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n° 13 Gen./Feb. 2004

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MISTERI EGIZI DEL SINAI

Avevamo parlato nella prima parte delle correlazioni tra il Tempio di Serabit el Khadem, nella parte centro-occidentale della Penisola del Sinai e la civiltà dell'Antico Egitto, che aveva lasciato tracce evidenti del suo passaggio. Nelle rovine di questo luogo erano state trovate Steli, davvero inconsuete, che parlano di strani fenomeni che rendono gli uomini longevi come gli esseri divini che risiedevano ed erano adorati in questa regione.

di Massimo Barbetta (Seconda Parte)
vedi: Prima Parte


[Veduta dal satellite della Penisola del Sinai - 42K .jpg] [Aspetto geologico della Penisola del Sinai - 46K .jpg]
 

A Serabit non si trovano solo vestigia della Civiltà Egizia, ma anche resti di culture ebraiche o, comunque, di ceppo semitico, come appare diffusamente nella vicenda dell'Esodo Biblico. Unite e sovrapposte a queste, troviamo poi elementi di cultura araba e di quella variegata saga epica che viene riassunta nella leggenda del Graal.

LE "INFLUENZE" SEMITICHE-EBRAICHE
Beno Rothemberg ("Sinai explorations" 1967-1972) ritiene che "Nel 3° millennio a. C. il Sinai fosse densamente abitato da tribù semite che si dedicavano all'estrazione del rame e del turchese e che resistettero alle incursioni degli egizi."
Alcuni studiosi ritengono, peraltro, che le prime tracce di insediamenti nel sito di Serabit debbano essere fatte addirittura risalire al 6.000 a.C. In questo luogo, accanto alle consuete e ricorrenti Stele ed Iscrizioni geroglifiche egizie, compaiono anche statuette e tavolette con caratteri in una lingua inconsueta, che viene definita Sinaitica, o Proto-Ebraica, o Pre-Fenicia, precorritrice quindi, di idiomi più recenti, appartenenti al ceppo semitico. Tali caratteri sono stati datati da F. Albright ("The Proto-Sinaitic inscriptions and their Deciphrement") fra il 1525 ed il 1475 a.C. Concordemente Donner ritiene che si tratti di un'evoluzione grafica dal geroglifico, o, meglio, dallo ieratico, dovuti alla lunga permanenza di coloro che fecero queste iscrizioni, nella Terra del Nilo.
Secondo Flinders-Petrie insediamenti a Serabit di minatori semitici in grado di scrivere queste iscrizioni potevano risalire a tre secoli prima dell'Esodo Biblico.
Questo fatto viene interpretato dagli Archeologi e dagli studiosi di Storia Ebraica, come prova che in questa area erano presenti, già in tempi molto antichi, delle stirpi di ceppo semitico e che forse gli stessi Antichi Egizi usavano mano d'opera proto-ebraica per l'attività estrattiva.
Una prova indiretta sembra venire dal fatto che la Divinità per eccellenza adorata in questo luogo era la Dea Vacca Hathor, a ragione definita "Signora del Sinai".
Le iscrizioni proto-ebraiche trovate parlano però di venerazione contemporanea per Ba'alat od Ashtoreth, la controparte semitica-canaanea di Hathor.
Esistono anche altre testimonianze molto conosciute che dicono di un popolo Semitico che soggiornò per un lungo periodo nella regione del Sinai Meridionale, all'epoca guidati da Mosè.
Noi sappiamo infatti dalla Bibbia che Mosè si recò due volte nel Sinai. La prima quando fuggì dall'Egitto per evitare la punizione per l'omicidio causato al funzionario Egizio, e dove incontrò Ietro, il sacerdote Madianita, suo futuro suocero. La seconda quando vi condusse tutti gli Ebrei durante l'Esodo.
La richiesta di Mosè di recarsi "tre giorni nel deserto" Esodo (3,18; 5,3 e 8,28) per "sacrificare a Dio" sembra inconsueta, ma si può riferire, a quanto sostiene lo stesso Flinders, ad una formula che identificava la strada che si dirigeva verso la parte meridionale del Sinai.
Non si può escludere che si potesse trattare di una visita a Serabit.
Della stessa idea appare Charles Marston ("The Bible comes alive"): "Flinders Petrie ha suggerito che 'tre giorni nel deserto' era un'espressione usata per definire la strada che portava a Serabit, nel centro della Penisola del Sinai, dove erano osservati rituali proto ebraici... Le immense quantità di ceneri testimoniavano un uso di offerte bruciate sugli altari".
Secondo molti autori infatti Serabit era l'unico luogo, già attrezzato e conosciuto, situato a tre giorni di marcia nella Penisola del Sinai, dove popoli semiti potevano adorare il loro Dio.
John M. Allegro ("The Dead Sea Scroll and the Christian Myth"), uno dei decrittatori dei Rotoli del Mar Morto, ritiene che: "Alcuni studiosi identificano la Montagna di Dio con la Piana di Petra sul Monte Seir, con Serbal, e persino con Serabit el Khadem."
Secondo Ian Wilson ("The Exodus Enigma") una volta usciti da Pi-Ramses (Avaris) per gli Ebrei e Mosè c'era "una strada verso est che transitava per lo Wadi Tumilat, più lunga, che conduceva attraverso il caldo ed arido terreno del Sinai, dove erano collocate le miniere di Rame e di Turchese degli Egiziani... Questa strana variazione del percorso sembra fu voluta proprio da Dio."
Werner Keller ("The Bible as History") conferma che la strada attraverso cui si diresse Mosè era quella percorsa dalle squadre di minatori semiti. Giungeva infatti allo Wadi Gharandel, alle pendici del monte dove si ergeva Serabit, dove si trovava un'oasi con numerosi pozzi d'acqua ed ombrose palme.
Il termine "Deserto", usato dalla Bibbia, deve tenere peraltro, conto di due fattori.
Il primo è che, come ci informa C.C. Robertson ("On the track of Exodus"), il clima all'epoca di Mosè, era meno torrido dell'attuale, cosicché nella vasta pianura centrale del Sinai era possibile trovare praterie e terre coltivabili.
Il Colonnello Charles Warren, che aveva effettuato una spedizione nel Sinai nel 1882, ricorda di aver visto alberi di Acacia lungo il decorso di questi "Wadi", ed i Beduini ricordavano come, in tempi antichi, tali alberi erano fittissimi lungo le pendici delle montagne.
Ricordiamo che proprio nel Sinai Mosè usò il legno di Acacia per costruire l'Arca.
Il secondo è che il termine ebraico = "Midbar", invariabilmente tradotto come "Deserto", ha in realtà anche il significato di "Pascolo" e "Prateria". Il riferimento è confermato dal primo significato del termine "Midbar" che troviamo nell'"Hebrew and English Lexicon" di W. Gesenius.
La parola "Midbar", insieme alla parola "Dobher" = "Pascolo", deriva infatti dal termine Aramaico "Dabar" = "Condurre il gregge".
Non dimentichiamo che Mosè fece compiere l'Esodo proprio nel Mese Ebraico di Nisan, il nostro Aprile, quando la maggior parte della manodopera semita, e dei sorveglianti egizi stava iniziando a ridurre la sua presenza per la pausa estiva, che, come detto in precedenza, andava da Novembe ad Aprile.
Uno studioso egiziano, Ahmed Osman ("Moses, Pharaoh of Egypt", pag. 171) afferma che Mosè avrebbe vissuto, durante la prima permanenza nel Sinai, per ben 25 anni proprio a Serabit, che corrispondeva al mitico Monte Horeb della Bibbia. L'episodio del "Roveto ardente" potrebbe pertanto essere quindi ambientato davvero non molto distante da Serabit.
Zecharia Sitchin afferma peraltro che la tribù di Ietro, oltre che con il toponimo Madian, era conosciuta come i "Queniti", termine che significherebbe "lavoratori di metalli, esperti di metallurgia". Secondo Forbes ("The evolution of the Smith") il termine "Qain" deriverebbe dal sumerico "Kin" = "Forgiatore". D'altro canto la radice "Qyn" significa "fabbro" sia in Sud-Arabia, a Palmyra, e parimenti in Ebraico ed in Aramaico.
Serabit potrebbe quindi essere proprio il centro di culto dei Madianiti, i "Semiti esperti di metallurgia". D'altro canto Bezaleel, colui che viene incaricato di decorare e costruire l'arco è un abile Orafo e "Lavoratore di metalli". Inoltre Aronne, durante l'assenza di Mosè, forgia un "vitello d'oro" per il culto, dimostrando anch'egli una certa perizia da "Fabbro".
Ci si riferiva all'egizia Hathor?
Inoltre Gregory D. Mumford (Sinai) riporta che: "Durante il 2° Periodo Intermedio e la fase iniziale della 18a Dinastia una attività nel Sinai meridionale ad opera di Asiatici Occidentali (Hyksos) sembra essere avvalorata dalla presenza a Serabit el Khadem di frammenti di prodotti provenienti da Tell El Yehudyya e da alcuni marchi a scarabeo di fattura Hyksos."
Ietro, il suocero di Mosè, era quindi anch'egli esperto nella metallurgia?
Riguardo alla logica obbiezione che Mosè difficilmente si sarebbe recato a Serabit, Tempio (anche) Egizio, fuggendo dall'esercito degli Egiziani, per recarsi in un luogo egizio, risponde lo stesso Flinders Petrie.
L'Egittologo britannico ritenne infatti che gli Egizi non mantenevano una guarnigione fissa a Serabit, ma inviavano solamente periodiche spedizioni temporanee.
Dello stesso avviso appare Charles Marston che ritiene che o non c'era un presidio egizio stabile, o questo eventuale presidio era largamente inferiore al numero di minatori Madianiti.
Alcuni studiosi della Bibbia ritengono che il Faraone acconsentì alla richiesta di Mosè di recarsi "per tre giorni nel Deserto" a Serabit, ma, soltanto dopo che Mosè al quarto giorno non fece ritorno verso l'Egitto, fu messo al corrente dell'accaduto da qualche informatore a Serabit.
Prima che la notizia arrivasse a Menfi e si organizzasse la spedizione militare contro i profughi israeliti, passarono almeno sette giorni.
Alcuni studiosi hanno affermato che Serabit era la Montagna di Dio, dove fu effettuato il sacrificio dei "tre giorni nel deserto".
I Biblisti hanno cercato di localizzare Serabit nella Geografia del Libro dell'Esodo.
Ecco la sequenza degli avvenimenti. Mosè sconfigge gli Amaleciti a Rephidim (17,8); sempre a Rephidim egli fa scaturire una sorgente d'Acqua, colpendo la roccia, mentre poco dopo incontra il Suocero Ietro, sulla Montagna di Dio (18,1), dove in precedenza (5,12), Mosè, Aronne e gli Anziani avevano ringraziato con offerte Dio, mangiando il "Pane della Presenza"; quindi il popolo si addentra nel deserto (pianura) del Sinai, lasciando Rephidim (19,1). Da questo decorso alcuni studiosi hanno dedotto che Rephidim potrebbe corrispondere proprio a Serabit!
Ma a Serabit erano inoltre raffigurate ripetutamente immagini del "Pane Conico". Una frase rivelatrice sull'uso di questo conico "pane della presenza" di Dio ci viene da Esodo (5,12): "Quindi Ietro, suocero di Mosè, fece un fuoco sacrificale e di offerta a Dio. Ed Aronne, con tutti gli anziani di Israele, venne per mangiare il pane insieme a Ietro."
Tale descrizione collima alla perfezione con tutto ciò che è stato trovato a Serabit. Addirittura il Professor Hubert Grimme di Munster ("Althebraische Inschriften vom Sinai") avrebbe decifrato il nome di Mosè da una delle iscrizioni proto-semitiche presenti a Serabit.
Nel Tempio di Serabit si trovavano altresì quattro vasche per probabili abluzioni, di cui ben tre all'interno del Tempio, con aspetto simile a vasche tipiche delle usanze semitiche.
La presenza di una fonderia in un luogo di questo genere richiama alla memoria un passo dell'Esodo (19,18): "Il monte Sinai era tutto fumante, perché Dio era disceso su di esso nel fuoco. Il suo fumo saliva come il fumo di una fornace, e tutto il monte tremava forte."
Il Libro dell'Esodo dice che il "Pane della Presentazione" sarebbe stato fatto da Bezaleel. Considerato che egli aveva costruito l'Arca dell'Alleanza, così come le decorazioni del Tabernacolo, si deve dedurre che era un orafo.
Il "Pane della Presenza", di forma conica, derivava quindi da una sostanza minerale che veniva chiamata "Oro Bianco". A Gerusalemme successivamente questo "Pane" veniva posto, una volta alla settimana, nel "Sancta Sanctorum" dagli Alti Sacerdoti di Melchisedek.
Questi alti prelati sembra fossero in grado di comunicare telepaticamente e conoscere ogni cosa in anticipo, considerata l'accezione del termine "profetare" = "parlare in anticipo", fatto abbastanza comune nell'era dei Grandi Profeti Biblici. In Egitto tali "Pani Conici" erano altrettanto frequenti, sempre offerti alla Divinità.
Potevano essere costituiti sia da "Oro Bianco", ma anche da Pietra Colorata (Malachite? Turchese? Loro polveri?).
Nella vicina località di Timna veniva invece estratto il Rame tra il 1900 ed il 1200 a.C. e, secondo Nelson Glueck, tale luogo corrispondeva alle mitiche "Miniere di Re Salomone" e alla zona conosciuta come = "Dizahab" = "sufficiente oro" che compare in Deuteronomio (1,1-2). Timna compare come toponimo biblico in Genesi (36,12; 36,22; 36,40) ed in 1 Cronache (1,36; 1,39; 1,51).
Magnus Magnusson ("The Archaeology of the Bible lands") afferma che: "I primi lavori a Timna risalirebbero al 4000 a. C. Dopo un lungo periodo di abbandono, l'attività mineraria fu ripresa con rinnovato ardore e tecnica. Nel 1969 fu rinvenuto un piccolo Tempio Egizio sotto una sporgenza dei 'Pilastri di Salomone', dove furono trovati ammassati ben 11.000 oggetti votivi dedicati alla Dea 'Mucca' Hathor, molti dei quali recanti i cartigli dei Faraoni della 20a Dinastia. Questi usavano manodopera di esperti operai Madianiti."
Dopo il declino della supremazia Egizia in questi luoghi, i Madianiti avevano riconvertito il tempio in un loro santuario, ammucchiando in un angolo le precedenti migliaia di offerte votive degli Egizi. Essi installarono nuove pietre: i "Masseboth" biblici, coprirono il tutto con una tenda, di cui si trovò qualche traccia nei sedimenti. Nel Sancta Sanctorum fu rinvenuto anche un serpente di rame dalla testa dorata, un antico simbolo di fertilità nel Medio-Oriente, che richiamò alla memoria il "Serpente di ottone" di Mosè che compare in Numeri (21,9). Tali considerazioni spinsero B. Rothemberg ad ipotizzare che la liturgia del Culto degli Israeliti potesse avere avuto origine dai Madianiti.
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