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n° 16 Lug./Ago. 2004

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I POEMI OMERICI

    parti precedenti:

CULTURA GRECA E SUA TRASMISSIONE »
PRIME FASI STORICHE DELLA CIVILTÀ GRECA »
LA LINGUA DEI GRECI »
DIFFUSIONE E TRASMISSIONE DEI TESTI »

[Rappresentazione del "Cavallo di Troia" - 50K .jpg] [Busto di Omero - 44K .jpg] [Aiace oltraggia Cassandra - 37K .jpg] [Raffigurazione del ratto di Elena - 46K .jpg] [Maschera funeraria "di Agamennone" - 38K .jpg] ["Cavallo di Troia" - 42K .jpg] [Tomba "di Clitennestra" - 41K .jpg] [Ricostruzione del cavallo di Troia - 47K .jpg]
 

Come per noi, così per gli antichi la letteratura greca aveva inizio con l'"Iliade" e l'"Odissea".
Le origini di questi due capolavori si perdono in un'oscura preistoria: l'evoluzione di queste opere avvenne infatti parallelamente alla tradizione orale e mnemonica e non vi è quindi testimonianza del percorso compiuto da queste due opere per diventare quello che sono; d'altra parte l'evoluzione di questi testi fu necessariamente lunga e caratterizzata da una ampia serie di fasi intermedie, che andarono perdute e subirono una selezione tale da far sopravvivere solamente i due grandi poemi che riassumevano in sé tutto ciò che li aveva preceduti.
Non è possibile rintracciare i veri connotati della nascita della poesia in Grecia, ma si può intravedere nei poemi omerici una esigenza di creazione poetica nella società da essi rappresentata.
In essi vi sono dei personaggi che sono cantori di professione: la poesia era pertanto divenuta una necessità sociale, non solo l'intimo sfogo del singolo.
Tale valore e funzione della poesia si trasmise quindi a tutta la cultura greca, e divenne in seguito elemento fondamentale della civiltà europea, unico tangibile risultato di una lunga formazione protostorica che per il resto è celata nell'oscurità.

L'"Iliade" è il "poema di Ilio", ossia di Troia, ambientato in un'epoca definita nell'opera stessa come lontana e separata dal presente. Causa della guerra è il rapimento della bella Elena, moglie di Menelao re di Sparta, ad opera del principe troiano Paride, figlio del re Priamo. Per vendicare l'offesa e riconquistare la donna fu allestita da parte di tutti gli stati della Grecia una spedizione, condotta dal re di Micene Agamennone, fratello di Menelao, a cui presero parte i maggiori eroi del tempo: tutti i re di tutti i popoli della Grecia, e il più forte di tutti gli uomini, Achille, figlio del mortale Peleo e della dea Teti. Dopo un assedio durato dieci anni in cui erano morti il più valente guerriero troiano, Ettore, e lo stesso Achille, la città fu conquistata e rasa al suolo, e i suoi abitanti sopravvissuti venduti come schiavi.
Di tutto ciò l'Iliade narra un episodio breve e circoscritto, che ha luogo all'inizio del decimo anno; d'altra parte nell'opera sono presentati sia il "background" storico sia le previsioni della conclusione della vicenda, preconizzata in vari passi dell'opera. Il "leitmotiv" dell'opera è esposto già nel proemio: l'ira di Achille contro Agamennone, reo di avergli sottratto la prigioniera Briseide. Egli decide di astenersi dal combattimento, e chiede alla madre Teti di pregare che Zeus dia la vittoria ai troiani finché Agamennone e gli achei non si siano pentiti dell'oltraggio. Così accade, e benché molte volte venga chiesto ad Achille di recedere dal suo proposito, egli rimane irremovibile, conducendo i greci sull'orlo della rovina.
Solo un evento risolve la vicenda: Patroclo, intimo amico di Achille, viene ucciso in battaglia per mano di Ettore.
Il dolore, il rimorso e il desiderio di vendetta spingono Achille a tornare sul campo di battaglia, nonostante sappia che così facendo egli troverà la morte. Il destino di Ettore è segnato: Achille lo uccide in duello e fa scempio del suo corpo, accettando di restituirlo solamente quando il vecchio re Priamo si presenta alla sua tenda supplicandolo.
Con il compianto dei familiari e gli onori funebri resi alle spoglie di Ettore si conclude infine il poema (8).

L'"Odissea", il "poema di Odisseo", è la storia di un uomo, raccontata nell'ambito un vasto ed intricato insieme di eventi che hanno costruito la sua esistenza e la sua personalità, distinguendolo fra tutti gli altri uomini.
Odisseo era stato uno dei principali capi achei nella guerra di Troia: valente guerriero e astuto stratega, a lui si dovette l'inganno del cavallo di legno che provocò la caduta della città. Motivo dominante dell'opera è il periglioso viaggio di Odisseo per ritornare alla sua patria, Itaca, viaggio durato ben dieci anni: a differenza dell'Iliade, in cui il tema fondamentale era uno scontro fra due popoli, l'Odissea è tutta interamente incentrata su un singolo uomo, protagonista assoluto del poema.
Nell'opera si individuano due filoni principali: il viaggio in luoghi remoti e fantastici, durante il quale l'eroe conosce genti ignote e strane usanze, e affronta numerosi pericoli uscendone salvo grazie alla sua abilità ma anche all'aiuto divino; il secondo tema è invece il ritorno in patria dopo che la lunga assenza (dieci anni di guerra a Troia e dieci anni per il rientro) ha fatto credere a tutti che fosse morto. Il suo reinserimento nell'ambiente familiare avviene dunque in modo traumatico; il "polytropos" signore di Itaca dovrà provare la sua identità, strappando la moglie e la dimora alle brame degli usurpatori che intendevano appropriarsi di entrambe.
La trama è ben nota: Odisseo è da sette anni relegato nell'isola di Ogigia, dove la ninfa Calipso vorrebbe tenerlo per sempre con sé; gli dèi decidono però che egli debba ritornare in patria. Odisseo allestisce una rudimentale imbarcazione e si dirige alla volta di Itaca, ma una violenta tempesta distrugge la zattera e Odisseo raggiunge l'isola di Scheria, terra dei Feaci. Portato al cospetto del re Alcinoo, si presenta inizialmente come un uomo disperato bisognoso di aiuto, celando il suo passato. Alcinoo gli offre assistenza e fa indire una festa in onore dell'ospite; durante questa cerimonia un cantore narra le gesta della guerra di Troia, e Odisseo, travolto dalla commozione, rivela la propria identità e tutti gli eventi straordinari che gli accaddero dopo la partenza da Troia.
Dopo questo ampio "flashback", l'eroe parte con la nave fatta allestire per lui e giunge ad Itaca: talmente tanto tempo è passato che egli stenta a riconoscere la propria terra. La dea Atena gli conferma di essere tornato in patria e gli consiglia di proteggersi fingendosi un povero mendicante.
Odisseo si incontra quindi col figlio Telemaco, cui svela il suo essere; insieme a lui si reca, sempre sotto mentite spoglie, alla reggia, dove viene schernito dai vari pretendenti, i Proci. A costoro Penelope impone una gara particolare: chi fosse riuscito a tendere l'enorme arco che era stato di Odisseo avrebbe vinto la contesa per diventare suo sposo. Nessuno riesce nell'impresa, e Odisseo ottiene, tra i dileggi, di poter provare lui stesso: avendo avuto facile successo nella prova, si rivolge contro gli usurpatori e ne fa strage.
Risolve infine l'ultima prova impostagli dalla moglie, svelando il segreto della costruzione del talamo nuziale, che Odisseo stesso aveva costruito su un unico immenso ceppo d'olivo. Di lì a breve il poema termina.

Note:
8. È interessante notare che nell'lliade non si fa menzione della presa di Troia mediante lo stratagemma del Cavallo. Vi sono invece due accenni nell'Odissea, e la vicenda è narrata compiutamente nell'Eneide di Virgilio.
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