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n° 16 Lug./Ago. 2004

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[Sagrato della Certosa di Pavia - 33K .jpg] [Rappresentazione episodio biblico - 33K .jpg] [Piazza di San Salvo, a Chieti - 31K .jpg] [Esagramma a protezione dell'acqua - 36K .jpg]
 

L'episodio delle Sacre Scritture includente le indicazioni di maggior interesse, appartiene al "Pentateuco". Il Pentateuco, ossia l'"Antico Testamento", si compone di cinque libri. S'attribuiscono come stesura, anche se non concordemente, a Mosè. Il passo ritenuto utile per dirimere la questione Esagramma? Si trova più precisamente nel "Genesi". Si tratta della pericope compresa tra i versetti 15,7 e 15,10. Vediamone i dettagli. Il brano tratta della seconda alleanza tra Dio e l'Uomo. Il nuovo patto è stabilito da Dio con Abram.
Per quanto si tramanda, Abram è il primo di tutti i patriarchi. È il privilegiato capostipite della genia ebraica. (8) L'influente antecessore storico, con ogni probabilità visse in Haran. In Mesopotamia. Si è intorno al XX secolo avanti Cristo. Abram intuisce l'onnipotenza e l'unicità dell'Altissimo.
Si sottomette pertanto al Suo volere. In cambio dell'apprezzato gesto, Abram riceve da Dio la terra su cui poter prosperare. È sempre Dio stesso a suggellare l'accordo. Univocamente. Il rituale è del tutto particolare. Il dato interessante? Tramite la liturgia in discorso, Dio dovrebbe pure aver suggerito ad Abram un peculiare segno distintivo. È il marchio utile ad Abram per riconoscere la terra ricevuta come pegno. Tutto questo si è trascritto esplicitamente nel testo biblico. Si può leggere: «...Abram gli domandò: "Signore Iddio, IN QUAL MODO POTRÒ CONOSCERE CHE IO LA POSSEDERÒ?". E gli rispose: "Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e una colomba". Ed egli prese tutto questo, lo divise nel mezzo, PONENDO CIASCUNA META' DI FRONTE ALL'ALTRA, NON DIVISE PERÒ GLI UCCELLI...». (9) L'unica cosa non esplicita è la risposta.
A prima vista almeno. La replica divina è inaspettata. Meglio. Inconcludente. In effetti, non sembra soddisfare la legittima richiesta avanzata da Abram, ossia: "...in qual modo potrò conoscere che io la possederò?..."
Dalla risposta divina, in sostanza, non sembrano emergere segni distintivi veri e propri, salvo che...
Proviamo ad analizzare un dettaglio della Scrittura. Si tratta di un evento particolare. Si direbbe però scorrere defilato rispetto all'ambiente scenico. Costretto in un insignificante ruolo secondario. Al contrario, invece, l'episodio è molto importante. Anzi. È determinante per chiarire la questione. Ora, Abram, secondo le Sacre Scritture non divide i due uccelli. Per quale motivo? Si può pensare perché la tortora e la colomba sono animali dell'aria. Sono volatili. Si tratta quindi d'animali propri del cielo. Simboli della pace. Della bellezza spirituale. Della grazia dello Spirito Santo. Caratteristiche impegnative, queste. Pongono allegoricamente gli uccelli vicini a Dio.
Si possono già ritenere questi motivi più che sufficienti, perché gli animali non siano sacrificati da Abram. In questa prospettiva, solo Dio può dividere due simulacri, per dir così, rappresentativi del divino. Può essere. I due pennuti, è anche probabile, non siano stati divisi da Abram per un altro motivo. Molto più semplice. "Non spettava a lui dividerli". È lo stesso passo biblico a suggerirlo. Meglio. Rientra pienamente nella logica del rituale. L'alto gesto simbolico della divisione dei due uccelli è riservato pertanto in modo esclusivo a Dio. Probabilmente è questo l'unico atto formale possibile, per sancire in maniera conforme alla Tradizione, la sacralità del patto. Senza quest'atto, ossia senza l'interposizione dell'imprescindibile divisione rituale divina, il momento liturgico sarebbe risultato, invece, come semplice azione votiva umana. Un patto con Dio voluto e consumato esclusivamente da un uomo? Impensabile. Impossibile. Abram, allora, deve portare a termine un'operazione accessoria.
Specifica, ma complementare. Smembra la giovenca, la capra ed il montone. Sono animali della terra, questi. Bestie pertinenti all'essere umano. Abram è però un uomo privilegiato da Dio. L'intervento portato a termine da Abram, allora? Non è un semplice atto votivo. Si tratta di qualcosa di più.
Si tratta della firma contrattuale apposta dal patriarca. Il gesto d'Abram? È il riflesso del taglio rituale coinvolgente i due uccelli. Il taglio sacrificale dei due pennuti? Questo, è il frutto esclusivo della volontà divina.
È l'unico atto necessario per convalidare l'intesa. In altri termini, il patto si ratifica e, di fatto, si risolve solo in un momento ben preciso. L'attimo cruciale è quando Dio divide secondo rituale la colomba e la tortora ed al contempo tocca, ricomponendole virtualmente, pure le parti frazionate in precedenza da Abram. È, questa, l'imprescindibile firma divina. Da un lato suggella in modo definitivo l'accordo. Dall'altro esaudisce la richiesta fatta da Abram: "Signore Iddio, in qual modo potrò conoscere che io la possederò?...".
Già. In qual modo? Vediamo. Proviamo a convertire graficamente la liturgia del sacrificio. Ora, si dovranno sistemare le diverse metà degli animali sacrificali e gli uccelli, come indicato dalla Scrittura. In sostanza si dovrà "porre una metà d'ogni animale di fronte all'altra lasciando integri i due uccelli anch'essi però, ovviamente, contrapposti".

Note:
8. Si deve notare che Abram, originario di Ur in Caldea, è una figura di primo piano sia per l'orizzonte religioso ebraico-cristiano sia per quello islamico.
9. Bibbia Concordata; Milano, 1982, A. T., Pentateuco, p. 62, maiuscolo N.d.A.; in nota 15-17: "...Era uso comune presso molti popoli antichi che, per concludere un patto, si dividessero le vittime del sacrificio in due parti, tra cui passavano i contraenti, invocando su di loro una simile morte violenta nel caso di inadempienza (Gr. 34,18). In questo caso, Dio, SOTTO FORMA DI FIAMMA, PASSA DA SOLO, in mezzo alle vittime, trattandosi non di patto bilaterale ma di sua esclusiva iniziativa..."
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