .jpg] [Teste di terracotta - 37K .jpg] [Pettorali - 37K .jpg] [Pipe - 42K .jpg] [Iscrizione bilingue - 33K .jpg] [Pietra di confine di Warner - 37K .jpg] [Stele di Davenport - 43K .jpg] [Retro della stele di Davenport - 53K .jpg] [Costruttore di tumuli - 40K .jpg] [Anubis e raffigurazioni solari - 30K .jpg]
 

[Sciacallo Anubis - 36K .jpg] [Alfabeti numidico e tifinagh - 47K .jpg]
 

LE TRACCE IN AMERICA DEI POPOLI LIBICO-BERBERI
Nell'articolo "Quei Cirenei che colonizzarono il Pacifico" abbiamo trattato degli studi del professor Barry Fell, relativi al presunto viaggio transpacifico d'una flotta egiziana, ai tempi dello scienziato Eratostene (sec. III a.C.). Tale viaggio traspare dalla decifrazione che Fell ed i suoi collaboratori proposero per alcune iscrizioni, in caratteri ed in lingua dell'antico gruppo libico, trovate nelle isole del Pacifico e lungo la costa cilena.
Nel corso degli ultimi trent'anni i diffusionisti, con in testa il professor Barry Fell (1), hanno attribuito a popoli provenienti dal Mediterraneo diverse iscrizioni, ritrovate in Asia, Oceania ed America. Essi ritengono che antichi Egizi, Celti, Fenici, Iberici, Baschi, Libici, fossero arrivati alle coste americane, che avessero anche risalito i fiumi (in particolare il Mississippi con i suoi affluenti) e che mantenessero regolari rapporti commerciali, documentati da influssi culturali e stilistici, ma anche da ritrovamenti di statuette ed iscrizioni, qua e là nel continente americano.
Tra le iscrizioni studiate da Barry Fell spiccano quelle in caratteri ogam (e lingua celtica), ma anche quelle in caratteri e lingua libico-berberi. A tale proposito, appare molto strana la diffusione oltre gli oceani d'una lingua e d'una scrittura, che nella loro patria d'origine sono rimaste sepolte sino a tempi recenti in un mistero quasi assoluto. I ricercatori diffusionisti hanno giustificato tale anomalia con l'attribuzione delle iscrizioni in lingua e caratteri libico-berberi a marinai della Cirenaica, in servizio nelle flotte dei Faraoni d'Egitto.
Come mai - salvo qualche rarissimo caso - non si trovano in tali iscrizioni "egizie", identificate in America, né la scrittura né la lingua ufficiale del regno?
Sembrerebbe - stando all'interpretazione di Barry Fell - che per questi prodotti di "esportazione" gli Egizi preferissero usare la lingua e la scrittura dei vicini popoli libico-berberi... ma l'ipotesi appare un po' troppo "forzata". Anche se gli Egizi avessero fatto ricorso a flotte composte di marinai libici, sembra infatti logico pensare che la lingua in uso sulle navi delle loro flotte (se non l'unica lingua "colta" e scritta, da parte del personale di comando) dovesse essere quella ufficiale, non un "dialetto" nativo, poiché tale la lingua libica doveva essere ritenuta presso il regno dei Faraoni. Le iscrizioni dovrebbero invece presentarsi con la lingua ed i caratteri egiziani, o piuttosto con quelli greci, nei casi attribuiti all'epoca delle dinastie tolemaiche (come potrebbe essere quello del presunto "viaggio di Eratostene").
Barry Fell scrive, nel suo libro "America B.C.":

"...Ho scoperto con mia sorpresa che l'ignota lingua libica era di fatto quasi la stessa dell'antico egizio. La principale differenza consisteva nel fatto che i libici usavano un alfabeto derivato da quello dei cartaginesi, mentre gli egizi usavano il sistema molto complicato ed ingombrante dei geroglifici, la maggior parte dei quali acquisisce un valore fonetico fatto di diversi suoni. Un'altra peculiarità era che il libico mostrava un uso molto maggiore di termini derivati dal greco e dalle lingue anatoliche... La lingua libica, come ho mostrato altrove, è fondamentalmente egiziano combinato con radici anatoliche, introdotte dai Popoli del Mare quando invasero la Libia, mentre la forma scritta della lingua somiglia a quella dei fenici, un alfabeto che usa solo consonanti. Le registrazioni compiute nel 1891 dal Bureau of Ethnology rivelavano che in quell'anno la dr. Matilda Stevenson aveva assistito a tutte le cerimonie solari del solstizio presso i clanzuni, sia d'inverno, sia d'estate, e che aveva raccolto alcuni oggetti di culto. Il suo rapporto (2) include un certo numero di fotografie e di dipinti, in cui sono visibili, sugli altari, ben noti motivi di culti solari di tipo mediterraneo, benché ella non li identificasse come tali... Queste regole fonetiche sono dello stesso tipo d'una serie che ho dimostrato nel 1973, quando ho collegato la lingua libica a quella della Polinesia. I polinesiani, come gli stessi libici, discendono dai Popoli del Mare anatolici che invasero il Mediterraneo verso il 1400 a.C. e, dopo avere attaccato l'Egitto e subito una serie di sconfitte, che gli Egizi hanno lasciato registrate, possono essersi insediati in Libia. In seguito, i marinai libici furono impiegati dai Faraoni nella flotta egiziana, e più tardi ancora i capi libici presero il controllo dell'Egitto e vi stabilirono dinastie libiche. Allora l'influenza libica si diffuse grandemente, specialmente nella regione indopacifica, ove gli egizi cavavano l'oro, come a Sumatra. Durante il periodo tolemaico (dopo che Alessandro Magno conquistò l'Egitto), i marinai libici al servizio dei Faraoni greci esplorarono ampiamente il Pacifico e taluni di loro s'insediarono in qualche parte di quell'Oceano. Le deduzioni, basate in gran parte su studi linguistici, ci hanno obbligati ad abbandonare la teoria che supponeva che i polinesiani fossero immigrati di incerte origini, provenienti dall'Asia orientale, visto che le più antiche iscrizioni polinesiane sono essenzialmente scritte in libico, sia per l'alfabeto sia per la lingua. Linguisti come il professor Linus Brunner in Europa ed il dr. Reuel Lochore, in Nuova Zelanda, hanno scoperto che questa nuova interpretazione collima con le loro ricerche sulle fonti delle lingue della Malesia e della Polinesia. (3) Ciò spiega anche le parole greche che si ritrovano nelle lingue polinesiane. Come ha sottolineato il professor Brunner, le colonie greche in Libia usavano un dialetto del greco in cui certe consonanti sostituivano quelle del greco attico, ed è proprio questa forma di greco "libico" che si ritrova in Polinesia. Gli elementi anatolici presenti nel polinesiano hanno costituito oggetto dello studio di Lochore, che ritiene siano anch'essi rivelatori dell'origine libica dei polinesiani, perché (così sostiene Fell) sappiamo da antiche iscrizioni egizie che la Libia era stata occupata dai Popoli del Mare anatolici... Se la mia teoria sull'affinità del libico con le lingue polinesiane è valida, come appare sempre più (l'ultimo sostegno è giunto dai linguisti israeliani), penso che l'evidenza equivalente, che ora giunge dai miei studi sulla lingua zuni, acquista spessore quando le analisi vengono esaminate da linguisti (il dizionario etimologico zuni non è ancora stato pubblicato). In questo contesto propongo un nuovo punto di vista sulle origini degli antenati degli shiwi-zuni. Penso che essi siano i discendenti di viaggiatori libici che attraversarono l'Atlantico qualche tempo prima del 500 a.C."

Note:
1. Cfr. "Quei Cirenei che colonizzarono il Pacifico".
2. M.C. Stevenson, The Zuni Indians, Ann. Rpt. Bureau of American Ethnology, n. 23, Washington, D.C., 1904.
3. Cfr. ad esempio Brunner - Schafer, Malayo-Polynesian Vocabulary, 1976.
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