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UN REATTORE ATOMICO SPONTANEO
NELLA PREISTORIA DELL’AFRICA NERA?


1.700.000 anni fa, nella regione subtropicale dell’odierno Gabon, si verificò una reazione nucleare apparentemente provocata da concomitanze casuali.


di Roberto Pinotti
 

Nel 1972 alcuni scienziati francesi trovarono a loro dire le prove che "forze naturali" avevano creato un reattore nucleare raffreddato ad acqua che era stato attivo a Oklo (Gabon), nell’Africa occidentale, per ben un milione di anni.
La notizia fu data dal Dr. F. Perrin, ex presidente del "Commissariat à l’Energie Atomique" (CEA).
Incredibile? Non del tutto. Una reazione nucleare a catena avviene quando dei neutroni creati dalla scissione dell’uranio bombardano altri atomi di uranio, generando in tal modo altri neutroni.
Se non vi sono sufficienti "moderatori" da ghermire i neutroni in eccesso, si verifica un’esplosione nucleare. Se i moderatori invece sono troppi, il processo si estingue rapidamente.
La principale prova che fece orientare i ricercatori francesi coinvolti verso l’ipotesi, seppur incredibile, del reattore atomico naturale fu la sconcertante riduzione di un certo isotopo dell’uranio. Normalmente questo elemento contiene lo 0,72% dell’isotopo U-235. I depositi di Oklo ne contengono invece di meno. Fu in base a questa scoperta che gli scienziati conclusero: "L’unica spiegazione possibile... sembra una reazione nucleare spontanea avvenuta migliaia di milioni di anni fa." Ulteriori indicazioni rinvenute della zona suffragavano comunque tale conclusione.
Una parte del materiale dei depositi di uranio di Oklo aveva in effetti una maggiore incidenza di U-235 rispetto alla norma. Come avviene nei reattori atomici costruiti dall’uomo, la reazione nucleare a catena aveva prodotto del plutonio che si era ritrasformato in uranio. Tale "nuovo" uranio era più "giovane" e più ricco di U-235 dell’uranio primordiale. Un campione di uranio di Oklo rivelava la presenza di quattro elementi rari (neodimio, samario, europio, cerio) con percentuali isotopiche che erano comuni fino a quel momento soltanto nei reattori di costruzione umana. Teoricamente sono necessarie determinate condizioni perché si verifichi una reazione nucleare a catena: la concentrazione dell’uranio deve essere elevata; ci vogliono un moderatore e un raffreddante e la zona deve essere relativamente priva di sostanze atte ad assorbire i neutroni, le quali potrebbero impedire la reazione stessa.
Un’indagine geologica nella regione di Oklo in Gabon così come essa si presentava presumibilmente durante l’Era Pre-Cambriana mise infine in luce l’esistenza di tutte queste condizioni. Così, secondo la relazione ufficiale, "la natura aveva... faticosamente costruito un proprio eterogeneo reattore nucleare a uranio arricchito... Tutto sta a indicare che, una volta avviata, la reazione continuò finché l’acqua che permeava gli strati di arenaria e di uranio si trasformò in vapore. Allora la reazione si interruppe per permettere il raffreddamento, ma si avviò di nuovo in un altro settore. Simile a un pentolone di qualche strega gigantesca, l’intero sito di Oklo ribollì e crepitò per quasi un milione di anni...".
Si calcola che il "reattore" naturale avesse di per sé un diametro di circa 5 metri. A detta di J.L. Lancelot e altri ricercatori, la stima più plausibile circa l’età del reattore è di 1,78 milioni di anni. Questa cifra si basa sulla determinazione del rapporto uranio-piombo e rubidio-stronzio nel terreno circostante e corrisponde a una stima fondata sul contenuto totale di uranio del minerale e sul rapporto fra gli isotopi uranio 238 e uranio 235. La scoperta della reazione di Oklo pose il seguente interrogativo: si è trattato di un caso unico o invece il fenomeno era assai più diffuso? La risposta ha pesanti implicazioni di ordine economico, poiché riguarda le riserve mondiali di uranio. Lancelot e altri ritengono che le condizioni propizie per l’avvio di un reattore nucleare naturale del genere siano esistite anche altrove. Tali reazioni avrebbero però potuto verificarsi soltanto in epoche geologiche precedenti dal momento che, in conseguenza del continuo decadimento radioattivo, "nessuna fantastica combinazione di circostanze come questa potrà mai più verificarsi sul nostro pianeta."


									

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