
EKHNATON, LE PIAGHE D'EGITTO E LA DISTRUZIONE DI ATLANTIDE
di Alfredo Lissoni

Quale filo invisibile lega la distruzione di Atlantide, Mosè e Tutankhamen? Lo ha scoperto il ricercatore inglese Graham Phillips, che espone il frutto dei propri studi in un libro che rischia di sovvertire non poche delle nostre conoscenze storiche e bibliche.

Il 18 gennaio 1907 gli archeologi inglesi Edward Ayrton e Arthur Weigall scoprivano nella Valle dei Re in Egitto una tomba sconosciuta, e la identificarono con il numero 55. Si trattava di una sepoltura anomala, completamente diversa da tutte quelle sino ad allora scoperte. Sembrava concepita non tanto per tenere lontano gli intrusi, quanto per imprigionarvi qualcuno o qualcosa. Il sepolcro era quasi vuoto, a parte la mummia e i suoi organi custoditi in alcuni vasi canopi. Le condizioni della tomba, piena di vasi rotti e sparpagliati, dimostravano che essa era stata profanata, ma che i tombaroli erano fuggiti improvvisamente, spaventati da qualcosa di strano.

L’ENIGMA DELLA TOMBA 55
I misteri non si esaurivano qui. Gli ornamenti trovati sul sarcofago dagli archeologi indicavano che l’occupante era un faraone, ma la sua identità era stata deliberatamente cancellata, il nome rimosso, la maschera d’oro parzialmente strappata dal viso.
Qualcuno aveva cercato volontariamente di rendere irriconoscibile quel cadavere. E con successo, visto che solo nel 1963 un’équipe guidata dal professor R.G. Harrison dell’Università di Liverpool fu in grado di identificare quel cadavere nel faraone Smenkhara, fratello e predecessore di Tutankhamen, che aveva regnato in Egitto per un solo anno, verso la metà del XIV° secolo a.C. Un sigillo trovato all’ingresso della tomba indicava che la sepoltura era stata voluta dallo stesso Tutankhamen.
Curiosamente, sia il sarcofago che i vasi canopi erano stati inizialmente lavorati per una donna; in seguito erano stati modificati per adattarli ad un uomo. Al viso inciso sul sarcofago era stata aggiunta la barba e le iscrizioni poste ai lati del sepolcro erano state cambiate dal femminile al maschile. Inoltre, la mummia era stata imbalsamata nella posizione tipicamente femminile, con un solo braccio piegato sul petto, mentre ai re spettava la sepoltura con le due braccia incrociate.
Per quale segno di disprezzo il fratello di Tutankhamen era stato seppellito come una donna? E soprattutto, la mummia era veramente quella di Smenkhara?

LA DEA DELLA MORTE
"No", risponde lo studioso inglese Graham Phillips, già noto per i suoi studi su Atlantide ed il Graal, nel volume "I misteri delle civiltà perdute" (Sperling). In questo libro basilare, che rischia di stravolgere buona parte delle nostre conoscenze dell’Egitto di Ekhnaton e Tutankhamen, e persino della Palestina dei tempi di Mosè, viene offerta una ricostruzione storica alquanto particolare. Essa lega Atlantide al culto di Aton e all’esodo degli ebrei guidati da Mosè.
In che modo? Dobbiamo vederlo per gradi.
"In primo luogo - racconta Phillips - il sepolcro della tomba 55 non era stato riservato a Smenkhara ma, da studi condotti agli inizi degli anni Ottanta dal tedesco Rolf Krauss, ad Ekhnaton, il faraone eretico. Questi, all’inizio del suo regno, all’improvviso e senza una ragione apparente aveva istituito il culto del dio sole Aton, mettendo al bando le altre divinità. Questa eresia causò uno scisma poi culminato in una feroce guerra religiosa, che portò all’eliminazione della dinastia reale di Ekhnaton. É lecito supporre che il corpo del faraone eretico venisse sepolto in maniera non identificabile per evitarne la distruzione. Tra l’altro, in tutte le raffigurazioni di Ekhnaton presenti nella città di Tell El Amarna, da lui fondata, il re ha un aspetto fisico tipicamente femminile; è spesso ritratto con una gonna e questo ha sovente confuso gli archeologi. Nel XIX° secolo lo studioso francese Eugène Lefebure arrivò persino ad ipotizzare che Ekhnaton fosse in realtà una donna travestita da uomo. É stato detto che il faraone eretico potesse soffrire di una malattia deturpante nota come 'sindrome di Froelich', che porta ad assumere tratti femminei. Ma per me c’è un’altra spiegazione, più semplice. Ekhnaton veniva raffigurato in maniera simbolica come la personificazione della dea della distruzione Sekhmet. Ciò spiegherebbe perché gli ornamenti funebri della tomba 55 fossero 'al femminile'; quella sepoltura così anomala era rituale, esorcistica; essa non rappresentava una punizione o uno spregio, ma un tentativo di imprigionare una forza divina femminile, incarnatasi nel faraone (che secondo le credenze di allora era una divinità) e che stava per distruggere l’Egitto."

IL DIO UNICO
Eppure, nel 1890 la tomba di Ekhnaton veniva scoperta nella colline a est di Amarna. A questo punto, secondo il ragionamento di Phillips, avremmo ben due tombe del "faraone eretico".
"Inizialmente mi diedi questa spiegazione. - ribatte Phillips - Nel diciassettesimo anno del suo regno Ekhnaton morì e, per un anno, gli succedette Smenkhara. Alla morte di quest’ultimo il nuovo faraone, Tutankhamen (che in molti vogliono fosse in realtà fratello, e non figlio, di Ekhnaton), saputo della sepoltura sacrilega riservata ad Ekhnaton, ne dispose immediatamente il trasferimento in un luogo più consono al proprio rango. E per punizione, fu la salma di Smenkhara ad essere messa nella tomba 55, imbalsamato come una donna."
Con Tutankhamen ed i suoi successori, l’Egitto tornò agli antichi dei. Ma c’era stato qualcosa di più, nell’improvvisa conversione di Ekhnaton. Innanzi tutto il nuovo dio, il sole Aton, era emerso dal nulla; aveva poi tre caratteristiche che lo distinguevano decisamente dalle tradizionali divinità egizie: era il solo e l’unico dio universale, non aveva nome (Aton, cioè "disco solare", era solo un attributo), era vietato rappresentarlo come un idolo (veniva simbolizzato come il sole pieno di raggi). In pratica, era il dio degli ebrei!
"É possibile che Ekhnaton sia stato influenzato dai primi israeliti presenti in Egitto ai suoi tempi, mentre è assai difficile che siano stati questi ultimi ad assimilare il culto di Aton. A rigor di logica, se esiste un collegamento tra le due religioni, fu Ekhnaton ad ispirarsi a quella ebraica, - dichiara Phillips - anzi, è molto probabile che quando quindici anni dopo cominciarono le persecuzioni verso i discepoli di Ekhnaton, i seguaci dell’Aton trovassero scampo proprio fra gli ebrei."

LE PIAGHE D’EGITTO
Ma c’è un altro elemento che lega a doppio filo gli ebrei agli egizi. Qualche anno prima che Ekhnaton salisse al trono, suo padre Amenhotep III compiva un atto davvero strano per un fervente devoto del dio Ammone: faceva erigere centinaia di statue della dea Sekhmet per tutto l’Egitto, a mo’ di ex voto. Ciò voleva dire che la Terra del Nilo era stata appena colpita da una qualche distruzione.
"Poiché Sekhmet era la dea della devastazione, l’ipotesi più probabile è che fosse accaduto qualcosa di catastrofico e che Amenhotep stesse cercando di placare la feroce divinità. - ha commentato Phillips - Esistono prove convincenti che una gigantesca eruzione vulcanica abbia colpito il Mediterraneo all’epoca di Amenothep, presumibilmente l’esplosione di Thera Santorini, che alcuni vogliono essere l’isola di Atlantide. Recenti test con il radiocarbonio hanno dimostrato che Thera esplose nel 1360 a.C. (e non cent’anni prima), e dunque all’epoca di Amenhotep. Gli effetti del cataclisma sull’Egitto spiegherebbero l’erezione improvvisa di così tante statue dedicate a Sekhmet; l’oscuramento dei cieli, forse durato giorni e giorni, e le piogge di ceneri vulcaniche terrorizzarono gli egizi, che lessero in tutto ciò una punizione divina. Questo era già accaduto una volta, quando, secondo le credenze egizie, la dea aveva cercato di annientare la razza umana."
In quest’ottica le leggendarie piaghe d’Egitto, che Mosè scatenò contro il faraone, assumono un nuovo spessore. É giusto dire che la Bibbia non fornisce la data esatta degli eventi che videro protagonista Mosè. Secondo Phillips, tutto ciò avvenne all’epoca della distruzione di Thera.
"Gli effetti dell’eruzione mostrano una somiglianza impressionante con le piaghe d’Egitto. Si parla di tenebre, acque del Nilo trasformate in sangue, ulcere e grandine. Ebbene, l’esplosione di Thera produsse una nuvola di ceneri che oscurò la luce del sole. Le piogge di lapilli incandescenti e di pezzi di pomice infuocata spiegano la 'grandine' biblica, che prendeva fuoco a contatto con le case; quanto alle ulcere, esse sono tipiche dell’esposizione alle ceneri acide. L’eruzione di Thera liberò poi tonnellate di ossido di ferro che si riversarono nelle acque e giunsero sino in Egitto. Ciò spiega la moria dei pesci e il Nilo tramutato in sangue. Il sangue altro non era che l’ossidazione del ferro a contatto con l’aria, processo che produce macchie di ruggine rossa."

L’ESODO SECONDO PHILLIPS
Prosegue Phillips:
"Anche la separazione delle acque del Mar Rosso potrebbe essere stata causata da Thera. Innanzitutto il termine 'Mar Rosso' è una traduzione erronea della parola ebraica 'Yam Suph', che significa 'mar delle canne', cioè laguna. Il 'mare' attraversato dagli ebrei in fuga poteva essere il lago Manzala, un’insenatura sul delta del Nilo, in epoca biblica separata dal Mediterraneo da una fetta di terreno asciutto. Se gli israeliti avessero cercato di passare in quel punto, l’ondata di maremoto causata da Thera sarebbe tornata a loro vantaggio. Il mare si sarebbe trasformato in terreno asciutto, come narra la Bibbia, e gli israeliti l’avrebbero attraversato per tempo, prima del richiudersi delle acque che annientarono l’armata egizia. A seguito di questi eventi catastrofici e mirabolanti, possiamo capire perché Ekhnaton si affrettò, contrariamente al padre, a riconoscere il dio ebraico e ad adottarne il culto. Guarda caso, il capo dei ministri di Ekhnaton, Aper-El, non era un egiziano ma un ebreo, caratteristica di per sé insolita, visto che nessun altro faraone della XVIII° Dinastia nominò mai uno straniero ad una carica così alta. Aper-El in ebraico significa 'servitore di Dio'. El era uno dei nomi del Dio degli ebrei. Quanto a Mosè, secondo la Bibbia egli, figlio di israeliti, venne allevato come un principe egizio dalla figlia del faraone; anche se non è stata ritrovata nessuna testimonianza storica di un principe egizio di nome Mosè. Tra l’altro, il nome Mosè è senza dubbio sbagliato. In ebraico esso è scritto 'Moshe'; gli egizi lo avrebbero pronunciato Mose, che significa 'figlio'; in greco venne tradotto Mosis. All’epoca di Amenhotep c’erano due principi: uno era Ekhnaton, colui che veniva indicato come 'il vero figlio del re', l’altro era Thutmosis. Di quest’ultimo si sa che venne improvvisamente scacciato dall’Egitto; la sua tomba, edificata nella Valle dei Re, è vuota, come se egli fosse morto altrove. Se Mosè fu davvero allevato come un principe durante il regno di Amenhotep, allora Thutmosis è l’unica figura storica che gli corrisponde. É affascinante ipotizzare che, se avesse abbandonato la sua religione e deciso di eliminare dal suo nome l’elemento divino Thut (Thot, il dio ibis), Thutmosis si sarebbe chiamato Mosis."

IL MORBO DIVAMPA
A questo punto la ricostruzione storica di Phillips diventa chiarissima. Amenhotep è il sovrano delle piaghe d’Egitto, scatenate non da Dio ma dall’esplosione di Thera ed interpretate dagli ebrei in cattività come manifestazioni divine. Esse, oltre a portare alla liberazione degli israeliti guidati dal figlio non riconosciuto del faraone, Mosis-Thutmosis, inducono Ekhnaton ad imporre il culto del "dio unico", che altro non è che Jahvé.
Lo scisma non va giù però alla potente casta sacerdotale, che elimina Ekhnaton e perseguita i suoi seguaci. Amarna viene distrutta.
Resta il mistero della tomba 55 e delle sepolture "blasfeme".
Ci arriva in aiuto Phillips: "Gli ultimi anni del regno di Ekhnaton mostrano tutti i segni di un disastro naturale: la popolazione diminuisce a vista d’occhio, come si vede nelle incisioni rimaste. Forse un’epidemia decimò la popolazione. É detto in un documento trovato ad Amarna, ove si parla del dio della pestilenza che sta devastando la zona. Anche alcuni resoconti, provenienti dalle città egizie di Biblo e Sumura, parlano di numerose vittime in seguito ad una pestilenza. Perfino gli ittiti, che sembra si fossero tenuti a distanza dall’Egitto, ne furono contagiati, come provano alcuni reperti trovati ad Hattusas, l’antica capitale ittita in Turchia. Non sappiamo di quale malattia di trattò, forse di un insieme di virus attivati dall’eruzione di Thera. Con le campagne disseminate di carogne di animali, eserciti di roditori e invasioni di insetti portatori di virus c’erano tutti i presupposti per la diffusione di una o più malattie. In seguito a questa serie di disgrazie, Smenkhara può averne data la colpa ad Ekhnaton, reo di avere abbandonato i vecchi dei; lo avrebbe fatto seppellire in modo blasfemo per spezzare la maledizione. Poiché le disgrazie continuarono però anche nel regno di Tutankhamen, Smenkhara venne a propria volta seppellito come Ekhnaton; il corpo di quest’ultimo fu trasferito altrove e inumato con onori regali. Circa lo sfortunato Smenkhara, poiché il re era un dio, il destino dell’Egitto e le sue calamità erano legate al faraone. Con una sepoltura del genere, probabilmente, si pensava che la dea della distruzione sarebbe rimasta imprigionata insieme al faraone."

LO SPIRITO DEL MALE
Qui finisce il racconto di Phillips, ma noi ci permettiamo di aggiungere dell’altro, con una tesi provocatoria. Phillips elimina dalla sua visione Dio, e riduce tutto ad una catastrofe naturale sapientemente sfruttata da Thut-Mosis.
La "rivelazione" avuta da Mosè e tutto quanto ne segue (il dono delle Tavole della Legge, l’arca dell’alleanza, ecc...) sarebbe stato inventato dagli autori della Bibbia. Ma ha veramente ragione Phillips?
Chi è religioso e crede in Dio immagina per contro che forze divine in questo gioco entrassero per davvero: Jahvé e Sekhmet, il cui nome in seguito si trasformò in Sutek e Satana. Secondo questa ipotesi, gli egizi erano convinti che lo spirito del male fosse incarnato nel corpo del faraone, e imprigionato nella tomba 55.
Ebbene, quando i profanatori entrarono nel sepolcro di Smenkhara, per poi fuggirne a rotta di collo, lo spirito del male fu libero di riversarsi sulla Terra?
La tesi è suggestiva e fantasiosa, ma noi preferiamo restare con i piedi per terra e basarci solo sui dati.


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