
I POPOLI DEL MONDO PRIMA DEI DUE DILUVI

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![[Tassili: elefanti - 51K .jpg]](am16f42p.jpg)

![[L'archeologa Katleen Kenyon - 33K .jpg]](am16f57p.jpg)

![[Testa del faraone Djedefra - 22K .jpg]](am16f63p.jpg)

L'area della diffusione e del commercio dell'ossidiana vulcanica in Medio Oriente si estendeva, 12.000 anni fa, dalla Turchia al Sinai e dal Libano alla Mesopotamia.
L'archeologa Katleen Kenion, proseguendo, agli inizi degli anni '50 del secolo scorso, gli scavi nel sito archeologico di Gerico, scopri i livelli più antichi d'una città di cui nessuno, fino a quel momento, aveva immaginato l'esistenza.
Scoprì una cinta muraria, con torri alte fino a quindici metri ed un fossato che girava intorno alle mura, esattamente come nei nostri castelli medievali, solo che quell'imponente apparato difensivo era stato immaginato e realizzato 10.000 anni fa.
Se dunque a quell'epoca esistevano già vie commerciali, attraverso le quali viaggiavano merci d'ogni genere (ossidiana, smeriglio, pellami, vasellame, avorio, tessuti, collane e braccialetti, utensili e quant'altro), questo vuoi dire che esistevano anche interessi commerciali, oltre che imponenti apparati di difesa come quelli di Gerico e di Giza.
Ebbene, posto che due più due faccia ancora quattro, dobbiamo concludere che di quelle vie commerciali era necessario innanzitutto garantirne la sicurezza.
Questo richiedeva non solo degli eserciti ben organizzati e gerarchicamente strutturati, ma anche la demarcazione di confini, se non definiti, per lo meno da definire, o con la forza o con la politica. In una parola, dovevano esserci delle nazioni.
Se esistevano nazioni, o anche solo città-stato con un esteso controllo territoriale, allora dovevano esistere re, sacerdoti, funzionari, giudici, generali, ministri, tutte persone che, per poter svolgere queste funzioni, dovevano essere mantenute da un'ampia base militare.
In tre parole: ESISTEVANO SOCIETÀ EVOLUTE.
Se infatti venivano edificate solide mura di difesa, questo vuol dire che esistevano architetti capaci di progettazioni avanzate: che esisteva una rigida e ben strutturata organizzazione del lavoro, e quindi della società; che c'erano attività belliche nella regione e che la sicurezza delle piste carovaniere doveva essere garantita da qualcosa che non fosse soltanto una scorta armata.
Qualcuno aveva capito che il commercio significava ricchezza e sviluppo, e che quindi era indispensabile tutelarlo in ogni modo, o con le armi o con un'azione politica e diplomatica, o forse cercando d'imporre forme d'identità culturale e religiosa.
Dipingere dunque il Neolitico Superiore come un'epoca in cui gli uomini vivevano allo stato brado, in villaggi isolati e dediti alla caccia, alla pesca ed alla raccolta, significa conservare una visione della preistoria a dir poco ottocentesca.
Damine dalla pelle bianca, e dai tratti somatici orientali, eleganti ed altezzose come principesse, vivevano nel Tassili algerino, ma non è questa l'unica immagine che abbiamo riguardo al fatto che il Sahara era abitato da popoli di pelle bianca, addirittura biondi con gli occhi azzurri.
Sulle pareti della tomba del faraone Sethi I è riprodotta una sfilata di rappresentanti di tutti i popoli con i quali l'Egitto era in relazione. Tra questi vi sono anche gli "Tciemehu", come apprendiamo dal nome geroglifico scritto all'altezza del ginocchio e posto tra i personaggi.
Gli "Tciemehu" erano allora (nel 1300 a.C.) gli abitanti dell'attuale Libia che, come possiamo vedere, appartenevano ad una razza di persone bionde con gli occhi azzurri. Altri "Tciemehu", sempre dalla stessa sfilata nella tomba di Sethi I, sono di carnagione bianca, proprio come gli europei d'oggi ma, pur avendo i capelli neri, hanno la particolarità d'avere anch'essi gli occhi azzurri.
Nell'Egitto dell'Antico Regno troviamo la statua del visir Hemiunu, dalla mastaba G 4000 della piana di Giza.
Hemiunu era il visir di Cheope ed anche la persona a cui il celebre faraone aveva affidato l'incarico di dirigere i lavori edili nella piana di Giza. Sono del tutto evidenti i tratti europoidi dell'individuo.
Dal tempio funerario di Djedefra ad Abu Rawash, ed oggi custodita al Museo del Louvre di Parigi, arriva a noi la testa del faraone Djedefra, il figlio di Cheope che salì al trono alla morte del padre. Il suo volto, assolutamente europeo, sembra uscito da una tragedia di Shakespeare.
Quando il Sahara, a causa dei drammatici cambiamenti climatici già descritti, perse la sua capacità di dare nutrimento agli uomini, questi emigrarono in cerca di condizioni più favorevoli di vita.
Una parte di essi attraversò lo Stretto di Gibilterra e colonizzò l'Europa; un'altra parte si fermò in Libia, sulle coste ancora fertili del Mar Mediterraneo; un'altra ancora, migrando dalla zona di Nabta Playa verso nord, si fermò lungo le rive del Nilo, dove esistevano già da tempo villaggi sparsi di autoctoni cacciatori e raccoglitori; ne iniziò la conquista, come documentato negli stessi monumenti egiziani, e diede vita alla prima grande civiltà umana postdiluviana.

fine Seconda Parte

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