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STREGHE DI CARTA

La Grande Storia è colma di storie che reclamano di non essere dimenticate. Una di queste è la Caccia alle Streghe, uno spaventoso evento plurisecolare che ha fatto parlare di sé troppo poco e la cui realtà di accadimenti e motivazioni resta ancora oscura. Dalla Stregoneria storica alla letteratura giovanile un volo tra le magie delle donne.

di Selene Ballerini

[Il gesuita tedesco Friedrich Von Spee - 41K .jpg] [Strega e demone verso il Sabba - 54K .jpg]
 

"NON LASCERAI VIVERE COLEI CHE PRATICA LA MAGIA" (1)
Le Cacce a Streghe e Stregoni, con i loro innumerevoli roghi collettivi e le atroci violenze di ogni tipo, iniziarono nel XIV secolo quando - con la Bolla "Super illius specula" - il Papato equiparò la Stregoneria all’eresia, reato per il quale era contemplata la pena di morte.
In precedenza, nel Medioevo, la situazione si presentava assai diversa, come si evince dal "Canon Episcopi", un documento carolingio in cui si raccomandava ai vescovi di non credere ai poteri magici di "certe femmine perverse" che, schiave di Satana e sedotte dai "fantasmi di demoni", "affermano di cavalcar la notte in groppa ad animali con Diana, dea dei pagani, e un’infinita moltitudine di donne". Si tratta solo di allucinazioni, decretava il "Canon".
Ai gruppi femminili che si riunivano per praticare la Magia venivano del resto assegnate, in quell’epoca, le stesse peculiarità di cui erano detentrici le "Dominae Nocturnae", le Signore della Notte, demoni femminili della tradizione folclorica medievale simili alle fate: perlopiù innocue, queste donne non avevano contatti espliciti con il Diavolo e quindi erano soltanto redarguite e non perseguitate dalla Chiesa. Ma la questione si ribaltò - come si accennava - quando papa Giovanni XXII con la citata Bolla identificò la Stregoneria con un culto reale e pericoloso nel quale era tangibile la presenza di Satana.
Inizia così la "Caccia alle Streghe", la cui gestione fu affidata nel Cinquecento a un ente istituito per scovare e reprimere le eresie a Roma e dintorni: la Santa Romana e Universale Inquisizione, divenuta poi Sant’Uffizio.
Questo cruciale passaggio antropologico fu caratterizzato inizialmente dall’intrecciarsi della primeva credenza in una società magica di donne, orchestrata da una figura femminile detta "Diana", "Erodiade" o "Signora del Buon Gioco", con quella parimenti tradizionale nelle Streghe malefiche, mentre dalla prima metà del XIV secolo si assisté all’irrompere definitivo di quegli elementi satanici che la percezione collettiva attribuirà alle "società di Diana" trasformandole in bande di scellerate pronte a ogni misfatto pur di soddisfare il loro amante Lucifero.
Giuseppe Bonomo nel suo "Caccia alle Streghe", opera miliare degli studi storiografici sulla Stregoneria, ha analizzato similitudini e differenze fra i due stadi iniziale (A) e finale (B) del processo, che meritano di venir riassunte per formarsi un quadro più preciso sullo sviluppo degenerativo della Stregoneria - o almeno del suo mito - sia in Italia che in Europa.
Le similitudini sono sintetizzabili nel fatto che in ambedue i modelli le Streghe percorrono a dorso di animali distanze straordinarie in poco tempo, si ritrovano di notte, amano danzare, banchettare e far festa. Ecco invece, di seguito, le principali differenze.

Note:
1. Esodo 22,17.
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