
BARRY FELL

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In effetti, non si tratta d’una "nuova scoperta", ma di un’ipotesi risalente ai primi anni ’70, dovuta al professore anglo-americano, naturalizzato neozelandese, Barry Fell, che insegnava biologia marina all’Università di Harvard.
Il viaggio di Maui e Rata è stato richiamato all’interesse più ampio dei "cercatori di misteri" nell’ottobre 1998 da John Chappell, direttore della Natural Philosophy Alliance, che aveva ascoltato alcune conferenze di Fell a Harvard nel 1975.
Chi era Fell? Gli accademici disprezzano gli "inseguitori di tratti", ossia gli epigrafisti e gli archeologi dilettanti, estranei al mondo accademico riconosciuto, perché li ritengono dediti al culto della loro ricerca e troppo attaccati alle proprie ipotesi, senza rispetto per l’intero sistema delle "teorie costituite". Il più famoso di loro è forse stato Barry Fell. Nato in Inghilterra e cresciuto in Nuova Zelanda, Howard Barraclough Fell (1917-1994), meglio conosciuto come Barry, ha avuto un’enorme influenza sui "cercatori di misteri" degli Stati Uniti.
Howard Barraclough ("Barry") Fell nacque il 6 giugno 1917 a Lewes nel Sussex, in Inghilterra, e morì per un attacco cardiaco a San Diego, in California, il 21 aprile 1994. Il suo bisnonno era John Barraclough Fell, ingegnere e inventore della macchina "Fell", dalla concezione rivoluzionaria, capace di superare ripidi pendii. Suo padre era Howard Barraclough Towne Fell, un rispettato mercante marittimo che morì in un incendio navale a soli 33 anni, quando Barry aveva solo sei mesi. Sua madre, Elsie Martha Fell, diventata vedova, si trasferì nella Nuova Zelanda, a Wellington, dove diventò una donna d’affari di successo. Ella scrisse anche e pubblicò poesie. Barry giunse in Nuova Zelanda da bambino, con sua madre, nei primi anni 1920.
Da giovane, Barry conobbe F. Hutchinson di Napier e l’accompagnò nelle sue escursioni sul campo, intorno alla Baia di Hawkes, in cerca di fossili e d’altri oggetti di storia naturale. Dopo aver frequentato il College a Wellington, nel 1935 entrò al Victoria University College, ove nel 1938 conseguì il diploma in Botanica con la menzione onorevole di Prima Classe. Nel 1939 si iscrisse all’Università in Gran Bretagna. Dal 1941 al febbraio 1946 partecipò alla seconda Guerra Mondiale nell’Esercito Britannico, arruolato col grado di sottotenente e dimesso come maggiore. Durante il servizio militare si occupò anche di studi di crittografia Barry sposò Renée ("Rene") Clarkson nel 1942; essi ebbero due figli: Roger e Julian, ed una figlia, Veronica. Ritornò in Nuova Zelanda ed entrò al Dipartimento di Biologia del Victoria University College, come Senior Lecturer in Zoologia, sino al 1957, quando fu nominato Professore Associato. Nel 1964 lasciò la Nuova Zelanda per gli Stati Uniti e divenne professore di zoologia comparata all’Università di Harvard, ove visse sino al 1979, quando si pose in pensionamento volontario per ritirarsi con la moglie Rene a San Diego, California.
Barry Fell fu uno straordinario linguista; sin dagli anni degli studi imparò a leggere e scrivere in maori, latino, francese, tedesco, greco antico e moderno. Durante un periodo trascorso ad Edimburgo imparò il danese in modo talmente approfondito da diventarne lettore, e trascorse del tempo sulla costa nord-occidentale della Scozia per imparare il gaelico. In seguito acquisì una capacità di lavoro in russo, sanscrito, nei geroglifici egizi e in oltre una dozzina di lingue di Africa, Asia ed America.
Fell iniziò con una discreta conoscenza del latino, del greco e delle lingue celtiche. Per ogni altra lingua fu un autodidatta. Cominciò ad interessarsi alla diffusione delle razze umane dallo studio delle migrazioni delle specie marine e tramite lo studio della diffusione delle lingue. Cominciò dall’universo dei Polinesiani e arrivò a concludere che diverse culture provenienti dall’Europa e dall’Africa fossero presenti nel Nuovo Mondo prima di Colombo.
I suoi interessi per l’epigrafia (studio delle iscrizioni) lo fecero definire dai suoi seguaci come "il maggior linguista del ventesimo secolo" e dagli scettici come "uno pseudo-scienziato che si autopromuoveva e che rischiò di rovinare più d’un secolo di attenti progressi nelle ricerche archeologiche ed antropologiche".
Nessuna delle due convinzioni è del tutto vera.
Verso il 1973, quando era ancora lettore di biologia marina a Harvard, i suoi multipli interessi per la numismatica, le lingue e la distribuzione degli animali lo spinsero a spostare la propria attenzione verso le antiche culture, iscrizioni ed incisioni su legno o pietra (epigrafia). Benché su tali argomenti sia sempre esistita un’esclusiva chiusura degli ambienti ufficiali, l’Università di Harvard scelse di tollerare il quasi improvviso abbandono da parte di Barry delle ricerche sugli echinodermi per dedicarsi ai nuovi interessi.
Dedicò un grande impegno anche all’epigrafia, approfittando delle importanti risorse che la biblioteca di Harvard offriva sulle "lingue ignote" e sui loro sistemi di scrittura.
Uno dei molti misteri era costituito da strane iscrizioni presenti nelle isole della Polinesia, dalle Hawaii alla Nuova Zelanda. A Harvard aveva a disposizione importanti collezioni di tavolette scritte e di simili oggetti, in particolare quella della Smithsonian Institution, e poteva sfruttare gli strumenti informatici per tradurre scritture antiche, sino allora misteriose.
Al principio degli anni Settanta, Barry Fell pubblicò la propria decifrazione di alcune iscrizioni trovate nelle isole del Pacifico e nell’Irian Jaya, la metà occidentale della Nuova Guinea, appartenente all’Indonesia. Fell stabilì che le iscrizioni fossero scritte in un dialetto libico, usato nelle zone occidentale dei domini dell’antico Egitto, e che da tale dialetto fosse derivata la lingua maori, parlata dagli isolani della Polinesia. La più antica delle iscrizioni, ritrovata nelle "Grotte dei Navigatori" in Irian Jaya, fu da lui datata al 232 a.C.
I vasti interessi di Fell, ed il completo rigetto delle sue scoperte da parte dell’apparato conservatore, lo spinsero a fondare nel 1974 la Epigraphic Society, di cui fu il primo Presidente, per garantire una possibilità di edizione ai suoi scritti. Gli giunsero richieste d’iscrizioni e d’informazioni da tutto il mondo. L’Associazione esiste tuttora e pubblica studi di epigrafisti, geografi, archeologi e dilettanti interessati a tali argomenti. (1)
Barry Fell pubblicava i propri lavori soprattutto sulla rivista della sua associazione, "The Polynesian Epigraphic Society Occasional Publications", con i numeri monografici "The Epigraphic Society Occasional Papers" (ESOP).
Le Occasional Publications della Società Epigrafica sono la fonte della stupefacente storia di cui stiamo parlando.
In Nuova Zelanda, le opere di Fell sui Maori, e la sua spettacolare traduzione dei graffiti delle Grotte dei Navigatori, non suscitarono più l’attenzione ed il clamore che avevano provocato in America.
Negli anni Settanta alcuni gruppi di ricerca etnografica, basati presso l’Università di Harvard e gravitanti intorno a Barry Fell, sostennero che la lingua delle antiche iscrizioni, trovate nelle isole del Pacifico, fosse un misto di termini originari della Cirenaica e di termini delle lingue polinesiane (come la lingua malay). Si trovavano anche tracce dravidiche e di altre lingue della regione. Fell intendeva dimostrare l’esistenza d’un antico contatto tra i popoli nordafricani (Fenici o Cartaginesi), le loro rotte di traffico e la loro influenza culturale e le culture polinesiane; in particolare credette d’identificare una similitudine tra la lingua dei Maori (parlata nella Nuova Zelanda) e quella berbera della Cirenaica.
A questo periodo risale la "decifrazione" delle iscrizioni della "Grotta dei Navigatori", situata nella Nuova Guinea Occidentale.
Dal collegamento tra diverse iscrizioni rupestri trovate nelle isole del Pacifico, nella Nuova Guinea occidentale e a Santiago del Cile, e decifrate da Fell, alcuni ricercatori americani (2) hanno tratto la storia di una flotta egiziana che verso il 232 a.C., sotto il regno di Tolomeo III, avrebbe affrontato una missione di circumnavigazione del globo.
La ricostruzione narra che le sei navi salparono da un porto della Cirenaica sotto il comando del capitano Rata e del navigatore Maui, amico dell’astronomo Eratostene (ca. 275-194 a.C.), direttore della celebre biblioteca d’Alessandria, risalirono un tratto di Nilo, poi si portarono nel Mar Rosso tramite il canale navigabile dei Faraoni e si avviarono verso oriente, lungo il Mar Rosso, l’Oceano Indiano, l’Indonesia e l’Oceano Pacifico. Le iscrizioni di Maui, secondo le decifrazioni compiute negli anni ‘70 da Barry Fell, indicherebbero che la spedizione intendeva dimostrare il teorema di Eratostene (ossia che la Terra fosse rotonda, con la circonferenza di circa 24.500 miglia).
Fell impiegò otto anni per dimostrare che le iscrizioni polinesiane non erano dei rompicapo senza senso, come sostenevano gli altri esperti, ma "una forma scritta della lingua polinesiana, i cui testi potrebbero forse risolvere lo sconcertante quesito di come le piante e gli animali domestici possano avere raggiunto la Polinesia dall’America e dall’Asia".
Fell aveva riflettuto a lungo sul fatto che le centinaia d’iscrizioni sparse sulle rocce e nelle grotte nelle Isole del Pacifico avessero caratteri simili, benché si trovassero su isole distanti tra loro migliaia di chilometri, ed era rimasto impressionato da un’affermazione del professore di zoologia che aveva avuto in Nuova Zelanda, il quale gli aveva fatto osservare le similitudini tra la moderna lingua dei Maori e le lingue classiche dell’area mediterranea.
Fell scrisse: "Cominciano ad apparirmi lettere con forme riconoscibili e parole". Egli poté approfittare dell’ambiente accademico di Harvard, noto per la sua "libertà intellettuale", e coinvolse nella ricerca i propri compatrioti, inclusi gli studenti. Scrisse: "Credo che in nessun luogo si possa trovare un ambiente più favorevole per risolvere questo problema".
Tra le iscrizioni in lingua maori, Fell affermò che: "più antica è un’iscrizione, più il suo linguaggio corrisponde a quel misto di greco e di egiziano che un tempo si doveva parlare nel Nord Africa, dopo che Alessandro Magno conquistò l’Egitto". Si dichiarò convinto che la più antica di quelle iscrizioni fosse scritta in antico libico, "un dialetto dell’egiziano parlato da quei pescatori di pelle scura, che i Greci chiamavano Mauri".
Alcune delle circa 1.500 iscrizioni conosciute erano bilingui, col latino o il punico come seconda lingua (si tratta d’iscrizioni tombali, in Algeria e Tunisia), e potevano fornire chiavi di interpretazione.
In generale, le iscrizioni presentavano caratteri alfabetici, senza vocali (come l’Ebreo e l’Arabo).
Fell sapeva riconoscere le radici di alcune parole in Egiziano e in Polinesiano stan dard. In alcuni casi, se si sostituivano le lettere con le loro corrispondenti dell’antico Egiziano, si riusciva a dare loro un senso in quell’antica lingua. Si può capire come Fell lavorasse a questo puzzle dall’esempio della sua traduzione e del confronto con l’alfabeto Maori, presentato nelle figure.
Ben presto Barry s’immerse totalmente nell’epigrafia ed accumulò una conoscenza enciclopedica in tale campo, pubblicando tre libri controversi ma di gran diffusione sulle migrazioni umane pre-colombiane dall’Europa verso il Nord America. Ricevette un grande aiuto alle sue ricerche dalla moglie Rene.
Non solo i suoi libri aprirono un gran dibattito e stimolarono molte critiche, in particolare negli Stati Uniti, e sollecitarono anche l’invio di una gran quantità di materiale epigrafico da tutto il mondo, che gli permise di portare avanti le sue ricerche.
La prima incursione di Fell nel campo dell’epigrafia era stata uno studio di petroglifipolinesiani pubblicato nel 1940, ma fu il suo libro "America B.C." (1976) a farlo conoscere al vasto pubblico; in esso, sosteneva che esistevano numerosi esempi di scritte del Vecchio Mondo, che si potevano rintracciare sulla superficie di rocce e di oggetti, dappertutto, in America del Nord e del Sud.
Nel suo primo libro, Fell pose le basi per la sua nuova ed innovatrice storia del mondo. Si conquistò un gruppo di seguaci e fondò la Società Epigrafica d’America. Chiamata in origine Società Epigrafica Polinesiana, nel cambio del nome riflesse lo scopo più ampio che Fell ed i suoi colleghi si proponevano. L’unica evidenza su cui si basava includeva iscrizioni ritrovate su pareti, bastoni e pietre.
"America B.C." sconvolse le tradizionali discipline dell’archeologia, dell’epigrafia, e della storia antica (solo per citarne alcune). Ancora oggi è considerata un’eresia accademica l’adesione alle idee di Fell, e la sua partenza da Harvard nel 1977 non avvenne in forma amichevole. Benché egli avesse suscitato ad Harvard un’enorme eccitazione, le sue idee sconvolsero l’ambiente accademico in maniera esagerata. Molti criticarono i suoi metodi e l’attaccarono, ma il principale argomento usato contro di lui rimase sempre quello che volesse andare contro le idee correnti.
Seguì il secondo libro, "Saga America" (1980), in cui propose l’identificazione di scritte e di lingue, che includevano l’arabo, ed altri alfabeti, e di mappe e zodiaci.
Nel terzo libro, "Bronze Age America" (1982), Fell si concentrò sul riconoscimento di testi scandinavi dell’"età del bronzo", duemila anni più antichi di qualsiasi iscrizione runica esistente in Europa, a Peterborough, Ontario (Canada). Pubblicò anche saggi di sue originali interpretazioni del Disco di Festo e della scrittura Rongo-Rongo dell’Isola di Pasqua, così come un’identificazione dell’etrusco con la lingua degli ittiti.
Secondo Barry Fell, vi furono numerosi contatti pre-colombiani tra l’Europa, l’Africa e l’Asia ed il Nuovo Mondo sino ad almeno tremila anni prima delle date ufficialmente riconosciute; nessuno di tali contatti (salvo la spedizione di Leif Ericsson) sarebbe rimasto registrato nelle cronache del Vecchio Mondo.
Nel 1978 Barry fu Visiting Professor all’Università di Tripoli, dove fu acclamato come un eroe nazionale per la sua dimostrazione di come si potessero tradurre in arabo gli antichi caratteri e le iscrizioni funerarie; nel 1980 ricevete il Premio Tripoli per la storia araba.
Per di più, dichiarò di aver dimostrato la diffusa colonizzazione pre-colombiana del Nord America da parte del Nord Africa e dell’Europa - il che provocò la maggior parte delle critiche che gli furono rivolte. In riconoscimento del suo lavoro, Barry fu decorato con l’Honorary Fellowships e fu premiato da associazioni scientifiche degli Stati Uniti, dell’Europa, dell’Africa e della Polinesia.
Fondamentalmente, si può sostenere - e a ragione - che Barry Fell sia stato un vero scienziato. La sua formazione in biologia marina significava che era capace di ricercare una misura dell’obiettività in argomenti controversi. Pur tuttavia, le sue dichiarazioni erano talvolta prive di quei compromessi, di quella circospezione e di quella cautela che sono ritenuti opportuni negli scritti di archeologia.
Con la sua insistenza nel sostenere interpretazioni controverse, ottenne spesso l’unico risultato di attirarsi l’ira degli archeologi ufficiali e di rendere impossibile ogni ragionevole dibattito.
Molti archeologi accademici erano ben più che scettici sulle affermazioni di Barry Fell: gli erano dichiaratamente ostili. Le sue dichiarazioni di rigore scientifico potevano valere per la biologia marina ma, quando giunse ad occuparsi d’interpretazioni archeologiche, ignorò le normali consuetudini relative all’evidenza ed alla validità delle prove. Inoltre, le sue pubblicazioni erano ampiamente indirizzate a non-specialisti; anziché sottoporre i suoi studi per la pubblicazione a riviste accademiche (procedura abituale), egli preferiva pubblicare o su libri a grande diffusione o tramite la Epigraphic Society of North America, un’associazione che gli avversari identificavano, benché in modo non del tutto onesto, come composta dai suoi stessi discepoli.
Uno dei suoi pochi sostenitori nel mondo accademico, David Kelley dell’Università di Calgary, fu uno dei primi a riconoscere che la scrittura Maya era essenzialmente fonetica e non ideografica. Egli ammette che la maggior parte degli esempi usati da Fell sono errori d’interpretazione, ma conclude che egli ha attratto Arriva persino a sostenere qualcuna delle sue interpretazioni di testi ogamici, respinte dalla maggior parte degli archeologi ufficiali, come linee formatesi in modo del tutto naturale sulla superficie rocciosa, segni di aratri o scarti di fonderie.
Esistono numerosi siti chiave e identificazioni utilizzati da Barry Fell per sostenere le proprie teorie. Alcuni sono solo scalfiti superficialmente, come l’iscrizione di Los Lunas (3) o la Pietra di Bat Creek; altri, come l’identificazione di scritture ogam o arabe in numerose località, non esistono del tutto.
Benché l’entusiasmo di Fell e la sua gioia nell’applicarsi al proprio hobby fossero degni di plauso, Fell ha offerto un cattivo servizio alla comunità archeologica. Stephen Williams ha sviluppato una serrata critica a Fell nel suo capitolo di "Fantastic Archaeology" intitolato "Tales the Rude Monuments Tell". (4) Williams indica gli errori e le principali scorrettezze identificabili nei lavori di Fell.
Questi si dichiarava certo che dal 3000 a.C. al 1400 d.C. l’America fosse stata visitata da Iberici, Libici, Celti, Vichinghi, Egizi, ed avesse ricevuto gli influssi dei Nubiani e dei Romani. Pensava che a partire dal 500 a.C. si fossero sviluppate rotte commerciali per l’argento, il rame e le pellicce del Nuovo Mondo, scambiati con bronzo, piombo, cuoio e stagno. Fell compì anche gravi errori linguistici, come quello di ritenere che la lingua zuni possedesse solo 1200 parole registrate. Williams ricorda, in una nota, che l’editore di Fell era un ornitologo, non un archeologo.

Note:
1. Per maggiori informazioni, si può contattare: The Epigraphic Society, Donal B. Buchanan, Secretary, 8216 Labbe Lane, Vienna, Virginia 22182-5244, e-mail: donalb@aol.com.
2. Per la storia della spedizione di Rata e Maui, si veda: M. Mazel Hecht, "The Decipherment and Discovery of a Voyage to America in 232 B.C.", in "21st Century", winter 1998-1999, p. 62; "Indian Inscriptions from the Cordilleras in Chile, found by Karl Stolp in 1885", in "21st Century", winter 1998-1999, p. 66; L.H. Larouche, "On Eratosthenes, Maui’s Voyage of Discovery, e Reviving the Principle of Discovery Today", in "21st Century", spring 1999, p. 24; M. Mazel Hecht, "Eratosthenes Instruments guided Maui’s 3rd Cent. Voyage", in "21st Century", spring 1999, S. Rommel, Ph.D., "Maui’s Tanawa: A Torquetum of 232 B.C.", in "21st Century", spring 1999, p. 75.
3. "Ancient punctuation and the Los Lunas text", ESOP 13, N.317, pp. 35-41.
4. S. Williams, "Fantastic Archaeology", Univ. of Pennsylvania Press, 1990, pp. 257-285.
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