
CON I TRIANGOLI TUTTO... QUADRA...

parti precedenti:

CISTERCENSI E MAYA: UNA SOLA GEOMETRIA SACRA? »


![[Il "Protocollo Uxmal" - 57K .jpg]](am09f31p.jpg)

Il sito maya, offre altri spunti singolari e degni d’attenzione. Ad esempio, uno studio condotto da ricercatori della Colgate University, ha posto in evidenza un particolare. È interessante.
Esisterebbe tra gli assi composti dalle linee che passano virtualmente per alcuni ingressi perimetrali una certa qual correlazione geometrica.
Al centro del cortile, questi darebbero origine a strani angoli "quasi" retti. È curioso, ma angoli pressoché retti come questi sono presenti "anche" nel chiostro e nell’abbazia di Staffarda. È solo un’altra strana coincidenza. Forse.
Andiamo avanti. Merita una particolare attenzione, l’ala orientale del "Quadrilatero".
La parte è ornata con figure, diciamo, molto evocative, che richiamano, o sono assimilabili, alla forma della croce. Horst Hartung un: "...architetto scoprì inoltre che il muro... del convento mostrava uno schema complesso di croci, 584 per la precisione: il periodo d’intervallo venusiano...". (5) Per alcuni studiosi, questo particolare tipo di decorazione potrebbe essere un’esplicita rappresentazione della pelle del serpente. Per altri è la tipica rappresentazione a "graticcio" dello stile "puuc". La quantità di croci, come si è visto, potrebbe sottintendere un rapporto diretto con il ciclo periodico del pianeta Venere. La parete, sarebbe quindi il riflesso allegorico dell’importante espressione cultuale che lega le popolazioni Maya al pianeta luciferino.
Il manoscritto denominato "Codex Dresdensis" ne illustra il culto. È probabile. È possibile. Gli studiosi del resto si fermano grosso modo a questo punto. Le spiegazioni avanzate dai ricercatori, a ben vedere, non sembrano essere quindi completamente esaustive.
Qualche cosa, tutto sommato, si direbbe ancora sfuggire. Allora, per non fermarsi al medesimo palo seguiamo un percorso alternativo.
Analizziamo il fronte della parete occidentale (WEST) sotto il riflesso di una luce inedita.
Proviamo a seguire le indicazioni che s’intuiscono gemmare da un fregio caratteristico.
Fa bella mostra di sé, appunto, sul lato interno dell’edificio West del "Convento". Si ripete, anche qui, il motivo classico del "graticcio". Con un ragionevole margine di certezza, tuttavia, l’elemento ornamentale più importante del serto ora nominato potrebbe non essere lo schema decorativo od il numero delle croci che qui compare. È l’evidente figura geometrica del trapezio isoscele che, di fatto, si può stimare essere un elemento indiziario apprezzabile.
Finora, nondimeno, questa si è dimostrata essere un’indicazione ignorata. Il fregio, comunque sia, qui è elaborato in una chiara ripartizione a "doppia sequenza alternata e contrapposta". Si deve notare, in primo luogo, come la doppia successione lineare dei trapezi, è marcata da due motivi ornamentali specifici. Sono nettamente distinti.
Più sopra, si è fatto riferimento ad una rappresentazione iconografica che si mostra impiegare uno "schema complesso di croci". Ora, vista in una cornice, per così dire, geometrica, che forse è più banale, ma non certo meno interessante, la decorazione a graticcio esaminata mette in risalto una sua struttura formulare importante. Tale strana modanatura, che è riservata, di fatto, solo ai trapezi complanari alla parete, presenta una grafia che senza grandi incertezze, può essere assimilata essenzialmente ad un reticolo a maglie quadrate. Si configura essere in sostanza una "griglia geometrica" ruotata approssimativamente di 45° rispetto alla verticale della parete. Questa lettura dell’ingrediente plastico porta a pensare, che l’enigmatico motivo ornamentale s’avvicini piuttosto ad una sorta di reticolo geometrico proporzionale, che non ad un frammentario insieme di croci. È possibile.
È chiaro del resto, un fatto. L’approccio indicato non vuole escludere le altre ipotesi ma, al limite, integrarle.
Andiamo avanti. La seconda decorazione che è stata fissata per i trapezi in rilievo, invece, è costituita da semplici linee orizzontali. Tali segmenti lineari, si mantengono paralleli alle cornici murali di finitura.
Sono di lunghezza decrescente, progressivamente, dall’alto verso il basso. Fin qui nulla di strano. La sequenza dei trapezi isosceli con le rispettive forme decorative, tuttavia, può racchiudere verosimilmente un’indicazione di... cruciale importanza. In genere a quest’insolita rappresentazione plastica non si dedica molta attenzione. Cerchiamo di porre un rimedio a questa lacuna. Tentiamo quindi un’analisi più dettagliata del suo contenuto geometrico. Si provi ad accostare una semplice squadra ad angolo retto da disegno ai lati obliqui dei trapezi in discorso. Questi, alternativamente, si combinano con il lato parallelo alla cornice di finitura in alto e con la linea marcapiano che divide la parete grosso modo nella sua metà in basso, formando angoli di 60°.
Ora, l’esito della disamina può essere inteso come una semplice forzatura interpretativa, però...
Proviamo ad unire i punti mediani dei mascheroni che compaiono solo nei trapezi decorati con le linee parallele. Fissiamone gli assi mediani. Tracciamo quindi le rette che muovono da tali punti fino ad incontrare il piano del palco che conclude la gradinata.
Uniamo adesso, in sequenza, i centri dei mascheroni con i punti individuati sul palco. Si materializza, sorprendentemente, un’inequivocabile serie di figure geometriche. Sono facilmente inquadrabili. (6) Sono, senza grandi incertezze, dei triangoli equilateri. La "scoperta" è sorprendente. Per diversi motivi. Sono tutti di fondamentale importanza. Visualizziamone qualcuno.
È vero che sono "solo" dei tracciati virtuali. È altrettanto vero, nondimeno, che questi triangoli equilateri simulati sono geometricamente perfetti.
Inoltre, sono contrapposti.
La conseguenza della considerazione è semplice. L’idea che affiora è elementare.
Ora, non si trovano ragioni particolari che impediscono di pensare che i trapezi siano stati ripartiti seguendo una ben specifica ratio compositiva.
La domanda è ovvia: quale potrebbe essere, allora, questo criterio?
È possibile considerare il fregio dei trapezi isosceli come il risultato di una "destrutturazione in linea", ossia di un frazionamento, per così dire, orizzontale, di una simbologia più complessa?
A ben vedere, i triangoli equilateri virtuali sono accostati e contrapposti.
I trapezi della decorazione, invece, generano una curiosa impressione. Si configurano essere collocati su due dimensioni prospettiche differenti. I particolari suggeriscono una nuova idea. È ardita. Anzi. È dinamica.
La sensazione visiva fornita dai triangoli virtuali e dai trapezi, è che essi siano potenzialmente sovrapponibili.
L’immagine evocata, è ancora incerta, ma può essere presa in considerazione. È da valutare con estrema attenzione. Quanto si può affermare con un certo margine di sicurezza, invece, è che questo motivo decorativo non si può ritenere solo frutto di un’invenzione artistica. Non è possibile di conseguenza ritenerlo un fregio esclusivamente estetico. Liquidarlo in una maniera simile sarebbe troppo superficiale oltreché poco convincente. (7)
In qual modo, allora, si può sistemare questo dettaglio elusivo?
Difficile dirlo. Non impossibile.
Per il momento torniamo ad esaminare la planimetria del "Convento" di Uxmal. Il suo layout enigmatico potrebbe regalare qualche sorpresa.
Lo zoning, ossia la ripartizione schematica che in pianta determina la disposizione dei fabbricati esistenti ad Uxmal, segue certamente un filo logico. È controverso, tuttavia: "...fino a che punto le corti cerimoniali maya fossero intenzionalmente pianificate piuttosto che soggette a una crescita spontanea per semplice aggiunta. Horst Hartung, un ingegnere, ha ipotizzato che molti siti fossero impostati con grande precisione e in intenzionalità secondo allineamenti derivati da osservazioni astronomiche, mentre Jorge Guillermin ha individuato un piano cosmologico nella disposizione di Tikal...". (8)

Note:
5. Op. cit., Gilbert-Cotterel, p. 319 - 320.
6. È oltremodo necessario a questo proposito vedere l’importante articolo, sempre redatto da chi scrive.
7. Si deve qui ricordare, che esistono altri importanti ornamenti geometrici tipici dell’America centromeridionale che trovano, in parte nel triangolo equilatero ed in parte nel cerchio, il proprio schema compositivo. Vale la pena di nominare il tempio di "Quetzalcoatl" a Teotihuacan. I dettagli che compongono il dio della pioggia, Tlaloc, seguono in qualche maniera un analogo schema ideativo. Stesso discorso vale per la famosa stele di Chavin, più nota forse come "Stele Raimondi". Sono solo alcuni esempi. Non si deve dimenticare poi, un modello emblematico legato proprio all’architettura dei Maya. Nel sito cerimoniale di Tikal compare, infatti, la straordinaria struttura che gli archeologi hanno denominato "Tempio I". È il tempio del "Giaguaro Gigante". La sua sagoma è, di fatto, riconducibile immediatamente all’euritmica figura geometrica del triangolo equilatero.
8. Norman Hammond, "Il mistero dei Maya", Milano, 1998, p. 181.
vai alla visualizzazione stampabile di tutto l'articolo

invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home

aggiungi Edicolaweb a Preferiti

Copyright © 2003 Archeomisteri - Diritti riservati agli Autori. Riproduzione vietata.

|
|