
GEOLOGIA MISTERIOSA

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Soltanto recentemente gli scienziati hanno iniziato a comprendere che la fase subpluviale neolitica, detta del "Sahara verde", non è il risultato d'un "indebolimento del fronte polare nord", come si credeva una volta, in conseguenza della fine dell'Era Glaciale, bensì è una "conseguenza delle oscillazioni dell'asse terrestre", come ha dichiarato ad esempio Mauro Cremaschi, professore di geografia fisica alla Statale di Milano, in una recente intervista al "Corriere della Sera" (venerdì 9 aprile 2004).
È ormai noto a tutti, infatti, che la Siberia, durante la cosiddetta "ultima Era Glaciale", non era una tundra ghiacciata ma un'immensa prateria temperata, con tutte le specie vegetali tipiche delle latitudini temperate. L'Era Glaciale non è mai esistita lì "allora", ma esiste lì "adesso".
Oltre a ciò l'Antartide, nelle regioni che guardano il Mare di Weddell - dalla Penisola Antartica alle regioni settentrionali della Terra della Regina Maud - godeva d'un clima mite e temperato, per cui lo scenario che appare ai nostri occhi è sconcertante.
Oscillazioni minime dei poli, dovute alle leggi della meccanica celeste ed alle interazioni gravitazionali con la Luna e gli altri corpi celesti del Sistema Solare, sono certamente nell'ordine naturale delle cose. Oscillazioni grandi tuttavia, superiori ai 15 o 20 gradi in un colpo solo, non si possono più chiamare oscillazioni ma spostamenti, ed è evidente che una cosa simile non può avvenire per cause ordinarie, bensì assolutamente straordinarie. Per questo io credo nella natura catastrofica dei cambiamenti su scala planetaria.
La disposizione delle calotte polari durante la cosiddetta "ultima Era Glaciale", tuttavia, dimostra che "la Terra ruotava intorno ad un asse esattamente inclinato come l'attuale", dal momento che i ghiacci polari ricoprivano un'area planetaria estesa più o meno come l'attuale.
Dobbiamo dedurne dunque che le terre emerse, se l'asse di rotazione era sempre inclinato sul piano dell'eclittica proprio come adesso, erano dislocate sul pianeta a latitudini diverse dalle attuali.
Il Polo Nord infatti era situato al centro della Groenlandia, una quindicina di gradi più a sud dell'attuale Polo Nord, ed il Polo Sud 8 o 9 gradi a sud della posizione che occupa oggi il Polo Sud Magnetico, che è sulla linea del Circolo Polare Antartico a 140° E.
Non c'è alcun dubbio che l'accumulo dei ghiacci ai poli sia determinato dalla scarsità, in condizioni normali, di radiazione solare, cosicché, per quanto detto finora, dobbiamo immaginare un modello in cui non sono stati i poli a spostarsi, bensì la crosta terrestre a scivolarvi sopra".
In altre parole, alcune regioni della Terra sarebbero "entrate" nelle latitudini dei Circoli Polari Artico ed Antartico, mentre altre ne sarebbero "uscite", cosicché alcune avrebbero ottenuto una glaciazione mentre altre l'avrebbero persa.
Un simile slittamento della crosta terrestre sul magma del Mantello Superiore può essere provocato da pochissime cause, una delle quali può essere sicuramente l'urto violento d'un corpo extraterrestre, nel nostro caso d'un meteorite molto pesante che impatta con un angolo molto particolare, radente alla superficie terrestre. Il verificarsi d'un fenomeno simile ha un grado relativamente alto d'improbabilità, ma di sicuro non è impossibile.
La dimostrazione di quanto sto dicendo può essere verificata su tutti i corpi celesti rocciosi del nostro Sistema Solare.
Un esempio a questo riguardo lo possiamo trovare nella regione lunare di Vallis Rheitia (50° S, 51° E) dove, - indicate dalle due frecce rosse - esistono due valli longitudinali sulla cui formazione non si è ancora finito di dibattere.
C'è infatti chi ipotizza un'inusuale "catena" di meteoriti caduti, secondo una linea ordinata, in stretta successione uno dietro l'altro; chi l'interpreta come una catena di caldere vulcaniche allineate su una faglia; ed infine chi - tra i sostenitori della teoria degli impatti - ritiene trattarsi d'un unico meteorite che ha "strisciato" il suolo lunare in epoche molto antiche, in considerazione del fatto che sulla "strisciata" più grande si trovano una gran quantità di crateri, più piccoli e più recenti.
Un secondo esempio molto più chiaro ce l'ha fornito la sonda interplanetaria "Mars Global Surveyor" quando, il 7 aprile 2004, ha fotografato un solco, sulla superficie di Marte, prodotto da un impatto meteorico obliquo, a 4° 25' S, 10° 6' O. Il solco è lungo 3 Km. e largo mediamente 0,8 Km.
Qualora si fosse verificato un impatto con modalità analoghe anche sulla Terra, dovrebbe esserne rimasta, dunque, sicuramente la traccia anche qui.
E così è probabile che sia.
La carta dei fondali del Mar Glaciale Artico mostra un'immensa vallata sottomarina dalle caratteristiche alquanto particolari, indicata col nome di Bacino Eurasiatico, o dell'Angara (altro nome con cui si indica il continente sinosiberiano), o di Nansen.
Fritjof Nansen fu un esploratore norvegese che il 7 aprile del 1895 raggiunse, nel corso d'una spedizione al Polo Nord, la latitudine di 86° 13'.
Professore di oceanografia ad Oslo e uomo politico, Nansen fu tra i fondatori, nel 1919, della Società delle Nazioni e particolarmente attivo nell'assistenza ai profughi della rivoluzione comunista in Russia. Per queste ragioni, nel 1922, ottenne il Nobel per la pace.
Ebbene, questa valle dai tanti nomi è, a tutt'oggi, un autentico enigma geologico di cui si sa veramente poco, anche se non mancano studi recenti, effettuati in particolare da scienziati russi, realizzati con l'ausilio di postazioni scientifiche montate su "isole galleggianti". Si tratta di grandi blocchi di ghiacci alla deriva, uno dei quali è stato recentemente al centro delle cronache, perché il team di scienziati che vi si trovava sopra aveva perso la possibilità di fare ritorno, con i propri mezzi, a terra.
Già la sola configurazione del bacino dell'Angara, dunque, è di per sé unica, nel senso che non esiste nulla di simile in tutto il resto del pianeta. Esso corre assolutamente dritto per ben 2.000 km, ha uno spessore pressoché costante di 200 km ed è fiancheggiato per tutta la sua lunghezza da due vistose dorsali, anch'esse perfettamente allineate tra loro, che sono: da una parte la cordigliera di Nansen, che si affaccia verso il continente sinosibetiano, e dall'altra la dorsale di Lomonosov, che incrocia, quasi alla metà della sua lunghezza, l'asse di rotazione terrestre (in pratica è l'unica catena montuosa al mondo che ruota su se stessa).
Queste due catene montuose sono separate tra loro da un abisso che arriva ad una profondità di quasi 5.000 metri sotto il livello del mare, e questa è una situazione che non ha l'analogo in nessun'altra parte del mondo.
Che cosa significa?
Sarebbe necessario che un robot sottomarino arrivasse, ad esempio, sui fianchi della dorsale Lomonosov ed eseguisse un carotaggio della roccia. Una dorsale è costituita infatti, normalmente, da rocce effusive di tipo basaltico insieme ad altre, come i gabbri ed i serpentini, di tipo intrusivo. Le dorsali in pratica sono legate ai processi di divergenza delle placche e determinano, con l'emissione di materiale basaltico, l'espansione dei fondali oceanici, formando in continuazione nuovo materiale crostale.
La dorsale di Lomonosov, tuttavia, è una specie di cordigliera che unisce sott'acqua, dritta come una corda tesa, la Siberia alla Groenlandia. Se dovesse rappresentare una struttura tettonica legata in qualche modo ad un processo di divergenza delle placche, allora la Siberia e la Groenlandia dovrebbero essere, se non spaccate a metà, sicuramente interessate da fenomeni geotermici (come accade all'Islanda, che si trova sulla dorsale Atlantica) oppure da altri fenomeni, sismici o eruttivi.
Come possiamo vedere, tuttavia, dalle carte dei terremoti e della distribuzione dei vulcani (attivi e non) sulla Terra, questo non è. Anzi la Groenlandia e la Siberia sono due delle poche zone della Terra dove non ci sono né vulcani (presenti e passati) né terremoti, quindi si tratta d'una zona geologicamente stabile. Oltre a ciò è ancora più oscura la presenza d'una profonda valle come il bacino dell'Angara.
Per spiegare la sua formazione, infatti, non si può formulare l'ipotesi d'un fenomeno di subsidenza, le cui sedi sono le aree epicontinentali (cioè i bacini marini costieri poco profondi), le zone lagunari e le scogliere coralline del periodo triassico.
Si potrebbe pensare ad un bacino riferito ad una coppia di geosinclinali, che gli autori più recenti, tuttavia, preferiscono classificare in altri tipi di fosse o in subsidenze intercontinentali come i solchi intracratonici (il cratone è uno zoccolo continentale geologicamente stabile e dalla topografia livellata).
In effetti, nell'assenza di manifestazioni magmatiche sottomarine, e considerata la stabilità geologica delle terre emerse intorno al bacino dell'Angara, si potrebbe pensare di poter iscrivere il nostro bacino in questa classe, ma non si trova tra due zoccoli continentali e non può inoltre, come abbiamo già visto, essere stato interessato in passato dal fenomeno della subsidenza.
Allora cos'è?
Ce lo dicono il solco lunare della Vallis Rheita e quello, scoperto solo di recente, su Marte: si tratta dell'impatto d'un meteorite dalla traiettoria molto particolare, cioè tangente alla superficie del pianeta. Un meteorite estremamente massiccio e compatto, formato di ferro e nichel, in pratica una palla d'acciaio cosmico arroventato, con un diametro d'almeno un chilometro e dal peso di 20 miliardi di tonnellate, arrivò sulla Terra alla velocità di 60.000 km/h. La calotta polare, dello spessore di 5 km, si liquefece in pochi secondi dopo che il bolide celeste aveva finito di "arare" la crosta terrestre per 2.000 km, fermandosi "solo" ai piedi dello zoccolo continentale della Groenlandia.
Una delle più semplici equazioni della meccanica razionale è senza dubbio quella dell'energia, data appunto dal prodotto della massa per il quadrato della velocità. Bene, provate a fare il prodotto di 20 miliardi per il quadrato di 60.000: quello è il valore dell'energia cinetica, espresso in t/km, scaricata dal bolide sul pianeta.
La Siberia venne trascinata in un istante al Circolo Polare Artico; l'Europa invece, che stava dalla parte opposta, ne uscì, scivolando d'una quindicina di gradi più a sud. L'Africa settentrionale, che si trovava a latitudini temperate (là dove adesso c'è, invece, l'Europa) scese verso il Tropico del Cancro, cioè alla latitudini in cui ci sono i deserti.
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