ARCHEOMISTERI
ARCHEOMISTERI Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2006  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per prelevareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide

Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI LA COMBUSTIONE UMANA SPONTANEA
di John Martin

Un enigma sconvolgente e senza tempo. Presentazione di un fenomeno inspiegato segnalato da almeno quattro secoli.
 


INTRODUZIONE
In parapsicologia, la combustione umana spontanea (S.H.C.: Spontaneous Human Combustion) è considerata un caso particolare della combustione spontanea; un fenomeno paranormale, quest’ultimo, che si verificherebbe con una certa frequenza nei casi di Poltergeist (1) e che consisterebbe nell’improvvisa combustione spontanea di oggetti di varia natura.
La S.H.C. è definita come l’accensione e la combustione di una massa indipendentemente dal contatto con qualsiasi corpo che sta bruciando e si parla di S.H.C., distinguendola dal normale incendio domestico, quando un essere umano prende improvvisamente fuoco senza alcun motivo apparente.
In "Animismo e spiritismo", pubblicato nel 1890 e scritto da Alexander Aksakov (1832-1903), diplomatico russo e metapsichista, viene descritto un presunto caso di S.H.C., in cui una "luce fosforescente", dopo avere evoluito nella stanza da letto di una donna, si fermò su un suo indumento, facendogli prendere fuoco.
Ammesso e non concesso che i fatti si siano effettivamente svolti nel modo in cui Aksakov li riporta e non siano frutto della fervida immaginazione di qualcuno o peggio ancora, una burla, ricorrere al paranormale per spiegare questo fenomeno appare onestamente una forzatura.
La dinamica dell’accaduto e le caratteristiche morfo-comportamentali della formazione luminosa, infatti, suggeriscono fortemente la possibilità che si sia trattato di un fulmine globulare, ossia di un fenomeno atmosferico piuttosto raro, non ancora ben compreso dalla fisica, il cui comportamento ricorda molto da vicino quello manifestato dalla "luce fosforescente" descritta da Aksakov.
I fulmini globulari sono formazioni luminose, per lo più di forma sferoidale, che molti ricercatori ipotizzano essere costituite da plasma e che compaiono improvvisamente a pochi metri dal suolo. Tali formazioni hanno un diametro che varia da pochi centimetri ad alcune decine di metri, scompaiono qualche secondo dopo essere apparse, si muovono ad una velocità di qualche metro al secondo e sono in grado di entrare nelle abitazioni, passando attraverso porte e finestre. Una volta entrate in una stanza, sono state viste evoluire per alcuni secondi, per poi uscire all’esterno o in taluni casi, scomparire, svanendo o esplodendo con o senza emissione di rumore. Talvolta, nel punto in cui queste sfere luminose scompaiono, esplodendo, sono state rinvenute tracce di bruciatura.
Ora, alla luce di quanto è stato detto a proposito di questo raro fenomeno atmosferico, è lecito ipotizzare che la "luce fosforescente" di cui Aksakov parla nella sua opera fosse un fulmine globulare che, una volta penetrato o formatosi nella stanza da letto della donna ed avere evoluito, è entrato in contatto con un indumento della malcapitata, esplodendo e dando fuoco ai suoi vestiti.

LA STORIOGRAFIA, LA LETTERATURA ED IL CINEMA
Il primo caso documentato di S.H.C. risale all’inizio del XVII secolo, secondo alcune fonti, o al 1662 secondo altre ed ha come protagonisti un carpentiere di nome John Hitchen, la moglie e la figlia. Tutti e tre perirono durante un violento temporale e quando i vicini recuperarono il corpo del carpentiere dalle macerie, si sorpresero non poco nel constatare che il cadavere dell’uomo bruciava dall’interno e che, esternamente, non erano quasi visibili i segni della combustione (2) in atto. I resti di John Hitchen avrebbero continuato a bruciare ininterrottamente per ben tre giorni, fino al loro completo incenerimento.
Il merito di aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica questo raro ed inquietante fenomeno, tuttavia, fu del celebre romanziere inglese Charles John Huffam Dickens (Landport, Portsmouth, 1812 - Gadshill, Rochester, 1870), che si occupò della S.H.C. in varie occasioni. La prima volta che lo scrittore parlò di questo fenomeno fu quando vi fece ricorso per fare uscire di scena un personaggio di nome Krook, nel romanzo dal titolo "Casa desolata", pubblicato nel 1853.
Sembra che al tempo di Dickens fossero già stati documentati oltre 30 casi di S.H.C..
Anche il cinema si è occupato di questo bizzarro fenomeno e lo ha fatto con "I figli del fuoco", un Bmovie del genere horror del 1989, conosciuto solo dagli appassionati e firmato dal regista del più celebre "Non aprite quella porta": Tobe Hooper. Nonostante costui abbia avuto l’indubbio merito di aver portato sul piccolo schermo un fenomeno di cui, come spesso accade per altri eventi "scomodi", si parla poco e male, ha affrontato l’argomento con troppa superficialità, trascurando alcuni degli aspetti più interessanti e intriganti di questo fenomeno e drogandolo con elementi narrativi attinti a piene mani dal mondo del paranormale e sul finire della pellicola, anche da quello, ben più lontano, del sovrannaturale.

LE CARATTERISTICHE GENERALI
Vi sono alcuni aspetti di questo fenomeno che presentano un elevato grado di stranezza ed è interessante notare come essi ricorrano, con una certa frequenza, in quasi tutti i casi ben documentati di S.H.C.. Pare che il corpo delle vittime della S.H.C. venga consumato in misura maggiore rispetto a quello delle vittime di un normale incendio domestico.
In circostanze normali, infatti, il corpo umano non brucia molto bene in quanto il suo contenuto di acqua è molto elevato: circa l’80%. Un esempio che chiarisce bene questo aspetto è quello relativo al tentativo non riuscito, da parte di alcuni ricercatori, di distruggere un feto con il fuoco. Dopo avere immerso la piccola creatura, ormai senza vita, in un bagno di alcool, dove venne lasciata a lungo, in modo tale che il liquido avesse tutto il tempo di penetrare nei tessuti, le venne dato fuoco. I ricercatori che condussero questo insolito e un po’ macabro esperimento appurarono che, fino al momento in cui il fuoco ardeva, il feto bruciava ma quando le fiamme venivano spente, terminava anche la combustione.
Un aspetto interessante della S.H.C. consiste nel fatto che la maggior parte del corpo delle vittime viene ridotta in cenere. Dagli esami necroscopici a cui sono stati sottoposti i resti carbonizzati è emerso che, nella grande maggioranza dei casi, la combustione ha inizio dal tronco e nonostante le ossa della gabbia toracica, quelle del bacino e le vertebre vengano quasi completamente incenerite, le estremità (gambe, mani e testa), in genere, non presentano tracce di combustione. Molto spesso, infatti, le gambe delle vittime vengono rinvenute intatte accanto al corpo carbonizzato o ridotto in cenere e ciò induce a ritenere che esse, in qualche modo, siano scampate alla combustione.
Il fatto che alcune parti del corpo vengano incenerite ha indotto molti studiosi a ritenere che la quantità di calore sprigionata durante la S.H.C. sia superiore a quella prodotta all’interno dei forni crematori, dal momento che, neanche con questi, si riesce ad ottenere il completo incenerimento delle salme. È interessante notare, a questo proposito, che la temperatura necessaria a ridurre in cenere il corpo di un essere umano, in un periodo di tempo relativamente breve, è di circa 1300°C o di poco superiore e che, all’interno degli inceneritori impiegati per la cremazione dei cadaveri, la temperatura raggiunge solamente i 950°C. A tali temperature, le ossa del corpo non vengono completamente incenerite in quanto sono piuttosto resistenti al fuoco ed è necessario ricorrere ad una forte azione meccanica per frantumarle e ridurle in polvere.
Sebbene, durante la S.H.C., il corpo delle vittime venga quasi completamente consumato, gli indumenti da loro indossati, comprese le scarpe, le suppellettili poste nelle immediate vicinanze e persino le superfici non presentano o quasi, come sarebbe invece logico attendersi, segni di bruciatura.
È interessante notare come l’80% delle vittime della S.H.C. appartenga al genere femminile e come gran parte di coloro i quali hanno subito questa triste sorte sia in sovrappeso e dedita all’alcolismo. Nel corso delle indagini, infatti, gli inquirenti hanno accertato che la morte è sopravvenuta dopo che le vittime avevano assunto grandi quantità di alcool.
Molto spesso, sul pavimento della stanza in cui si è verificata una S.H.C., presso il corpo carbonizzato o incenerito delle vittime, gli inquirenti hanno rinvenuto uno strano residuo oleoso, piuttosto viscoso, di colore giallo-marrone e dall’odore molto intenso e sgradevole.
Tutti i casi di S.H.C. ritenuti attendibili si sono verificati in luoghi chiusi e le vittime erano state lasciate sole per un lungo periodo di tempo. Le rare volte in cui in casa erano presenti altre persone, in stanze adiacenti o vicine a quella in cui le vittime hanno perso la vita, le prime, stranamente, non hanno udito alcun rumore, lamenti di dolore o richieste di aiuto.

LE IPOTESI
Sulla S.H.C. sono stati versati fiumi d’inchiostro, molto si è detto e si è fatto, tuttavia, nonostante il fenomeno abbia trovato una sua giusta collocazione nell’area biomedica, l’alone di mistero che lo circonda da quasi quattro secoli non si è ancora del tutto dissolto.
Sono state avanzate numerose ipotesi per spiegare la S.H.C.; alcune di esse sono scientificamente plausibili, altre un po’ meno, altre ancora rasentano il ridicolo.

La punizione divina
Una delle prime teorie ad essere formulata fu quella secondo cui la S.H.C. fosse una punizione divina.

Il consumo di alcool
Nel XIX secolo gran parte delle ipotesi avanzate su questo fenomeno chiamava in causa il consumo di alcool.
Gli studiosi di quel periodo erano convinti che la maggior parte delle vittime fosse dedita all’alcolismo o avesse assunto una grande quantità di alcool prima di morire e che l’accumulo di questa sostanza nei tessuti incrementasse considerevolmente la combustibilità del corpo.
In quegli anni, infatti, era diffusa la credenza secondo cui l’alcool etilico o etanolo (CH3CH2OH), una volta metabolizzato, liberasse idrogeno molecolare (H2) ed altri gas infiammabili e si credeva che questi ultimi si accumulassero nei tessuti. Sempre secondo questa ipotesi, sarebbe stata sufficiente una scintilla, prodotta, ad esempio, dall’attività bioelettrica del corpo, per innescare la combustione.
Nel corso degli anni, grazie anche agli innumerevoli progressi compiuti dalla biologia e dalla medicina, questa ipotesi fu definitivamente abbandonata in quanto i ricercatori si resero conto che, nei tessuti, l’etanolo è talmente diluito, anche in soggetti che abbiano assunto grandi quantità di alcool, che non vi è modo che esso prenda fuoco o addirittura, esploda spontaneamente.
L’incombustibilità dell’alcool presente nei tessuti fu ampiamente dimostrata nel 1850 dal chimico Justus von Liebig; egli condusse un semplice esperimento durante il quale mostrò come campioni di tessuto impregnati di alcool, una volta incendiati, non si riducessero in cenere.

Le sorgenti di accensione e di calore
Coloro i quali ritengono che la S.H.C. sia un fenomeno paranormale motivano la loro convinzione, facendo presente che, sul luogo dell’accaduto, non sono mai state individuate sorgenti di accensione o di calore, tuttavia, qualora ogni caso venga analizzato con attenzione e la stanza dove le vittime hanno preso fuoco venga passata al setaccio, si constata che l’incendio non è mai spontaneo in quanto, nelle immediate vicinanze dei malcapitati, vi è sempre una sorgente di accensione o di calore che ne giustifica la combustione.

Camini e stufe elettriche
È interessante notare come siano stati registrati più casi di S.H.C. nei mesi invernali piuttosto che in estate; ciò è probabilmente dovuto al fatto che, durante le stagioni fredde, nelle abitazioni, vi sono molti camini e stufe elettriche accese, fatto che aumenta le probabilità che alcune di esse siano responsabili dell’innesco della combustione.

Il metano
Alcuni autori hanno riportato che, sovente, nel corso della S.H.C., si sviluppa una fiamma di colore blu, indicante, secondo taluni studiosi, il coinvolgimento di metano (CH4), il principale costituente del gas naturale.
È noto che la fermentazione del materiale vegetale ingerito dai bovini determina il rilascio di una grande quantità di metano che, con il tempo, tende ad accumularsi nel tubo digerente di questi animali, dilatandone vistosamente il ventre. In taluni casi l’accumulo di questo gas è tale da rendere necessario l’intervento del veterinario, che è costretto ad eseguire un’incisione a livello del ventre, al fine di aprire una via di sfogo al metano.
È stato ipotizzato che un fenomeno simile si verifichi anche negli esseri umani, nel cui tubo digerente l’accumulo di questo gas costituirebbe un fattore di rischio; il calore sviluppato durante lo svolgersi di alcune reazioni biochimiche fortemente esotermiche, la cui natura, peraltro, sfugge ancora alla biologia, potrebbe, infatti, in determinate condizioni fisiologiche, innescare la combustione del metano e far bruciare dall’interno il corpo.
Se la causa della S.H.C. fosse la combustione del metano presente nel tubo digerente, i bovini, che nel regno animale sono tra i più grandi produttori di questo gas, dovrebbero frequentemente prendere fuoco, tuttavia, ciò non si verifica, quindi è altamente improbabile che questo fenomeno sia determinato dalla combustione del metano.

Il magnesio ed il titanio
È stato anche osservato, ma non so fino a che punto tale osservazione corrisponda alla realtà dei fatti, che, nel caso della S.H.C., l’acqua impiegata per spengere le fiamme, anziché estinguere il fuoco, sembra alimentarlo.
Incendi che manifestano un tale comportamento sono quelli associati alla presenza di elementi, quali il magnesio (Mg) o il titanio (Ti); è noto, infatti, che il magnesio, bruciando, produce delle fiamme molto calde e che l’acqua, a contatto con tali fiamme, va incontro a idrolisi, una reazione chimica a seguito della quale si liberano idrogeno e ossigeno (O2) molecolari allo stato gassoso. Ora, l’idrogeno è un gas altamente infiammabile, per cui, liberandosi dall’acqua che viene gettata sul fuoco, lo alimenta ulteriormente.
Il fatto che il magnesio sia coinvolto in incendi in cui il calore sviluppato è talmente elevato da promuovere l’idrolisi dell’acqua ha suggerito ad alcuni studiosi la possibilità che questo elemento svolga un ruolo di primo piano nella S.H.C., tuttavia, tale ipotesi, per quanto suggestiva, non è scientificamente plausibile in quanto il magnesio, nel corpo umano, è presente solo in tracce, per cui non è in grado di alimentare una combustione così intensa da ridurre in cenere un essere umano.

Alterazioni transitorie del metabolismo basale e reazioni biochimiche esotermiche
Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi secondo cui la S.H.C. sia determinata da una temporanea alterazione del metabolismo basale; altri studiosi, invece, propendono per l’ipotesi secondo cui la S.H.C. sia innescata da una o più reazioni biochimiche fortemente esotermiche, da reazioni chimiche, cioè, che coinvolgono biomolecole e liberano una grande quantità di energia sottoforma di calore.
Ambedue le teorie, tuttavia, non trovano un riscontro oggettivo nei processi biologici conosciuti in quanto non è mai stata ravvisata alcuna anomalia metabolica che esiti in una combustione interna, né sono state identificate reazioni biochimiche esotiche in grado di sviluppare così tanto calore da bruciare dall’interno un corpo umano.

L’ossidazione del carbonio nel tubo digerente
Il fatto che il tronco sia la parte del corpo da cui ha inizio la combustione ha suggerito ad alcuni studiosi la possibilità che la S.H.C. abbia origine all’interno del tubo digerente; gli scettici ritengono molto poco plausibile tale ipotesi in quanto, in questa sede, è presente una notevole quantità di acqua.
Da recenti studi condotti dal Dott. Hugh Stiles, un ingegnere chimico, sarebbe emerso che la presenza dell’acqua a livello del tubo digerente non costituisce un fattore inibente un simile processo. Il Dott. Stiles, infatti, ipotizza che una fonte di calore non meglio identificata ossidi il carbonio (C) contenuto nelle molecole organiche presenti nelle cellule dell’intestino, convertendolo in anidride carbonica (CO2).
Tale reazione è esotermica ed il calore prodotto, secondo il Dott. Stiles, sarebbe sufficiente a promuovere l’evaporazione dell’acqua contenuta nelle cellule adiacenti. L’ingegnere chimico ha calcolato che il tronco di un uomo di corporatura media, che bruciasse a seguito di questo processo, genererebbe 200 MJ (megajoule) di energia sotto forma di calore, una quantità pari a oltre il doppio di quella che sarebbe necessaria per causare l’evaporazione di tutta l’acqua contenuta nel corpo.
Questa ipotesi presenta almeno due punti deboli. Il primo è rappresentato dal fatto che, per sviluppare così tanto calore, sarebbe necessario che una elevatissima quantità di molecole organiche venisse coinvolta contemporaneamente nella suddetta reazione di ossidazione e che tale reazione avesse luogo simultaneamente in molte cellule dell’intestino; una simile doppia sincronicità, a livello molecolare e cellulare, tuttavia, è altamente improbabile e non è noto alcun fattore biologico o ambientale, endogeno o esogeno, che sia in grado di promuovere questo processo. Il secondo aspetto, che, unitamente al primo, rende molto poco credibile tale ipotesi, è rappresentato dal fatto che, qualora la S.H.C. fosse effettivamente promossa dal processo ipotizzato dal Dott. Stiles, il vapore acqueo prodotto dalle reazioni di ossidazione sarebbe talmente tanto che si condenserebbe in grande quantità sulle pareti e sulle superfici vicine al corpo delle vittime; tuttavia, non sono mai state rinvenute tracce di acqua vicino ai cadaveri, neanche nei casi in cui le vittime sono state trovate subito dopo l’incendio.

La fosfina
Alcuni studiosi, nel tentativo di trovare una spiegazione soddisfacente per la S.H.C., hanno chiamato in causa persino la fosfina (PH3), un gas velenoso che, a temperatura ambiente e a contatto con l’aria, brucia spontaneamente.
La fosfina è all’origine dei cosiddetti "fuochi fatui", ossia di quelle piccole formazioni gassose luminescenti che vengono prodotte nelle zone paludose e nei cimiteri a seguito della decomposizione batterica di materiale organico contenente fosfati e che poi vengono mosse dalle correnti d’aria, dando l’impressione, a chi le osservi, di essere guidate da una volontà intelligente.
Il moto apparentemente intelligente manifestato da queste formazioni gassose, in passato, ha dato origine alla credenza secondo cui i "fuochi fatui" fossero le anime dei defunti.
La fosfina non viene prodotta dal corpo umano, tuttavia, alcuni ricercatori, tra cui il Dott. Cecil Jones, un chimico industriale in pensione, hanno ipotizzato l’esistenza di reazioni biochimiche anomale coinvolgenti fosfati presenti naturalmente nel corpo umano o ingeriti in grande quantità con la dieta; reazioni a seguito delle quali verrebbe prodotta fosfina, che, in un secondo momento, si incendierebbe, dando origine ad un processo di combustione interno.
Questo ipotetico fenomeno ha riscosso talmente tanto successo, presso alcuni ambienti scientifici, che gli è stato assegnato un bizzarro termine ufficiale: peto fosfinico. Anche questa ipotesi, come quelle fino a qui illustrate, non si basa su solidi presupposti scientifici, bensì su un’altra ipotesi, quella secondo cui, in determinate condizioni, si svolga una strana reazione a seguito della quale viene prodotta una sostanza, naturalmente non presente negli esseri umani, in quantità sufficiente da innescare una combustione interna in grado di incenerire un corpo umano.
Uno degli errori più comuni, commessi da chi cerca di definire le cause e la dinamica di un fenomeno raro, specialmente nel caso in cui tale fenomeno sfugga ad ogni tentativo di spiegazione scientifica a causa del suo elevato grado di stranezza, consiste proprio nel chiamare in causa una serie di fenomeni esotici, la cui esistenza è tutta da verificare, per spiegarne uno ancora più bizzarro.

I fulmini
Nella prima parte di questa trattazione sono stati illustrati gli ipotetici meccanismi grazie ai quali il corpo umano sarebbe in grado di alimentare un processo di combustione, ma niente è stato detto sui fattori che innescherebbero tale combustione.
Anche in questo caso, sono state formulate numerose ipotesi, nessuna delle quali è in grado di spiegare in modo soddisfacente le modalità con cui avverrebbe l’innesco della combustione interna.
Una delle teorie postulate per chiarire questo aspetto chiama in causa i fulmini; questo violento fenomeno atmosferico non è però in grado di innescare la combustione di un corpo umano in quanto, nonostante il calore da esso prodotto sia assai intenso (la temperatura del canale centrale di un fulmine raggiunge i 30.000°C circa), l’intervallo di tempo compreso tra l’istante in cui il fulmine penetra nel corpo e quello in cui ne fuoriesce, scaricandosi a terra, è talmente breve, solo una frazione di secondo, da non essere sufficiente a causare una combustione.
Ciò che può accadere a un essere umano che venga colpito da un fulmine è di riportare gravi ustioni o nella peggiore delle ipotesi, di morire a causa dei danni subiti al S.N.C. (3) (Sistema Nervoso Centrale) e agli organi interni ma non vi è alcun modo che il suo corpo prenda fuoco.

I Fuochi di S. Elmo e i fulmini globulari
Secondo alcuni studiosi, la S.H.C. potrebbe essere innescata da altri fenomeni atmosferici, sempre di natura elettrica ma meno frequenti dei fulmini, quali i Fuochi di S. Elmo e i già citati fulmini globulari, le cui caratteristiche morfo-strutturali e comportamentali, come è stato mostrato all’inizio di questa disamina, sono coerenti con quanto è accaduto alla donna di cui Alexander Aksakov parla nella sua opera.
I Fuochi di S. Elmo si manifestano con bagliori prodotti dalla ionizzazione localizzata e circoscritta della miscela di gas atmosferici, ionizzazione a sua volta determinata dalle cariche elettrostatiche che si accumulano in grande quantità all’estremità distale delle alberature delle navi e sugli edifici molto alti.

L’energia elettrostatica
Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi secondo cui, in alcuni casi, il fattore che ha innescato la S.H.C. fosse identificabile con l’energia elettrostatica ambientale. È stato accertato, infatti, che vi sono individui molto "speciali", sul cui corpo le cariche elettrostatiche si accumulano in grande quantità, funzionando da veri e propri accumulatori di energia elettrostatica viventi. Tali individui, oltre a disturbare il funzionamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche poste nelle loro immediate vicinanze, sarebbero particolarmente suscettibili a prendere fuoco improvvisamente e spontaneamente.

La fusione nucleare a temperatura ambiente
Vi è poi tutta una serie di ipotesi assurde, destituite di ogni fondamento scientifico, come quella secondo cui la S.H.C. sia causata da un processo di fusione nucleare a temperatura ambiente, la cosiddetta fusione a freddo, che, in determinate condizioni biochimiche, fisiologiche ed ambientali, avrebbe luogo all’interno del corpo umano, sviluppando una grande quantità di energia sotto forma di calore ed innescando una combustione interna.

Il pirotrone
Secondo Larry E. Arnold, alla base di questo fenomeno vi sarebbe un’esotica particella subatomica, a cui lo studioso ha assegnato il nome di "pirotrone", che, interagendo con le cellule del corpo secondo un meccanismo non ben definito, innescherebbe la S.H.C..
Inutile sottolineare che l’esistenza di una simile particella non è prevista dalla Teoria del Modello Standard della Struttura della Materia (4) né è stata rilevata sperimentalmente.
È interessante notare che, qualora un fenomeno fisico sfugga ad ogni tentativo di spiegazione scientifica, i ricercatori impegnati nel suo studio tendono a ricorrere a fantomatiche particelle subatomiche, la cui esistenza non è minimamente avallata dalla fisica delle alte energie, per stabilire la natura di quel fenomeno.
Questo è un errore piuttosto comune, non solo tra i parapsicologi, che in passato ipotizzarono l’esistenza di un’altra strana particella subatomica, lo "psitrone", che avrebbe dovuto essere il quanto di un misterioso campo energetico, il "campo psi", chiamato in causa per spiegare i fenomeni ESP (5) (Extra-Sensorial Perception: percezione extrasensoriale), in particolare la telepatia (6), ma anche tra i fisici delle alte energie, che, troppo spesso per far tornare i conti, postulano l’esistenza di esotiche particelle subatomiche dai comportamenti
più bizzarri.

Il geomagnetismo, la kundalini e i M.A.S.E.R.
Vi sono altre teorie, infine, a dir poco fantasiose e da alcuni studiosi definite minori, che riconducono, non si capisce bene in virtù di quale legge fisica, il fenomeno della S.H.C. al geomagnetismo (il campo magnetico terrestre), alla kundalini (7) (un’imprecisata energia sconosciuta alla scienza che provocherebbe un considerevole riscaldamento del corpo e che verrebbe attivata eseguendo pratiche psicofisiche, quali lo yoga e la meditazione trascendentale tantrica) e ai M.A.S.E.R. (8) (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation: amplificazione di microonde mediante emissione stimolata di radiazione).

L’IPOTESI DELL’EFFETTO STOPPINO
Personalmente, ritengo che, da un punto di vista strettamente scientifico, l’ipotesi più plausibile fino ad ora formulata per spiegare la S.H.C. sia quella dell’"effetto stoppino" o "effetto candela", proposta per la prima volta circa un secolo fa e ritornata in auge negli ultimi anni.
Grazie alle conoscenze acquisite sul campo e agli studi condotti in ambienti controllati, i ricercatori accademici e gli esperti del Corpo di Polizia e dei Vigili del Fuoco sono riusciti a trovare una spiegazione sufficientemente convincente ed esaustiva per tutti, o quasi tutti, i casi di S.H.C.; se tra questi ve ne sono alcuni particolarmente bizzarri, che presentano caratteristiche e stranezze tali da sfuggire a qualsiasi interpretazione di carattere scientifico, è altamente probabile che il resoconto che ne è stato fatto e il materiale documentario in merito siano poco o per niente attendibili.
Uno dei criteri adottati dai ricercatori per lo studio scientifico della S.H.C. è consistito nel selezionare accuratamente i racconti, i resoconti testimoniali, i rapporti della polizia e dei vigili del fuoco e i referti medici relativi a ogni singolo caso, scartando il materiale documentario ritenuto poco attendibile o frammentario e valutando solo quello prodotto con rigore scientifico e dovizia di particolari.
Gli anatomo-patologi forensi furono tra i primi ad avanzare l’ipotesi dell’effetto candela o effetto stoppino, noto anche come effetto stoppino multiplo, per giustificare l’incrementata combustibilità ed infiammabilità del corpo umano nei casi di S.H.C.; essi sostenevano e continuano a sostenere, che in tutti i casi di S.H.C., anche in quelli più complessi e meno chiari, vi sia stata una sorgente di accensione (una sigaretta accesa lasciata cadere su un tappeto o sulle lenzuola, il fuoco acceso in un camino, una candela o una piccola stufa a carbone o elettrica) e che nella fase iniziale dell’incendio la combustione del corpo sia stata alimentata da tale sorgente.
Sempre secondo gli esperti, nelle fasi successive a quella in cui la combustione è alimentata da una sorgente di accensione, quasi sempre identificabile nell’ambiente, è lo stesso corpo ad alimentare la combustione di se stesso.
In alcuni casi, infatti, il corpo umano si comporterebbe come una vera e propria candela, in cui la cera è sostituita dal grasso bianco (9) (la quantità media di grasso in un corpo adulto equivale a 15,4 kg) contenuto nel pannicolo adiposo sottocutaneo e lo stoppino dalle vesti indossate dalle vittime.
Secondo il Dott. Dougal Drysdale, dell’Università di Edimburgo, in Scozia, il parallelismo tra la candela e il corpo umano è quanto mai appropriato e spiega molto bene la S.H.C. in quanto, proprio come una candela brucia lentamente e a lungo, alimentata dalla cera che, sciogliendosi a causa del calore sviluppato durante la fase iniziale della combustione, va ad impregnare lo stoppino, anche il corpo umano può bruciare altrettanto lentamente e a lungo, essendo la combustione alimentata dal grasso sottocutaneo che, sciogliendosi a causa del calore inizialmente prodotto, va ad impregnare gli indumenti.
Sembra accertato, infatti, che il calore prodotto durante la fase iniziale della combustione di un corpo umano sia sufficiente a promuovere la fusione del grasso sottocutaneo che, fuoriuscendo dal corpo, andrebbe ad impregnare gli indumenti indossati dalle vittime, indumenti che agirebbero come un vero e proprio stoppino.
Il corpo continuerà a bruciare fino al momento in cui tutto il grasso sottocutaneo verrà consumato.
L’effetto stoppino spiega bene anche il motivo per cui i vestiti indossati dalle vittime vengano spesso rinvenuti poco danneggiati, nonostante le parti del corpo da essi coperte siano ridotte in cenere.
Studi condotti al fine di chiarire questo aspetto hanno evidenziato che, nonostante il grasso umano liquefatto bruci ad una temperatura considerevole, pari a circa 250°C, gli indumenti impregnati del grasso sottocutaneo bruciano a temperature molto più basse, compatibili con la preservazione dell’integrità strutturale del materiale con cui sono stati tessuti.
Spronato dai risultati ottenuti, investigando su un caso di omicidio in cui il corpo della vittima venne trovato bruciato, il Dott. John de Haan, dell’Istituto Criminale della California, decise di effettuare un interessante quanto bizzarro esperimento, al fine di confermare o confutare l’ipotesi dell’effetto candela.
Il Dott. de Haan e i suoi collaboratori si procurarono la carcassa di un esemplare adulto di maiale appena morto (la scelta dell’animale da impiegare nell’esperimento cadde sul maiale in quanto, in questa specie, la distribuzione corporea del grasso è simile a quella nell’uomo), l’avvolsero in una coperta per simulare un essere umano vestito, la adagiarono su un tappeto posto sul pavimento di una stanza e vi versarono sopra una piccola quantità di petrolio, dopodiché le dettero fuoco. Trascorso un po’ di tempo, i ricercatori, che si aspettavano di vedere sia la coperta che il tappeto ridotti in cenere, constatarono, con loro grande sorpresa, che il grasso sottocutaneo del maiale si era sciolto e fuoriuscendo dalla carcassa dell’animale, aveva impregnato la coperta che agiva come lo stoppino di una candela. La carcassa del suino avvolta nella coperta alimentò un fuoco molto caldo che durò alcune ore e i ricercatori notarono che le fiamme che da esso si sprigionavano erano piuttosto basse. Dopo circa cinque ore, anche le ossa furono distrutte, in modo analogo a quanto accade nei casi di S.H.C..
Questa interessante osservazione evidenziò come fosse possibile, nei casi di S.H.C., che le ossa, notoriamente piuttosto resistenti al fuoco, venissero ridotte in cenere assieme al resto del corpo. Non bisogna scordare, infatti, che anche le ossa, come le altre parti del corpo degli animali, così come dell’uomo, contengono del grasso; questo è localizzato a livello del midollo osseo e ne costituisce circa l’80%.
I ricercatori appurarono che fu proprio il grasso contenuto nel midollo osseo a garantire il mantenimento della combustione, la quale, dopo alcune ore, portò al completo incenerimento anche delle ossa. Il Dott. de Haan, a fine esperimento, constatò che il tipo di danno riportato dalla carcassa del maiale era identico a quello riscontrato nei casi di S.H.C..

ANALISI CRITICA E CONSIDERAZIONI GENERALI
È inevitabile, a questo punto, chiedersi per quale motivo ciò non accada anche nei forni crematori, dove, nonostante il calore prodotto sia molto intenso e le temperature raggiunte estremamente elevate, non si ha l’incenerimento delle ossa dei cadaveri.
La risposta è il tempo o meglio, la mancanza di esso.
Le cremazioni, infatti, durano circa un’ora e mezzo, un lasso di tempo insufficiente perché le ossa possano venire ridotte in cenere mentre è stato accertato che, nei casi di S.H.C., la combustione si è protratta per molte ore.
Alcuni ricercatori sostengono che l’effetto stoppino, unitamente ad una combinazione di materiali infiammabili e a una maggiore quantità di tempo, sia in grado di "generare" temperature relativamente alte e localizzate, tali da ridurre in cenere anche le ossa.
A temperature relativamente basse, intorno ai 500°C e con sufficiente tempo a disposizione, infatti, le ossa finiscono per trasformarsi in un materiale simile a polvere.
L’effetto stoppino spiega anche il motivo per cui gli arti inferiori delle vittime, in particolare le gambe, vengano frequentemente trovati integri o quasi, nonostante il resto del corpo sia stato ridotto in cenere. Questa apparente incongruenza anatomopatologica nella combustibilità del corpo umano non deve sorprendere in quanto è una conseguenza fisiologica della disomogenea distribuzione corporea del grasso sottocutaneo, che, a livello degli arti inferiori ed in particolar modo delle gambe, è presente in quantità piuttosto basse, per cui le parti del corpo a subire i danni più gravi, fino alla carbonizzazione e all’incenerimento, sono quelle a più alto contenuto di grasso sottocutaneo.
Il fatto che sia la parte superiore del corpo a riportare i danni più gravi e che gli arti inferiori vengano risparmiati dalla furia distruttrice del fuoco dipende anche dalla relativa distanza che separa le gambe dalla parte del corpo, il tronco, da cui, in genere, ha inizio la combustione e dalla tendenza delle fiamme a dirigersi verso l’alto.
Un altro aspetto della S.H.C., che in passato ha indotto molti studiosi a ritenere che questo fenomeno avesse implicazioni paranormali, è rappresentato da tutta una serie di anomalie ambientali che gli inquirenti e gli esperti incaricati delle indagini hanno riscontrato frequentemente nelle abitazioni delle vittime, in particolare nelle stanze dove queste hanno trovato la morte. È interessante notare, infatti, come, nei casi di S.H.C., oggetti e suppellettili varie, nonostante siano state rinvenute nelle immediate vicinanze delle vittime, non siano state danneggiate dalla combustione né abbiano mostrato i tipici segni di un incendio e come gli orologi da parete, anziché bruciati, siano risultati fusi o parzialmente fusi.
Queste curiose anomalie ambientali possono essere spiegate con la bassa intensità e la natura localizzata dell’incendio, durante e a seguito del quale si forma uno strato di gas molto caldo nella parte superiore della stanza. Il calore sviluppato dall’incendio, tuttavia, non è tale da innescare una combustione negli oggetti vicini ma solo da fonderli o al massimo, da arrecare loro danni di lieve entità, dovuti a leggere bruciature.
Alla luce di tali considerazioni, la S.H.C. deve essere considerata un evento relativamente raro, reso possibile dalla concomitanza di più fattori, sia di natura ambientale che fisici, un caso limite dei più comuni incendi domestici, in cui il fuoco, proprio in virtù di tali fattori, rimane localizzato sul corpo della vittima per tutta la sua durata, senza estendersi alle altre parti della stanza o agli altri oggetti ma continuando ad ardere per molte ore, fino al totale o parziale incenerimento dei corpi.
Gli inquirenti hanno accertato che, in quasi tutti i casi di S.H.C., le vittime erano sole in casa e non essendovi altri individui che potessero prontamente prestare loro i primi soccorsi, magari estinguendo l’incendio, questo ha avuto tutto il tempo per consumarne il corpo.
Anche se in casa vi fosse stato qualcuno in grado di soccorrere le vittime, la sua attenzione avrebbe potuto non essere attirata dalla tipica combustione a fuoco lento determinata dall’effetto stoppino, proprio perché tale combustione non provoca danni così evidenti come quelli causati dagli incendi ordinari, con il risultato che chi avrebbe potuto portare i primi soccorsi alle vittime avrebbe potuto anche non accorgersi di alcunché e la combustione avrebbe potuto continuare indisturbata la sua lenta opera devastatrice.
Vi è anche un’altra doverosa considerazione da fare sulla S.H.C., considerazione che da sola sarebbe sufficiente per comprendere quanto sia inopportuno attribuire una natura paranormale a questo fenomeno.
Un "autentico" fenomeno paranormale, infatti, non è legato ai confini di un paese, bensì si manifesta ovunque nel mondo; i casi di S.H.C., tuttavia, sembrano essersi verificati e verificarsi, solo ed esclusivamente negli U.S.A. ed in Gran Bretagna.
Il fatto che non si conoscano casi di S.H.C. che abbiano avuto luogo in altri paesi e che questo fenomeno non sia conosciuto al di fuori dei confini di queste due nazioni la dice lunga sulla liceità di attribuire una natura paranormale a questo evento.
Nella sezione dedicata alle ipotesi formulate nel corso degli anni sulla S.H.C. è stato mostrato come il consumo di bevande alcoliche non sia implicato nell’incrementata combustibilità del corpo umano, tuttavia, nel contesto dell’ipotesi dell’effetto stoppino, l’alcool svolge un ruolo importante in quanto stordisce ed inabilita fisicamente le vittime, compromettendone seriamente la coordinazione motoria.
Gli inquirenti hanno appurato che molte delle persone che hanno perso la vita in incendi riconducibili a casi di S.H.C., prima di andare a dormire, magari in una stanza con un camino acceso o con un’altra sorgente di calore, quale, ad esempio, una stufa elettrica, avevano ingerito una grande quantità di alcool. Non è da escludere che, durante la notte, le vittime siano venute involontariamente a contatto con una sorgente di accensione che ha fatto prendere fuoco ad una parte dei loro indumenti; l’effetto candela, poi, avrebbe fatto il resto.
La prevalenza di alcolizzati tra le vittime della S.H.C. è verosimilmente dovuta al fatto che è molto meno probabile che individui che non hanno bevuto prendano fuoco in quanto si suppone che essi siano in grado di fronteggiare adeguatamente una simile situazione di pericolo, allontanandosi dalla sorgente di accensione, spengendo prontamente il fuoco o chiamando aiuto. Chi è in stato di ebbrezza, invece, non è in grado di reagire prontamente ad una situazione d’emergenza di questo tipo, per cui è inevitabile che finisca con l’essere sopraffatto dalle fiamme e muoia bruciato.
Gli studiosi che hanno focalizzato l’attenzione sull’"epidemiologia" di questo fenomeno non hanno potuto fare a meno di notare una netta prevalenza di individui in sovrappeso e di donne, per lo più in età avanzata, tra le vittime della S.H.C.. Tale prevalenza è dovuta al fatto che questi soggetti hanno una quantità di grasso sottocutaneo maggiore, rispettivamente, degli individui magri e di quelli appartenenti al genere maschile.
A questa considerazione va aggiunto il fatto che gli alcolisti, altra categoria frequentemente coinvolta nei casi di S.H.C., tendono ad essere anche in sovrappeso, a causa dell’elevato contenuto calorico dell’etanolo presente nelle bevande alcoliche che essi assumono in grande o grandissima quantità.
In generale, il corpo delle donne brucia più velocemente e a temperature più elevate, rispetto a quello degli uomini in quanto, in proporzione, come già precisato, le prime contengono un quantitativo di grasso sottocutaneo maggiore rispetto ai secondi e più grasso è presente, maggiore è la quantità di combustibile disponibile per la combustione.
È interessante notare, inoltre, che le due parti del corpo con il più alto contenuto di grasso sottocutaneo siano, in genere, il tronco e le cosce, infatti, le regioni del corpo che subiscono i danni più gravi, nei casi di S.H.C., sono proprio queste due. Le parti del corpo non coperte dagli indumenti, invece, non bruciano o bruciano molto difficilmente in quanto il grasso fuso ha bisogno dei vestiti per bruciare efficacemente; tali regioni, quindi, non vengono carbonizzate o ridotte in cenere ma riportano danni da ustione, a volte anche gravi o gravissimi, dovuti alle alte temperature raggiunte dal grasso sottocutaneo sciolto. Le parti esposte della cute delle vittime della S.H.C., infatti, hanno spesso un aspetto rossastro e presentano molte vesciche, proprio come ci si aspetterebbe nel caso di gravi scottature.
L’ipotesi secondo cui la S.H.C. consista in una lenta combustione alimentata dal grasso sottocutaneo è supportata da altre evidenze. La combustione del grasso produce molto fumo, che potrebbe rendere conto della grande quantità di fuliggine trovata nelle stanze dove le vittime sono state rinvenute.
La fusione del grasso sottocutaneo potrebbe anche rendere conto del liquido giallo riscontrato tutto intorno alle vittime; tale liquido non sarebbe altro che una parte del grasso sottocutaneo che, sciogliendosi e fuoriuscendo dal corpo, va a depositarsi sul pavimento, dove rimane incombusto a causa dell’assenza di un materiale che agisca come uno stoppino.
Tra le vittime della S.H.C. vi sono anche molti forti fumatori, suggerendo la possibilità che, per molti di essi, la sorgente di accensione sia stata una sigaretta accesa, magari sfuggita dalla mano e caduta sugli indumenti o su qualche altro tessuto infiammabile.
È interessante notare, a questo proposito, come, in quasi tutti i casi di S.H.C., gli inquirenti abbiano accertato il coinvolgimento di varie tipologie di materiale infiammabile, quali suppellettili, coperte, lenzuola, materassi, tappeti, ecc. Questi materiali non costituirebbero solo una continua sorgente di combustibile ma promuoverebbero anche un fuoco lento; in questi casi, infatti, il combustibile iniziale sarebbe rappresentato dalle lenzuola, dalle coperte o dagli stessi indumenti delle vittime mentre durante le fasi successive dell’incendio, sarebbero le suppellettili, gli oggetti di arredamento e lo stesso corpo dei malcapitati ad alimentare la combustione. Qualora nell’ambiente vi siano materiali, quali imbottiture, materassi, lenzuola, coperte, tappezzerie e determinate varietà di legno, in grado di assorbire efficacemente il grasso sottocutaneo sciolto e di agire, quindi, come uno stoppino, la combustione viene incrementata.
Alla luce di tali considerazioni, risulta chiaro come, tra le ipotesi formulate per spiegare i casi di S.H.C. in cui le vittime cadono addormentate mentre fumano a letto o mentre sono sedute su una sedia, su un divano o su una poltrona, quella che chiama in causa l’effetto candela sia la più convincente e come l’incendio, in questi casi, abbia quasi sempre inizio a partire dagli indumenti.
È interessante notare come, tra il 1964 e il 1973, a Colonia, il 40% dei settantacinquenni morti bruciati in incendi sviluppatisi all’interno di stanze chiuse avesse un tasso alcolemico di oltre una parte per mille e come il 54% degli ottantasettenni deceduti in incendi domestici a Oslo avesse una concentrazione di alcool nel sangue di oltre una parte per mille.
Questi dati indicano che molte delle persone rimaste coinvolte in incendi domestici erano sotto gli effetti stordenti dell’alcool e non occorre una specializzazione in medicina legale per capire che è inevitabile, per chi si trovi in stato di ebbrezza, cadere improvvisamente addormentato mentre tiene tra le dita una sigaretta accesa e non svegliarsi o svegliarsi troppo tardi, per allontanarsi dall’incendio; se poi la vittima, oltre che ubriaca, è anche anziana, alla ridotta prontezza di riflessi e alla difficoltà di coordinare i movimenti, dovute allo stato stuporoso indotto dall’alcool, si aggiunge la ridotta prestanza fisica, tipica di chi è in età avanzata.
I convinti assertori della natura paranormale della S.H.C. dubitano fortemente che la dinamica di un evento possa essere stabilita a posteriori, specialmente se tale evento consiste in un incendio distruttivo, tuttavia, essi commettono un grave errore in quanto dalla perizia autoptica di un corpo carbonizzato o anche di pochi reperti anatomici, più o meno inceneriti, i medici legali, i biologi forensi e gli inquirenti della polizia scientifica sono in grado di ottenere una grande quantità di informazioni, grazie alle quali è possibile, non solo ricostruire, istante per istante, le modalità con cui si sono svolti i fatti ma anche individuare le cause che hanno portato al verificarsi dell’accaduto.
Grazie alla medicina legale e alla possibilità di sottoporre i resti delle vittime ad un esame necroscopico, è stato possibile stabilire, ad esempio, che gli organi interni non subiscono gravi danni; il tubo digerente, il fegato, il cuore, l’utero e la vescica, infatti, risultano ben preservati. Per comprendere come ciò sia possibile, è utile ricordare che, tra l’interno di un corpo che brucia e le sue parti più esterne, vi è un forte gradiente termico, il che significa che la temperatura interna è molto più bassa di quella esterna.
Questo gradiente di temperatura è dovuto all’elevato contenuto di liquidi riscontrabile all’interno degli organi e delle varie cavità corporee e responsabile della loro parziale preservazione. Questo effetto non è molto conosciuto, infatti, gli studenti del primo anno del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, quando vengono mostrati loro corpi umani bruciati, si stupiscono del fatto che in essi vi siano ancora organi intatti o parzialmente integri.
Il fatto che nella pratica forense non siano noti casi in cui gli organi interni di un corpo bruciato siano danneggiati più gravemente delle parti esterne dovrebbe convincere anche i più scettici che la combustione di un corpo umano non inizia mai dall’interno.
Alcuni ricercatori attribuiscono al gradiente di temperatura il fatto che alcune parti del corpo delle vittime, come le gambe, spesso, non vengano interessate dal processo di combustione e sostengono che ciò sia dovuto al fatto che, in una persona seduta, la temperatura del corpo diminuisce repentinamente in direzione della parte inferiore di esso. Non è infrequente, tuttavia, che la parte superiore del corpo, comprese le cosce, venga rimossa dagli inquirenti prima che i fotografi possano immortalare ciò che resta delle vittime, con il risultato che, sulla scena dell’incendio, rimangono solo gli arti inferiori.
Chi prendesse in esame queste fotografie si stupirebbe del fatto che siano visibili solo le gambe e potrebbe essere tentato, cadendo in errore, di motivare questa apparente anomalia con l’instaurazione di un forte gradiente termico tra la parte superiore e quella inferiore del corpo.

L’S.H.E.
Una variante della S.H.C., poco conosciuta anche da coloro i quali si occupano di combustione umana spontanea, è la S.H.E. (Spontaneous Human Explosion: esplosione umana spontanea).
Nel 1986 il reverendo viennese Franz Lueger, durante un sermone particolarmente vivace, avrebbe preso improvvisamente fuoco, esplodendo di fronte alla sua congregazione. Purtroppo le fonti documentarie che riportano casi di S.H.E. sono molto poche e in genere, non molto attendibili, per cui non vi è la certezza assoluta che questo fenomeno si sia mai verificato.

Note:
1. "Poltergeist: letteralmente, "spiritello burlone, chiassoso". Termine tedesco con cui i parapsicologi si riferiscono ad un insieme di fenomeni paranormali o presunti tali, che consisterebbero in improvvise cadute, spostamenti e voli di oggetti, squilli di campanelli invisibili, accensioni e spegnimenti spontanei di lampadine, piogge di pietre, colpi sulle pareti delle stanze (i cosiddetti "raps"), rumori laceranti che fanno gelare il sangue nelle vene, ecc. Questi fenomeni parafisici si verificherebbero all’interno di abitazioni o in località abitate. In quasi tutti i casi di Poltergeist, pare che i fenomeni paranormali siano associati alla presenza di un ragazzino o di una ragazzina, in età puberale o pre-puberale. Questa osservazione ha indotto molti parapsicologi ad ipotizzare che i fenomeni paranormali tipici delle infestazioni da Poltergeist scaturiscano da un processo di esteriorizzazione dei forti impulsi sessuali e dei profondi conflitti psico-emotivi, generati dai violenti sconvolgimenti psiconeuroendocrinol ogici che caratterizzano il periodo pre-puberale e puberale. A causa del carattere psicocinetico di questo tipo di manifestazioni parafisiche e del fatto che esse ricorrono spontaneamente nei casi di Poltergeist, il Dott. Joseph Banks Rhine classificò questi ultimi come fenomeni psi spontanei e ricorrenti, inducendo William G. Roll ed altri parapsicologi scientifici a coniare l’acronimo RSPK, che significa "Recurrent and Spontaneous PsychoKinesis": "Psicocinesi Spontanea e Ricorrente". Il Dott. Rhine, inoltre, coniò un’altra espressione, "anomalie parapsicopatologiche", per indicare i fenomeni Poltergeist, espressione con la quale egli si riferiva al carattere psicopatologico dei fenomeni paranormali di natura psicocinetica che caratterizzano i casi di Poltergeist, considerati manifestazioni parafisiche esteriorizzate ed esternalizzate nell’ambiente di un insieme di disturbi psico-emotivi.
2. "Combustione: reazione chimica esotermica consistente nella combinazione di un forte agente ossidante, il comburente, generalmente rappresentato dall’ossigeno, con una sostanza ossidabile, il combustibile. La combustione è, sovente, associata alla produzione di fiamme.
3. "S.N.C.: complesso di strutture nervose localizzate in posizione profonda e nei Vertebrati, comprendente l’encefalo, a sua volta costituito dal cervello e dal tronco encefalico, ed il midollo spinale, quest’ultimo accolto nello "speco vertebrale".
4. "Teoria del Modello Standard della Struttura della Materia: in breve, questa teoria prevede l’esistenza di 16 (17) particelle sub-atomiche elementari suddivise in due categorie: i "bosoni" e i "fermioni". I bosoni comprendono i "quanti" delle "quattro interazioni" o "forze fondamentali" dell’universo:
a) il fotone, che media la forza elettromagnetica (l’interazione che tiene uniti gli elettroni e il nucleo negli atomi; il fotone è la particella costitutiva delle onde elettromagnetiche, compresa la luce e su di esso si basano la chimica e l’elettricità);
b) il gravitone (particella prevista dalla teoria ma non ancora rilevata sperimentalmente), che media la forza gravitazionale (l’interazione che tiene uniti tra loro i pianeti, le stelle e le galassie);
c) le particelle "W" e "Z" (rilevate sperimentalmente dal premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia), che mediano la "forza nucleare debole" (l’interazione responsabile del decadimento del neutrone, della radioattività beta, delle interazioni dei neutrini e della combustione solare);
d) il gluone (ve ne sono 8 tipi diversi), che media la forza nucleare forte (l’interazione che tiene uniti i nucleoni - protoni e neutroni - all’interno dei nuclei atomici e i quark all’interno dei nucleoni e di altre particelle sub-atomiche) I fermioni sono a loro volta suddivisi in "leptoni" (dal greco, "particelle leggere") e "quark". I primi comprendono l’elettrone, il muone, la particella tau, il neutrino elettronico, il neutrino muonico e il neutrino tauonico mentre i secondi includono il quark up, il quark down, il quark strange, il quark charm, il quark top e il quark bottom. Di recente, alcuni fisici delle alte energie hanno incluso nella Teoria del Modello Standard della Struttura della Materia anche un’altra particella, il "bosone di Higgs", anch’essa, come il gravitone, prevista dalla teoria ma non ancora dimostrata sperimentalmente. Questa particella medierebbe il cosiddetto "Campo di Higgs", che conferirebbe la massa a tutte le altre particelle.
5. "ESP: una delle due categorie - l’altra è la PK (PsychoKinesis, comprendente la telecinesi, la pirocinesi, i fenomeni RSPK, ecc) - in cui i parapsicologi classificano i fenomeni paranormali, comprendente la retrocognizione, la chiaroveggenza, la precognizione, la psicometria, ecc.
6. "Telepatia: facoltà psichica straordinaria che alcuni soggetti psico-dotati possederebbero e che consisterebbe nella trasmissione a distanza del pensiero da un "soggetto agente" a un "soggetto percipiente".
7. "Kundalini: dal termine sanscrito "kundala", che significa "rotolo di corda", indica la femmina di un serpente arrotolato su se stesso, simboleggiante l’energia cosmica divina. Tale energia, che rappresenta allegoricamente tutte le facoltà innate ma assopite, dell’uomo, viene raffigurata come un serpente addormentato e secondo i mistici orientali, è localizzata, allo stato latente, alla base della colonna vertebrale, in corrispondenza del primo chakra (termine sanscrito che significa "ruota", "circolo", "vortice"), il m lâdhâra chakra (il chakra del sostegno della base), situato al di sotto dei genitali, nella fascia perineale. Il Kundalini Yoga, un tipo di Râja Yoga (Yoga Regale), consente di attivare questa energia latente e di incanalarla lungo la "sushumna" (Sentiero di Fuoco), il "nadi" (canale energetico) mediano che decorre lungo la colonna vertebrale e che alcuni studiosi occidentali hanno voluto identificare con il canale ependimale del midollo spinale. Secondo i mistici orientali, la risalita della Kundalinî all’interno della "sushumna" attiva tutti e sette i chakra localizzati su di essa.
8. "M.A.S.E.R.: dispositivo elettronico realizzato dal fisico statunitense Charles H. Townes nel 1954, molto simile al più noto L.A.S.E.R. (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation: amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazione), realizzato da T.H. Maiman nel 1960 (laser allo stato solido al rubino), dal quale si differenzia in quanto, anziché amplificare le onde elettromagnetiche nella banda di frequenza del visibile, amplifica quelle nella banda di frequenza delle microonde.
9. "Grasso bianco: in anatomia umana, è il tipico grasso di deposito disponibile a fini metabolici. Esso facilmente distinguibile per aspetto da quello bruno. Il grasso bianco corrisponde al tessuto adiposo, per lo più contenuto nel sottocutaneo ed è costituito da adipociti univacuolari. Nei Vertebrati è localizzato in particolari sedi anatomiche, quale, ad esempio, la parete addominale. Esso non viene immediatamente impiegato nei processi metabolici e costituisce, quindi, una fondamentale riserva energetica. Nei Vertebrati il tessuto adiposo è una differenziazione del tessuto connettivo lasso, nel quale prevalgono, tra le componenti cellulari, le cellule adipose o adipociti. Nell’uomo risulta localizzato prevalentemente nel sottocutaneo, nella loggia renale, nel mediastino, nel mesentere e in altre regioni limitate del corpo. In particolare, la distribuzione del tessuto adiposo nel sottocutaneo identifica uno dei caratteri del dimorfismo sessuale nella nostra specie, contribuendo a modellare diversamente la sagoma corporea nei maschi e nelle femmine. Dal punto di vista sia morfologico che funzionale, si distinguono un tessuto adiposo bianco e un tessuto adiposo bruno.

BIBLIOGRAFIA
"L’universo della parapsicologia", a cura di Benjamin B. Wolman - Armenia Editore, 1979.
"Il Poltergeist", di William G. Roll - Armenia Editore, 1978.
"Paranormale - Dizionario Enciclopedico" - Arnoldo Mondadori Editore, 1992.
"La scienza degli X-files", di Michael White - Rizzoli Editore, 1996.
"I Chakra - L’universo in noi", di Marilia Albanese, Fiorenza Zanchi, Gabriella Cella - Xenia Edizioni, 1996.
"Anatomia umana", di autori vari - Ediz. Ermes s.r.l., 1992.
"Dizionario Enciclopedico Multimediale di Medicina e Biologia" - Le Scienze.
"Nuova Enciclopedia Universale Curcio - delle lettere, delle scienze, delle arti" - Armando Curcio Editore, 1968.

Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI

vai alla visualizzazione normale di inizio articolo     invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home                           aggiungi Edicolaweb a Preferiti  

 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
AREA DI CONFINE - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Editori amici di Edicolaweb
Eremon Edizioni - www.eremonedizioni.it
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

  Officina
    Multimediale


Summa Prophetica - Renucio Boscolo

videosoftservice.it
videosoftshop.it
videosoft.it - L'informatica per chi lavora

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb
hosting hardware Editore Hera, I Misteri di Hera, Area di Confine Eremon Edizioni