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n° 15 Mag./Giu. 2004

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NORDAFRICA COME NORDAMERICA

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LO STATO DELLA SFINGE DI GIZA »
LA PIANA DI GIZA »

[Sovrapposizione della Sfinge di Giza al leone della tomba di Sethi I - 21K .jpg] [Roccia calcarea del torso dell’animale e la pietra della testa - 49K .jpg] [Aspetto della sfinge nel 1905 - 27K .jpg] [Aspetto della sfinge nel 1912 - 37K .jpg] [L'aspetto della sfinge nel 1912 - 46K .jpg] [Restauro occulta l'erosione della pietra - 31K .jpg] [Restauro occulta l'erosione della pietra - 33K .jpg] [Profilo altimetrico della piana di Giza - 14K .jpg] [Formazioni alluvionali dinanzi alla piramide di Micerino - 37K .jpg] [Solco che scorre lungo il suolo roccioso - 31K .jpg] [Piattaforme di roccia calcarea erose dall’acqua - 33K .jpg] [Recinto eroso dall'azione dell'acqua - 25K .jpg] [Una delle mastabe vicino alla Sfinge - 29K .jpg] [Il "Delicate Arch" - 32K .jpg] [Il "Rainbow Bridge" - 34K .jpg]
 

[Fungo di pietra - 24K .jpg] [Arco di pietra nel deserto algerino - 32K .jpg] [Veduta del Tassili N’Ajjer - 42K .jpg] [Canyon d’arenaria - 38K .jpg] [Pinnacoli di roccia calcarea - 43K .jpg] [Leone di pietra ritrovato ad Asor - 29K .jpg] [La "porta delle leonesse" di Micene - 50K .jpg] [I leoni di Hattusa - 33K .jpg] [Il "Muro del Principe" - 49K .jpg] [Una delle torri di Gerico - 37K .jpg] [Scavi a Gerico - 46K .jpg] [L’archeologa Katleen Kenyon - 34K .jpg]
 

La catastrofe che investì il Nordamerica, l’Europa ed il Nordafrica ha lasciato la sua inconfondibile "firma" sui suoli di questi tre continenti.
La foto 14 ci fa vedere il "Delicate Arch", una tra le formazioni rocciose più famose della cosiddetta "zona degli Archi", nel deserto roccioso dello Utah sudorientale, poco più a nord del Gran Canyon del Colorado. Nella foto 15 vediamo ancora il "Rainbow Bridge", sempre della stessa zona, mentre la foto 16 fa vedere un fungo di pietra, creato dall’erosione differenziale delle acque, con sullo sfondo i picchi di arenaria rossa della Monument Valley, nell’Arizona del Nord, al confine con lo Utah.
Tutte queste formazioni rocciose, tipiche dei deserti centrali degli Stati Uniti, hanno le loro gemelle in pieno deserto del Sahara, nel Tassili algerino.
La foto 17 mostra un arco di pietra che fa ancora bella mostra di sé in uno uadi del deserto algerino, al confine con la Libia, ed è simile agli archi dello Utah. Gli sbalzi di temperatura e gli agenti atmosferici finiranno per distruggere questo capolavoro della natura, che ha già cominciato a sfaldarsi e a perdere pezzi un poco alla volta. La foto 18 è una veduta sempre del Tassili N’Ajjer, con sullo sfondo un picco di arenaria del tutto simile ai quelli "gemelli" della Monument Valley. Nella foto 19 è ripreso un canyon d’arenaria al confine con la Libia. Esso s’è formato, analogamente al "gemello" Gran Canyon del Colorado, in seguito al rapido defluire d’una enorme quantità d’acqua per breve tempo. La foto 20 mostra pinnacoli di roccia calcarea ancora del Tassili: essi sono del tutto simili ai pinnacoli della Valle dell’Elba, a sud di Dresda.
Anche l’Europa, infatti, presenta formazioni rocciose simili a quelle statunitensi e nordafricane: dalla Valle dell’Elba, a sud di Dresda, come ho già detto, alle piramidi di terra ad est di Bolzano, dai rilievi d’arenaria della Sassonia alle "Bad Lands" della Sierra Nevada in Spagna, il passaggio violento d’immense masse d’acqua ha lasciato le sue inconfondibili tracce anche nel nostro Continente.
Queste sculture, di cui ho appena parlato, sono state create dall’energia cinetica d’un onda, alta tra seicento metri ed un chilometro, che fu generata dall’improvviso e traumatico sciogliersi dei ghiacci del polo Nord.
Nell’ultima era glaciale tutto il Canada e l’Europa del Nord (compresa Francia e Germania Settentrionale) si trovavano sotto una coltre di ghiacci analoga a quella che copre oggi l’Antartide, cioè sotto un manto ghiacciato dello spessore di ben 5 km. Un evento traumatico, di cui parlerò meglio nella seconda parte di questo lavoro, fece sciogliere istantaneamente l’intera massa dei ghiacci del polo Nord. La diga di ghiaccio che ne delimitava i confini cedette di schianto, sotto la pressione della massa liquida, cosicché un’unica onda, che s’estendeva dalle coste statunitensi del Pacifico fino agli Urali, dilagò nelle pianure, come anche nell’Atlantico Settentrionale, trascinando con se micidiali blocchi di ghiaccio misti a fango e pietrisco.
La cosa più terribile, tuttavia, dovette essere ancora un’altra. L’improvvisa liberazione di estese superfici di terra emersa come il Canada, la Groenlandia ed il Nordeuropa dovette provocare quello che i geologi chiamano "rimbalzo isostatico", vale a dire l’improvviso sollevamento delle terre non più sottoposte all’enorme pressione di quei ghiacci che, finché c’erano, ne causavano lo sprofondamento nel Mantello sottostante.
Molti ipotizzano, sulla base di immagini satellitari e tracciati radar, che al largo di Cuba e della Florida esistano strutture artificiali anche a grandi profondità, fino ad ottocento metri sotto il livello del mare. Se un giorno sarà possibile accertare questo, come anche l’esistenza, dall’altra parte dell’Oceano, di statue a duemila metri di profondità al largo delle coste portoghesi, allora una spiegazione potrà darcela la teoria del cosiddetto "rimbalzo isostatico". Quello che possiamo sapere oggi, invece, è il fatto che, qualora quell’alluvione fosse durata qualche ora in più di quello che durò, allora tutto ciò che è stato prodotto dall’erosione delle arenarie e dei calcari, e rimasto in forma di archi, pinnacoli e quant’altro, sarebbe stato irrimediabilmente spazzato via.

parti seguenti:    

IL LEONE DI GIZA »

									

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