
LE CARATTERISTICHE GENERALI

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![[Tre scrittori che hanno fatto riferimento alla S.H.C. nelle loro opere - 29K .jpg]](am14f66p.jpg)

Vi sono alcuni aspetti di questo fenomeno che presentano un elevato grado di stranezza ed è interessante notare come essi ricorrano, con una certa frequenza, in quasi tutti i casi ben documentati di S.H.C.. Pare che il corpo delle vittime della S.H.C. venga consumato in misura maggiore rispetto a quello delle vittime di un normale incendio domestico.
In circostanze normali, infatti, il corpo umano non brucia molto bene in quanto il suo contenuto di acqua è molto elevato: circa l’80%. Un esempio che chiarisce bene questo aspetto è quello relativo al tentativo non riuscito, da parte di alcuni ricercatori, di distruggere un feto con il fuoco. Dopo avere immerso la piccola creatura, ormai senza vita, in un bagno di alcool, dove venne lasciata a lungo, in modo tale che il liquido avesse tutto il tempo di penetrare nei tessuti, le venne dato fuoco. I ricercatori che condussero questo insolito e un po’ macabro esperimento appurarono che, fino al momento in cui il fuoco ardeva, il feto bruciava ma quando le fiamme venivano spente, terminava anche la combustione.
Un aspetto interessante della S.H.C. consiste nel fatto che la maggior parte del corpo delle vittime viene ridotta in cenere. Dagli esami necroscopici a cui sono stati sottoposti i resti carbonizzati è emerso che, nella grande maggioranza dei casi, la combustione ha inizio dal tronco e nonostante le ossa della gabbia toracica, quelle del bacino e le vertebre vengano quasi completamente incenerite, le estremità (gambe, mani e testa), in genere, non presentano tracce di combustione. Molto spesso, infatti, le gambe delle vittime vengono rinvenute intatte accanto al corpo carbonizzato o ridotto in cenere e ciò induce a ritenere che esse, in qualche modo, siano scampate alla combustione.
Il fatto che alcune parti del corpo vengano incenerite ha indotto molti studiosi a ritenere che la quantità di calore sprigionata durante la S.H.C. sia superiore a quella prodotta all’interno dei forni crematori, dal momento che, neanche con questi, si riesce ad ottenere il completo incenerimento delle salme. È interessante notare, a questo proposito, che la temperatura necessaria a ridurre in cenere il corpo di un essere umano, in un periodo di tempo relativamente breve, è di circa 1300°C o di poco superiore e che, all’interno degli inceneritori impiegati per la cremazione dei cadaveri, la temperatura raggiunge solamente i 950°C. A tali temperature, le ossa del corpo non vengono completamente incenerite in quanto sono piuttosto resistenti al fuoco ed è necessario ricorrere ad una forte azione meccanica per frantumarle e ridurle in polvere.
Sebbene, durante la S.H.C., il corpo delle vittime venga quasi completamente consumato, gli indumenti da loro indossati, comprese le scarpe, le suppellettili poste nelle immediate vicinanze e persino le superfici non presentano o quasi, come sarebbe invece logico attendersi, segni di bruciatura.
È interessante notare come l’80% delle vittime della S.H.C. appartenga al genere femminile e come gran parte di coloro i quali hanno subito questa triste sorte sia in sovrappeso e dedita all’alcolismo. Nel corso delle indagini, infatti, gli inquirenti hanno accertato che la morte è sopravvenuta dopo che le vittime avevano assunto grandi quantità di alcool.
Molto spesso, sul pavimento della stanza in cui si è verificata una S.H.C., presso il corpo carbonizzato o incenerito delle vittime, gli inquirenti hanno rinvenuto uno strano residuo oleoso, piuttosto viscoso, di colore giallo-marrone e dall’odore molto intenso e sgradevole.
Tutti i casi di S.H.C. ritenuti attendibili si sono verificati in luoghi chiusi e le vittime erano state lasciate sole per un lungo periodo di tempo. Le rare volte in cui in casa erano presenti altre persone, in stanze adiacenti o vicine a quella in cui le vittime hanno perso la vita, le prime, stranamente, non hanno udito alcun rumore, lamenti di dolore o richieste di aiuto.
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