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LA LINGUA DEI GRECI

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CULTURA GRECA E SUA TRASMISSIONE »
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La lingua della letteratura greca è un'entità del tutto astratta rispetto ai numerosi dialetti che costituivano la parlata comune. Tali dialetti erano peraltro accomunati da una forte omogeneità lessicale, morfologica e sintattica che consentono di circoscrivere le popolazioni della Grecia antica entro una sostanziale unità linguistica.
Le principali fonti della lingua greca antica sono i testi letterari, i documenti epigrafici e le lettere private rinvenute nei papiri egizi; queste ultime consentono di avvicinarsi maggiormente al linguaggio di uso corrente, sebbene siano presenti solo a partire dal III secolo a.C., allorché con i Tolomei ebbe inizio l'ellenizzazione dell'Egitto.

Una documentazione scritta che fornisce l'esempio più antico di lingua greca è quella presente nelle tavolette compilate secondo la scrittura cosiddetta "Lineare B" (3) che rappresentano la lingua dell'età micenea.
Tali testi contengono principalmente materiale amministrativo, e sono stati rinvenuti sia sull'isola di Creta, sia sul continente. La loro decifrazione, avvenuta nel 1952, ha accertato che la lingua dei micenei era sostanzialmente identica al greco di epoca storica, anche se rimangono tuttora degli interrogativi riguardo al rapporto con i dialetti: il miceneo non sembra dimostrare relazioni col dorico, mentre pare averne con l'eolico e lo ionico. Il miceneo peraltro (come in seguito la lingua greca) sovrapponendosi ai linguaggi delle popolazioni autoctone non li cancellò del tutto, bensì ne conservò delle tracce ravvisabili in alcuni nomi di divinità, di persone e di luoghi, oltre ad un certo numero di sostantivi.
I documenti epigrafici che si ritrovano sul territorio greco furono scritti nei dialetti locali e consentono di stabilirne con precisione la ripartizione territoriale.
Si distinguono tre gruppi, identificati anche con le stirpi in cui già la tradizione antica individuava le origini della nazione greca: la prima ondata migratoria, quella degli Ioni, fu sospinta dalle successive nella parte orientale del paese, ossia nell'Attica, in numerose isole tra cui l'Eubea e sulle coste dell'Asia Minore.
Lo Ionico parlato nell'Attica assunse, grazie anche al predominio culturale e letterario di Atene, l'aspetto di un dialetto proprio, fino a costituire la base di ciò che comunemente è inteso e studiato come greco antico.
Il secondo moto di invasione, ad opera degli Eoli, ebbe sorte analoga negli spostamenti, cosicché il dialetto eolico venne relegato dalle successive ondate migratorie nelle parti marginali della Grecia; era parlato prevalentemente nelle isole dell'Egeo settentrionale come Lesbo e nelle zone dell'Asia Minore prospicienti esso, oltre che in Tessaglia ed in Beozia.
L'Eolico assume un carattere particolare nell'Arcadia ed a Cipro, zone geograficamente appartate e quindi tendenti a mantenere tratti arcaici (4), che gli fanno assumere la denominazione di "Acheo".
La terza ed ultima migrazione, attribuita ai Dori, si insediò in due aree distinte che generarono altrettanti filoni dialettali.
Nella parte nord-occidentale del continente si diffuse un tipo di dialetto identificato come greco-occidentale, mentre il dorico vero e proprio era parlato in una parte del Peloponneso, a Creta, a Rodi ed in altre isole dell'Egeo meridionale, sulla costa dell'Asia Minore e in molte importanti località della Magna Grecia.
La letteratura greca presenta dunque, come già detto, una lingua dal carattere marcatamente "artificiale", che si distingue nettamente da quella parlata.
Già nei poemi omerici viene usata una lingua che non trova corrispondenza con un dialetto effettivamente parlato in Grecia, inserendo su una base ionica dei tratti eolici: a tale linguaggio si conformeranno le successive produzioni letterarie in esametri, da Esiodo fino ai poeti del V secolo d.C.
Pare dunque che la lingua usata dai singoli scrittori fosse vincolata dal genere letterario in cui essi di volta in volta operavano, indipendentemente dalle loro origini etniche.

Note:
3. Sistema di scrittura sillabico formato da segni corrispondenti a sillabe aperte, ossia terminanti in vocale, in numero di circa novanta, cui si aggiungono un limitato numero di ideogrammi ed un sistema di notazione numerica in base decimale.
4. Concetto espresso in linguistica dalla cosiddetta "teoria delle aree laterali".
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