
DUE PICCOLE FOGLIOLINE

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![[Diagramma scala biologica - 40K .jpg]](am13f56p.jpg)

La piccola pianta disegnata per 6 volte sui fianchi del vaso ha: "il fusto tozzo con un verticillo (insieme di foglie inserite allo stesso nodo) ad otto foglie molto strette alla base e via via sempre più larghe, dal tragitto slanciato e curvo. Il margine terminale contiene alcuni denti."
Queste parole, che io ho appena usato per descrivere la pianta disegnata sul vaso di Dorchester e che si attagliano perfettamente ad essa, sono scritte in corsivo perché non sono mie: sono tratte dalla pag. 69 del III° volume del "Traité de Paléobotanique" di Boureau che ho già citato e sono usate dall’Autore per descrivere uno "Sphenophyllum laurae", di cui si può vedere un esemplare fossilizzato nella foto allegata.
Una descrizione analoga, con la differenza che il verticillo è a sei foglie, Boureau la fornisce anche per lo "Sphenophyllum kidstoni", ed anche di questa pianticella se ne può vedere un esemplare fossilizzato nella relativa foto allegata. Ebbene, per lo "Sphenophyllum laurae" l’anno di prima pubblicazione è il 1953, mentre per lo "Sphenophyllum kidstoni" è il 1931 ed appartengono, manco a dirlo, al Carbonifero superiore, cioè a 320 milioni di anni fa.
Come si può vedere dalle foto allegate, che recano la misura di riferimento di un centimetro, si tratta di piantine veramente piccole, delle stesse dimensioni, per esempio, d’un piccolo trifoglio. Nel vaso di Dorchester lo "Sphenophyllum" è riprodotto in scala 2:1, cioè ingrandito del doppio rispetto alle dimensioni reali di questa pianta.
I ramoscelli con piccole foglioline che decorano il resto del vaso sono anch’essi abbastanza rari e non sono molte le piante fossili vicine a loro come forma; anzi, a dire il vero di fossili di questo genere ne esiste uno solo: è lo "Sphenopteris goldenberg", la cui foto allegata rappresenta un esemplare proveniente dal bacino carbonifero della Sarre, nella Westfalia, e che è stato pubblicato per la prima volta nel 1869. Dunque, ancora una volta, una pianta scoperta in epoca successiva a quella della scoperta del vaso e, ancora una volta, proveniente dal Carbonifero superiore.
Non solo. Anche in questa pianta la misura di riferimento del centimetro-campione ci fa capire che anche lo "Sphenopteris goldenbergi" è riprodotto in scala 2:1, e quindi risulta ingrandito, nel vaso, nella stessa misura dello "Sphenophyllum", cioè due volte.
Anche in questo caso si tratta dunque d’una pianta le cui foglioline sono davvero di piccole dimensioni, paragonabili a quelle del nostro origano, cioè di qualche millimetro ciascuna. Naturalmente i fossili imprigionati nelle lastre di carbone non ci possono dare anche gli aromi di queste piante estinte, se mai esse ne avessero posseduto qualcuno.
Ebbene, possono due sole piccole foglioline, incise sulla superficie d’uno sconosciuto metallo, con la loro ineliminabile presenza sconvolgere "dalle fondamenta" le nostre più radicate certezze riguardo alla presenza, su questo pianeta, in un’epoca che sprofonda in abissi inimmaginabili di tempo, di esseri evoluti almeno quanto lo siamo noi oggi?
Cosa può essere realmente successo? Esistono altre prove d’una presenza umana in un’era, il Carbonifero superiore, in cui non esistevano ancora neppure i dinosauri mentre i mammiferi, secondo tutte le prove e tutte le evidenze finora in nostro possesso, non passavano ancora neanche per la testa del Padre Eterno?
Ebbene, queste prove esistono.
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