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Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI TRACCE DI UNA CIVILTÀ PERDUTA:
DA BLERA A BARBARANO

di Alessandro Marcon

Ignote realtà archeologiche in Lazio.
 
 

Ho trattato in precedenza della possibilità che il nostro pianeta sia stato colonizzato, in un passato tra i 30.000 ed i 40.000 anni fa, da una sconosciuta ed avanzatissima civiltà le cui tracce le possiamo trovare nella lavorazione di molti di antichi siti sotterranei, alcuni dei quali ora giunti alla luce, presenti in molte località del Lazio come in tutto il pianeta.
Uno sviluppo labirintico di cunicoli e gallerie che collega anche vasti ambienti sotterranei, caratterizzati da lavorazioni impossibili da eseguirsi con gli strumenti manuali storicamente noti ma stranamente simili alle tracce di scavo che lasciano i moderni macchinari di scavo, fra cui le frese meccaniche utilizzate per lo scavo di pozzi e gallerie. Forse sarà utile, per chi volesse accertare di persona la consistenza di quanto ipotizzato, visitare di persona alcuni di queste misteriose località per cui, certo di far cosa gradita ai lettori, comincerò a tracciare un itinerario attraverso alcuni dei posti maggiormente significativi posponendo, alle notizie storiche "ufficiali" la descrizione delle caratteristiche "anomale" che mi hanno fatto propendere ad avanzare tale ipotesi.

BARBARANO ROMANO, NOTIZIE STORICHE
Due chilometri a nord-est di Barbarano Romano vi è questo centro etrusco di cui ignoriamo il nome originario (Marturanum?). L’abitato antico e le necropoli sono racchiusi entro i confini di un Parco tra i più affascinanti d’Italia dove le testimonianze archeologiche si inseriscono armonicamente con il contesto naturale. La cittadina, le cui testimonianze più antiche risalgono al Villanoviano (X sec. a.C.), ebbe i suoi maggiori fasti tra il VII e il VI sec. a.C., testimonianze che ci accompagnano fino al III sec. a.C. Quasi assenti le testimonianze del periodo romano.
L’insediamento etrusco si sviluppava su un isolato pianoro che sprofonda sulle valli perimetrali percorse da due modesti corsi d’acqua che unendosi confluiscono nel Biedano. Un bagno romano che sfrutta una cisterna etrusca, qualche tratto di mura, diversi cunicoli sono gli scarsi resti. Imponenti e vaste le necropoli che l’attorniano occupando le alte rupi (VII - I sec. a.C.).
Si va dai grandi tumuli costruiti in blocchi o ricavati nel tufo, alle tombe a camera e a portico, che nella loro decorazione manifestano l’influsso culturale ceretano, alle tombe a dado; ad esse frammiste tombe a fossa, a nicchia, a loculo.
Le tombe più importanti sono nelle necropoli di Poggio Castello, Greppo Cenale (Tomba Thansinas), Caiolo (Cuccumella, tumulo del Caiolo, tomba del Carro, tomba della Regina, le Palazzine, le tombe a portico, la tomba del Cervo dal cui bassorilievo è derivato il logo del parco, la tomba Ciarlanti), Poggio S. Simone, Ara del Tesoro, Chiusa Cima (tumulo Cima con più tombe e ambienti scolpiti a cassettoni e tracce di pittura, tomba Costa, tomba Rosi) e Chiuse Vallerani (tomba M. Gabbrielli).

BARBARANO ROMANO, LE PREESISTENZE
Scendendo lungo la valle del Biedano, che unisce Barbarano Romano a Blera, si notano già diverse camere affacciate sulla rupe che mostrano una struttura estremamente regolare, svolgentisi a diversi livelli. Solo arrivando all’imbocco della vallata, si notano però, alte sulla rupe, diverse gallerie che si affacciano sullo strapiombo. In particolare una di queste, a sezione quadrata, di attribuzione etrusca, presenta al suo interno una serie regolare di nicchie identiche a quelle che si trovano lungo la via Tiberina, di attribuzione romana. Ci troviamo quindi ancora di fronte all’incongruenza, da parte della scienza ufficiale, di voler attribuire identici manufatti ad epoche e popolazioni diverse, mentre risulterebbe più logica l’attribuzione alla stessa popolazione e periodo storico. Dall’altra parte del vallone si nota, alto sulla rupe, un grande foro perfettamente circolare, di natura e funzione ignota, ma simile ad altri che possiamo trovare nel territorio, ad esempio a Sutri o alle Latomie di Solone, sulla Via Tiburtina, presso Roma, mentre, più in basso, si apre un cunicolo a sezione quadrata, forse quale antico proseguimento di quello notato in precedenza.
Risalendo verso il paese (strada a sinistra) sulla destra appare una grande nicchia di struttura completamente anomala.
Tali strutture, se consideriamo che con ogni probabilità erano in origine sotterranee, ci portano ad una datazione di parecchie migliaia di anni addietro, quando il vallone ancora non era stato scavato dalla naturale erosione delle acque e la zona che vediamo adesso aperta era percorsa da una serie di cunicoli dalle misteriose funzioni, scavati da una antichissima civiltà, tecnologicamente avanzata che ha abitato quello che allora era il sottosuolo di questa area.
In una altra area archeologica nei pressi, la necropoli di S. Giuliano, sull’altra sponda del torrente, alla destra del ponticello, troviamo una struttura molto particolare: la Tomba della Regina.
Questa è costituita da due camere adiacenti ricavate in un dado tufaceo, addossato alle pendici, entrambe contornate dal segno intagliato nella parete di tufo ad esse circostante. In particolare la camera di destra presenta una particolarità. Entrando e ponendosi al centro, se si emette un suono su di una bassa frequenza si udirà una risonanza che si propagherà quasi con rumore di tuono per tutta la vallata. Non si tratta di una eco, bensì di un effetto acustico dato proprio dalla struttura della camera, quindi voluto. La prova si ha percuotendo il pavimento che risuonerà come l’estradosso di una campana. Questa caratteristica fa ragionevolmente pensare che il locale non fu scavato per essere una tomba ma per funzioni diverse, probabilmente per uno scopo rituale, che doveva essere ripetuto nel tempo. Il suo scopo era quindi nel suono ed il suono aveva nell’antichità una funzione fondamentale.
Nell’antico Egitto il simbolo (Neb) stava a rappresentare "la porta" e specificatamente, dal punto di vista iniziatico, la Porta per antonomasia. Ecco perché troviamo questa forma nell’entrata d’accesso al Tempio, luogo del culto e dell’iniziazione, ad indicare la via ai diversi piani di coscienza.
Le sue proporzioni erano di 1: 3,1416, ossia il numero del "p", numero allacciato alla figura del cerchio, in quanto costante per il calcolo delle sue dimensioni.
Per passare tale soglia era fondamentale, dopo un lungo periodo di preparazione, l’uso di determinati suoni che aiutavano il distacco del corpo spirituale dell’iniziato dal corpo fisico.
Tale struttura, con queste caratteristiche, ci fa dubitare che fosse stata concepita originariamente come sepolcro, in quanto non avrebbe senso concepire un tale tipo di lavorazione avente tali precise caratteristiche per una camera che sarebbe stata destinata a d essere chiusa per l’eternità.
Sarebbe bensì traccia dell’applicazione di un antico sapere, retaggio di conoscenze superiori tramandate a gruppi di iniziati da un antica ed evoluta civiltà ormai scomparsa.

BLERA, NOTIZIE STORICHE
I dintorni di Blera sono tra i più ricchi e vari di testimonianze sia etrusche che pre-storiche.
Da segnalare fra le necropoli: "Pian del Vescovo" vicino al Ponte della Rocca, oltre la porta Marina, che si arroccano sulla rupe come un alveare, alla confluenza del Rio Canale con il Biedano.
Le tombe più antiche (VII-VI sec. a.C.) rasentano il ciglio del costone roccioso, mentre le più tarde (IV-III sec. a.C.) si incontrano man mano che si scende verso il corso del Biedano.
La più spettacolare è la tomba della Sfinge (ritrovata nel 1932 con i resti di una sfinge) formata da due camere: quattro letti nella prima e tre nella seconda. Il "Terrone", la "Casetta" con la monumentale Grotta Penta degna di nota per il notevole grado di conservazione di una tomba a dado con gradinata laterale e modanature, nonché per la presenza di due tombe dipinte (da cui il nome della località) che per struttura e decorazione presentano diretti influssi della cultura tarquiniese del IV secolo a.C.
Qui, più che altrove, riesce facile comprendere l’organizzazione urbanistica della città dei morti: "monumentali sepolcri cubici" su ordini paralleli e sovrapposti, collegati da gradinate e da preziose modanature, notevole; in questo contesto, è la presenza di un "tumulo circolare" in prossimità della "Fontana del Martarello". A questi si aggiungono i sepolcreti pertinenti all’abitato rinvenuto dalla missione svedese sul pianoro di "San Giovenale".
La più importante delle necropoli è quella di "Casale Vignale" di San Giovenale, interessata da tombe di varia tipologia coprenti un vasto arco cronologico (dall’ultimo quarto del VII sec. a.C. fino al III sec. a.C.). Ad essa si aggiungono i monumentali sepolcreti di "Porzarago", "Grotta Tufarina" e "Castellina Cammerata".
Verso il moderno ponte in cemento armato ed utilizzando un breve tratto di strada provinciale si giunge ad una suggestiva strada etrusca tagliata nel tufo detta "Cava Buia".
Tombe a camera di età arcaica sono visibili in alto, sul lato sinistro della strada. Prima di giungere nel fondovalle, la Cava Buia taglia un antico cunicolo, passa a fianco di una tomba a tumulo e consente, per un sentiero che si diparte sul lato destro, di raggiungere un monumentale "colombario" nei pressi della diga sul Biedano.

BLERA, LE PREESISTENZE
Senz’altro degno di nota "l’antico cunicolo" che si apre lungo il percorso della Cava Buia, chiara testimonianza di un’antica preesistenza.
Già dal suo ingresso (lato destro sulla Via Cava) è evidente la precisione dello scavo e, data la sua ristretta sezione, l’impossibilità di una sua esecuzione manuale tramite l’uso del piccone. Conferma ci viene data addentrandoci nel cunicolo che presenta il caratteristico scavo regolare ortogonale all’asse e che, contrariamente ad altri cunicoli esplorati in precedenza, prosegue con andamento e sezione regolari fino alla sua interruzione a causa di un crollo della volta, cosa che lascia comunque supporre un suo proseguimento verso le viscere della montagna. Il cunicolo a sinistra invece, dopo avere seguito un andamento perfettamente allineato con il precedente, dopo pochi metri si interrompe a strapiombo sulla vallata sottostante. Questo ci può far già ragionevolmente dedurre l’evoluzione subita dalla zona. Il cunicolo in questione è stato evidentemente "reciso" in due fasi storiche diverse. In epoca storica più recente dallo scavo della tagliata da parte degli etruschi, il che ci può dare una prima ipotesi di datazione che lo farebbe risalire ad epoca certamente anteriore a quella etrusca.
La seconda interruzione, molto più antica, a causa dalla formazione del vallone ci può far ragionevolmente pensare ad un percorso che era, in un origine remota, completamente sotterraneo. Ad avvalorare quest’ipotesi ritroviamo dall’altra parte della vallata un cunicolo del tutto simile che si affaccia dall’altra parte della rupe, quasi come fosse stato interrotto un antichissimo collegamento tra i due, a seguito dell’evoluzione idrogeologica della zona. Da segnalare (ci si arriva passando un cancello di legno sulla sinistra) la presenza di un vasto colombario, la cui origine e funzione si possono conformare a quanto in precedenza ipotizzato.
Proseguendo lungo la strada che si snoda sotto quest’ultimo cunicolo (la tagliata che porta a Pian del Vescovo) si possono notare antichissime tracce. Sulla parete destra, dopo una serie di camere semisepolte, spiccano alcune nicchie (i famosi "arcosolium") e a questo punto è da ritenere assurda la loro origine catacombale al II, III sec. d.C. e, vista la perfezione nella lavorazione, è da escludere anche in questo caso una lavorazione con strumenti manuali storici. Cosa ancor più notevole, il tipo di lavorazione che possiamo notare sulle pareti: quella caratteristica "graffiatura" circolare notata in altre occasioni e che è caratteristica impronta di fresa meccanica circolare.
Anche in questo caso c’è da avanzare una ragionevole ipotesi.
Il percorso, come il cunicolo soprastante, era anticamente sotterraneo e venne solo successivamente, quando la volta è crollata a seguito di millenni di erosione naturale, usata come percorso dalle popolazioni etrusche e storiche. Ci sarebbe da chiedersi: quante delle "Vie Cave" attribuite agli etruschi sono effettivamente opera loro? E quante invece solo riutilizzazione di antiche vie sotterranee scoperte dai millenni?
Giungendo infine alla necropoli di Pian del Vescovo, lasciando sulla destra il complesso rupestre, percorrendo lo stradello sotto la volta boscosa, a destra in basso lungo la strada, si apre un lungo passante di chiara origine artificiale, la cui tecnica di scavo, con l’uso di strumenti tradizionali, lascia molto perplessi; mentre anche qui si potrebbe avanzare l’ipotesi dell’uso di uno strumento meccanico.
Infine, anche dall’altra parte del paese, si affacciano delle gallerie la cui tipologia regolare le rende uguali a quelle ipotizzate come frutto di lavorazione da parte di macchine avanzate.
Per concludere, tutto quanto finora considerato, lascia pensare che l’intera area fu in epoca molto antica interessata da una vasta colonia ipogea della quale ancor oggi rimangono alcune significative tracce, testimonianze di un passato sconosciuto che meriterebbe di essere studiato.

Rif.: http://www.ricerchediconfine.3000.it/

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