
SESTO VELO - LA DEA FERMENTO

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![[Iside, la Dea Trono - 33K .jpg]](am11f37p.jpg)

Continuando a dissertare con Plutarco merita rilevare come a suo parere gli egizi ritenessero la natura di Iside un "movimento animato e intelligente" (27), concetto a cui alluderebbe anche il suo strumento musicale: il sistro (28). Il termine "seistron" - spiega infatti l’erudito - deriva da "seiesthai", "scuotere", e significa che gli esseri viventi devono essere scossi e non possono mai smettere di muoversi, e se si trovano a essere [...] addormentati e intorpiditi bisogna svegliarli e incitarli (29). Un’espressione dove par risuonare quel frammento in cui il filosofo Eraclito parlando della bevanda sacra alla Dea Demetra (che abbiamo visto fu identificata con Iside) scrisse: "kai o kiukeòv diìstatai mè kinoùmenos", ossia: "anche il ciceone si disfa se non viene agitato" (30).
Il riferimento a Demetra è particolarmente significativo perché anche Iside fra le sue tante forme assunse quella di "campo di grano", quella cioè della matrice in cui il grano nasce e si sviluppa. E il grano, come tutti i vegetali, specie da coltura, altro non è che la trasposizione naturistica del mitologema del Dio morente, che appunto si sprofonda nelle regioni ctonie durante ogni inverno per poi rinascere a ogni primavera.
Sul tema, e proprio in base ai motivi che c’interessano, la mitoarcheologa Marija Gimbutas offre uno spunto illuminante nel suo pregevole saggio "Il linguaggio della Dea", dove scrive: "Il dio morente ha discendenti, nell’antica Grecia e nelle credenze popolari europee, nel dio del lino, o del grano, nato dalla terra sotto forma di lino, o grano, e che troviamo torturato, morente e risorto fuori dalla terra". E fa l’esempio di un vaso di steatite nera del XIV secolo a.C. in cui è ritratta "una danza di mietitori che portano spighe di grano agitando i sistri" (31).
Legame forte e antico, dunque, quello fra campo di grano fecondato e sistro, un oggetto la cui precipua funzione sarebbe perciò di risvegliare, incitare, stanare le energie vitali assopite nel ventre di Madre Terra e condurle a resurrezione.
E giunge allora a proposito un’altra interessante citazione, tratta stavolta dalla monumentale indagine antropologica di Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend "Il mulino di Amleto", laddove i due storici della scienza ricordano che Istar - corrispondente assiro-babilonese di Iside - era la Dea che "sommuoveva" l’Apsu (le "acque dolci" primeve) davanti a Ea, il Dio dell’acqua.
Nell’"Avesta" (32) - continuano i due ricercatori - si dice che Sirio "fa sì che il lago ribolla [...] che fermenti [...] che rifluisca", mentre il romano Plinio assicura che "il mare intero è consapevole del sorgere di questa stella, come si vede nei Dardanelli, ove appunto le alghe e i pesci vengono a galla e ogni cosa vien portata su dal fondo".
E Plinio aggiunge che quando Sirio sorge "il vino nelle cantine si agita e le acque stagnanti si muovono" (33), tutti fenomeni che peraltro il mondo antico associava alla sfera femminile, con forte riferimento alla Luna, alle sue fasi e all’energia perturbante del sangue mestruale.
In breve tutte queste considerazioni inquadrano Iside secondo la radicale prospettiva di una Forza dinamica e scardinante che non soltanto genera l’universo ma lo fa anche fermentare, in un processo ininterrotto di nascita-morte-rinascita affinché non degeneri mai nel ristagno.

Note:
27. Ivi, cap. 60.
28. Il sistro era formato da un telaio, in genere rettangolare, al quale erano appese sbarrette - spesso munite di dischetti tintinnanti - e sormontato da un manico. Il suono si otteneva facendo sbattere le sbarrette, e quindi i dischi, sui bordi del telaio.
29. Plutarco, "Iside e Osiride", cap. 63.
30. Frammento 125. Il "ciceone" era una miscela di farina, cacio e vino o miele.
31. Marija Gimbutas, "Il linguaggio della Dea. Mito e culto della Dea Madre nell’Europa neolitica", Milano, Longanesi, 1989, p. 182-183.
32. L’"Avesta" è il testo sacro del Mazdeismo, di cui conserviamo una redazione frammentaria che risale ai secoli II-VII.
33. Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend. "Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo", Milano, Adelphi, 1998, 6. ed., p. 260-261. L’opera di Plinio citata è la "Naturalis historia".
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