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UNA VISIONE D'INSIEME

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IL CEMENTO DEI FARAONI, TRA MITO E REALTÀ »


![[Una costruzione piramidale calcarea creata dal Prof. Davidovits - 51K .jpg]](am09f51p.jpg)

Uno degli aspetti più controversi, ed attualmente dibattuti, che possiamo evincere dal testo risiede nella totale mancanza di riferimenti a materiali per la costruzione comunemente utilizzati nell’antico Egitto. Le istruzioni date ad Imhotep dal dio Knuhm per la costruzione di templi ed edifici infatti non menzionano neanche una volta l’utilizzo di blocchi di granito, sabbia o fango. L’iscrizione ci presenta inoltre un sogno (colonna 19) che Zoser ebbe grazie all’intervento del dio, in cui al posto delle pietre, per la costruzione vengono dati riferimenti precisi per l’utilizzo di "minerali (1) per la costruzione in loco di pietre".
"Dai tempi antichi nessuno li ha più utilizzati per costruire i templi degli dei...", così il dio Knuhm si riferisce al giovane faraone dandogli inoltre riferimenti quantomeno curiosi per la costruzione di edifici e della propria sepoltura. Nel sogno, Zoser riceve infatti una lista di minerali che molte traduzioni non avevano precedentemente interpretato dal geroglifico per la grande difficoltà nell’identificarle. Secondo ricercatori come Joseph Davidovits risiederebbe proprio in questi passi la chiave fondamentale per poter acquisire una nuova conoscenza delle tecniche di costruzione anticamente utilizzate in Egitto. Grazie al fondamentale aiuto di un team di ricercatori, traduttori ed egittologi Davidovits ha iniziato a studiare gli antichi termini geroglifici contenuti nel testo ottenendo dei "riferimenti chiave" (sic) che con estrema difficoltà hanno permesso di ottenere un testo coerente e soprattutto "funzionale". La nuova interpretazione della Stele della Carestia effettuata da Davidovits ha cercato di spiegare come il faraone Zoser, che costruì la prima piramide conosciuta dell’Egitto nel 2.750 a.C., fosse stato "istruito" per la "costruzione di pietre" (ARI-KAT, in egiziano) attraverso un procedimento che oggi potremmo definire di tipo chimico. Quando risultati di queste ricerche furono disponibili al grande pubblico di studiosi e di appassionati, si ebbe modo di assistere ad una vera e propria rivolta del mondo accademico nei confronti di un ricercatore che non era un né egittologo né uno studioso del settore ma "semplicemente" un chimico con una specializzazione in geopolimeri.
Davidovits, dal canto suo, suggerì attraverso studi di alto valore scientifico la possibilità che le pietre di granito (2) con cui furono costruite le piramidi non fossero state, nella loro totalità, estratte dalle cave di Assuan (distanti centinaia di chilometri), ma fossero per la maggior parte state "ri-costruite" in loco attraverso una tecnica particolare da lui ri-scoperta all’interno della Stele della Carestia. Se realmente le piramidi furono costruite con questo ingegnoso sistema, sarebbero stati utilizzati meno uomini di quanti se ne fossero ipotizzati prima, e dati a riscontro di tale ipotesi vengono oggi forniti dal responsabile per la piana di Giza il Prof. Zahi Hawass, con le scoperte effettuate negli ultimi anni nel "Villaggio dei Costruttori".
La domanda che da sempre gli studiosi e gli appassionati dell’antico Egitto si sono posti è come abbiamo potuto migliaia di uomini erigere delle strutture che ancora oggi sembrano sfidare qualsiasi tecnologia. La domanda si ripresenta se pensiamo che recenti esperimenti compiuti in Giappone e ancora in Egitto ci hanno dimostrato l’attuale impossibilità di poter ricostruire tali monumenti se non utilizzando tecnologie appena oggi ipotizzate o progettate. È da ridimensionare inoltre il mito dell’utilizzo di una quantità di uomini illimitata per la costruzione delle piramidi. Le scoperte effettuate dal Prof. Hawass dimostrano che i costruttori delle piramidi sarebbero stati all’incirca 30.000 e non 100.000 ed oltre come suggerito nel passato. L’utilizzo di strumenti semplici (rame, pietre, legno, corde etc.) rende ancora più difficile immaginare come siano stati posizionati poco meno di 2.300.000 blocchi di granito, con un peso medio dalle 2 alle 15 tonnellate (ed in alcuni casi anche oltre).
Le investigazioni compiute da Davidovits in oltre due decenni di studi hanno fornito nuovi elementi che sembrerebbero proporre nuove ipotesi di lavoro, se non quantomeno spiegare, le possibili tecniche utilizzate per erigere questi colossali monumenti. Come studioso di geopolimeri la sua via preferenziale è stata quella di cercare di capire se i dati contenuti nella Stele della Carestia potessero essere validi per la messa a punto di un composto che potesse risultare simile al granito.
Può risultare difficile pensare che una tecnica così progredita e raffinata potesse essere utilizzata oltre tremila anni fa. Davidovits ha posto ai suoi detrattori però un’obiezione ricordando come forme altamente tecnologiche, e anacronistiche, siano state possedute e rinvenute in tante civiltà del nostro passato. Basti ricordare le ormai famose pile di Baghdad che costituiscono un vero e proprio anacronismo storico-archeologico, l’elettricità viene infatti scoperta verso la metà del XIX secolo ovvero circa quattromila anni dopo la costruzione di queste pile rudimentali.
La casta sacerdotale egiziana deteneva un potere pari forse a quello del faraone stesso, ma era soprattutto depositaria delle conoscenze scientifiche, oltre che religiose, del tempo. Questo ha fatto suggerire a diversi autori che antichi residuati di "civiltà precedenti" o il frutto stesso di scoperte effettuate prima della loro "scoperta" ufficiale potessero essere parte del patrimonio scientifico-religioso della casta sacerdotale egizia. Con tale spiegazioni forse potremmo comprendere meglio questa dicotomia tecnologia del nostro passato.

Note:
1. Comunemente reperibili nell’antico Egitto.
2. Granito egiziano: È un granito alcalino, distinguibile in due varietà (grana grossa e fine), proveniente dai territori dell’alto Egitto, presso Assuan (Siene). Il suo impiego risale a partire dal 2600 a.C. da parte degli Egiziani nella costruzione delle piramidi e continua in epoca romana.
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