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ONOGOROJIMA, LA CITTÀ PERDUTA

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LA SCIENZA SCOPRE ATLANTIDE: MA È IN EGITTO O NEGLI ABISSI DEL GIAPPONE? »

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Ma andiamo con ordine. Tutto cominciò il 9 luglio 1997 quando, nel sito americano della giornalista Laura Lee (http://www.lauralee.com/japan.htm) apparve una notizia curiosa: "Il mio amico Shun Daichi mi ha mandato dal Giappone sei foto di monumenti in pietra sottomarini. Non si tratta di piramidi in senso stretto, ma di rovine subacquee mostrate recentemente dalla televisione giapponese in un documentario. Sono sei strutture trovate al largo di Okinawa. Una è a Taiwan. Sono comunque tutte sotto il mare. Tutti i geologi coinvolti concordano sul fatto che queste strutture siano vecchie di dodicimila anni."
La notizia terminava così, senza commenti e senza importanza. Ma ben pochi potevano immaginare il putiferio che essa avrebbe scatenato.
Fra i primi ad arrivare in Giappone, lo studioso americano John Anthony West ed il geologo Robert Schoch; i due ricercatori che, nel volume di Robert Bauval "Il mistero di Orione", si dicono convinti che la sfinge di Gizah sia anteriore alla civiltà egizia e dunque di origine atlantidea. Schoch e West avevano notato, alla base della Sfinge, un’erosione prolungata, dovuta all’azione di un fiume e di piogge continue, per almeno dodicimila anni. La datazione delle rovine nipponiche coincideva dunque con la data "atlantidea" stimata per la Sfinge (come pure per lo sbarco dei presunti alieni di Schwerta, secondo la "Cronaca di Akakor").
Stranamente proprio Schoch e West, dopo avere analizzato un primo costone roccioso, sagomato a piramide, scoperto nei fondali di Yonaguni (area di Okinawa) avevano sentenziato trattarsi semplicemente di strutture naturali, levigate dalle maree. Il 18 ottobre del 1997 lo studioso giapponese Shun Daichi replicava via Internet: "Schoch e West sbagliano. Le rovine sono state studiate anche dal professor Kimura dell’università di Ryukyu; questi si è detto sicuro che esse siano artificiali. West cerca a tutti i costi l’Atlantide in Occidente, ma noi giapponesi siamo sicuri di quanto diciamo. Abbiamo studiato dettagliatamente il primo filmato delle rovine, realizzato da un sub professionista a nome Kihachiro Artake e, d’accordo con il geologo professor Ishii, dell’università di Tokyo, ne abbiamo concluso che le rovine siano artificiali."
Alla fine ha avuto ragione il giapponese. E Schoch e West hanno subito uno smacco colossale il 14 marzo 1998, allorché in Internet sono comparse le immagini, registrate dalla televisione nipponica, di una successiva spedizione subacquea, che ha messo a nudo le rovine. Tra i ruderi che i due americani hanno frettolosamente liquidato come rocce sedimentarie è spuntata una scalinata, un basamento ed una sagoma che ricorda un tempio a gradoni o una piramide di stile Maya. Altro che scogli levigati!
Dinanzi a quest’ultima scoperta, pare che Schoch e West si siano trincerati dietro un’imperforabile cappa di mutismo.
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