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ISCRIZIONI INDIE NELLA CORDILLERA, IN CILE, SCOPERTE DA KARL STOLP

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![[Modello d’ottone della Tanawa di Maui - 33K .jpg]](am14f35p.jpg)

Ecco il resoconto steso nel 1885 dal l’ingegnere tedesco-cileno Karl Stolp, che scoprì in Cile una strana iscrizione rupestre, decifrata da Barry Fell, quasi un secolo dopo. (8)
"Attraversavo la catena dei monti Cajon nel 1885, quando un’improvvisa tempesta di neve mi costrinse a cercare rifugio tra le rocce di un canalone. Io e la mia gente lasciammo i cavalli e cercammo un riparo in una caverna sul lato sud del canalone. Posta 2000 piedi (oltre 650 m) al di sopra della valle, quella caverna è molto difficile da raggiungere ed è raramente visitata dai nativi, che se ne tengono lontani specialmente a causa dei segni segreti e degli spiriti che essi dicono siano là presenti. Questo ci è stato detto da alcuni pastori che vivono nelle vicinanze.
Il tempo avverso, tuttavia, mi costrinse a cercarla, nonostante la posizione infelice, i segni e gli spiriti.
Come ho detto, era quasi inaccessibile, tra rocce dirupate e pareti a picco. La caverna rimaneva completamente asciutta con qualunque tempo, come si vedeva dalla profondità della polvere. Su alcune pareti lisce, strani segni attiravano immediatamente la curiosità del visitatore. Non soltanto sulle pareti laterali, ma anche sul soffitto apparivano molti segni.
Non si capisce come possano essere stati dipinti i segni all’esterno della caverna, poiché si trovavano in un posto irraggiungibile anche con una scala a pioli, al di sopra di uno strapiombo, inaccessibile anche dall’alto.
L’unica possibilità era che un tempo esistessero altre rocce, di fronte a quelle dipinte, dalle quali i dipinti poterono essere stati realizzati, e che poi si ruppero e caddero nell’abisso.
Come si è detto, la caverna era piena di un alto strato di polvere, sul quale si camminava. Decisi di esaminarla con maggiore attenzione e scavai nella polvere, sino a trovare sotto di essa sette scheletri umani, cinque maschili e due femminili. Ho dato il campione meglio conservato al Dr. Phillips per il locale museo nazionale. Alcuni degli scheletri erano così fragili che caddero in pezzi nelle mie mani.
L’angolo facciale dei crani era mediamente del 75% e lo spessore della scatola cranica, della fronte e delle pareti era di un centimetro. Presso gli scheletri si trovavano strumenti rozzamente lavorati di rafia (non di lana) ed alcuni gioielli di conchiglie.
Gli strani segni che coprivano pietre e pareti della caverna erano eseguiti nei colori rosso, nero e bianco.
L’analisi chimica ha rivelato che il rosso ed il nero erano ottenuti da argille ricche di ferro ed il bianco era fatto di caolino o cenere.
Si è posta la domanda: "Quei segni sono di origine india, o no?" A un primo sguardo si direbbe che essi provengano dalla terra delle Piramidi, e che qualcuno si sia divertito a decorare con essi le pareti della caverna. Ma perché? E, soprattutto, perché in un luogo così inaccessibile? Perché l’artista sarebbe andato a dipingere quei segni in posti così rompicollo, che oggi si possono raggiungere soltanto con impalcature speciali? Il posto è talmente inaccessibile che non sono riuscito a trovare un posto per riprenderli in modo adeguato con la mia macchina fotografica. I segni potevano essere stati dipinti soltanto con i piedi ben saldi al suolo. Di fronte alle rocce doveva esserci un solido appoggio per gli artisti, che poi è caduto nell’abisso da secoli, visto che nel burrono crescono molti massicci cipressi ed alberi del sapone (Quillaja saponaria) di veneranda età, che sono stati con evidenza danneggiati o distrutti da frane del terreno.
Gli scheletri con i gioielli di conchiglie e gli oggetti intrecciati lasciavano pensare ad una grande antichità, almeno di secoli. La forma dei crani poteva essere propria solo di una razza di uomini molto intelligenti, probabilmente gli antenati degli Araucani (abitanti del Cile e dell’Argentina occidentale). I crani e molte altre ossa mostravano segni di ferite guarite. I segni sembravano essere stati fatti con le dita, usando colori minerali provenienti da un altro luogo, e trasportati qui per l’uso.
La mia opinione, dati il luogo e le condizioni in cui scoprii quei segni è che essi siano di origine india, benché la loro forma inconsueta richiami gli antichi Egizi piuttosto che gli Araucani.
La caverna è detta "la casa pintada", ossia la casa dipinta.
Altri segni, che non somigliano a quelle descritti, si trovano su una pietra presso Antofagasta. Sono disegni che a prima vista appaiono di origine india, come si vede dalle riuscite fotografie di F. San Roman, direttore della locale sezione geografica e geologica. Dal confronto con i disegni Huanaco si può determinare che in tempi antichi, quando furono realizzati i primi disegni, la roccia fosse in piedi e che in seguito, per l’erosione del terreno sottostante, essa sia caduta, e che altri disegnatori più tardi abbiano continuato a decorarla."

L’iscrizione trovata da Karl Stolp è stata interpretata da Barry Fell. I caratteri sarebbero quelli dell’antica lingua libica, da leggersi alternativamente, una riga da sinistra e l’altra da destra. La lingua sarebbe antico Maori, corrispondente secondo Fell alla lingua parlata in epoca alessandrina sulla costa della Cirenaica, un dialetto dell’antico egiziano. Secondo Fell, i moderni dialetti Maori differiscono dalla lingua parlata da Maui soltanto in alcuni aspetti minori. (9)
Diciamo la verità: sarebbe molto attraente la tentazione di organizzare una "crociera" di giovani libici benghasini in Nuova Zelanda, per constatare de visu se essi riescano a farsi comprendere, almeno un po’, con le parole della loro lingua madre.

Trascrizione fonetica e traduzione - secondo Fell - del testo della caverna presso Santiago del Cile:

Re Re-su ra ga Ma-wi. Ba re Re-su ta-za Te-te to-Hi ha-wa tu ta Ta tu-hi-ha.
Re Re-su za-wa da-ba ma-ka. Hi-ge ta Ta tu Na-za Ta-m’ra Hi-ne Za zara tu ha, ga-sha-ta-ta IIII (IIIIII) da-ba sha-ta, ra-kha, wa-ra (geroglifico della montagna) ka-ta. Ta-he IIIII-ra ni-ta ra-na-pa 16.

Ecco la traduzione proposta da Fell:

"Limite meridionale della costa raggiunto da Maui. Questa regione è il limite meridionale della terra montuosa che il comandante rivendica, per iscritto, in questo territorio. Egli ha condotto la flotta verso sud sino a questo limite. Queste terre il navigatore rivendica al Re d’Egitto ed alla sua Regina e al loro nobile figlio, per un’estensione di 4.000 miglia (10), ripida e ricca di montagne, che si levano alte. 5 agosto dell’anno di regno 16."

Note:
8. La storia di Stolp fu presentata all’Associazione Scientifica Germanica di Santiago del Cile il 22 agosto 1888 e fu pubblicata in tedesco sulla rivista "Verhandlungen des Deutschenwissenschaftlichen Vereins zu Santiago de Chile", Vol. 2, Valparaiso 1889-1893, pp. 35-37.
9. Cfr. "Epigraphic Society Occasional Publications", vol. 2, n. 21.
10. Vi è una discrepanza tra l’interpretazione di Fell e la copia di Stolp. Nella quinta riga del testo, Fell legge 4 segni numerici, rispetto ai 6 segni numerici visibili alla fine della quinta riga nella copia di Stolp. Se si trattasse di 6.000 miglia, ciò significherebbe che la flotta, una volta portata dalle correnti sulle coste americane, alla latitudine della Baja California, avrebbe dovuto navigare verso nord per circa 1.000 miglia prima di dirigersi verso sud, lungo la costa del Sud America, in cerca del passaggio verso est.
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