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n° 14 Mar./Apr. 2004

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LE IPOTESI

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LE CARATTERISTICHE GENERALI »

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Sulla S.H.C. sono stati versati fiumi d’inchiostro, molto si è detto e si è fatto, tuttavia, nonostante il fenomeno abbia trovato una sua giusta collocazione nell’area biomedica, l’alone di mistero che lo circonda da quasi quattro secoli non si è ancora del tutto dissolto.
Sono state avanzate numerose ipotesi per spiegare la S.H.C.; alcune di esse sono scientificamente plausibili, altre un po’ meno, altre ancora rasentano il ridicolo.

La punizione divina
Una delle prime teorie ad essere formulata fu quella secondo cui la S.H.C. fosse una punizione divina.

Il consumo di alcool
Nel XIX secolo gran parte delle ipotesi avanzate su questo fenomeno chiamava in causa il consumo di alcool.
Gli studiosi di quel periodo erano convinti che la maggior parte delle vittime fosse dedita all’alcolismo o avesse assunto una grande quantità di alcool prima di morire e che l’accumulo di questa sostanza nei tessuti incrementasse considerevolmente la combustibilità del corpo.
In quegli anni, infatti, era diffusa la credenza secondo cui l’alcool etilico o etanolo (CH3CH2OH), una volta metabolizzato, liberasse idrogeno molecolare (H2) ed altri gas infiammabili e si credeva che questi ultimi si accumulassero nei tessuti. Sempre secondo questa ipotesi, sarebbe stata sufficiente una scintilla, prodotta, ad esempio, dall’attività bioelettrica del corpo, per innescare la combustione.
Nel corso degli anni, grazie anche agli innumerevoli progressi compiuti dalla biologia e dalla medicina, questa ipotesi fu definitivamente abbandonata in quanto i ricercatori si resero conto che, nei tessuti, l’etanolo è talmente diluito, anche in soggetti che abbiano assunto grandi quantità di alcool, che non vi è modo che esso prenda fuoco o addirittura, esploda spontaneamente.
L’incombustibilità dell’alcool presente nei tessuti fu ampiamente dimostrata nel 1850 dal chimico Justus von Liebig; egli condusse un semplice esperimento durante il quale mostrò come campioni di tessuto impregnati di alcool, una volta incendiati, non si riducessero in cenere.

Le sorgenti di accensione e di calore
Coloro i quali ritengono che la S.H.C. sia un fenomeno paranormale motivano la loro convinzione, facendo presente che, sul luogo dell’accaduto, non sono mai state individuate sorgenti di accensione o di calore, tuttavia, qualora ogni caso venga analizzato con attenzione e la stanza dove le vittime hanno preso fuoco venga passata al setaccio, si constata che l’incendio non è mai spontaneo in quanto, nelle immediate vicinanze dei malcapitati, vi è sempre una sorgente di accensione o di calore che ne giustifica la combustione.

Camini e stufe elettriche
È interessante notare come siano stati registrati più casi di S.H.C. nei mesi invernali piuttosto che in estate; ciò è probabilmente dovuto al fatto che, durante le stagioni fredde, nelle abitazioni, vi sono molti camini e stufe elettriche accese, fatto che aumenta le probabilità che alcune di esse siano responsabili dell’innesco della combustione.

Il metano
Alcuni autori hanno riportato che, sovente, nel corso della S.H.C., si sviluppa una fiamma di colore blu, indicante, secondo taluni studiosi, il coinvolgimento di metano (CH4), il principale costituente del gas naturale.
È noto che la fermentazione del materiale vegetale ingerito dai bovini determina il rilascio di una grande quantità di metano che, con il tempo, tende ad accumularsi nel tubo digerente di questi animali, dilatandone vistosamente il ventre. In taluni casi l’accumulo di questo gas è tale da rendere necessario l’intervento del veterinario, che è costretto ad eseguire un’incisione a livello del ventre, al fine di aprire una via di sfogo al metano.
È stato ipotizzato che un fenomeno simile si verifichi anche negli esseri umani, nel cui tubo digerente l’accumulo di questo gas costituirebbe un fattore di rischio; il calore sviluppato durante lo svolgersi di alcune reazioni biochimiche fortemente esotermiche, la cui natura, peraltro, sfugge ancora alla biologia, potrebbe, infatti, in determinate condizioni fisiologiche, innescare la combustione del metano e far bruciare dall’interno il corpo.
Se la causa della S.H.C. fosse la combustione del metano presente nel tubo digerente, i bovini, che nel regno animale sono tra i più grandi produttori di questo gas, dovrebbero frequentemente prendere fuoco, tuttavia, ciò non si verifica, quindi è altamente improbabile che questo fenomeno sia determinato dalla combustione del metano.

Il magnesio ed il titanio
È stato anche osservato, ma non so fino a che punto tale osservazione corrisponda alla realtà dei fatti, che, nel caso della S.H.C., l’acqua impiegata per spengere le fiamme, anziché estinguere il fuoco, sembra alimentarlo.
Incendi che manifestano un tale comportamento sono quelli associati alla presenza di elementi, quali il magnesio (Mg) o il titanio (Ti); è noto, infatti, che il magnesio, bruciando, produce delle fiamme molto calde e che l’acqua, a contatto con tali fiamme, va incontro a idrolisi, una reazione chimica a seguito della quale si liberano idrogeno e ossigeno (O2) molecolari allo stato gassoso. Ora, l’idrogeno è un gas altamente infiammabile, per cui, liberandosi dall’acqua che viene gettata sul fuoco, lo alimenta ulteriormente.
Il fatto che il magnesio sia coinvolto in incendi in cui il calore sviluppato è talmente elevato da promuovere l’idrolisi dell’acqua ha suggerito ad alcuni studiosi la possibilità che questo elemento svolga un ruolo di primo piano nella S.H.C., tuttavia, tale ipotesi, per quanto suggestiva, non è scientificamente plausibile in quanto il magnesio, nel corpo umano, è presente solo in tracce, per cui non è in grado di alimentare una combustione così intensa da ridurre in cenere un essere umano.

Alterazioni transitorie del metabolismo basale e reazioni biochimiche esotermiche
Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi secondo cui la S.H.C. sia determinata da una temporanea alterazione del metabolismo basale; altri studiosi, invece, propendono per l’ipotesi secondo cui la S.H.C. sia innescata da una o più reazioni biochimiche fortemente esotermiche, da reazioni chimiche, cioè, che coinvolgono biomolecole e liberano una grande quantità di energia sottoforma di calore.
Ambedue le teorie, tuttavia, non trovano un riscontro oggettivo nei processi biologici conosciuti in quanto non è mai stata ravvisata alcuna anomalia metabolica che esiti in una combustione interna, né sono state identificate reazioni biochimiche esotiche in grado di sviluppare così tanto calore da bruciare dall’interno un corpo umano.

L’ossidazione del carbonio nel tubo digerente
Il fatto che il tronco sia la parte del corpo da cui ha inizio la combustione ha suggerito ad alcuni studiosi la possibilità che la S.H.C. abbia origine all’interno del tubo digerente; gli scettici ritengono molto poco plausibile tale ipotesi in quanto, in questa sede, è presente una notevole quantità di acqua.
Da recenti studi condotti dal Dott. Hugh Stiles, un ingegnere chimico, sarebbe emerso che la presenza dell’acqua a livello del tubo digerente non costituisce un fattore inibente un simile processo. Il Dott. Stiles, infatti, ipotizza che una fonte di calore non meglio identificata ossidi il carbonio (C) contenuto nelle molecole organiche presenti nelle cellule dell’intestino, convertendolo in anidride carbonica (CO2).
Tale reazione è esotermica ed il calore prodotto, secondo il Dott. Stiles, sarebbe sufficiente a promuovere l’evaporazione dell’acqua contenuta nelle cellule adiacenti. L’ingegnere chimico ha calcolato che il tronco di un uomo di corporatura media, che bruciasse a seguito di questo processo, genererebbe 200 MJ (megajoule) di energia sotto forma di calore, una quantità pari a oltre il doppio di quella che sarebbe necessaria per causare l’evaporazione di tutta l’acqua contenuta nel corpo.
Questa ipotesi presenta almeno due punti deboli. Il primo è rappresentato dal fatto che, per sviluppare così tanto calore, sarebbe necessario che una elevatissima quantità di molecole organiche venisse coinvolta contemporaneamente nella suddetta reazione di ossidazione e che tale reazione avesse luogo simultaneamente in molte cellule dell’intestino; una simile doppia sincronicità, a livello molecolare e cellulare, tuttavia, è altamente improbabile e non è noto alcun fattore biologico o ambientale, endogeno o esogeno, che sia in grado di promuovere questo processo. Il secondo aspetto, che, unitamente al primo, rende molto poco credibile tale ipotesi, è rappresentato dal fatto che, qualora la S.H.C. fosse effettivamente promossa dal processo ipotizzato dal Dott. Stiles, il vapore acqueo prodotto dalle reazioni di ossidazione sarebbe talmente tanto che si condenserebbe in grande quantità sulle pareti e sulle superfici vicine al corpo delle vittime; tuttavia, non sono mai state rinvenute tracce di acqua vicino ai cadaveri, neanche nei casi in cui le vittime sono state trovate subito dopo l’incendio.

La fosfina
Alcuni studiosi, nel tentativo di trovare una spiegazione soddisfacente per la S.H.C., hanno chiamato in causa persino la fosfina (PH3), un gas velenoso che, a temperatura ambiente e a contatto con l’aria, brucia spontaneamente.
La fosfina è all’origine dei cosiddetti "fuochi fatui", ossia di quelle piccole formazioni gassose luminescenti che vengono prodotte nelle zone paludose e nei cimiteri a seguito della decomposizione batterica di materiale organico contenente fosfati e che poi vengono mosse dalle correnti d’aria, dando l’impressione, a chi le osservi, di essere guidate da una volontà intelligente.
Il moto apparentemente intelligente manifestato da queste formazioni gassose, in passato, ha dato origine alla credenza secondo cui i "fuochi fatui" fossero le anime dei defunti.
La fosfina non viene prodotta dal corpo umano, tuttavia, alcuni ricercatori, tra cui il Dott. Cecil Jones, un chimico industriale in pensione, hanno ipotizzato l’esistenza di reazioni biochimiche anomale coinvolgenti fosfati presenti naturalmente nel corpo umano o ingeriti in grande quantità con la dieta; reazioni a seguito delle quali verrebbe prodotta fosfina, che, in un secondo momento, si incendierebbe, dando origine ad un processo di combustione interno.
Questo ipotetico fenomeno ha riscosso talmente tanto successo, presso alcuni ambienti scientifici, che gli è stato assegnato un bizzarro termine ufficiale: peto fosfinico. Anche questa ipotesi, come quelle fino a qui illustrate, non si basa su solidi presupposti scientifici, bensì su un’altra ipotesi, quella secondo cui, in determinate condizioni, si svolga una strana reazione a seguito della quale viene prodotta una sostanza, naturalmente non presente negli esseri umani, in quantità sufficiente da innescare una combustione interna in grado di incenerire un corpo umano.
Uno degli errori più comuni, commessi da chi cerca di definire le cause e la dinamica di un fenomeno raro, specialmente nel caso in cui tale fenomeno sfugga ad ogni tentativo di spiegazione scientifica a causa del suo elevato grado di stranezza, consiste proprio nel chiamare in causa una serie di fenomeni esotici, la cui esistenza è tutta da verificare, per spiegarne uno ancora più bizzarro.

I fulmini
Nella prima parte di questa trattazione sono stati illustrati gli ipotetici meccanismi grazie ai quali il corpo umano sarebbe in grado di alimentare un processo di combustione, ma niente è stato detto sui fattori che innescherebbero tale combustione.
Anche in questo caso, sono state formulate numerose ipotesi, nessuna delle quali è in grado di spiegare in modo soddisfacente le modalità con cui avverrebbe l’innesco della combustione interna.
Una delle teorie postulate per chiarire questo aspetto chiama in causa i fulmini; questo violento fenomeno atmosferico non è però in grado di innescare la combustione di un corpo umano in quanto, nonostante il calore da esso prodotto sia assai intenso (la temperatura del canale centrale di un fulmine raggiunge i 30.000°C circa), l’intervallo di tempo compreso tra l’istante in cui il fulmine penetra nel corpo e quello in cui ne fuoriesce, scaricandosi a terra, è talmente breve, solo una frazione di secondo, da non essere sufficiente a causare una combustione.
Ciò che può accadere a un essere umano che venga colpito da un fulmine è di riportare gravi ustioni o nella peggiore delle ipotesi, di morire a causa dei danni subiti al S.N.C. (3) (Sistema Nervoso Centrale) e agli organi interni ma non vi è alcun modo che il suo corpo prenda fuoco.

I Fuochi di S. Elmo e i fulmini globulari
Secondo alcuni studiosi, la S.H.C. potrebbe essere innescata da altri fenomeni atmosferici, sempre di natura elettrica ma meno frequenti dei fulmini, quali i Fuochi di S. Elmo e i già citati fulmini globulari, le cui caratteristiche morfo-strutturali e comportamentali, come è stato mostrato all’inizio di questa disamina, sono coerenti con quanto è accaduto alla donna di cui Alexander Aksakov parla nella sua opera.
I Fuochi di S. Elmo si manifestano con bagliori prodotti dalla ionizzazione localizzata e circoscritta della miscela di gas atmosferici, ionizzazione a sua volta determinata dalle cariche elettrostatiche che si accumulano in grande quantità all’estremità distale delle alberature delle navi e sugli edifici molto alti.

L’energia elettrostatica
Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi secondo cui, in alcuni casi, il fattore che ha innescato la S.H.C. fosse identificabile con l’energia elettrostatica ambientale. È stato accertato, infatti, che vi sono individui molto "speciali", sul cui corpo le cariche elettrostatiche si accumulano in grande quantità, funzionando da veri e propri accumulatori di energia elettrostatica viventi. Tali individui, oltre a disturbare il funzionamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche poste nelle loro immediate vicinanze, sarebbero particolarmente suscettibili a prendere fuoco improvvisamente e spontaneamente.

La fusione nucleare a temperatura ambiente
Vi è poi tutta una serie di ipotesi assurde, destituite di ogni fondamento scientifico, come quella secondo cui la S.H.C. sia causata da un processo di fusione nucleare a temperatura ambiente, la cosiddetta fusione a freddo, che, in determinate condizioni biochimiche, fisiologiche ed ambientali, avrebbe luogo all’interno del corpo umano, sviluppando una grande quantità di energia sotto forma di calore ed innescando una combustione interna.

Il pirotrone
Secondo Larry E. Arnold, alla base di questo fenomeno vi sarebbe un’esotica particella subatomica, a cui lo studioso ha assegnato il nome di "pirotrone", che, interagendo con le cellule del corpo secondo un meccanismo non ben definito, innescherebbe la S.H.C..
Inutile sottolineare che l’esistenza di una simile particella non è prevista dalla Teoria del Modello Standard della Struttura della Materia (4) né è stata rilevata sperimentalmente.
È interessante notare che, qualora un fenomeno fisico sfugga ad ogni tentativo di spiegazione scientifica, i ricercatori impegnati nel suo studio tendono a ricorrere a fantomatiche particelle subatomiche, la cui esistenza non è minimamente avallata dalla fisica delle alte energie, per stabilire la natura di quel fenomeno.
Questo è un errore piuttosto comune, non solo tra i parapsicologi, che in passato ipotizzarono l’esistenza di un’altra strana particella subatomica, lo "psitrone", che avrebbe dovuto essere il quanto di un misterioso campo energetico, il "campo psi", chiamato in causa per spiegare i fenomeni ESP (5) (Extra-Sensorial Perception: percezione extrasensoriale), in particolare la telepatia (6), ma anche tra i fisici delle alte energie, che, troppo spesso per far tornare i conti, postulano l’esistenza di esotiche particelle subatomiche dai comportamenti
più bizzarri.

Il geomagnetismo, la kundalini e i M.A.S.E.R.
Vi sono altre teorie, infine, a dir poco fantasiose e da alcuni studiosi definite minori, che riconducono, non si capisce bene in virtù di quale legge fisica, il fenomeno della S.H.C. al geomagnetismo (il campo magnetico terrestre), alla kundalini (7) (un’imprecisata energia sconosciuta alla scienza che provocherebbe un considerevole riscaldamento del corpo e che verrebbe attivata eseguendo pratiche psicofisiche, quali lo yoga e la meditazione trascendentale tantrica) e ai M.A.S.E.R. (8) (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation: amplificazione di microonde mediante emissione stimolata di radiazione).

Note:
3. "S.N.C.: complesso di strutture nervose localizzate in posizione profonda e nei Vertebrati, comprendente l’encefalo, a sua volta costituito dal cervello e dal tronco encefalico, ed il midollo spinale, quest’ultimo accolto nello "speco vertebrale".
4. "Teoria del Modello Standard della Struttura della Materia: in breve, questa teoria prevede l’esistenza di 16 (17) particelle sub-atomiche elementari suddivise in due categorie: i "bosoni" e i "fermioni". I bosoni comprendono i "quanti" delle "quattro interazioni" o "forze fondamentali" dell’universo:
a) il fotone, che media la forza elettromagnetica (l’interazione che tiene uniti gli elettroni e il nucleo negli atomi; il fotone è la particella costitutiva delle onde elettromagnetiche, compresa la luce e su di esso si basano la chimica e l’elettricità);
b) il gravitone (particella prevista dalla teoria ma non ancora rilevata sperimentalmente), che media la forza gravitazionale (l’interazione che tiene uniti tra loro i pianeti, le stelle e le galassie);
c) le particelle "W" e "Z" (rilevate sperimentalmente dal premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia), che mediano la "forza nucleare debole" (l’interazione responsabile del decadimento del neutrone, della radioattività beta, delle interazioni dei neutrini e della combustione solare);
d) il gluone (ve ne sono 8 tipi diversi), che media la forza nucleare forte (l’interazione che tiene uniti i nucleoni - protoni e neutroni - all’interno dei nuclei atomici e i quark all’interno dei nucleoni e di altre particelle sub-atomiche) I fermioni sono a loro volta suddivisi in "leptoni" (dal greco, "particelle leggere") e "quark". I primi comprendono l’elettrone, il muone, la particella tau, il neutrino elettronico, il neutrino muonico e il neutrino tauonico mentre i secondi includono il quark up, il quark down, il quark strange, il quark charm, il quark top e il quark bottom. Di recente, alcuni fisici delle alte energie hanno incluso nella Teoria del Modello Standard della Struttura della Materia anche un’altra particella, il "bosone di Higgs", anch’essa, come il gravitone, prevista dalla teoria ma non ancora dimostrata sperimentalmente. Questa particella medierebbe il cosiddetto "Campo di Higgs", che conferirebbe la massa a tutte le altre particelle.
5. "ESP: una delle due categorie - l’altra è la PK (PsychoKinesis, comprendente la telecinesi, la pirocinesi, i fenomeni RSPK, ecc) - in cui i parapsicologi classificano i fenomeni paranormali, comprendente la retrocognizione, la chiaroveggenza, la precognizione, la psicometria, ecc.
6. "Telepatia: facoltà psichica straordinaria che alcuni soggetti psico-dotati possederebbero e che consisterebbe nella trasmissione a distanza del pensiero da un "soggetto agente" a un "soggetto percipiente".
7. "Kundalini: dal termine sanscrito "kundala", che significa "rotolo di corda", indica la femmina di un serpente arrotolato su se stesso, simboleggiante l’energia cosmica divina. Tale energia, che rappresenta allegoricamente tutte le facoltà innate ma assopite, dell’uomo, viene raffigurata come un serpente addormentato e secondo i mistici orientali, è localizzata, allo stato latente, alla base della colonna vertebrale, in corrispondenza del primo chakra (termine sanscrito che significa "ruota", "circolo", "vortice"), il m lâdhâra chakra (il chakra del sostegno della base), situato al di sotto dei genitali, nella fascia perineale. Il Kundalini Yoga, un tipo di Râja Yoga (Yoga Regale), consente di attivare questa energia latente e di incanalarla lungo la "sushumna" (Sentiero di Fuoco), il "nadi" (canale energetico) mediano che decorre lungo la colonna vertebrale e che alcuni studiosi occidentali hanno voluto identificare con il canale ependimale del midollo spinale. Secondo i mistici orientali, la risalita della Kundalinî all’interno della "sushumna" attiva tutti e sette i chakra localizzati su di essa.
8. "M.A.S.E.R.: dispositivo elettronico realizzato dal fisico statunitense Charles H. Townes nel 1954, molto simile al più noto L.A.S.E.R. (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation: amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazione), realizzato da T.H. Maiman nel 1960 (laser allo stato solido al rubino), dal quale si differenzia in quanto, anziché amplificare le onde elettromagnetiche nella banda di frequenza del visibile, amplifica quelle nella banda di frequenza delle microonde.
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