"Il Profeta (Geremia) ridiscese all'ingresso della grotta, prese una lama di selce e cominciò a scavare all'interno, finché non scopri una rampa coperta di polvere finissima e bianca. Con gran fatica trascinò giù prima l'Arca, che depose in una nicchia scavata nella parete, e poi i vasi sacri. Stava per ritornare sui suoi passi quando scivolò, urtando il fondo della galleria sotterranea e sentì un rimbombo, come se ci fosse dall'altra parte, un'altra cavità."
Valerio Massimo Manfredi
da "Il Faraone delle Sabbie", pagina 25.

UN TEMPIO DAVVERO MOLTO ANTICO
Nella Penisola del Sinai troviamo, a 850 metri di altitudine, ed a circa 30 Km dalla sponda orientale del Mar Rosso, un luogo davvero inconsueto che evocava strane emozioni, fino dai tempi dell'Antico Egitto, che sanno di antico, di sacro, di arcano: Serabit el Khadem.
Situato a 29° 02' di Latitudine Nord, posto a 150 Km dal Cairo, sovrastato dall'omonimo Gebel Serabit el Khadem (1096 metri), Serabit el Khadem ha affascinato da molto tempo gli Archeologi e gli Egittologi. Secondo Federico Arborio Mella ("L'Egitto dei Faraoni", pagina 130) la dizione di questo luogo era "Serbat el Khadem", tuttavia è con la dizione: Serabit, che questo luogo è attualmente noto.
Nonostante fosse già conosciuto dai Beduini locali fu soltanto nel 1904-1905 che l'eminente Egittologo britannico Flinders-Petrie lo visitò e ne descrisse in modo dettagliato l'Architettura e le varie componenti archeologiche presenti. In Tempi successivi continuarono, anche se un po' irregolarmente, le visite di Archeologi di tutte le nazioni.
In arabo "Serabit el Khadem" significa "Colonne dello Schiavo"; queste "Colonne" sono connesse con le alte Steli votive che torreggiano a Serabit sulle rovine del Tempio ormai distrutto dal tempo. Ma dove origina il Termine "Schiavo"? Una ipotesi potrebbe essere che nell'iconografia egizia il Principe o Re di un paese straniero, sconfitto militarmente dal Faraone, veniva definito come "Schiavo" dello stesso Faraone.
Il Principe "schiavo", inteso come "assoggettato" o "sottomesso", paragonabile al significato medioevale di "Vassallo", è infatti frequente nello stile ampolloso dei Faraoni egizi. Tanto Biridya, Principe di Megiddo, che Zurata, Principe di Acco, si rivolgono infatti rispettosamente al Faraone: "Io sono il tuo Schiavo".
Gli Archeologi ci informano che il sito di Serabit ebbe un grande sviluppo come centro minerario di estrazione del Turchese ai tempi dell'Antico Egitto.
Particolari ingrandimenti e restauri successivi del tempio di Serarabit furono compiuti da Faraoni della 12a, della 18a, della 20a Dinastia. Ma non mancano reperti risalenti alla 4a Dinastia, quali alcune iscrizioni del Faraone Snefru, ed addirittura a periodi pre-dinastici.
Come ci informa Flinders-Petrie ("Researches in Sinai"), sono infatti presenti reperti archeologici di Snefru della 4a Dinastia, che veniva ritualmente ricordato dai Faraoni delle Dinastie successive come unico "Fondatore" del Tempio di Serabit. Snefru era stato in Egitto, fra l'altro, il Costruttore di ben tre Piramidi: quella di Meidum, per la quale era particolarmente famoso, e quelle Romboidale e Rossa, entrambe a Dahshur.
In una iscrizione rinvenuta a Serabit e tratta da J.H. Breasted ("Ancient Records of Egypt"), appartenente al vice-tesoriere Ameni, vissuto ai tempi di Amenem-Hat 3° leggiamo infatti che egli era: "Favorito di Hathor, Signora del Paese di Shesmet (malachite?), di Soped, Signore dell'Est, di Snefru, Signore degli altipiani, e degli Dei e delle Dee che si trovano in questa terra."
Il Faraone Snefru era quindi quasi equiparato alla Dea Hathor ed al Dio Sopdu.
Il Tempio di Serabit el Khadem fu costruito su di un altopiano su una distesa di circa 200 metri, che si estendeva digradando a partire da una grande grotta, dedicata alla Dea Hathor, per poi deviare il suo decorso, scendendo verso sud-ovest, con i locali di servizio rituale e liturgico, edificati in tempi successivi.
Questa grotta è scavata nella roccia, con mura interne lisce. Presenta al centro un grande Pilastro di Amenhotep 3° ed in fondo una Stele di Calcare di Ramses 1°, sulla quale K. Kitchen ("Ramesside Inscriptions") legge "Il sovrano di tutto ciò che è sotto il controllo di Aton".
Parallela a questa grotta di Hathor, sul lato sudorientale, fu costruito nel Nuovo Regno un santuario, con annesse stanze di servizio rituale, dedicato al Dio "Sopd.u" (numeri 1, 2, 3 nella pianta). La parte superiore del Tempio di Serabit, di cui resta ancora qualche vestigia, era costituita da una serie di sale, santuari, cortili, costruiti in arenaria e circondati da un muro di recinzione. Gli altari votivi avevano la parte anteriore incassata e piani di "lavoro" ad altezze diverse. Vi era un crogiolo per fonderia e furono trovate nelle adiacenze due pietre coniche di 15x22 centimetri. Queste pietre coniche secondo Petrie erano: "l'oggetto centrale di adorazione e personificazione dei Templi Siriani. È mostrato sulle monete di Paphos, al centro del locale Tempio. Ad Emesa erano presenti ed Eliogabalo, che era un sacerdote del locale Tempio, se ne portò alcuni a Roma, una volta eletto imperatore".
Successivamente, scendendo lungo il decorso del Tempio verso l'altopiano troviamo tracce archeologiche di Montuhotep (Neb-Hapu-Ra) dell'11a Dinastia, di Amen-em-Hat 1°, di Sesostri 1°, di Amen-em-Hat 3°, di Sesostri 3°, di Amenem-Hat 4° della 12a Dinastia. In questa parte del Tempio e di fronte alla Grotta-Santuario di Hathor, Flinders-Petrie trovò una grande quantità di cenere bianca purissima, senza residui di carbone o di brace, risalente probabilmente alla 12a Dinastia, che "si estendeva lungo un'area di 100x50 piedi con uno spessore oscillante fra i 3 ed i 18 pollici, ammontando globalmente ad almeno 50 tonnellate di polvere". La natura di questa polvere lasciò interdetto lo stesso Petrie. Egli giustamente escluse che si trattasse di scorie della lavorazione del rame, che residuavano invece un materiale scuro, rinvenuto in abbondanza nelle vicine miniere di Bir Nasib, come escluse anche che si trattasse di scorie dell'estrazione del Manganese, lavorate nelle adiacenti miniere di Umm Bughma. Pensò che non si trattasse di residui della combustione di alcali, che erano stati trovati vicino a Gerusalemme, in prossimità di Templi disposte su colline od alture. Petrie ipotizzò che si potesse trattare di fuochi a sfondo religioso, come nel caso delle fumigazioni di incenso, di origine semitica, considerata la presenza di altari a pilastro, sconosciuti agli Antichi Egizi, ma ben noti agli Ebrei. L'ipotesi che venissero sacrificati anche animali, secondo il rito cananeo-ebraico è esclusa da lui per la sistematica e verificata assenza di residui biologici all'interno di queste ceneri bianche. Tali ceneri infatti erano sempre apparse di notevole purezza, anche se l'usanza di fare sacrifici con piccoli fuochi sulla cima di colline o montagne era da lui ritenuta tipicamente semitica.
Le Steli presenti a Serabit peraltro, sono inscritte su entrambi i lati, addirittura in molti casi anche sulle strette fiancate, usanza più affine alle genti semitiche che agli antichi Egitto. Petrie riferisce inoltre che in una Stele del Faraone Amen-em-Hat 3° rinvenuta a Serabit viene citato il capo dei minatori semiti con il nome di Khebde, recante il titolo di "fratello del Principe di Retjenu" ("Sn Hq n-Retcen" in geroglifico).
In due Steli questo personaggio è rappresentato in groppa ad un asino, mentre ha una guida davanti ed un uomo che reca una fiasca d'acqua dietro. Il suo compito era organizzativo e diplomatico come "ostaggio" regale, per mantenere buone relazioni diplomatiche fra il Retjenu e l'Egitto. Alan Gardiner ("Egypt of the Pharaos") ribadisce: "Alla fine della 12a Dinastia sotto Amen-em-Hat, il fratello del principe del Retenu assisteva gli Egizi nei lavori del turchese a Serabit el Khadem, nella Penisola del Sinai".
Il termine "Retcenu" o Rezenu era usato dagli Egizi per designare la Palestina.

![[Retcenu]](gero01.gif)

La Galilea, per esempio, era da loro infatti chiamata "Retcenu (Rezenu) Superiore". In Ebraico poi il termine che designa "Terra" è



,
= "Erez", mentre il vocabolo "Patria" si designa "Arzenu".
Tale parola è abbastanza simile, foneticamente, all'Egizio "Retcenu", soprattutto se si considera che la vocalizzazione dei geroglifici egizi, così come delle parole ebraiche, non è sicura. A Serabit troviamo poi reperti archeologici di Dinastie successive, appartenenti ad Ahmes 1°, il primo Faraone che regnò dopo la dominazione degli Hyksos, di Amenofi 1°, di Tuthmosi 1° della 18
a Dinastia. Ma sono stati soprattutto la Regina Hat-Shep-Sut ed il figliastro Tuthmosi 3° a costruire elettivamente la parte inferiore del Tempio di Serabit ed a far incidere numerose Steli. Abbastanza stranamente, fa saggiamente notare Flinders-Petrie, in queste iscrizioni non vi è tracci alcuna della furia iconoclasta di Tuthmosi 3° nei confronti delle immagini della matrigna Hat-Shep-Sut, che siamo soliti vedere nell'Antico Egitto propriamente detto. Le iscrizioni e le Steli della Regina a Serabit el Khadem sono infatti sempre ben evidenti, e sostanzialmente intatte, o con "normali" deterioramenti indotti dal tempo.
Hat-Shep-Sut e Tuthmosi 3° restaurarono inoltre la grotta originaria di Hathor, ma anche eressero, parallelamente a questa grotta di Hathor, come detto in precedenza, un santuario per il "
Dio dell'Est Sopdu", adorato nel deserto ad est della parte centrale del Delta del Nilo.
La Dea Hathor, secondo Lanzone, era peraltro venerata ad Elefantina ed ad Abydos proprio con il nome di "Sopdu". L'emblema di "Sopdu" tradiva una certa "natura" celeste. Era infatti definito nell'11
a parte del Duat come la "luce dello zodiaco, il grande cono di luminosità che rivaleggiava nei Cieli degli Egizi con la Via Lattea, e che sorgeva est molto prima del Sole".
Il Dio "Sopdu" era inoltre associato sia ad Horus, sia a "Shesmet", un minerale che si estraeva, molto probabilmente, proprio nella zona Serabit e che dava il nome ad una sorta di cintura che il Dio "Sopdu" indossava abitualmente. D'altro canto l'etimologia del nome ci informa che "Sopdu" significa "Colui che penetra".
![[Dio dell'Est Sopdu]](gero02.gif)

Reperti cronologicamente successivi rinvenuti a Serabit appartenevano ad Amenohotep 2°, Tuthmosi 4°, Amenhotep 3° (con la presenza di un busto della moglie Tiye) sempre della 18
a Dinastia e da Seti 1°. Da questo momento si conclusero i lavori di ampliamento ed iniziarono lavori di solo restauro del Tempio di Serabit sotto Seti 2° ed i sovrani ramessidi: Ramses 2° della 19
a Dinastia, Ramses 3°, 4°, 5° e 6° appartenenti alla 20 Dinastia.
L'attività estrattiva mineraria a Serabit effettuata ai tempi dei Faraoni era limitata al periodo Novembre-Aprile, considerate le condizioni di afa e di caldo impossibile per i minatori durante il periodo estivo. Flinders Petrie ci dice infatti che in una iscrizione sotto il regno di Amen-em-Hat 3° si legge: "Il Capo della spedizione Hor-ur-Ra riporta come egli giunse a Serabit durante la stagione calda, quando il lavoro sembrava quasi impossibile. Ma grazie all'aiuto di Hathor ottenne una grande quantità di Turchese… Egli arrivò durante il mese di Phamenoth (Maggio) e partì durante il mese di Pachons (Luglio)."
Tuttavia il Tempio di Serabit era conosciuto nell'Antico Egitto come un luogo di culto dove talora avvenivano guarigioni, per l'epoca, miracolose. La fama di Santuario è dovuta alle numerose Steli votive di ringraziamento, a seguito di benefici riportati, che persone di estrazione sociale medio-elevata erigevano sul luogo e di cui resta ancora qualche frammento. Non a caso lo stesso Faraone Amenhotep 3°, vecchio e malato vi risiedette continuativamente, con la moglie Tiye e tutta la sua corte, per qualche tempo, sperando di poterne trarre giovamento per la sua salute. Ma l'elemento caratteristico della zona di Serabit è il minerale che veniva estratto e che era sacralmente collegato alla Dea Hathor: il Turchese. Infatti il Sinai era chiamato "Terra del Turchese" e la stessa Hathor era chiamata "Signora della Montagna Orientale" o "Signora del Turchese".
Tale termine nella lingua egizia presenta tre differenti grafie e forse due o tre differenti significati, che risultano solo parzialmente conosciuti agli Egittologi: F(e)kat, Mafkat, M(e)fkat, Shesmet.
GLI ENIGMI DEI MINERALI DEGLI ANTICHI EGIZI ESTRATTI NEL SINAI
Abbiamo accennato in precedenza all'importanza dello "Shesmet" e del Dio "Sopdu". Vediamo ora gli inquietanti Fekat, M-afkat e M-efkat.
Il F(e)kat è presente nella
Formula 891 dei "Testi delle Piramidi" della Piramide di Pepi 2° con il significato di "Turchese", "Malachite".
Nella
Formula 700 di Pepi 2° compare accanto al nome "F(e)kat" il determinativo (un simbolo geroglifico non pronunciato, che spiega il campo d'azione della parola in questione) di "3 Stelle" per formare proprio la parola: "Stelle". Nella
Formula 892 di Pepi 2° troviamo la dizione "Sekh-t Fekat" = "Campi di F(e)kat" riferite a particolari "Regioni del Cielo". Nella
Formula 170 di Pepi 2° compare la parola "Sh F(e)kat" = "Laghi di F(e)kat" riferentesi sempre a "Regioni del Cielo". Faulkner (Formula 1784 di "The ancient egyptian Pyramid texts") ci dice che "Il suo (del Faraone) cibo è nel Campo delle Offerte nei Laghi di F(e)kat".
![[Formule]](gero03.gif)

È altresì presente la variante fonetica "Fakat" usata con identico significato. Il "F(e)kat", poi, sembra essere presente anche nel nome che alcuni studiosi della Bibbia attribuiscono alla regione di Serabit.
Infatti l'Antico Testamento menziona (Numeri 33, 12-13) la località di Dophkah. Se noi pensiamo che la regione di estrazione di questo minerale nel Sinai era definita come "
Ta Fekat" (dove la "e" è puramente virtuale), corrispondente a: "Terra del F(e)kat" abbiamo singolari analogie con il nome "
Dophkah". Nelle lingue antiche vi era equivalenza fra le consonanti dentali: T e D. Per questo è del tutto verosimile che "Ta F(e)kat" fosse uguale a Dophkah o Daphkah.
![[Ta Fekat - Dophkah]](gero04.gif)

Nella Lingua Geroglifica il segno della "Civetta" il valore fonetico di "M" ed il significato di "in, dentro, all'interno di". Da questo si desume che le forme "Mf( e)kat" e "M-afkat" sembrano riferirsi ad una sostanza contenuta o derivata dal "F(e)kat" stesso, forse una polvere?

Il M-efkat è presente nella Formula 99 della Piramide di Teti e nella
Formula 180 della Piramide di Pepi 1°.
Tanto nella Formula 180 della Piramide di Pepi 1°, che nella
Formula 280 della Piramide di MerenRa appare la dizione "Sekht Mefkat" = "Campi di Mefkat". Nel Faulkner (Formula 936) abbiamo il testo relativo: "Io (Re) presterò la mia opera come Pastore insieme a Te, nei Campi di M-efkat". Il M-afkat, infine, è presente nella Stele di Palermo.
Lo "
Shesmet" è, come abbiamo detto in precedenza, un minerale connesso a "Sopdu" la Divinità adorata a Serabit e conosciuta altresì come Horus di Shesmet.
![[Shesmet - Dea Shesmet.t - Horus di Shesmet]](gero05.gif)

Il nome di "
Horus di Shesmet" compare infatti negli antichissimi Testi delle Piramidi da solo (Formule 342, 451, 528, 983, 987, 1085, 1136, 1409, 1413, 2062 della versione di Faulkner o nella Formula 561 della Piramide di Unas; nella Formula 471 e 632 della Piramide di MerenRa; nelle Formule 928, 962, 1060, 1081 della Piramide di Pepi 2°; nelle Formule 196, 249, 328 della Piramide di Pepi 1°).
Associato invece alla "
Dea Shesmet.t", variante rituale della Dea Hathor, e compagna di Horus, compare sempre nei "Testi delle Piramidi" (Formule 262, 1842, 2206 di Faulkner; Formula 390 della Piramide di Unas e presente anche nei Testi di Hor-Hotep).
La correlazione di "Shesmet" con un minerale ci giunge altresì sempre dai "Testi delle Piramidi".
La Formula 1784-1785 di Faulkner così recita: "Il Faraone è legato a questo suo seggio fatto di Shesmet, il suo cibo è nei Campi delle Offerte nei Laghi di Fekat, egli è al suo Posto della Cabina (di Comando) dei Centomila. Il Faraone guida Ra nelle sue due Barche di Verità durante il giorno che conclude l'Anno".
Lo "Shesmet" come "luogo" compare anche nella Formula 814 della Piramide di Pepi 1°, nella Formula 243 della Piramide di MerenRa, nella Formula 99 della Piramide di Teti. La Formula 456 di Faulkner così dice: "Il tuo naso annuserà i dolci aromi di Shesmet".
I minerali presenti a Serabit sembrano perciò correlati a manifestazioni mitologiche od epiche connesse con il "Cielo". Non a caso il Mafkat (Turchese?) era connesso alla Dea Hathor, ed in tutte le leggende planetarie gli Dei risiedono abitualmente in Cielo.
UN ENIGMA "MINERARIO" RECENTE NEL SINAI
Ad Abu Zenima, pochi chilometri a nord-ovest della zona di Serabit, sarebbe stato trovato in filoni rocciosi anche l'Uranio. A comunicare la notizia è stato l'autorevole periodico tedesco "Die Welt", informato confidenzialmente dal fatto che gli Egiziani, aiutati da un "pool" di tecnici cinesi, avrebbero contattato una azienda tedesca in grado di fornire l'attrezzatura per aumentare il numero degli isotopi dell'Uranio. Una volta "arricchito" questo Uranio potrebbe essere usato sia a scopi civili che militari.
LE "STRANE" STELI EGIZIE DI SERABIT EL KHADEM
Esaminando le Steli Egizie provenienti da Serabit possiamo scoprire particolari interessanti ed insoliti.
Nella
Stele del Tesoriere Sobek-Hotep, tratta da Jaroslav Cerny ("Inscriptions of Sinai"), vediamo il funzionario che offre un "Pane conico" ad Hathor, mentre il Faraone Amen-em-hat 1° (Maat-n-Ra) tiene in mano uno strano "scettro" portogli da Hathor. Il Faraone se lo dirige verso gli occhi dal basso verso l'alto con una
inclinazione di circa 15°, ad una distanza di 10-15 centimetri. Questo scettro o bastone appare veramente inconsueto per l'iconografia egizia.
Si tratta infatti di uno scettro "Uas" su cui è innestato obliquamente, proprio come una baionetta, l'Ankh, il Simbolo della vita eterna.
L'evento iconografico è strano:
- L'Ankh innestato sulla punta dello scettro Uas non compare praticamente mai in steli ed iscrizioni egizie.
- L'Ankh, attributo quasi esclusivo degli Dei, può talora essere impugnato dal Faraone soltanto sotto lo stretto controllo della Divinità, titolare del simbolo della Vita Eterna, che tiene per mano il Sovrano.
- Lo scettro Uas invece è di esclusivo appannaggio della Divinità, di cui rappresenta un segno distintivo e di riconoscimento. Eppure la Dea Hathor lo porge al Faraone che lo impugna e lo rivolge verso la propria testa, in corrispondenza degli occhi!
Ma questo non è un evento unico a Serabit. Sempre nello stesso "Inscriptions of Sinai" di Cerny troviamo rappresentata una
Stele, appartenente allo scriba Nakht. In essa vediamo raffigurati Hat-Shep-Sut che offre il "pane conico" a Shu, mentre il giovane Tuhmosi 3° (a sinistra) fa un'offerta a Hathor.
In questa stele, risalente all'anno 20 del regno di Hatshep-Sut, vediamo che Hathor viene descritta come: "Signora del Mafkat, amata" ("Neb.t m-afkat meri" in geroglifico); a Shu viene invece detto: "Porta nel cielo, Shu, figlio di Ra, amato" ("pet Shu sa Ra meri").
Vediamo che Shu porge alla regina nuovamente lo scettro Uas con l'Ankh innestato a baionetta sul suo apice, indirizzato a circa 15-20 centimetri dagli occhi di Hat-Shep-Sut, sempre dal basso verso l'alto. Ma il particolare più interessante è che la Regina impugna l'Ankh senza essere toccata dal Dio Shu. Era forse divenuta uguale agli Dei?
In una
Stele di Amen-Hotep 3°, risalente al 36° anno di regno, durante la sua permanenza a Serabit per motivi di salute, viene rappresentato Sopdu, definito dalla legenda come "Grande Dio del Paese dell'Est", che riceve l'offerta di "Pane conico" e che è posto sullo stesso piedistallo di Hathor, a sua volta appellata nuovamente "Signora del Mafkat".
Come si può correlare l'"Ankh+lo scettro Uas" con il possibile effetto sul Faraone?
La risposta ci giunge da una Stele del Faraone Amenem-Hat 3° (Maat-n-Ra) sempre rinvenuta a Serabit.
Sul lato destro vediamo Hathor, accompagnata dalla nota legenda "Signora del Mafkat, amata", che porge l'ormai conosciuto scettro Uas+Ankh al Faraone, che, a sua volta, se lo posiziona all'altezza degli occhi. Dietro al Faraone Maat-n-Ra troviamo una scritta esplicativa, peraltro molto frequente nella iconografia faraonica, che dice: "Il fluido della Vita (eterna) dietro di lui" (Sa Ankh Ha-f).
Tale dicitura è altresì presente sempre a Serabit in una
Stele datata all'Anno 25 di Tuthmosi 3°, dove è raffigurato il Re mentre fa la consueta offerta ad Hathor, mentre alle sue spalle è presente un Principe Ereditario-Nomarca che impugna una davvero insolita bacchetta.
Subito dietro il Faraone troviamo una legenda che afferma: "Il Fluido della Vita (eterna) dietro di lui; Signore come Ra" ("Sa Ankh Ha-f Neb mi Ra").
Il termine egizio "Sa" corrisponde alla "corda unica con nodi" e richiama il simbolo ornamentale della "corda con i nodi" usualmente presente nella tradizione della Massoneria, erede di conoscenze antichissime, presumibilmente proprio egizie.
Ma la dicitura "fluido della Vita (eterna) dietro di lui", insieme al tema della "corda" e dei "nodi", propone il tema dell'energia che scorre nella parte posteriore del nostro corpo, connessa alla Midollo Spinale contenuto nella Colonna Vertebrale.
Tale energia era conosciuta nei paesi dell'Oriente come "Energia Kundalini" od energia del serpente arrotolato che, dalla regione del plesso sacrale, sale fino alla testa.
Ma il tema dei "nodi" e della "corda" è altresì presente sia nella filosofia dei Chakra, o "Ruote di Luce" che nello Shiatsu. In queste discipline troviamo infatti delle linee o meridiani (corda) e dei centri di smistamento dell'energia vitale (nodi) che influenzano centri superiori ed inferiori del nostro corpo. Gli Antichi Egizi erano quindi a conoscenza dell'attività motoria e sensitiva del Midollo Spinale contenuto nella Colonna Vertebrale che regola le attività del nostro corpo? Queste nozioni erano state apprese dagli stessi "Dei" che le avevano date ai popoli dell'Oriente?
IL "BERSAGLIO" DELL'ANKH
Anche in altre sporadiche raffigurazioni in Templi e luoghi di culto troviamo il Simbolo dell'Ankh impugnato dalle Divinità dell'Antico Egitto in senso "operativo". Non si tratta infatti dell'enormemente diffusa impugnatura di "riposo" all'"occhiello" dell'Ankh, ma di una impugnatura tra il pollice e l'indice della Divinità che lo indirizza verso il Faraone, oggetto del potenziale "trattamento" messo in atto dallo stello Ankh. La direzione è sempre posizionata verso la Testa del Re dal basso verso l'alto, con una inclinazione di circa 15°, la stessa della scettro Uas+Ankh raffigurato a Serabit. C'era una ragione perché l'Ankh fosse direzionato in questo modo verso il Faraone in modo tale che egli, poco dopo il "trattamento", risultava avere il "Flusso della Vita (eterna) dietro di lui"?
L'Ankh effettuava un trattamento a distanza mediante l'emissione di un certo grado di onde elettro-magnetiche o di altro tipo?
Quale parte della testa o organo cerebrale del Faraone era oggetto di questo trattamento?
La soluzione ci può giungere da un'analisi anatomo-fisiologica degli organi cerebrali dell'uomo. Tre possono essere i bersagli possibili. Si tratta di organi che secernono ormoni ad ampio spettro di azione sulle rispettive ghiandole endocrine bersaglio.
Ricordiamo che la direzione del "Trattamento" dell'Ankh è di 15° circa dal basso verso l'alto.
Il primo è l'ipofisi, ma la collocazione subito sotto il decorso dei nervi ottici, all'interno della Sella Turcica dell'Osso Sfenoide del Cranio, quindi lievemente sotto l'altezza degli occhi, la fa escludere.
Il secondo è l'Ipotalamo, ma l'inclinazione di circa 10° superiormente all'ipofisi e, quindi, quasi al piano degli occhi, non sembra soddisfare la nostra ricerca. Il terzo è l'Epifisi, che si localizza all'interno del nostro Cranio proprio con un'inclinazione di circa 15° rispetto al piano passante per la parte centrale dei nostri occhi.
L'EPIFISI ESOTERICA O TERZO OCCHIO
L'Epifisi, o Ghiandola Pineale, è una ghiandola neuro-endocrina molto piccola, di peso appena superiore a 100 mg, a forma di cono, aderente al 3° ventricolo cerebrale.
Essa produce la melatonina, sostanza a spiccata attività anti-ossidante, ma anche un altro composto, molto meno conosciuto, chiamato 6 metossi, tetra idro, beta Carboline. Una pianta vegetale, che ha gli stessi effetti biologici di questo Carboline, era conosciuta come Pianta del Soma, o Rue assira, o Pegunam Harmala dei latini.
Zarathustra la chiamava Haoma e gli era sta fornita direttamente dal Dio Mazda. Brahma-Manu forniva invece il Soma, come ci viene detto nei Rg Veda, che aveva anche il potere di neutralizzare il veleno dei serpenti.
Per gli Islamici era chiamata "Esphand"; fu assunta da Maometto prima di "ricevere" il Corano, diventando per questo, nota in seguito come la "pianta di Maometto".
Secondo alcuni studiosi in Egitto era la "pianta di rovo": quello stesso che Mosè vide ardere, e che si chiamerebbe "Asna". Tale nome, secondo alcuni studiosi, sarebbe un acronimo delle quattro Divinità principali dell'Antico Egitto:
Aset (Iside),
Sutekh (Seth),
Nephtis,
Asar (Osiride): ma il nome ASNA sarebbe connesso alle antiche origini degli Esseni, meglio noti come Terapeuti Egiziani. Essi sembra creassero il "Pane Conico", conosciuto come "Pane di Luce" e, tra l'altro, antichi sciamani delle tribù beduine del Sinai sembra confezionassero, ancora in tempi recenti, un pane fatto a forma di "Occhio di Ra", usando questa pianta. Sacerdoti Tolemaici di Abydos chiamavano questa pianta Besa, come ricordo del Dio Bes, Dio dei Misteri e delle Iniziazioni.
Ma torniamo alla nostra epifisi.
L'Epifisi controlla la sincronizzazione circadiana del nostro sistema neuro-ormonale nei confronti di luce e temperatura. In studi di laboratorio si è visto che la Pineale di un soggetto vecchio, se trapiantato in un soggetto giovane ne accelera l'invecchiamento. Tutte le malattie della vecchiaia sono causate da una perdita della sincronia del sistema ormonale. La Melatonina protegge l'Epifisi dall'invecchiamento, consentendole di mantenere la sua attività di modulatore del sistema neuro-endocrino. La presenza di Melatonina e del Carboline è stata dimostrata nel tessuto retinico, suggerendone l'importanza come neuro-trasmettitore.
In sperimentazioni su topi ha dimostrato di proteggere il tessuto cerebrale dalla perossidasi lipidica. Possiede un effetto di induzione del sonno, incrementando la fase REM (profonda) e riducendo gli effetti collaterali di farmaci serotonino-simili. Riduce il danno cerebrale, indotto da radicali liberi, su malattie degenerative quali il Morbo di Parkinson e la Demenza di Alzheimer. Ha probabili effetti preventivi su dermatosi di origine infiammatoria, insieme ad una blanda azione anti-microbica. L'epifisi verrebbe attivata direttamente mediante l'emissione di un segnale a 8 Hertz, mentre la Melatonina, l'ormone prodotto dall'Epifisi, induce, con un identico segnale a 8 Hertz, la replicazione mitosica del DNA, accentuando i fenomeni di riparazione del danno del DNA dovuto all'Età.
La pratica della "Meditazione", effettuata con la chiusura degli occhi, secondo alcuni biologi, scatena un flusso di onde cerebrali di tipo Alfa al cervello che pongono in sintonia i due emisferi cerebrali ad 8 Hertz di frequenza. L'Epifisi influisce inoltre sul ricambio di Serotonina, con azione anti-depressiva e potenzia l'attività del Sistema Immunitario. Influisce, sempre grazie a queste onde a 8 Hertz, positivamente sulla produzione surrenalica di Di-Idro-Epi-Andro-Sterone, che ha l'effetto di mantenere giovani le cellule umane.
Potenzia in pratica, le capacità del nostro cervello di circa il 40%. Protegge inoltre dalla dannosa radiazione cosmica, spesso convertita in raggi Gamma. Espleta una moderata azione anti-neoplastica; incrementa la produzione di endorfine, sostanze psicotrope endogene ad azione anti-dolorifica.
LE INFORMAZIONI DI SITCHIN
Ma torniamo a parlare del Sinai e della Dea Hathor.
Secondo lo scrittore e sumerologo Zecharia Sitchin, ("Astronavi sul Sinai", pagina 159, 226, 231, 239) la Dea Hathor egizia corrispondeva alla sumera Nin-Har-Sag = "Signora delle Vette Montuose", che era rappresentata con l'aspetto di mucca, con le corna sulla testa, ed associata alla Palma da Dattero. Questi erano tutti attributi tipici di Hathor nell'Antico Egitto. La Palma da Dattero era presente come raffigurazione della Vita Ultra Terrena, visualizzata come un "Albero della Vita", sia nel "Libro dei Morti" dell'Antico Egitto, che in
sigilli sumeri, dove era chiamata: "Gish.Til.".
Ma questo Gish.Til. era anche un oggetto fatto artificialmente, per cui poteva essere anche tradotto come l'"Oggetto che dà la Vita". In questo senso era molto simile, come funzione, all'Ankh degli Antichi Egizi, ed in taluni antichi sigilli sumeri, tra l'altro, ne è stata trovata anche una raffigurazione che conferma questa somiglianza.
Nin-Har-Sag risiedeva nell'Har-Sag, nel Sinai meridionale ("Guerre atomiche al Tempo degli Dei", pagina 140 e 288) non molto distante da Bad-Gal-Dingir = "Il grande luogo fortificato degli Dei" (Dur- Mah-Ilu in accadico).
Gilgamesh, l'eroe epico sumero-babilonese che cercava freneticamente l'eterna giovinezza, si rivolgeva così al Dio Sin, da cui la Penisola del Sinai prende il nome, che lo interrogava sulla sua destinazione: "Al luogo dove gli Dei ringiovaniscono i miei passi sono diretti".
Ma il Sinai era conosciuto, a quanto afferma Sitchin, come "Til.Mun." = "La Terra di chi Vive (in eterno)" e, più comunemente, come la "Terra dei Viventi".
Molto ricca in giacimenti di rame e miniere di pietre preziose, questa Terra era adiacente a "Ma.Gan" = Egitto, e non troppo distante da "Meluhha" = Nubia, Etiopia.
Era inoltre racchiusa tra 2 "acque": il Golfo di Aqaba e quello di Suez.
Una iscrizione del Re assiro Esarhaddon riporta: "Ho calpestato Arza (la Palestina od il Retjenu degli Egizi, come abbiamo detto in precedenza) al Ruscello d'Egitto (Wadi El Arish). Ho messo in catene il suo Re Asuhili.
Ho imposto tributi a Qanayah, Re di Til.Mun."
Il nome "Qanayah" ricorda in modo chiaro i "Queniti", altro nome biblico dei Madianiti, che costituivano la Tribù di Ietro, ed erano presenti nell'Esodo Biblico.
L'idea di vedere "Til.mun." come un luogo dove la Vita è quasi Eterna ci viene confermato inoltre da un'iscrizione sumera che afferma: "Tilmun; Dove la donna anziana non dice: Sono vecchia. Dove l'Uomo anziano non dice: Sono vecchio."
Un'antica tavoletta sumera inoltre racconta: "L'Harsag ti fornirà l'aroma degli Dei, ti fornirà i filoni scintillanti, le miniere ti daranno rame e stagno come tributo."
Davvero singolari sono le similitudini tra "Gli Aromi di Shesmet" dei Testi delle Piramidi e "l'Harsag ti fornirà l'aroma degli Dei" di questa tavoletta. C'erano quindi elementi culturali comuni tra gli Egizi ed i Sumeri, estrinsecati a proposito del Sinai e di Serabit el Khadem!
Il riferimento ad una zona mineraria ed ad odori particolari (fumo di fornace?) sembra inequivocabile.
Si trattava forse proprio del Tempio di Serabit el Khadem?
Non dimentichiamo poi che il nome di "Hathor" è composto dal geroglifico del "Santuario" = "Hat" e da quello del "Falco". La pronuncia originale del "Falco" è diventata tardivamente "Hor" o "Horus", ma, come viene dimostrato dalle due Divinità grecizzate di Arpocrate = Horus il Giovane ("Har Pa Kered" in geroglifico ) ed Armachis = Horus nell'Orizzonte ("Har m-Akhet" in geroglifico), la probabile pronuncia del geroglifico di "Falco" era proprio "Har".
Questo nome è quindi identico all'"Har" della Dea Sumera Nin-Har-Sag.
Leick (Inanna) ci dice che la Dea sumera Inanna era chiamata "Signora del Cielo", (Munus.zi.) la "Donna che fornisce Vita e Sostentamento", ma era soprattutto (u.sun.zi.an.na) "la venerata Vacca Celeste". Questa epiteti e titoli religiosi costituivano comuni attributi anche della Hathor egizia.
Certo è che Hathor, come ci dice Deborah Vischak (Hathor), veniva spesso rappresentata come una "vacca d'oro", che accoglieva il Sole (il Dio Ra). Il Sole spesso nell'Antico Egitto sorgeva tra due Sicomori a Iunu (Eliopoli), una città sacra per gli Antichi Egizi. I Sicomori, poi, erano alberi sacri ad Hathor. Il capitolo 109 del "Libro dei Morti" afferma: "Due Sicomori di Turchese si ergevano come cancelli orientali del Cielo".
Tuttavia, dall'analisi di Sitchin, emerge come connesso al Sinai, e presumibilmente alla zona di Serabit el Khadem, vi fossero un gruppo di esseri divini in possesso di una tecnologia superiore, in grado, fra l'altro, di controllare e di allungare la Vita umana.
Curiosamente anche altre fonti, come vedremo, parlano in vario modo ed in epoche diverse di questo argomento, connesso con il Sinai.
L'"INTERESSE" DI MOSHÈ DAYAN
Dopo l'esplorazione di Flinders Petrie alcune configurazioni, tipiche del sito, cambiarono aspetto ed iniziarono le sporadiche asportazioni, ad opera di estranei, di Steli ed Iscrizioni Egizie, quasi senza difficoltà, per la localizzazione impervia ed isolata del luogo.
Tra gli Archeologi ed i turisti stranamente molto "interessati" alla zona spicca anche la figura del noto Generale Israeliano Moshè Dayan.
Egli fece una prima "Visita" a Serabit il 27 Novembre del 1956. Atterrato con un elicottero insieme a suoi officiali, dopo una attenta perlustrazione, si appropriò di una Stele dedicata alla Dea Hathor (poi parzialmente danneggiata durante il trasporto via terra), di un largo Obelisco e di alcuni altri "pezzi" di minori dimensioni. In tre successivi viaggi l'elicottero trasportò tutto il materiale nel vicino aeroporto di Abu Rudeis. Qui il "materiale" fu caricato su di un aereo Dacota diretto in Israele. Infine i "pezzi" furono trasbordati su di un autocarro militare e trasportati nel Museo dell'Università di Tel Aviv, mentre una Stele finì invece nella casa di Dayan a Zahala. Il Professor Repha'el Giveon della "Tel Aviv University" decifrò per Dayan le iscrizioni delle Steli.
Tuttavia, per evitare uno scandalo archeologico con pericolosi risvolti diplomatici, alcuni "pezzi" furono successivamente riportati a Serabit per evitare uno scandalo archeologico (o forse perché non interessavano a Dayan?).
Il Generale, però, ripeté di nuovo temerariamente l'operazione di furto a Serabit: questa volta nel Luglio del 1969. Un testimone oculare israeliano, appartenente alla Scorta militare del Generale, assistette al "prelievo" di materiale archeologico, effettuato sempre mediante un elicottero.
Il fatto fu reso noto, tuttavia Moshè Dayan riuscì ad eludere, seppure con fatica, le interrogazioni parlamentari sul suo censurabile comportamento alla Knesset (il Parlamento Israeliano) nel 1971, informato dell'accaduto in conseguenza di una "soffiata". Come Mosè, il Patriarca di cui egli portava il nome, Dayan ritornava nel luogo principale del Sinai che aveva visto svolgersi le azioni del suo illustre e sacro antenato. Egli cercava forse qualcosa di specifico riguardante tracce archeologiche del passaggio di Mosè a Serabit?
LE CONNESSIONI "ALIENE"
A) All'interno della complessa questione sugli "Alieni" un posto di rilievo spetta sicuramente ai rapimenti di esseri umani (in gergo "Abductions"). Nel caso di rapimenti alieni su soggetti che, mediante la regressione ipnotica, hanno raccontato la loro esperienza è stata accertata successivamente la presenza, nel corso di esami radiologici di routine, di Micro-Impianti di dimensioni, appunto, microscopiche (da 0,5-0,7 millimetri a 7-10 millimetri) introdotti spesso attraverso la narice destra. Di composizione eterogenea questi micro-impianti sarebbero circondati da un rivestimento bio-compatibile contenente fibrina, cheratina, emosiderina che previene qualsiasi tipo di reazione di rigetto del soggetto in cui vengono inseriti.
Questi micro-oggetti sono in grado di emettere Campi Magnetici a Bassissima Frequenza (in inglese
Extremely
Low
Frequency
Electro
Magnetic
Fields) di frequenza inferiore a 30 Hz. Lo scopo di questi micro-impianti potrebbe essere quello di localizzare il soggetto coll'impianto, ed interferire con il sistema nervoso centrale e neuro-endocrino.
Una frequente sede di impianto intra-cranico è in prossimità della Epifisi. Come verrebbe confermato da R. J. Reiter ("Static and extremely low frequency and electromagnetic field exposure: reported effects on the circadian production of melatonin") verrebbe così ridotta la produzione di melatonina tramite il blocco degli enzimi che la producono. I metaboliti intermedi che si accumulerebbero potrebbero influenzare la visione di allucinazioni realistiche usate dai sistemi di Controllo Mentale della CIA. Tuttavia non si può escludere che un particolare segnale ad 8 Hz, mettendo in risonanza armonica i due emisferi cerebrali, non possa invece di contro incrementare la produzione di melatonina sfruttando dei "canali" di attivazione enzimatica diversi dal precedente meccanismo, ma con effetti esattamente opposti.
B) La 18a Dinastia dell'Antico Egitto vide strani fenomeni, che oggi potremmo definire soprannaturali od "ufologici", coinvolgere da vicino i Re. Infatti Il grande Faraone Tuthmosi 3°, che peraltro è più volte (e forse non a caso) rappresentato su Steli Votive a Serabit, vide almeno in 2 circostanze diversi strani oggetti volanti non identificati. Il primo caso risaliva all'anno 22 del suo regno, poco dopo avere esautorato definitivamente la matrigna Hat-Shep-Sut, ed è illustrato dal controverso Papiro Tulli. Il secondo episodio risaliva all'anno 47 del suo regno ed è ratificato nella Stele di Gebel Barkal in Nubia, recentemente tradotta in italiano per la prima volta da M. Manher.
Ma è da Amenhotep 3°, nipote di Tuthmosi 3° che strani avvenimenti riverberebbero la presenza di alieni all'interno della allora casa regnante dell'Antico Egitto.
Come detto in precedenza, si sa che Amenhotep 3° e sua moglie Tiye risiedettero con tutta la corte a Serabit el Khadem per parecchi mesi. Amenhotep 3° era stato colui che aveva incrementato l'adorazione di un disco chiamato "Aton". Gli Egittologi affermano che "Aton" corrisponderebbe al "Disco Solare", tuttavia è un dato di fatto che il Dio Sole era già rappresentato esaurientemente da Amun-Ra. L'imbarazzo su cosa rappresentasse realmente il Disco "Aton" è presente, tuttavia alcuni ricercatori non ortodossi affermano che questo "Disco" poteva essere una luce in cielo diversa dal Sole. Si trattava forse di un "Disco Volante" come lo intendiamo noi oggi?
Alcune indiscrezioni attinte da fonte Internet affermano inoltre, peraltro senza esibire prove dirimenti, che la
regina Tiye, avrebbe avuto, durante la permanenza nel Sinai incontri, diciamo così, "molto ravvicinati", con esseri divini che risiedevano nella zona di Serabit. Il figlio di Amenhotep 3° e della regina Tiye, Amenhotep 4°, più noto come Akhenaton, spinse all'estremo l'adorazione di Aton, (Akh-en-Aton significa infatti "Spirito di Aton") al punto da scatenare uno scisma religioso; di lui non è mai stata tuttavia trovata la mummia.
Prima di essere eletto Faraone, Amenhotep 4° era raffigurato come un fanciullo "normale". Tuttavia, dopo la sua ascesa al trono come Akhenaton, le raffigurazioni in stile quasi caricaturale, proprie dello stile di Amarna, (chiamata "Akhet Aton" = "Orizzonte di Aton" dal Faraone stesso) ce lo mostrano con il cranio allungato. Si trattava di un tentativo di rendersi simile agli Dei della regione di Serabit?
Un reale aspetto allungato del cranio sembrava avere la mummia di Smenkara, scoperta da Theodore Davis, e quella di Tutankhamen, rinvenuta intatta da Howard Carter e da Lord Carnarvon nel 1922. Il fatto insolito è che entrambi questi sovrani, nonostante la giovane età, e nonostante fossero stati generati da madri diverse, sono ambedue raffigurati, (proprio grazie allo stile di Amarna, che rappresentava la realtà con molta naturalezza) appoggiati ad un bastone-stampella. Ma l'aspetto che colpisce di più l'osservatore è aspetto rigido della muscolatura e pressoché deforme nelle articolazioni dei cingoli scapolari e pelvico.
Entrambi non ebbero figli e morirono (assassinati?) in giovane età; erano stati due infruttuosi tentativi di ibridazione con gli esseri divini che risiedevano nel Sinai? Certo è che, davvero stranamente, all'interno della Tomba di Tutankhamen sono state trovate due
mummie di bambine che somigliano più all'immagine di un "Grigio", l'alieno chiamato anche E.B.E. (Entità Biologiche Extraterrestri) dagli studiosi, che ad un normale bambino. Le foto di queste due mummie esistono ancora, si sa inoltre che su di una fu effettuata anche una autopsia dopo il ritrovamento; dopodiché, però, delle due piccole mummie si persero definitivamente le tracce.
C) Lo studioso Jean Pierre Jorde racconta che il periodico californiano in lingua spagnola "La Nacion" riferì di uno strano ed inquietante episodio che sembra più una trama di un film di fantascienza che una storia vera.
Ecco per sommi capi la storia. Nel Febbraio del 1978 un gruppo di archeologi israeliani, grazie al clima di rasserenamento politico con Anwar Sadat, fu autorizzato dagli Egiziani ad effettuare degli scavi archeologici a Nord della Piramide Rossa di Snefru a Dahshur. Mentre installavano un cavalletto a 15 metri di profondità per fotografare il sito, un piccolo cedimento nel suolo identificò un locale sotterraneo ingombro di detriti che rivelò, una volta pulito, contenere uno strano
oggetto a forma di disco, fatto di metallo brillante e per nulla intaccato dal tempo. Furono trovate altresì delle apparecchiature elettroniche ed una sorta di strane "pastiglie".
Comunicata la notizia al loro governo, furono fatte in gran segreto delle foto ed inviate a Tel Aviv. Il Ministero della Difesa israeliano discusse la situazione e convocò lo "Zahal", gruppo militare dell'Intelligence, che decise per una incredibile proposta. Occorreva portare in Israele sia il Disco, che il resto del materiale.
Il fatto che ci si trovava in pieno territorio egiziano sarebbe stato risolto con il beneficio della sorpresa e con delle truppe scelte ed addestrate. Mediante tre aerei da trasporto, e con l'aiuto di aerei "F4" di supporto, che attraversavano il Sinai sud-orientale ed il mar Rosso, il contingente giunse direttamente a Dahshur il 1° marzo 1978. Gli Archeologi si accinsero subito a caricare tutto il materiale sugli aerei cargo, sotto la sorveglianza del Commando israeliano, ma il sistema di vigilanza degli egiziani non fu colto del tutto impreparato. Un reparto di soldati egiziani intercettò ben presto gli israeliani ed iniziò un violento scontro a fuoco, che divenne sempre più cruento per l'arrivo di rinforzi egiziani. Il convoglio israeliano grazie all'aiuto degli "F4" che avevano ammorbidito l'attacco dei corrispettivi "MIG" egiziani, fatti alzare in volo di ricognizione, riuscì, seppure con molte perdite, a raggiungere il Sinai, sempre tallonato dai militari egiziani. Le truppe di Sadat tuttavia, nonostante diversi scontri a fuoco, non riuscirono a raggiungere i militari israeliani. A parte lo studio delle attrezzature e del Disco, sembra che gli israeliani effettuarono delle prove di laboratorio con le "pastiglie aliene" rinvenute a Dahshur, che si rivelarono in grado di rallentare notevolmente i processi di senescenza degli anziani volontari (con età maggiore di 81 anni) a cui erano state somministrate. Anzi i vecchietti apparivano molto più arzilli di prima sia fisicamente che intellettivamente. Per gli archeologi israeliani anche la Piramide Romboidale di Dahshur, sempre attribuita a Snefru, potrebbe ospitare oggetti di provenienza aliena nel sottosuolo che la circonda.
Questa storia sembrerebbe godere di poca attendibilità ed essere un prodotto di fantasia, tuttavia ricordiamo che Snefru era riconosciuto dagli stessi Egizi come il vero fondatore del Tempio di Serabit el Khadem, presso cui le iscrizioni e le steli votive parlano, pressoché in modo univoco, di un potenziamento delle qualità psichiche e fisiche ("Il fluido della Vita eterna dietro di lui") degli Uomini che ricevevano il favore degli Esseri Divini (Alieni?) che vi dimoravano.
Abbiamo visto che la Penisola del Sinai, e, forse, Serabit el Khadim, ha attratto nel corso della Storia gli interessi culturali e religiosi delle principali civiltà dell'Antichità: quella Egizia e quella Mesopotamica.
Entrambe queste culture sono state interessate alla ricerca della Vita Eterna od anche soltanto della Lunga Vita. Esistono tracce che questo interesse verso questo ipotetico "Elisir di Lunga Vita" possa avere lasciato delle tracce nel mondo occidentale?
Nella seconda parte esamineremo come la regione di Serabit el Khadem e la ricerca della "Vita Eterna" possano essere correlati con le conoscenze del terzo polo: la Cultura Ebraica, con le influenze arabe connesse, esaminando anche la tradizione culturale ed esoterica dell'Occidente, coagulate dalla tradizione Arthuriana della Saga del Graal.
fine Prima Parte
vedi: Seconda Parte