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L’ÉCOLE ANTHROPOLOGIQUE

parti precedenti:

BOSTON 1852: IL VASO GIUNTO DALL'IMPOSSIBILE »
IL VERO, IL FALSO, L’IMPOSSIBILE »
LA GEOLOGIA DI BOSTON »
LA PALEOBOTANICA NELL’800 »
DUE PICCOLE FOGLIOLINE »
PROVE NON AMMESSE IN GIUDIZIO »

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Un professore della Scuola Antropologica di Parigi, Vayson de Pradenne, scrisse nel lontano 1925 un libro, "Fraudes Archéologiques", in cui diceva (naturalmente io non so a chi si riferiva negli anni ‘20 il de Pradenne, lo cito solo perché a me interessa il concetto generale, non l’esempio specifico. È evidente che io non intendo, e non posso, criticare metodi di lavoro di persone che non conosco):

«Uno studioso può immaginare, per esempio, che la legge del progresso nelle manifatture preistoriche si debba palesare dovunque e sempre, fin nei minimi particolari. Osservando la presenza simultanea, in un deposito, di utensili ben lavorati e di altri più rozzi, stabilisce che debbano esistere due livelli. Le ere più lontane producono utensili più rudimentali...
Se in uno strato più basso trova un esemplare ben rifinito sosterrà che vi è penetrato accidentalmente, e che tale esemplare deve essere reintegrato con il sito delle sue origini ed assegnato al gruppo di oggetti appartenenti al livello superiore. Finirà per commettere degli effettivi falsi nella presentazione stratigrafica dei reperti: un imbroglio messo in atto a sostegno di un’idea preconcetta, ma portato a termine più a meno inconsciamente, commesso da un uomo in buona fede che nessuno definirà un truffatore.
Tale situazione s’incontra spesso, e se non faccio nomi, non è certo perché non conosco nessuno che si sia macchiato di questa colpa.»

Quello che a me interessa sottolineare è che tanti comportamenti, piccoli o grandi, isolati o no, tesi a "filtrare" la conoscenza, sommati tra loro producono un effetto enorme, che è quello di distorcere la visione del mondo in una determinata direzione piuttosto che in un altra e tutto questo avviene nella più assoluta buona fede e sincerità degli studiosi che compiono atti inconsci di manipolazione.
Norman Malcom, in un libro intitolato e dedicato al suo maestro, "Ludwig Wittgenstein" (Bompiani, Milano 1964), cita le parole del grande filosofo austriaco quando criticava l’empirismo spicciolo del filosofo inglese Edward George Moore. Sono parole splendide, che costituiscono per ognuno di noi un’immensa lezione di vita e di pensiero. Esse sono le seguenti:

«Moore vorrebbe guardare una casa lontana soltanto sei metri e dire con una particolare intonazione: "So che c’è una casa!". Con questo vuol far nascere in se stesso la sensazione di conoscere. Vuole esibire a se stesso il conoscere per certo. [...] Il criterio per stabilire la verità dell’asserzione: "so questo e questo ancora" è rappresentato dal fatto che egli dice di saperlo...
Le proposizioni di Moore - "so che sono un essere umano", "so che la Terra esiste da molti anni", ecc. - hanno la caratteristica che è impossibile pensare a circostanze in cui dovremmo ammettere di avere prove contro di esse.
Ma quando i filosofi scettici dicono "tu non sai" e Moore risponde "io invece so", la sua risposta è del tutto inutile, a meno che non intenda assicurare loro che lui, Moore, non ha alcun dubbio. Ma non è questo il problema...
Dire: "io so" quando si tratta di dati dei sensi ... non aggiunge nulla ... e vi è una stretta analogia tra alcune asserzioni esperienziali e le asserzioni matematiche ... e cioè il fatto che l’esperienza futura non fornirà ragioni per respingerle (due più due sarà uguale a quattro anche tra un milione di anni, per cui certamente la matematica è preternaturale, viene prima della natura e la informa; è con la matematica Dio ha creato il mondo)...
Dubbio, fede, certezza - al pari dei sentimenti, del dolore, delle emozioni - hanno caratteristiche espressioni facciali.
La conoscenza non ha un’espressione facciale caratteristica.
Può esistere un tono di convinzione o di dubbio, ma non esiste un tono di conoscenza.»

Io sono convinto che la Scienza è lo strumento che Dio ci ha dato per spezzare le catene che ci legano alla storia della Terra, non per rinsaldarle, perché saremo costretti un giorno ad andarcene via anche da questo pianeta e, quando verrà il momento, dovremo ben essere capaci di farlo, dovremo ben essere capaci di ascoltare le parole degli angeli.

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