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n° 13 Gen./Feb. 2004

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STREGHE E STREGHERIE

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[Il gesuita tedesco Friedrich Von Spee - 41K .jpg] [Strega e demone verso il Sabba - 54K .jpg]
 

In verità ciò che sappiamo sulle Streghe e sulle loro attività lo si ricava soltanto dai processi.
Esistono così due gravi problemi per la corretta comprensione del fenomeno: a parlarne sono solo gli accusatori - e quindi testimoni di parte avversa - e a causa delle "traslitterazioni" dai dialetti alla lingua giuridica non si ha alcuna certezza che i resoconti delle imputate siano stati trascritti in modo fedele. La situazione è inoltre complicata dal fatto che le confessioni erano estorte con la tortura, circostanza che induce a diffidare ulteriormente sulla veridicità degli eventi narrati.
Seguendo il fil rouge cronologico degli atti processuali si rileva tuttavia come le "società di Diana", dapprima esclusivamente femminili, accolsero con il tempo al centro dei riti anche un "sacerdote" che, presentatosi come una sorta di "Dio cornuto" compagno di Diana, assunse poco a poco le sembianze del Diavolo detronizzando la "Dama" dal gruppo. D’ora in poi delle Streghe si racconta che uccidono infanti, si trasformano in bestie, stringono patti diabolici, suscitano tempeste, sterilità e impotenza, compiono atti osceni e sacrileghi e si ritrovano al Sabba, una festa rituale i cui momenti clou sono: il volo notturno per raggiungere il luogo della riunione ("effettuato" forse con sostanze allucinogene inserite anche nella vagina con la celebre scopa), omaggi adoranti al Diavolo, il "banchetto che non sazia", danze frenetiche, orge sessuali... Elementi su cui tutte le documentazioni concordano.
Fra le analisi storiche sulla Stregoneria condividiamo quella di Pinuccia Di Gesaro, studiosa che - rielaborando argomentazioni di autori quali Margaret Murray, Giorgio Galli e Marija Gimbutas - inquadra la Stregoneria come la sopravvivenza di una cultualità pre-cristiana in cui confluirono molteplici componenti, fra cui un sincretismo religioso venato di matrismo. Quanto al motivo per il quale le Streghe furono così ferocemente combattute è individuabile - sempre secondo quest’interpretazione - nel tipo di cosmovisione di cui erano portatrici. Le Streghe infatti, versione popolare dei colti Maghi rinascimentali, con cui condividevano una concezione magico-olistica del mondo, rappresentavano un movimento incompatibile con la cultura di tipo scientifico-illuministico del nascente Stato moderno. (2) E andavano eliminate.
Su come poi venissero condotti i processi inquisitoriali lo racconta - verificata la crudeltà dei suoi confratelli inquisitori - un gesuita tedesco, Friedrich Von Spee, il quale nel 1631 scrisse contro gli abusi dell’Inquisizione la "Cautio criminalis", pubblicata anonima, che un certo padre Roestius cercò di far inserire nell’"Indice dei libri proibiti". (3) L’indignazione di Von Spee era suscitata da casi cui aveva personalmente assistito, come quello di Gaia, "una povera donna [...] nei confronti della quale ci sono solamente dei sospetti e nulla di certo".
I giudici, per non mostrare che il processo è basato su indizi insufficienti, si pongono una domanda preliminare. La vita di Gaia - dicono - è quella di una persona cattiva o invece è una vita onesta? Se è cattiva, ciò è già un indizio sufficiente per la condanna. [...] Se [...] è onesta, che significa? Un bel niente! Si sa - dicono - le streghe dissimulano la loro perfidia e si fingono buone! [...] Gaia è condotta in carcere. Ora si pone un altro dilemma: mostrerà paura o resterà tranquilla? Se avrà paura ciò è già considerato un forte indizio di colpevolezza.
È la sua stessa coscienza - dicono - che l’accusa! Se invece resterà tranquilla, sicura della propria innocenza, anche questo è un indizio a carico. È tipico delle streghe - dicono - andare a fronte alta, proclamarsi innocente! [...] La difesa dell’avvocato, quando viene permessa, è di ben poco aiuto [...] I giudici ammoniscono i difensori ad essere prudenti, per evitare il rischio di essere chiamati protettori delle streghe [...] Il giorno dopo [...] i giudici mandano Gaia alla camera di tortura. Prima di infierire su di lei un "littore" la esamina minuziosamente per evitare si premunisca contro i dolori con qualche maleficio. Ogni parte del suo corpo, anche la più intima, viene frugata. [...] Son sacerdoti consacrati e inquisitori ecclesiastici a occuparsi di questo compito [...] A questo punto Gaia, completamente nuda, viene torturata perché riveli la verità. Cioè perché dichiari: "sono colpevole!" [...] È lecita ogni tortura. E i giudici sono convinti di non peccare.
Se Gaia durante la tortura gira gli occhi o il suo sguardo si pietrifica per il dolore, il giudice è pronto. Se torce gli occhi - dice - cerca il suo amante.
Se tien fisso lo sguardo - dice - ecco, lo ha trovato! [...] se il volto si contrae per la sofferenza atroce [...] i suoi carnefici dicono: "ecco, ride!" [...] È colpevole. Sempre. (4)

Note:
2. Pinuccia Di Gesaro, "I giochi delle Streghe", p. 37.
3. Cfr. Pinuccia Di Gesaro, "Streghe", p. 324.
4. Tratto da: Fabio Troncarelli, "Le Streghe", p. 152-155.
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