
PROVE NON AMMESSE IN GIUDIZIO

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10 anni e mezzo dopo la pubblicazione dell’articolo su "Scientific American", che abbiamo visto in apertura, comparve sulla rivista londinese "The Geologist" (dicembre 1862, pag. 47) la seguente notizia:

«Nella contea di Macoupin, nell’Illinois, in uno strato di carbone situato sotto una copertura d’ardesia alta più di mezzo metro ed alla profondità di circa trenta metri sotto il livello del suolo, sono state trovate delle ossa umane ... Al momento della scoperta tali ossa presentavano in superficie un rivestimento d’una sostanza dura e lucida, nera come lo stesso carbone, la quale però quando venne asportata lasciò le ossa bianche e con un aspetto naturale.»

Naturalmente la miniera di carbone della contea di Macoupin ha un’età geologica di 320 milioni d’anni.
In seguito furono scoperte anche impronte di piedi umani in vari Stati dell’America, sempre in siti geologici del Carbonifero superiore.
Il professor W. G. Burroughs, direttore del Dipartimento di geologia del Berea College (Lexington, Kentucky), pubblicò sulla rivista edita dal Berea College, "The Berea Alumnus" (novembre 1938, pp. 46-47) le seguenti parole:

«Durante l’inizio del periodo del Carbonifero superiore (età del carbone), creature che camminavano reggendosi sugli arti posteriori e possedevano piedi umani, lasciarono delle orme su una spiaggia di sabbia della contea di Rockcastle nel Kentucky. Era il periodo detto "età degli anfibi", quando gli animali andavano in giro a quattro zampe o più raramente saltellavano, ed avevano zampe prive di un aspetto umano. Ma a Rockcastle, a Jackson e in diverse altre contee del Kentucky, così come in località che spaziano dalla Pennsylvania al Missouri, esistevano creature dotate di piedi dall’aspetto stranamente umano che camminavano servendosi degli arti posteriori. L’autore dello scritto ha dimostrato l’esistenza di tali creature nel Kentucky. Con la cooperazione del dottor C. W. Gilmore, curatore per la Paleontologia dei vertebrati alla Smithsonian Institution, è stato provato che esseri del genere vivevano anche nella Pennysilvania e nel Missouri.»

Due anni dopo, nel 1940, il geologo Albert G. Ingalls, in un articolo dal titolo "The Carboniferous mystery", pubblicato sul n° 162 di "Scientific American" (pag. 14), scriveva:

«Se l’uomo, o anche un suo antenato scimmiesco o addirittura quel mammifero primitivo antenato della scimmia-antenato, esisteva sotto una qualsiasi forma in un epoca così remota come il periodo Carbonifero, allora l’intera scienza della geologia è così totalmente in errore che tutti i geologi farebbero bene ad abbandonare la propria professione per andare a zappare la terra. Quindi, almeno per il momento, la scienza respinge l’attraente spiegazione secondo la quale sarebbe stato il piede dell’uomo a lasciare quelle misteriose impronte nel fango del Carbonifero.»

E più avanti:

«Ciò di cui la scienza è sicura, in ogni caso, fin da quando due più due continua a non fare sette, i Sumeri continuano a non aver avuto gli aeroplani e la radio, e a non aver ascoltato Amos e Andy, è che quelle impronte non sono state lasciate da nessun uomo del Carbonifero.»
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