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MELKHART E LE COLONNE D'ERAKLES

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Lo "spostamento delle colonne d’Ercole" da Gibilterra alla Tunisia è stato di recente presentato agli Italiani come una grande scoperta. Si tratta in realtà di una conoscenza antica, e gruppi di studiosi lavorano ormai da decenni sui templi ipogei di Malta e nei fondali della stessa isola, antico santuario delle genti dell’impero del mare (se non vogliamo chiamarli "Atlanti", con un nome d’impronta troppo greca...).
La rocca di Malta, coi suoi templi dedicati alla grande madre, era una delle due "colonne" poste da Melkhart-Erakles, il capostipite di tutte le stirpi regali del Mediterraneo (che stranamente ricorda il Posidone del racconto platonico).Non l’Ercole dei Romani, il semidio umanizzato che andava in giro a compiere prodezze, ma un capostipite mitico ed eroico, nel cui stesso nome Melkhart si riflette l’origine del nome regale (Malik).
Lo stretto dominato a quel tempo dalla rocca di Malta custodiva l’estremo occidente del mare d’oriente e settentrione, il Mediterraneo conosciuto dagli Egizi e dagli antenati dei Greci, ben distinto dal "grande mare d’Occidente", il bacino del Mediterraneo occidentale, dal quale dobbiamo supporre che fosse fisicamente ben distinto.
Sulla collina dell’altra "colonna", a sud di quello stretto, doveva sorgere la capitale della federazione di stati di Atlantide: la mitica città dalle tre cinte di mura, ricoperte di tre metalli (e l’oricalco, "rame di montagna", altro non era che rame rosso, raccolto allo stato nativo dalle miniere a cielo aperto del sud tunisino).
Solo dopo il secolo VI a.C. l’espressione "colonne d’Eracle" fu adottata per indicare lo stretto di Gibilterra.
Secondo alcuni, le colonne d’Eracle sarebbero state le "colonne del cielo", confidategli da Atlante. Apollodoro precisa tuttavia che le colonne affidate da Atlante ad Eracle non si trovavano ad occidente, bensì a nord della Grecia, nel paese degli Iperborei.
In seguito, Tacito scrisse: "Queste colonne si sono conservate sino ai giorni nostri" e afferma che Druso Germanico cercò di ritrovarle, "ma ne fu impedito dall’oceano".
Seneca afferma: "Quelle colonne sono il perno di ogni cosa" e si trovano "nel mare di fango... all’estremità del mondo... alle frontiere dell’oscurità... in mezzo alle sacre acque... là dove gli dèi hanno il loro ritiro".
È ovvio che il culto romano di Ercole non sia mai stato collegato all’isola di Malta e neppure alla regione della Piccola Sirte. L’estremo limite occidentale del mondo romano fu subito identificato con lo stretto di Gibilterra, ma erano ormai trascorsi mille anni dalla fine della discendenza da Melkhart delle stirpi regali del Mediterraneo. (24)

Note:
24. Cfr. in particolare: R. Vieni, "11500 anni fa. Atlantide nel mito platonico", in "Episteme", n. 4, 2002.
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