
LA "PIETRA DI BEZOAR" E LA "MUM(M)IA"

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Per Rhazes un eccezionale controveleno, per Marsilio Ficino una pietra con cui "sarebbe stato sicuro di tutto chi l’avesse avuta". In realtà la misteriosa "Pietra di Bezoar" era solo un calcolo epatico di cammello. Attenzione, però. Oggi sappiamo che i calcoli dei ruminanti contengono la colestrina, e colestrina e sali biliari sono da considerare vaccini chimici del veleno di vipera ed eliminano la tossicità delle saponine e sapotossine. Gli alchimisti e gli speziali mediovali e rinascimentali, dunque, la sapevano davvero lunga...
Un discorso a sé merita la "Mum(m)ia", che si riscontra anche a Santa Fina. Era una sostanza nerastra costosissima, rarissima (e dal valore curativo più che contestato), che si presentava in forma molle o secca (secondo il Benedicenti), ovvero un composto simile a pece marina ottenuto secondo Rhazes dall’unione dell’umore che cola dai cadaveri con l’aloe con cui i feretri sono trattati in Egitto; in pratica una specie di bitume dalle valenze necrofi le forse finalizzato per sua natura ad esorcizzare la morte sempre in agguato. Fino al XVIII secolo se ne è comunque parlato, sia per il balsamo di Rinerio che per quello del Conte di Cagliosto, il "Gran Cofto". Circa la sua effettiva validità curativa, no comment...
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