
IL CULTO DEL DIO ANFIBIO

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A conferma della realtà di questi eventi occorre sottolineare che il culto dell’uomo pesce dei sumeri era anticamente diffuso in tutto il Medioriente.
Oannes era venerato presso i filistei con il nome di Dagon, mentre i Dogon del Mali, nell’Africa Nera, lo chiamavano "il Nommo", il dio anfibio. Il ricordo delle sue imprese sopravvisse persino nella cultura monoteista ebraica al punto che, secondo il vangelo apocrifo "Atti di Pilato", quando Gesù entrò in Gerusalemme come inviato divino, il popolo lo acclamò come "Oannes che vieni dall’alto dei cieli" (frase secondo alcuni passata alla storia, per un errore di traduzione dall’ebraico, nella versione distorta "Osanna nell’alto del cieli"). Di quest’ultima interpretazione si dice convinto, oltre all’ignoto compilatore del vangelo sopra citato, anche lo studioso ebraico contemporaneo Hayym ben Yehoshua, secondo cui Gesù, il "pesce" secondo l’iconografia cristiana, e molti grandi mistici del passato sarebbero stati degli Oannes "avatar", cioè degli inviati divini mandati a salvare l’umanità.
Senza arrivare a questi estremi, è curioso notare come nei vangeli apocrifi, cioè in quei testi ebraici e mediorientali a sfondo biblico non riconosciuti dalla Chiesa, si accenni ripetutamente agli Oannes.
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