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Gli UFO DI MONTUHOTEP IV

Cosa successe 2000 anni prima di Cristo negli altopiani orientali ad est di Tebe, tra il Nilo ed il Mar Rosso? Gli abitanti delle Highlands conducevano contro l’Egitto un’eterna ed irriducibile guerriglia, che nessuna spedizione militare era mai riuscita a debellare. Improvvisamente, unilateralmente e senza condizioni decisero non solo la resa, ma addirittura l’abbandono delle proprie terre. Perché? Secondo i resoconti dell’ultima spedizione militare egiziana nello Ouadi Hammamat, a causa dell’intervento di una "potenza divina".

di Michele Manher (Seconda Parte)
vedi: Prima Parte

![[Cap. 86 del "Libro dei Morti" - 40K .jpg]](montf08p.jpg)

"É grande il terrore di te quando il tuo occhio è rivolto contro quelli che complottano contro di te".
[...] Dissero gli dei alla presenza di Ra: "Sia inviato il tuo occhio affinché colpisca per te quelli che progettano cattive azioni..."

Queste parole sono contenute nel "Libro della Vacca del Cielo", di cui sono state rinvenute varie redazioni nelle tombe della Valle dei Re. Una versione è stata trovata, anche, incisa su alcune lamine dorate, tra le bende che avvolgevano la mummia di Tutankhamen, ed è custodita oggi al Museo del Cairo. Cos’era dunque l’occhio di Ra? In un racconto dell’Egitto post-tolemaico noto come "Il mito dell’Occhio del Sole" possiamo leggere una curiosa descrizione in cui una gatta, allegoria della dea Bastet, si trasforma in una leonessa (la dea Sekhmet):

"...la sua gola lanciò fumo e fiamme, la sua schiena divenne arrossata, la sua faccia brillava come il disco del Sole, i suoi occhi splendevano come fiamme, i suoi sguardi ardevano come braci, lanciando fiamme come per attaccare, ed era incandescente. Tutti coloro che stavano intorno a lei si spaventarono per la manifestazione della sua potenza: si sollevò la polvere del deserto quando essa roteò la coda, si sollevò la sabbia quando fece stridere i denti, lanciò fiamme sul deserto quando cominciò a muoversi, i cespugli rinsecchirono quando le sue narici soffiarono un fumo che emanava (oggetti neri come) mosche."

Ora, è mai possibile che una gatta che si trasforma in leonessa si comporti come un aviogetto in fase di decollo? Per quanto surreale potesse essere la fantasia degli egiziani, che certi particolari tecnici siano frutto di pura immaginazione è difficile da... immaginare.
Erano solo i cantastorie del popolo che partorivano, chissà come, simili idee? No, anche gli artisti al servizio dei faraoni, del clero e dei nobili hanno lasciato nella pittura e nell’oggettistica immagini che raccontano la stessa storia, e cioè che l’occhio di Ra forse era qualcosa di tecnologico che gli egiziani, non essendo in grado di comprendere e spiegare, descrivevano in forma di racconto mitologico; lo inserivano nelle credenze religiose e nei culti funerari, in quanto per loro era associato al soprannaturale.
Un’evidente testimonianza di ciò la troviamo nelle decorazioni interne dei sarcofagi, come ad esempio in quello di Istemkheb (XXI dinastia) oggi al Museo del Cairo, o in quello di Tašpenkhonsu (XXV dinastia) al Louvre di Parigi. Nel primo l’occhio "udjat" viene rappresentato con due gambe, o in altre scene con due braccia, ma sempre con un bel paio d’ali. Sembrerebbe proprio che non ci fossero limiti al surrealismo della fantasia artistica egiziana, libera di fare qualunque cosa immaginasse.
Nelle pareti della tomba di Pasched (XX dinastia), a Deir el Medina, è disegnato un occhio udjat dal quale fuoriescono due braccia, che recano sul palmo della mano un vaso per le offerte. Ma a parte le varianti create dalla fantasia dell’artista, o dalle credenze religiose, c’è un "leit motiv" comune a tutte le rappresentazioni: l’occhio "udjat" è sempre sospeso nell’aria; fluttua, vola, incombe, e così facendo assiste e protegge l’egiziano, mentre minaccia e terrorizza il nemico dell’Egitto. La rappresentazione alata dell’"udjat", oltre che nel sarcofago di Istemkheb, la ritroviamo anche nell’oreficeria e nella produzione di amuleti, oggetti nei quali gli artigiani egizi raggiunsero una capacità creativa e realizzativa che in molti casi non ha nulla da invidiare a quella degli orafi dei nostri giorni, anzi... Uno di questi oggetti, un amuleto "udjat" in "faïence" d’epoca tarda, destinato alla protezione del defunto; veniva posto, assieme a scarabei e geni funerari, tra le bende della mummia. In questa realizzazione, oltre al particolare delle ali, notiamo anche qualcosa d’inconsueto: un ispessimento "geometrico" dietro la zampa che non riflette l’osservazione d’un tipo di piumaggio analogo tra i falchi o altri uccelli. Che cos’è allora? Una delle poche cose a cui quel parallelogramma può essere paragonato è una struttura di sostegno per l’atterraggio "morbido" d’un qualche velivolo. Qualcosa d’analogo l’avevano i LEM, moduli per l’atterraggio inviati sulla Luna nei lontani anni settanta.
Ovviamente questa è soltanto un’analogia e non può, né vuole, dimostrare alcunché, anche se non possiamo sfuggire alla domanda: cosa spingeva gli artisti egiziani ad immaginare occhi volanti, e ad esprimere anche in questi modi la loro religiosità ed il loro timore degli dei? Anche le altre raffigurazioni più note dell’"udjat" non sono meno inquietanti, dal momento che la protuberanza filiforme più comunemente raffigurata sotto l’"occhio", e terminante con uno strano ghirigoro, è del tutto identica alla ugualmente misteriosa protuberanza filiforme, con lo stesso ghirigoro finale, raffigurata sopra la corona rossa di Set, simbolo del Basso Egitto. La spiegazione forse possono darcela alcuni documenti di Stato (documenti di Stato, non favole nate dalla fantasia di qualche cantastorie del popolo) che chi scrive ha già presentato, in diversi altri lavori, come prove ben difficilmente contestabili della presenza, nell’antico Egitto, di oggetti volanti, non identificabili dagli indigeni di quell’epoca se non come manifestazioni divine. Uno di questi è sicuramente la spedizione nello Ouadi Hammamat di Montuhotep IV. Chi vuole negare il contenuto di questi documenti può farlo ad una sola condizione: falsificare i testi, ignorando sfacciatamente alcune parole o travisando in modo grave il senso di altre.
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