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n° 16 Lug./Ago. 2004

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UNA STONEHENGE AFRICANA
ALLE PORTE DEL SOLE


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Esattamente 30 anni fa, nel 1974, l'allora giovane professore d'Antropologia Fred Wendorf, dell'Università Metodista Meridionale di Dallas, in Texas, stava guidando un gruppo di suoi colleghi in un viaggio, massacrante tanto per le auto quanto per gli uomini, che andava dal deserto libico alla Valle del Nilo. Attraversato il confine con l'Egitto la spedizione prosegui ancora per qualche ora ma ad un certo punto, a causa d'un guasto meccanico ad uno dei mezzi, dovette fermarsi.
Wendorf racconta: "Ce ne stavamo lì pensando ognuno ai fatti propri quando notammo del vasellame ed altri artefatti."
Era cominciata così, per un caso assoluto ed allo stesso tempo "magico", la scoperta archeologica più rivoluzionaria di tutta la storia dell'egittologia, dopo quella della tomba di Tutankhamen: la scoperta del sito archeologico di Nabta Playa.
Wendorf tornò ancora molte volte in quel luogo, "donato" da un guasto tecnico su piste che, con ogni probabilità, 11.000 anni prima, avevano già percorso i pastori nomadi del Sahara. Egli riuscì dunque a determinare il lungo periodo d'occupazione umana di quel sito: a partire dagli 11.000 fino ai 4.800 anni fa, con una fase d'abbandono, compresa tra gli 8.000 ed i 7.000 anni fa, causata da due lunghe siccità.
Le persone tornate a Nabta dopo questa siccità mostravano una drastica evoluzione nel loro sistema sociale e nell'organizzazione materiale della vita.
Al centro delle loro più evolute strutture sociali ed economiche si trovavano elaborati rituali, ispirati ad un improvviso, forte e sentito sistema di credenze religiose. È questo il periodo a cui risale la costruzione dei complessi architettonici cui gli studiosi attribuiscono maggiore importanza, non solo dal punto di vista cultuale ma anche delle conoscenze astronomiche.
Furono scoperti cinque allineamenti megalitici, che erano stati realizzati usando pietre lunghe (menhir) fino a cinque metri, del peso d'una decina di tonnellate ciascuna, in arenaria quarzitica, la cui cava si trovava a seicento metri da Nabta Playa. Queste pietre furono estratte, portate in loco, erette e conficcate nella sabbia.
A questo punto Wendorf chiese aiuto a J. McKim Malville, professore d'astronomia all'Università di Boulder, nel Colorado, il quale, assistito dalla tecnologia satellitare GPS, poté determinare la disposizione di due di questi allineamenti, di cui uno seguiva la linea est-ovest e l'altro quella nord-sud.
Trecento metri a nord di questi due allineamenti era stato eretto un circolo di pietre simile a quello di Stonehenge, in Inghilterra, ma molto più piccolo: il diametro di questa struttura circolare, infatti, non superava l quattro metri. Le pietre più grandi di questa costruzione erano otto, accoppiate a due a due. Ognuna di queste coppie era costituita da due monoliti vicini tra loro, al punto che Wendorf decise di chiamarle "porte".
Le "porte" che si trovavano sull'allineamento est-ovest, permettevano ad un osservatore che si fosse posto sulla loro linea al di là del circolo, guardando verso est. Di vedere sorgere il Sole, tra quelle pietre, il giorno del solstizio d'estate di 7.000 anni fa.
Il Sole entrava così ogni anno da quelle porte nell'estate africana.
Il dato archeoastronomico coincide con i test al radiocarbonio effettuati sui resti di focolari trovati attorno al monumento, che datano appunto intorno ai 7.000 anni fa.
Fred Wendorf e J.McKim Malville, insieme a Romuald Schild - archeologo della Polskiej Aakademii Mauk di Varsavia - ed il geologo egiziano Ali al Mazar pubblicarono un articolo sulla rivista britannica "Nature" il 2 aprile del 1998, intitolato "Megaliths and Neolitic astronomy in southern Egypt", fornendo una gran quantità di dati relativi al sito, agli studi compiuti ed alle ipotesi avanzate. La domanda principale che si posero gli autori dell'articolo fu la seguente: perché mai era così importante, in quell'epoca ed in quel posto, conoscere con esattezza !'inizio dell'estate?
Gli autori si diedero la risposta giusta, e cioè che il monsone estivo s'era spostato 15° di latitudine più a Nord di dove era stato fino ad allora e dove sarebbe ritornato ben 2200 anni dopo, intorno al 2800 a.C..
Già, ma cos'è che fece compiere al monsone uno spostamento simile, lo fece restare in Egitto per più di 2000 anni e poi lo fece ritornare là dove si trovava prima, tra la Somalia e l'Etiopia?
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