
CONOSCENZE PERDUTE

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![[Immagini dell’apkallu Oannes - 44K .jpg]](am12f25p.jpg)

Gli Osannes dimostrano di conoscere molti grandi segreti dell’universo, specie per quanto riguarda la cartografia stellare. "Mi mostrarono le stelle del cielo - scrive il patriarca - vidi come venivano pesate a seconda della loro luminosità, della loro lontananza nello spazio e del giorno della loro comparsa", quindi con i medesimi sistemi della moderna astronomia.
Della validità delle cognizioni astronomiche degli Oannes si sono detti convinti, nel libro "Vita intelligente nell’universo" (Feltrinelli, 1980) anche gli astronomi Josif Shklovsky e Carl Sagan (quest’ultimo è in seguito diventato uno scettico d’ufficio, per comodo). "Perché escludere la possibilità di un evangelismo extraterrestre? - scrivono di due - C’è un sigillo cilindrico sumero che mostra il nostro sole con attorno nove pianeti. Da dove avevano attinto quest’informazione i sumeri, se non dagli Oannes? Leggende di questo tipo meritano uno studio critico molto approfondito e la possibilità di un contatto diretto con una civiltà extraterrestre deve essere tenuta presente come una fra le molte interpretazioni alternative."
Conoscenze altrettanto straordinarie fanno parte del patrimonio religioso dei Dogon, una tribù del Mali negli anni Trenta ferma all’età della pietra.
Avvicinati dall’etnologo francese Marcel Griaule più di sessant’anni fa, i Dogon, una volta superata la diffidenza, svelarono di custodire profondi segreti scientifici, rivelati nella notte dei tempi da otto "Nommo" scesi sulla Terra.
Secondo quanto rivelato a Griaule dallo stregone Ogotemmeli, i Nommo erano delle creature acquatiche mandate sul nostro pianeta dal dio Amma per istruire gli uomini. Sbarcati da una strana macchina fragorosa, gli dei avevano detto di provenire da "Potolo, una stella fatta della materia più pesante dell’universo".
Durante il loro viaggio i Nommo avevano incrociato un pianeta con molti anelli (Saturno), uno con molte lune (Giove) ed uno, satellite della Terra, morto e disseccato. Dai Nommo i primitivissimi Dogon impararono a costruire dei santuari cosmici orientati verso Venere e ad intrecciare canestri che, una volta srotolati, risultano essere delle mappe stellari della Via Lattea.
Marcel Griaule apprese che i Dogon conoscevano la rotazione della stella Sirio, da cui provenivano i Nommo, e della sua compagna "Sirio B".
Quest’ultimo dato ha stupito molto i ricercatori, quanto negli anni Trenta i moderni telescopi non avevano ancora scoperto la "compagna invisibile" di Sirio, una nana bianca pesantissima ("fatta della materia più pesante dell’universo"), invisibile ad occhio nudo.
Un’informazione, quest’ultima, che una cultura ferma all’età della pietra non poteva assolutamente conoscere.
A meno di averlo saputo dagli dei.

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