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![[Strega e demone verso il Sabba - 54K .jpg]](am13f31p.jpg)

Data la perdurante demonizzazione della Stregoneria, e particolarmente delle donne che la praticavano, non fa meraviglia che il folclore fiabistico europeo - soprattutto nei paesi dove la Caccia fu più pervicace - abbia presentato la Strega con quei connotati di perfidia, laidità e orripilante bruttezza che tutti e tutte ben conosciamo! La Strega è "cattiva" per antonomasia, ogni suo pensiero è rivolto al male altrui e ama distruggere ciò che è buono, bello e felice.
I racconti popolari che furono raccolti, trascritti, rielaborati dai tedeschi Grimm sono infarciti di donne - streghe, maghe e matrigne - dai poteri magici utilizzati con malvagie intenzioni. I veleni, le metamorfosi animalesche, gl’incantesimi, il cannibalismo sono le armi che queste donne scatenano contro fanciulle giovani e avvenenti, uomini ingenui, bambini irrequieti.
E proprio da questa funzione punitiva nei confronti della prole umana sembra derivi una certa tipologia di Strega proposta dall’odierna narrativa rivolta a ragazze e ragazzi.
Il prototipo lo troviamo in un libro degli anni ’80 di straordinaria potenza immaginifica: "Le Streghe" dell’inglese Roald Dahl (1916-1990), geniale scrittore che ha contribuito in misura determinante a rinnovare la letteratura giovanile, anche se le sue Streghe - che comunque vanno intese come una metafora della ferocia del mondo adulto nei confronti dell’infanzia - aderiscono pedissequamente all’icona tradizionale, come emerge dalla loro descrizione.
Una vera strega odia i bambini di un odio così feroce, furibondo, forsennato e furioso da non poterselo immaginare. [...] le streghe [...] somigliano alle donne. Parlano come le donne. Si comportano come loro. Ma in realtà sono creature del tutto diverse, demoni in forma umana, ecco cosa sono! È per questo che hanno gli artigli, la testa calva, un naso bizzarro e gli occhi così strani. (5)
Di notevole effetto il ritratto della Strega Suprema, o "Regina di tutte le streghe", il cui viso era talmente rugoso, appassito, raggrinzito e deforme da sembrare marinato nell’aceto.
Che spettacolo atroce, abominevole! Sì, quel viso era putrido e immondo, scaglioso e flaccido. Pareva si decomponesse a vista d’occhio e intorno alla bocca, lungo le guance, la pelle era marcia e incancrenita, come smangiata dai vermi. [...] Ma la cosa peggiore erano gli occhi: brillanti e gelidi, [...] con uno sguardo da serpente. (6)
Il riferimento al serpe apre uno squarcio antropologico interessante: quest’animale, infatti, è stato anticamente associato al Sacro femminile e ne ha quindi subito l’identico processo di demonizzazione, finendo identificato in ambito cristiano col nemico per eccellenza di Maria (che infatti lo schiaccia sotto il piede) e - per estensione - di tutte le donne.

Note:
5. Roald Dahl, "Le Streghe", ed. Salani del 1991 (prima ed. italiana 1987), p. 7 e 28. Da questo libro è stato tratto anche un film nel 1990, diretto da Nicholas Roeg e uscito in Italia con il titolo "Chi ha paura delle Streghe?"
6. Ivi, p. 64.
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