
ANALISI CRITICA E CONSIDERAZIONI GENERALI

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![[Tre scrittori che hanno fatto riferimento alla S.H.C. nelle loro opere - 29K .jpg]](am14f66p.jpg)

È inevitabile, a questo punto, chiedersi per quale motivo ciò non accada anche nei forni crematori, dove, nonostante il calore prodotto sia molto intenso e le temperature raggiunte estremamente elevate, non si ha l’incenerimento delle ossa dei cadaveri.
La risposta è il tempo o meglio, la mancanza di esso.
Le cremazioni, infatti, durano circa un’ora e mezzo, un lasso di tempo insufficiente perché le ossa possano venire ridotte in cenere mentre è stato accertato che, nei casi di S.H.C., la combustione si è protratta per molte ore.
Alcuni ricercatori sostengono che l’effetto stoppino, unitamente ad una combinazione di materiali infiammabili e a una maggiore quantità di tempo, sia in grado di "generare" temperature relativamente alte e localizzate, tali da ridurre in cenere anche le ossa.
A temperature relativamente basse, intorno ai 500°C e con sufficiente tempo a disposizione, infatti, le ossa finiscono per trasformarsi in un materiale simile a polvere.
L’effetto stoppino spiega anche il motivo per cui gli arti inferiori delle vittime, in particolare le gambe, vengano frequentemente trovati integri o quasi, nonostante il resto del corpo sia stato ridotto in cenere. Questa apparente incongruenza anatomopatologica nella combustibilità del corpo umano non deve sorprendere in quanto è una conseguenza fisiologica della disomogenea distribuzione corporea del grasso sottocutaneo, che, a livello degli arti inferiori ed in particolar modo delle gambe, è presente in quantità piuttosto basse, per cui le parti del corpo a subire i danni più gravi, fino alla carbonizzazione e all’incenerimento, sono quelle a più alto contenuto di grasso sottocutaneo.
Il fatto che sia la parte superiore del corpo a riportare i danni più gravi e che gli arti inferiori vengano risparmiati dalla furia distruttrice del fuoco dipende anche dalla relativa distanza che separa le gambe dalla parte del corpo, il tronco, da cui, in genere, ha inizio la combustione e dalla tendenza delle fiamme a dirigersi verso l’alto.
Un altro aspetto della S.H.C., che in passato ha indotto molti studiosi a ritenere che questo fenomeno avesse implicazioni paranormali, è rappresentato da tutta una serie di anomalie ambientali che gli inquirenti e gli esperti incaricati delle indagini hanno riscontrato frequentemente nelle abitazioni delle vittime, in particolare nelle stanze dove queste hanno trovato la morte. È interessante notare, infatti, come, nei casi di S.H.C., oggetti e suppellettili varie, nonostante siano state rinvenute nelle immediate vicinanze delle vittime, non siano state danneggiate dalla combustione né abbiano mostrato i tipici segni di un incendio e come gli orologi da parete, anziché bruciati, siano risultati fusi o parzialmente fusi.
Queste curiose anomalie ambientali possono essere spiegate con la bassa intensità e la natura localizzata dell’incendio, durante e a seguito del quale si forma uno strato di gas molto caldo nella parte superiore della stanza. Il calore sviluppato dall’incendio, tuttavia, non è tale da innescare una combustione negli oggetti vicini ma solo da fonderli o al massimo, da arrecare loro danni di lieve entità, dovuti a leggere bruciature.
Alla luce di tali considerazioni, la S.H.C. deve essere considerata un evento relativamente raro, reso possibile dalla concomitanza di più fattori, sia di natura ambientale che fisici, un caso limite dei più comuni incendi domestici, in cui il fuoco, proprio in virtù di tali fattori, rimane localizzato sul corpo della vittima per tutta la sua durata, senza estendersi alle altre parti della stanza o agli altri oggetti ma continuando ad ardere per molte ore, fino al totale o parziale incenerimento dei corpi.
Gli inquirenti hanno accertato che, in quasi tutti i casi di S.H.C., le vittime erano sole in casa e non essendovi altri individui che potessero prontamente prestare loro i primi soccorsi, magari estinguendo l’incendio, questo ha avuto tutto il tempo per consumarne il corpo.
Anche se in casa vi fosse stato qualcuno in grado di soccorrere le vittime, la sua attenzione avrebbe potuto non essere attirata dalla tipica combustione a fuoco lento determinata dall’effetto stoppino, proprio perché tale combustione non provoca danni così evidenti come quelli causati dagli incendi ordinari, con il risultato che chi avrebbe potuto portare i primi soccorsi alle vittime avrebbe potuto anche non accorgersi di alcunché e la combustione avrebbe potuto continuare indisturbata la sua lenta opera devastatrice.
Vi è anche un’altra doverosa considerazione da fare sulla S.H.C., considerazione che da sola sarebbe sufficiente per comprendere quanto sia inopportuno attribuire una natura paranormale a questo fenomeno.
Un "autentico" fenomeno paranormale, infatti, non è legato ai confini di un paese, bensì si manifesta ovunque nel mondo; i casi di S.H.C., tuttavia, sembrano essersi verificati e verificarsi, solo ed esclusivamente negli U.S.A. ed in Gran Bretagna.
Il fatto che non si conoscano casi di S.H.C. che abbiano avuto luogo in altri paesi e che questo fenomeno non sia conosciuto al di fuori dei confini di queste due nazioni la dice lunga sulla liceità di attribuire una natura paranormale a questo evento.
Nella sezione dedicata alle ipotesi formulate nel corso degli anni sulla S.H.C. è stato mostrato come il consumo di bevande alcoliche non sia implicato nell’incrementata combustibilità del corpo umano, tuttavia, nel contesto dell’ipotesi dell’effetto stoppino, l’alcool svolge un ruolo importante in quanto stordisce ed inabilita fisicamente le vittime, compromettendone seriamente la coordinazione motoria.
Gli inquirenti hanno appurato che molte delle persone che hanno perso la vita in incendi riconducibili a casi di S.H.C., prima di andare a dormire, magari in una stanza con un camino acceso o con un’altra sorgente di calore, quale, ad esempio, una stufa elettrica, avevano ingerito una grande quantità di alcool. Non è da escludere che, durante la notte, le vittime siano venute involontariamente a contatto con una sorgente di accensione che ha fatto prendere fuoco ad una parte dei loro indumenti; l’effetto candela, poi, avrebbe fatto il resto.
La prevalenza di alcolizzati tra le vittime della S.H.C. è verosimilmente dovuta al fatto che è molto meno probabile che individui che non hanno bevuto prendano fuoco in quanto si suppone che essi siano in grado di fronteggiare adeguatamente una simile situazione di pericolo, allontanandosi dalla sorgente di accensione, spengendo prontamente il fuoco o chiamando aiuto. Chi è in stato di ebbrezza, invece, non è in grado di reagire prontamente ad una situazione d’emergenza di questo tipo, per cui è inevitabile che finisca con l’essere sopraffatto dalle fiamme e muoia bruciato.
Gli studiosi che hanno focalizzato l’attenzione sull’"epidemiologia" di questo fenomeno non hanno potuto fare a meno di notare una netta prevalenza di individui in sovrappeso e di donne, per lo più in età avanzata, tra le vittime della S.H.C.. Tale prevalenza è dovuta al fatto che questi soggetti hanno una quantità di grasso sottocutaneo maggiore, rispettivamente, degli individui magri e di quelli appartenenti al genere maschile.
A questa considerazione va aggiunto il fatto che gli alcolisti, altra categoria frequentemente coinvolta nei casi di S.H.C., tendono ad essere anche in sovrappeso, a causa dell’elevato contenuto calorico dell’etanolo presente nelle bevande alcoliche che essi assumono in grande o grandissima quantità.
In generale, il corpo delle donne brucia più velocemente e a temperature più elevate, rispetto a quello degli uomini in quanto, in proporzione, come già precisato, le prime contengono un quantitativo di grasso sottocutaneo maggiore rispetto ai secondi e più grasso è presente, maggiore è la quantità di combustibile disponibile per la combustione.
È interessante notare, inoltre, che le due parti del corpo con il più alto contenuto di grasso sottocutaneo siano, in genere, il tronco e le cosce, infatti, le regioni del corpo che subiscono i danni più gravi, nei casi di S.H.C., sono proprio queste due. Le parti del corpo non coperte dagli indumenti, invece, non bruciano o bruciano molto difficilmente in quanto il grasso fuso ha bisogno dei vestiti per bruciare efficacemente; tali regioni, quindi, non vengono carbonizzate o ridotte in cenere ma riportano danni da ustione, a volte anche gravi o gravissimi, dovuti alle alte temperature raggiunte dal grasso sottocutaneo sciolto. Le parti esposte della cute delle vittime della S.H.C., infatti, hanno spesso un aspetto rossastro e presentano molte vesciche, proprio come ci si aspetterebbe nel caso di gravi scottature.
L’ipotesi secondo cui la S.H.C. consista in una lenta combustione alimentata dal grasso sottocutaneo è supportata da altre evidenze. La combustione del grasso produce molto fumo, che potrebbe rendere conto della grande quantità di fuliggine trovata nelle stanze dove le vittime sono state rinvenute.
La fusione del grasso sottocutaneo potrebbe anche rendere conto del liquido giallo riscontrato tutto intorno alle vittime; tale liquido non sarebbe altro che una parte del grasso sottocutaneo che, sciogliendosi e fuoriuscendo dal corpo, va a depositarsi sul pavimento, dove rimane incombusto a causa dell’assenza di un materiale che agisca come uno stoppino.
Tra le vittime della S.H.C. vi sono anche molti forti fumatori, suggerendo la possibilità che, per molti di essi, la sorgente di accensione sia stata una sigaretta accesa, magari sfuggita dalla mano e caduta sugli indumenti o su qualche altro tessuto infiammabile.
È interessante notare, a questo proposito, come, in quasi tutti i casi di S.H.C., gli inquirenti abbiano accertato il coinvolgimento di varie tipologie di materiale infiammabile, quali suppellettili, coperte, lenzuola, materassi, tappeti, ecc. Questi materiali non costituirebbero solo una continua sorgente di combustibile ma promuoverebbero anche un fuoco lento; in questi casi, infatti, il combustibile iniziale sarebbe rappresentato dalle lenzuola, dalle coperte o dagli stessi indumenti delle vittime mentre durante le fasi successive dell’incendio, sarebbero le suppellettili, gli oggetti di arredamento e lo stesso corpo dei malcapitati ad alimentare la combustione. Qualora nell’ambiente vi siano materiali, quali imbottiture, materassi, lenzuola, coperte, tappezzerie e determinate varietà di legno, in grado di assorbire efficacemente il grasso sottocutaneo sciolto e di agire, quindi, come uno stoppino, la combustione viene incrementata.
Alla luce di tali considerazioni, risulta chiaro come, tra le ipotesi formulate per spiegare i casi di S.H.C. in cui le vittime cadono addormentate mentre fumano a letto o mentre sono sedute su una sedia, su un divano o su una poltrona, quella che chiama in causa l’effetto candela sia la più convincente e come l’incendio, in questi casi, abbia quasi sempre inizio a partire dagli indumenti.
È interessante notare come, tra il 1964 e il 1973, a Colonia, il 40% dei settantacinquenni morti bruciati in incendi sviluppatisi all’interno di stanze chiuse avesse un tasso alcolemico di oltre una parte per mille e come il 54% degli ottantasettenni deceduti in incendi domestici a Oslo avesse una concentrazione di alcool nel sangue di oltre una parte per mille.
Questi dati indicano che molte delle persone rimaste coinvolte in incendi domestici erano sotto gli effetti stordenti dell’alcool e non occorre una specializzazione in medicina legale per capire che è inevitabile, per chi si trovi in stato di ebbrezza, cadere improvvisamente addormentato mentre tiene tra le dita una sigaretta accesa e non svegliarsi o svegliarsi troppo tardi, per allontanarsi dall’incendio; se poi la vittima, oltre che ubriaca, è anche anziana, alla ridotta prontezza di riflessi e alla difficoltà di coordinare i movimenti, dovute allo stato stuporoso indotto dall’alcool, si aggiunge la ridotta prestanza fisica, tipica di chi è in età avanzata.
I convinti assertori della natura paranormale della S.H.C. dubitano fortemente che la dinamica di un evento possa essere stabilita a posteriori, specialmente se tale evento consiste in un incendio distruttivo, tuttavia, essi commettono un grave errore in quanto dalla perizia autoptica di un corpo carbonizzato o anche di pochi reperti anatomici, più o meno inceneriti, i medici legali, i biologi forensi e gli inquirenti della polizia scientifica sono in grado di ottenere una grande quantità di informazioni, grazie alle quali è possibile, non solo ricostruire, istante per istante, le modalità con cui si sono svolti i fatti ma anche individuare le cause che hanno portato al verificarsi dell’accaduto.
Grazie alla medicina legale e alla possibilità di sottoporre i resti delle vittime ad un esame necroscopico, è stato possibile stabilire, ad esempio, che gli organi interni non subiscono gravi danni; il tubo digerente, il fegato, il cuore, l’utero e la vescica, infatti, risultano ben preservati. Per comprendere come ciò sia possibile, è utile ricordare che, tra l’interno di un corpo che brucia e le sue parti più esterne, vi è un forte gradiente termico, il che significa che la temperatura interna è molto più bassa di quella esterna.
Questo gradiente di temperatura è dovuto all’elevato contenuto di liquidi riscontrabile all’interno degli organi e delle varie cavità corporee e responsabile della loro parziale preservazione. Questo effetto non è molto conosciuto, infatti, gli studenti del primo anno del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, quando vengono mostrati loro corpi umani bruciati, si stupiscono del fatto che in essi vi siano ancora organi intatti o parzialmente integri.
Il fatto che nella pratica forense non siano noti casi in cui gli organi interni di un corpo bruciato siano danneggiati più gravemente delle parti esterne dovrebbe convincere anche i più scettici che la combustione di un corpo umano non inizia mai dall’interno.
Alcuni ricercatori attribuiscono al gradiente di temperatura il fatto che alcune parti del corpo delle vittime, come le gambe, spesso, non vengano interessate dal processo di combustione e sostengono che ciò sia dovuto al fatto che, in una persona seduta, la temperatura del corpo diminuisce repentinamente in direzione della parte inferiore di esso. Non è infrequente, tuttavia, che la parte superiore del corpo, comprese le cosce, venga rimossa dagli inquirenti prima che i fotografi possano immortalare ciò che resta delle vittime, con il risultato che, sulla scena dell’incendio, rimangono solo gli arti inferiori.
Chi prendesse in esame queste fotografie si stupirebbe del fatto che siano visibili solo le gambe e potrebbe essere tentato, cadendo in errore, di motivare questa apparente anomalia con l’instaurazione di un forte gradiente termico tra la parte superiore e quella inferiore del corpo.
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