
L’IPOTESI DELL’EFFETTO STOPPINO

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![[Tre scrittori che hanno fatto riferimento alla S.H.C. nelle loro opere - 29K .jpg]](am14f66p.jpg)

Personalmente, ritengo che, da un punto di vista strettamente scientifico, l’ipotesi più plausibile fino ad ora formulata per spiegare la S.H.C. sia quella dell’"effetto stoppino" o "effetto candela", proposta per la prima volta circa un secolo fa e ritornata in auge negli ultimi anni.
Grazie alle conoscenze acquisite sul campo e agli studi condotti in ambienti controllati, i ricercatori accademici e gli esperti del Corpo di Polizia e dei Vigili del Fuoco sono riusciti a trovare una spiegazione sufficientemente convincente ed esaustiva per tutti, o quasi tutti, i casi di S.H.C.; se tra questi ve ne sono alcuni particolarmente bizzarri, che presentano caratteristiche e stranezze tali da sfuggire a qualsiasi interpretazione di carattere scientifico, è altamente probabile che il resoconto che ne è stato fatto e il materiale documentario in merito siano poco o per niente attendibili.
Uno dei criteri adottati dai ricercatori per lo studio scientifico della S.H.C. è consistito nel selezionare accuratamente i racconti, i resoconti testimoniali, i rapporti della polizia e dei vigili del fuoco e i referti medici relativi a ogni singolo caso, scartando il materiale documentario ritenuto poco attendibile o frammentario e valutando solo quello prodotto con rigore scientifico e dovizia di particolari.
Gli anatomo-patologi forensi furono tra i primi ad avanzare l’ipotesi dell’effetto candela o effetto stoppino, noto anche come effetto stoppino multiplo, per giustificare l’incrementata combustibilità ed infiammabilità del corpo umano nei casi di S.H.C.; essi sostenevano e continuano a sostenere, che in tutti i casi di S.H.C., anche in quelli più complessi e meno chiari, vi sia stata una sorgente di accensione (una sigaretta accesa lasciata cadere su un tappeto o sulle lenzuola, il fuoco acceso in un camino, una candela o una piccola stufa a carbone o elettrica) e che nella fase iniziale dell’incendio la combustione del corpo sia stata alimentata da tale sorgente.
Sempre secondo gli esperti, nelle fasi successive a quella in cui la combustione è alimentata da una sorgente di accensione, quasi sempre identificabile nell’ambiente, è lo stesso corpo ad alimentare la combustione di se stesso.
In alcuni casi, infatti, il corpo umano si comporterebbe come una vera e propria candela, in cui la cera è sostituita dal grasso bianco (9) (la quantità media di grasso in un corpo adulto equivale a 15,4 kg) contenuto nel pannicolo adiposo sottocutaneo e lo stoppino dalle vesti indossate dalle vittime.
Secondo il Dott. Dougal Drysdale, dell’Università di Edimburgo, in Scozia, il parallelismo tra la candela e il corpo umano è quanto mai appropriato e spiega molto bene la S.H.C. in quanto, proprio come una candela brucia lentamente e a lungo, alimentata dalla cera che, sciogliendosi a causa del calore sviluppato durante la fase iniziale della combustione, va ad impregnare lo stoppino, anche il corpo umano può bruciare altrettanto lentamente e a lungo, essendo la combustione alimentata dal grasso sottocutaneo che, sciogliendosi a causa del calore inizialmente prodotto, va ad impregnare gli indumenti.
Sembra accertato, infatti, che il calore prodotto durante la fase iniziale della combustione di un corpo umano sia sufficiente a promuovere la fusione del grasso sottocutaneo che, fuoriuscendo dal corpo, andrebbe ad impregnare gli indumenti indossati dalle vittime, indumenti che agirebbero come un vero e proprio stoppino.
Il corpo continuerà a bruciare fino al momento in cui tutto il grasso sottocutaneo verrà consumato.
L’effetto stoppino spiega bene anche il motivo per cui i vestiti indossati dalle vittime vengano spesso rinvenuti poco danneggiati, nonostante le parti del corpo da essi coperte siano ridotte in cenere.
Studi condotti al fine di chiarire questo aspetto hanno evidenziato che, nonostante il grasso umano liquefatto bruci ad una temperatura considerevole, pari a circa 250°C, gli indumenti impregnati del grasso sottocutaneo bruciano a temperature molto più basse, compatibili con la preservazione dell’integrità strutturale del materiale con cui sono stati tessuti.
Spronato dai risultati ottenuti, investigando su un caso di omicidio in cui il corpo della vittima venne trovato bruciato, il Dott. John de Haan, dell’Istituto Criminale della California, decise di effettuare un interessante quanto bizzarro esperimento, al fine di confermare o confutare l’ipotesi dell’effetto candela.
Il Dott. de Haan e i suoi collaboratori si procurarono la carcassa di un esemplare adulto di maiale appena morto (la scelta dell’animale da impiegare nell’esperimento cadde sul maiale in quanto, in questa specie, la distribuzione corporea del grasso è simile a quella nell’uomo), l’avvolsero in una coperta per simulare un essere umano vestito, la adagiarono su un tappeto posto sul pavimento di una stanza e vi versarono sopra una piccola quantità di petrolio, dopodiché le dettero fuoco. Trascorso un po’ di tempo, i ricercatori, che si aspettavano di vedere sia la coperta che il tappeto ridotti in cenere, constatarono, con loro grande sorpresa, che il grasso sottocutaneo del maiale si era sciolto e fuoriuscendo dalla carcassa dell’animale, aveva impregnato la coperta che agiva come lo stoppino di una candela. La carcassa del suino avvolta nella coperta alimentò un fuoco molto caldo che durò alcune ore e i ricercatori notarono che le fiamme che da esso si sprigionavano erano piuttosto basse. Dopo circa cinque ore, anche le ossa furono distrutte, in modo analogo a quanto accade nei casi di S.H.C..
Questa interessante osservazione evidenziò come fosse possibile, nei casi di S.H.C., che le ossa, notoriamente piuttosto resistenti al fuoco, venissero ridotte in cenere assieme al resto del corpo. Non bisogna scordare, infatti, che anche le ossa, come le altre parti del corpo degli animali, così come dell’uomo, contengono del grasso; questo è localizzato a livello del midollo osseo e ne costituisce circa l’80%.
I ricercatori appurarono che fu proprio il grasso contenuto nel midollo osseo a garantire il mantenimento della combustione, la quale, dopo alcune ore, portò al completo incenerimento anche delle ossa. Il Dott. de Haan, a fine esperimento, constatò che il tipo di danno riportato dalla carcassa del maiale era identico a quello riscontrato nei casi di S.H.C..

Note:
9. "Grasso bianco: in anatomia umana, è il tipico grasso di deposito disponibile a fini metabolici. Esso facilmente distinguibile per aspetto da quello bruno. Il grasso bianco corrisponde al tessuto adiposo, per lo più contenuto nel sottocutaneo ed è costituito da adipociti univacuolari. Nei Vertebrati è localizzato in particolari sedi anatomiche, quale, ad esempio, la parete addominale. Esso non viene immediatamente impiegato nei processi metabolici e costituisce, quindi, una fondamentale riserva energetica. Nei Vertebrati il tessuto adiposo è una differenziazione del tessuto connettivo lasso, nel quale prevalgono, tra le componenti cellulari, le cellule adipose o adipociti. Nell’uomo risulta localizzato prevalentemente nel sottocutaneo, nella loggia renale, nel mediastino, nel mesentere e in altre regioni limitate del corpo. In particolare, la distribuzione del tessuto adiposo nel sottocutaneo identifica uno dei caratteri del dimorfismo sessuale nella nostra specie, contribuendo a modellare diversamente la sagoma corporea nei maschi e nelle femmine. Dal punto di vista sia morfologico che funzionale, si distinguono un tessuto adiposo bianco e un tessuto adiposo bruno.
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