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n° 12 Nov./Dic. 2003

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MISTERI EGIZI DEL SINAI

Serabit el Khadem: il luogo dove l'Uomo diventa "come gli Dei". Ma chi erano gli "Dei"?
 


di Massimo Barbetta (Prima Parte)

[Cartina della parte meridionale della Penisola del Sinai - 46K .jpg] [Rovine di Serabit el Khadem viste da sud-ovest - 46K .jpg] [Steli del Tempio - 40K .jpg] [Rovine viste dall'altura sopra le grotte di Hathor e Sopd-u - 49K .jpg] [Parte antica del Tempio, con sulla destra la Cripta di Sopd-u - 38K .jpg] [Scorcio del Tempio visto da sud - 45K .jpg] [Steli che circondano la Grotta di Hathor - 29K .jpg] [Veduta del Tempio da sud-sud-ovest - 40K .jpg] [Rovine viste da nord-ovest - 29K .jpg] [Ricostruzione virtuale della struttura templare - 43K .jpg] [Parte più antica del Tempio di Serabit - 41K .jpg] [Interno della Grotta di Hathor - 37K .jpg] [Ingresso della Grotta di Sopd-u - 40K .jpg] [Steli di Serabit iscritte anche sulle fiancate - 29K .jpg] [Turchese estratto nella zona di Serabit - 48K .jpg]
 

["M-f-Ka-t" in una iscrizione - 49K .jpg] [Testa della Regina Tiye, rinvenuta a Serabit - 38K .jpg] [Stele di Sobek-Hotep - 41K .jpg] [Stele di Amen-Hotep III - 55K .jpg] [Stele di Nakht - 56K .jpg] [Stele dell'anno 25 di Tuthmosi III - 52K .jpg] [Tavola anatomica di un emilato cerebrale - 36K .jpg] [Il Dio Thot impugna l'Ankh - 32K .jpg] [Particolare della Stele di Nakht - 40K .jpg] [Sigillo sumero che mostra sia l'Albero della Vita che il "Gish. Til." - 53K .jpg] [Faraone Smenkara con la moglie - 54K .jpg] [Faraone Tutankhamen con la consorte - 53K .jpg] [I due feti trovati all'interno della Tomba del Faraone Tutankhamen - 39K .jpg] Controversa foto del presunto "Disco Volante" di Dashur - 33K .jpg]
 

"Il Profeta (Geremia) ridiscese all'ingresso della grotta, prese una lama di selce e cominciò a scavare all'interno, finché non scopri una rampa coperta di polvere finissima e bianca. Con gran fatica trascinò giù prima l'Arca, che depose in una nicchia scavata nella parete, e poi i vasi sacri. Stava per ritornare sui suoi passi quando scivolò, urtando il fondo della galleria sotterranea e sentì un rimbombo, come se ci fosse dall'altra parte, un'altra cavità."

Valerio Massimo Manfredi
da "Il Faraone delle Sabbie", pagina 25.


UN TEMPIO DAVVERO MOLTO ANTICO
Nella Penisola del Sinai troviamo, a 850 metri di altitudine, ed a circa 30 Km dalla sponda orientale del Mar Rosso, un luogo davvero inconsueto che evocava strane emozioni, fino dai tempi dell'Antico Egitto, che sanno di antico, di sacro, di arcano: Serabit el Khadem.
Situato a 29° 02' di Latitudine Nord, posto a 150 Km dal Cairo, sovrastato dall'omonimo Gebel Serabit el Khadem (1096 metri), Serabit el Khadem ha affascinato da molto tempo gli Archeologi e gli Egittologi. Secondo Federico Arborio Mella ("L'Egitto dei Faraoni", pagina 130) la dizione di questo luogo era "Serbat el Khadem", tuttavia è con la dizione: Serabit, che questo luogo è attualmente noto.
Nonostante fosse già conosciuto dai Beduini locali fu soltanto nel 1904-1905 che l'eminente Egittologo britannico Flinders-Petrie lo visitò e ne descrisse in modo dettagliato l'Architettura e le varie componenti archeologiche presenti. In Tempi successivi continuarono, anche se un po' irregolarmente, le visite di Archeologi di tutte le nazioni.
In arabo "Serabit el Khadem" significa "Colonne dello Schiavo"; queste "Colonne" sono connesse con le alte Steli votive che torreggiano a Serabit sulle rovine del Tempio ormai distrutto dal tempo. Ma dove origina il Termine "Schiavo"? Una ipotesi potrebbe essere che nell'iconografia egizia il Principe o Re di un paese straniero, sconfitto militarmente dal Faraone, veniva definito come "Schiavo" dello stesso Faraone.
Il Principe "schiavo", inteso come "assoggettato" o "sottomesso", paragonabile al significato medioevale di "Vassallo", è infatti frequente nello stile ampolloso dei Faraoni egizi. Tanto Biridya, Principe di Megiddo, che Zurata, Principe di Acco, si rivolgono infatti rispettosamente al Faraone: "Io sono il tuo Schiavo".
Gli Archeologi ci informano che il sito di Serabit ebbe un grande sviluppo come centro minerario di estrazione del Turchese ai tempi dell'Antico Egitto.
Particolari ingrandimenti e restauri successivi del tempio di Serarabit furono compiuti da Faraoni della 12a, della 18a, della 20a Dinastia. Ma non mancano reperti risalenti alla 4a Dinastia, quali alcune iscrizioni del Faraone Snefru, ed addirittura a periodi pre-dinastici.
Come ci informa Flinders-Petrie ("Researches in Sinai"), sono infatti presenti reperti archeologici di Snefru della 4a Dinastia, che veniva ritualmente ricordato dai Faraoni delle Dinastie successive come unico "Fondatore" del Tempio di Serabit. Snefru era stato in Egitto, fra l'altro, il Costruttore di ben tre Piramidi: quella di Meidum, per la quale era particolarmente famoso, e quelle Romboidale e Rossa, entrambe a Dahshur.
In una iscrizione rinvenuta a Serabit e tratta da J.H. Breasted ("Ancient Records of Egypt"), appartenente al vice-tesoriere Ameni, vissuto ai tempi di Amenem-Hat 3° leggiamo infatti che egli era: "Favorito di Hathor, Signora del Paese di Shesmet (malachite?), di Soped, Signore dell'Est, di Snefru, Signore degli altipiani, e degli Dei e delle Dee che si trovano in questa terra."
Il Faraone Snefru era quindi quasi equiparato alla Dea Hathor ed al Dio Sopdu.
Il Tempio di Serabit el Khadem fu costruito su di un altopiano su una distesa di circa 200 metri, che si estendeva digradando a partire da una grande grotta, dedicata alla Dea Hathor, per poi deviare il suo decorso, scendendo verso sud-ovest, con i locali di servizio rituale e liturgico, edificati in tempi successivi.
Questa grotta è scavata nella roccia, con mura interne lisce. Presenta al centro un grande Pilastro di Amenhotep 3° ed in fondo una Stele di Calcare di Ramses 1°, sulla quale K. Kitchen ("Ramesside Inscriptions") legge "Il sovrano di tutto ciò che è sotto il controllo di Aton".
Parallela a questa grotta di Hathor, sul lato sudorientale, fu costruito nel Nuovo Regno un santuario, con annesse stanze di servizio rituale, dedicato al Dio "Sopd.u" (numeri 1, 2, 3 nella pianta). La parte superiore del Tempio di Serabit, di cui resta ancora qualche vestigia, era costituita da una serie di sale, santuari, cortili, costruiti in arenaria e circondati da un muro di recinzione. Gli altari votivi avevano la parte anteriore incassata e piani di "lavoro" ad altezze diverse. Vi era un crogiolo per fonderia e furono trovate nelle adiacenze due pietre coniche di 15x22 centimetri. Queste pietre coniche secondo Petrie erano: "l'oggetto centrale di adorazione e personificazione dei Templi Siriani. È mostrato sulle monete di Paphos, al centro del locale Tempio. Ad Emesa erano presenti ed Eliogabalo, che era un sacerdote del locale Tempio, se ne portò alcuni a Roma, una volta eletto imperatore".
Successivamente, scendendo lungo il decorso del Tempio verso l'altopiano troviamo tracce archeologiche di Montuhotep (Neb-Hapu-Ra) dell'11a Dinastia, di Amen-em-Hat 1°, di Sesostri 1°, di Amen-em-Hat 3°, di Sesostri 3°, di Amenem-Hat 4° della 12a Dinastia. In questa parte del Tempio e di fronte alla Grotta-Santuario di Hathor, Flinders-Petrie trovò una grande quantità di cenere bianca purissima, senza residui di carbone o di brace, risalente probabilmente alla 12a Dinastia, che "si estendeva lungo un'area di 100x50 piedi con uno spessore oscillante fra i 3 ed i 18 pollici, ammontando globalmente ad almeno 50 tonnellate di polvere". La natura di questa polvere lasciò interdetto lo stesso Petrie. Egli giustamente escluse che si trattasse di scorie della lavorazione del rame, che residuavano invece un materiale scuro, rinvenuto in abbondanza nelle vicine miniere di Bir Nasib, come escluse anche che si trattasse di scorie dell'estrazione del Manganese, lavorate nelle adiacenti miniere di Umm Bughma. Pensò che non si trattasse di residui della combustione di alcali, che erano stati trovati vicino a Gerusalemme, in prossimità di Templi disposte su colline od alture. Petrie ipotizzò che si potesse trattare di fuochi a sfondo religioso, come nel caso delle fumigazioni di incenso, di origine semitica, considerata la presenza di altari a pilastro, sconosciuti agli Antichi Egizi, ma ben noti agli Ebrei. L'ipotesi che venissero sacrificati anche animali, secondo il rito cananeo-ebraico è esclusa da lui per la sistematica e verificata assenza di residui biologici all'interno di queste ceneri bianche. Tali ceneri infatti erano sempre apparse di notevole purezza, anche se l'usanza di fare sacrifici con piccoli fuochi sulla cima di colline o montagne era da lui ritenuta tipicamente semitica.
Le Steli presenti a Serabit peraltro, sono inscritte su entrambi i lati, addirittura in molti casi anche sulle strette fiancate, usanza più affine alle genti semitiche che agli antichi Egitto. Petrie riferisce inoltre che in una Stele del Faraone Amen-em-Hat 3° rinvenuta a Serabit viene citato il capo dei minatori semiti con il nome di Khebde, recante il titolo di "fratello del Principe di Retjenu" ("Sn Hq n-Retcen" in geroglifico).
In due Steli questo personaggio è rappresentato in groppa ad un asino, mentre ha una guida davanti ed un uomo che reca una fiasca d'acqua dietro. Il suo compito era organizzativo e diplomatico come "ostaggio" regale, per mantenere buone relazioni diplomatiche fra il Retjenu e l'Egitto. Alan Gardiner ("Egypt of the Pharaos") ribadisce: "Alla fine della 12a Dinastia sotto Amen-em-Hat, il fratello del principe del Retenu assisteva gli Egizi nei lavori del turchese a Serabit el Khadem, nella Penisola del Sinai".
Il termine "Retcenu" o Rezenu era usato dagli Egizi per designare la Palestina.

[Retcenu]

La Galilea, per esempio, era da loro infatti chiamata "Retcenu (Rezenu) Superiore". In Ebraico poi il termine che designa "Terra" è , = "Erez", mentre il vocabolo "Patria" si designa "Arzenu".
Tale parola è abbastanza simile, foneticamente, all'Egizio "Retcenu", soprattutto se si considera che la vocalizzazione dei geroglifici egizi, così come delle parole ebraiche, non è sicura. A Serabit troviamo poi reperti archeologici di Dinastie successive, appartenenti ad Ahmes 1°, il primo Faraone che regnò dopo la dominazione degli Hyksos, di Amenofi 1°, di Tuthmosi 1° della 18a Dinastia. Ma sono stati soprattutto la Regina Hat-Shep-Sut ed il figliastro Tuthmosi 3° a costruire elettivamente la parte inferiore del Tempio di Serabit ed a far incidere numerose Steli. Abbastanza stranamente, fa saggiamente notare Flinders-Petrie, in queste iscrizioni non vi è tracci alcuna della furia iconoclasta di Tuthmosi 3° nei confronti delle immagini della matrigna Hat-Shep-Sut, che siamo soliti vedere nell'Antico Egitto propriamente detto. Le iscrizioni e le Steli della Regina a Serabit el Khadem sono infatti sempre ben evidenti, e sostanzialmente intatte, o con "normali" deterioramenti indotti dal tempo.
Hat-Shep-Sut e Tuthmosi 3° restaurarono inoltre la grotta originaria di Hathor, ma anche eressero, parallelamente a questa grotta di Hathor, come detto in precedenza, un santuario per il "Dio dell'Est Sopdu", adorato nel deserto ad est della parte centrale del Delta del Nilo.
La Dea Hathor, secondo Lanzone, era peraltro venerata ad Elefantina ed ad Abydos proprio con il nome di "Sopdu". L'emblema di "Sopdu" tradiva una certa "natura" celeste. Era infatti definito nell'11a parte del Duat come la "luce dello zodiaco, il grande cono di luminosità che rivaleggiava nei Cieli degli Egizi con la Via Lattea, e che sorgeva est molto prima del Sole".
Il Dio "Sopdu" era inoltre associato sia ad Horus, sia a "Shesmet", un minerale che si estraeva, molto probabilmente, proprio nella zona Serabit e che dava il nome ad una sorta di cintura che il Dio "Sopdu" indossava abitualmente. D'altro canto l'etimologia del nome ci informa che "Sopdu" significa "Colui che penetra".

[Dio dell'Est Sopdu]

Reperti cronologicamente successivi rinvenuti a Serabit appartenevano ad Amenohotep 2°, Tuthmosi 4°, Amenhotep 3° (con la presenza di un busto della moglie Tiye) sempre della 18a Dinastia e da Seti 1°. Da questo momento si conclusero i lavori di ampliamento ed iniziarono lavori di solo restauro del Tempio di Serabit sotto Seti 2° ed i sovrani ramessidi: Ramses 2° della 19a Dinastia, Ramses 3°, 4°, 5° e 6° appartenenti alla 20 Dinastia.
L'attività estrattiva mineraria a Serabit effettuata ai tempi dei Faraoni era limitata al periodo Novembre-Aprile, considerate le condizioni di afa e di caldo impossibile per i minatori durante il periodo estivo. Flinders Petrie ci dice infatti che in una iscrizione sotto il regno di Amen-em-Hat 3° si legge: "Il Capo della spedizione Hor-ur-Ra riporta come egli giunse a Serabit durante la stagione calda, quando il lavoro sembrava quasi impossibile. Ma grazie all'aiuto di Hathor ottenne una grande quantità di Turchese… Egli arrivò durante il mese di Phamenoth (Maggio) e partì durante il mese di Pachons (Luglio)."
Tuttavia il Tempio di Serabit era conosciuto nell'Antico Egitto come un luogo di culto dove talora avvenivano guarigioni, per l'epoca, miracolose. La fama di Santuario è dovuta alle numerose Steli votive di ringraziamento, a seguito di benefici riportati, che persone di estrazione sociale medio-elevata erigevano sul luogo e di cui resta ancora qualche frammento. Non a caso lo stesso Faraone Amenhotep 3°, vecchio e malato vi risiedette continuativamente, con la moglie Tiye e tutta la sua corte, per qualche tempo, sperando di poterne trarre giovamento per la sua salute. Ma l'elemento caratteristico della zona di Serabit è il minerale che veniva estratto e che era sacralmente collegato alla Dea Hathor: il Turchese. Infatti il Sinai era chiamato "Terra del Turchese" e la stessa Hathor era chiamata "Signora della Montagna Orientale" o "Signora del Turchese".
Tale termine nella lingua egizia presenta tre differenti grafie e forse due o tre differenti significati, che risultano solo parzialmente conosciuti agli Egittologi: F(e)kat, Mafkat, M(e)fkat, Shesmet.
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