
L'ENERGIA DELLE FORME
di Alessandro Marcon

I perché della morfologia delle piramidi. Cosa si cela della volumetria piramidale dei monumenti egizi?


È a tutt’oggi controverso il fatto se la forma piramidale influisca o meno sugli elementi organici posti al suo interno, alterandone il normale decadimento biologico.
Secondo alcuni ricercatori la forma piramidale tenderebbe a rallentare la degenerazione del materiale posto al suo interno impedendone il disfacimento e, allo stesso modo, agirebbe sul filo esausto delle lamette, rigenerandolo.
Alcuni scienziati meno ortodossi hanno compiuto ricerche su di un modellino in scala della Piramide di Cheope per vedere se vi fossero degli effetti particolari su dei materiali posti al suo interno.
Uno di questi esperimenti, è stato di prendere una comune lametta da barba, che ha perso la sua affilatura, e porla per una notte sotto alla piramide. Si è visto che, sorprendentemente, la mattina dopo riacquista il suo filo. Un evidente effetto fisico ottenuto senza l’applicazione d’alcuna forza meccanica. La lametta ha riacquistato la sua perduta strutturazione grazie all’intervento di una qualche energia che ne ha ricostituito l’allineamento molecolare.
Altri esperimenti eseguiti in laboratorio, hanno anche dimostrato come la forma piramidale rallenti in modo notevole la precipitazione delle sostanze colloidali nelle cellule, fenomeno che è responsabile dei processi d’invecchiamento. È stata inoltre riscontrata un'assenza, o comunque un notevole rallentamento, dell’attività batterica all’interno della piramide: le persone malate o ferite poste al suo interno riducevano notevolmente il loro periodo di convalescenza ed erano nel contempo stimolati i processi riproduttivi delle cellule. Si è insomma riscontrato nei molti casi studiati, la presenza di una non meglio identificata energia che influiva significativamente sui processi naturali, modificandone il naturale decorso.
Aggiungendo al riscontro di questa casistica fenomenologica il fatto che la piramide provoca questi fenomeni grazie alla sua precisa e predeterminata forma, al preciso orientamento e a particolari ed eccezionali modalità di costruzione, appare improbabile, se non impossibile, che tale opera sia stata eseguita dagli antichi egizi. Sarebbe altresì un opera eseguita da una civiltà precedente, della quale gli egiziani erano depositari solo di una minima parte del loro sapere, una civiltà che aveva precise ed approfondite cognizioni su come agiscono le energie cosmiche e come potevano essere sfruttare.

Tutto ciò che esiste cresce e si sviluppa in base a una rete d’energia presente in tutto l’Universo: è l’Energia base costituente la materia. La stessa Energia che ha dato modo all’Universo d’esprimersi e di crescere così come noi lo vediamo. Correnti energetiche attraverso le quali si muove e si sviluppa tutto ciò che esiste e che sono alla base della costituzione della materia e della vita, su questo pianeta come in tutto l’Universo.
Quell’Energia Unica dalla quale procedono tutte le manifestazioni dell’Universo. Per cui tutto quello che ci circonda, è strettamente interconnesso tramite sottili ed impercettibili linee di forza attraverso le quali la materia si sviluppa. Possiamo osservare come queste agiscano, per esempio, nei cristalli o nelle piante dove possiamo chiaramente notare come il loro sviluppo segua preordinate linee di forza, che ne determinano la forma e la struttura.
Queste linee danno la matrice energetica sulla quale si sviluppa la materia e sono preesistenti alla materia stessa: è come se ci fosse un binario obbligato che la forma deve seguire per svilupparsi.
C’è, in pratica e per come ci è dato da vedere dall’osservazione, una qualche energia che riordina il caos iniziale in forme che si sviluppano in un equilibrio geometrico.
L’energia, quindi segue, per esprimersi nel mondo percettibile, un percorso che è determinato dalla forma del mezzo con il quale entra in contatto: è l’energia che origina la forma e questa la emette solo in quanto ne è contenitrice.
In pratica ogni corpo materiale è circondato da un campo energetico che ha la stessa forma del corpo dal quale è emessa, potendosi quindi considerare come una sua estensione nello spazio, andando a costituire il cosiddetto "campo".
Un esempio di come la forma influenzi l’energia che ne viene a contatto, può essere dato dal parafulmine.
Tutti sanno che le punte attirano i fulmini. Si sa anche che i fulmini seguono delle linee di forza determinate, normalmente, dalla differenza di polarità tra due poli magnetici, causando un arco voltaico tra il terreno e le nuvole. La punta genera un corridoio preferenziale di percorrenza energetica (di minima resistenza) ed è lungo questo percorso che s’incanala l’energia elettrica del fulmine.
Per quanto invece riguarda la sfera (o in ogni modo la forma circolare) essa respinge le energie esterne, mentre trattiene quelle interne. Crea, grazie alla sua forma, un circuito circolare, quindi chiuso in sé stesso, che mantiene le energie che vengono in contatto con il suo campo, in costante circolazione.
Questo crea intorno un campo di forza avente le stesse caratteristiche della forma, quindi circolare. È, insomma, una specie d’acceleratore di particelle che formerebbe una sorta di scudo protettivo da energie esterne.
Se osserviamo un pino solitario, vediamo che la sua chioma tenderà sempre ad assumere un forma sferica, forma che consentirà alla pianta di formare attorno a sé un campo di forze omogeneo e respingente, che impedirà al fulmine di penetrare e di colpirla. Forma, in pratica, una sorta di "ombrello energetico" che la protegge dall’impatto, anche violento, di energie esterne. Nella pineta invece i pini crescono compatti e ad ombrello, formando una volta costituita da una serie omogenea di semisfere, che hanno la medesima funzione protettiva.
Il fulmine colpisce il bosco o la pianta quando trova un varco nella vegetazione, in quanto questi dà luogo ad un’anomalia nell’omogeneità del campo, consentendo al fulmine di penetrare.
In base a questi criteri furono anticamente costruiti gli antichi templi e furono anticamente protetti, con sfere di pietra poste sopra le guglie, gli edifici. Applicando un tipo di conoscenza che i popoli pagani avevano acquisito probabilmente quale retaggio di più antiche reminiscenze. Forse testimonianze della civiltà che ci ha preceduto e tramandataci da racconti e leggende con il nome di Atlantide.

Ricerche tendenti a comprovare l’esistenza di linee di forza che percorrono la superficie della Terra, sono state condotte da Hartmann, il quale avrebbe individuato mediante un’apparecchiatura di sua invenzione, che egli definì lobo-antenna, la presenza di una "rete tellurica" composta da energie che si ramificano su tutta la Terra come una sorta di scacchiera (nota già agli antichi cinesi con il nome di "Feng Shui"). Gli incroci di queste linee formano campi d’energia che possono essere positivi o negativi (intendendo per positivi quelli benefici per l’organismo e negativi quelli patogeni).
Essi sono percepibili ai sensi più sviluppati degli animali: infatti è inutile cercare di fare accucciare un cane in un determinato punto, che poi risulterà interessato da un campo negativo, mentre lo stesso punto sarà preferito da un gatto. Questi nodi negativi influiscono allo stesso modo sullo sviluppo delle piante così come sulla produzione di miele da parte di un alveare.
C’era una particolare usanza tra gli antichi romani; nel luogo in cui dovevano fondare una città mettevano in un recinto delle pecore e se, passato un anno il loro fegato era ammalato, il luogo non era propizio e allora se ne doveva cercare un altro, se invece era sano si poteva procedere all’edificazione della città.
Quest’energia geo-tellurica si manifesta in modo particolarmente attivo in alcune parti della superficie terrestre. Sono queste località di guarigioni miracolose, dove la natura è particolarmente rigogliosa o scelte da grandi illuminati e santi come luoghi di meditazione e raccoglimento. Sono dei centri d’energia nei quali le energie cosmiche e planetarie si manifestano in un equilibrio armonico.
Questo perché ogni processo della natura ha come effetto un’emissione d’energia, una "vibrazione" che è caratteristica di quel preciso e specifico fenomeno.
Ognuno di questi eventi determina un’emissione e tutti questi campi si compenetrano ed interagiscono, quasi in una sorta di "musica cosmica" nella quale tutto è immerso.
Immaginiamo appunto che ad ognuno di questi fenomeni corrisponda lo strumento di un’orchestra.
Essi possono suonare ognuno per conto suo e a noi giungerebbe solo un’indistinta cacofonia ma, nel momento in cui tutti sono accordati tra loro allora possono emettere suoni che noi possiamo distinguere come armonia.
In questi luoghi quindi, agirebbero delle energie che sono in valenza armonica tra di loro e a questo sarebbero sensibili tutti coloro che ne entrano in contatto. In pratica avverrebbe che negli individui che entrano in contatto con questo campo d’energie, l’energia individuale tenderà a conformarsi all’energia emessa dal luogo, tendendo ad equilibrare quelle energie fisiche e interiori che erano in fase di squilibrio.
È proprio questo tipo d’energia che sarebbe focalizzata ed amplificata dalla piramide che, con la sua forma influirebbe su queste correnti energetiche, modificandone il percorso e convogliandole in un centro di manifestazione e propagazione.

Dal punto di vista strettamente scientifico e sperimentale, è stato riscontrato che la massa (e quindi la forma di questa) altera la struttura dello spazio ad essa circostante. Ciò è stato dimostrato dalla "Teoria della relatività" di Einstein, nella quale lo scienziato dimostrava come lo spazio circostante ad un corpo massivo presenta una curvatura che è proporzionale alla massa stessa. Un corpo che si muove nello spazio (e questo è valido anche per le energie, ad esempio la luce), giungendo in prossimità di una massa seguirà una traiettoria curva, determinata dalla curvatura dello spazio ad essa circostante.
È probabilmente questo stesso effetto fisico che si può riscontrare anche nella forma sferica che, anche se di minori dimensioni, potrebbe causare un’alterazione dello spazio ad essa circostante, determinando il percorso delle energie che lo attraversano.
In altre parole: la massa deforma lo spazio e la forma determina il percorso ed il tipo di manifestazione dell’energia.
La forma fisica è preceduta da un suo modello energetico (come descritto in precedenza con i cristalli) e quest’energia fa parte del mezzo, circondandolo in un campo che influisce sensibilmente sulla struttura circostante dello spazio.

Anticamente avevano questa conoscenza. Una rappresentazione ottimale di queste energie la troviamo nella forma dell’Ankh. In essa sono raccolte le tre forme in precedenza descritte.
Il cerchio, che capta l’energia e la pone in un circuito attivo, la barra orizzontale, che la riceve e la barra verticale che funge da antenna per la sua emissione.
Questo significato lo possiamo cogliere anche tramite la scomposizione della parola. Con il geroglifico A (il tratto verticale) viene rappresentato il braccio, a figurare l’azione; con la N (il tratto orizzontale) viene raffigurata la passività: ciò che è destinato a ricevere l’azione; il kh (l’ansa) è il "setaccio", la combinazione delle forze che le mescola ma anche le filtra.
In pratica si potrebbe dire che: l’Ankh è "il simbolo (o la forma) mediante la quale l’iniziato poteva rendere attive le forze dell’Universo".
È per questo che troviamo spesso l’Ankh associata a divinità, fra cui anche il Faraone.

Come queste energie agiscano nella la forma piramidale può essere spiegato dalla "Teoria Elettrica".
La fisica, nella teoria elettrica, enuncia che due forze che s’incontrano tra loro con un angolo di 90° (come nel quadrato), sono "fuori fase". In pratica si avrà, in corrispondenza con un punto di minima energia (corrispondente ad un asse zero) di una banda di frequenza, il massimo nell’altra banda. Ciò comporterà che in ogni momento una delle due frequenze agisca al suo massimo: le due forze saranno in squilibrio o "fuori fase", provocando dei picchi d’emissione d’energia.
Nel caso invece del flusso elettronico in una corrente a tre fasi, quando le frequenze s’incontrano tra loro con un angolo di 120° (o 60°, come nel caso del lato triangolare di una piramide equilatera), questo è il modo di minor tensione che crea minor dispersione, in questo caso, quando una frequenza è al suo minimo (asse zero), le altre due raggiungono un punto d’equilibrio in opposizione tra loro: il sistema sarà in equilibrio o "in fase".
È questo il modo armonico di massimo sfruttamento dell’energia con il quale si ottiene un energia costruttiva nell’equilibrio delle forze.
Naturalmente, nel citato caso della piramide, non sono in gioco forze elettriche ma queste ci potranno in ogni modo dare un’idea su come agiscono due o più forze che entrino in contatto tra loro con un determinato angolo d’incidenza.
Tornando al nostro caso, il quadrato di base (con i suoi angoli di 90°) viene a formare quattro direttrici d’energia che sono in quadratura fra loro, ciò provoca un’emissione in eccesso (forse era proprio questa la funzione della base). Quest’eccesso è captato dai triangoli dei lati che armonizzano l’energia equilibrandola in un campo di minima dispersione.

Un caso particolare si ottiene con una piramide che ha gli angoli interni di 60°. In questo caso, diversamente da quanto succede nella piramide tipo "Cheope", ove gli elementi organici si mummificano disidratandosi senza alcuna corruzione batterica, gli stessi invece si mantengono integri molto più a lungo di quanto avverrebbe per normale decadimento biologico. Ponendo sotto una piramide di tale tipo un frutto (nel caso dell’esperimento da me effettuato un mandarino) questi, dopo due mesi, ancora non presentava alcun decadimento organico, mantenendosi integro come lo stesso giorno in cui è stato iniziato l’esperimento, mentre lo stesso tipo di frutto posto per il medesimo tempo sotto la piramide tipo "Cheope" perviene ad uno stato di mummificazione.
Nel primo caso considerato, solo dopo circa 75 giorni dall’inizio dell’esperimento, il frutto ha cominciato ad evidenziare tracce di decomposizione sulla parte Sud-Ovest, progredendo quindi rapidamente ad uno stato di totale disfacimento.
Si può quindi dedurre che l’angolo d’incidenza delle facce interne della piramide influisce sul modo d’espressione di questa forma d’energia, quindi sulle sostanze che sono sottoposte alla sua azione.
Nel caso "Cheope", in cui i lati hanno un angolo inferiore ai 60°, l’energia viene direzionata verso l’interno della piramide creando un "campo di forze" attivo che modifica, equilibrandola, la struttura molecolare in esso contenuta. Nel caso della piramide a 60° la medesima energia forma un "campo di forze" in equilibrio passivo che tende a mantenere inalterata, per un limitato periodo, ma in ogni modo sempre superiore a quello del normale decadimento biologico, la struttura chimica o biologica in esso contenuta.

Un altro caso particolare, si può ottenere con due piramidi, tipo "Cheope", allineate tra loro lungo l’asse Nord-Sud e con i due lati di base adiacenti tra loro. Se proviamo a posizionare il nostro mandarino (o altro frutto) tra le due piramidi all’altezza di 1/3 H, vedremo che seguirà la stessa sorte del frutto posto all’interno della piramide tipo "Cheope": tenderà a mummificarsi disidratandosi senza alcuna corruzione batterica. Anche per le lamette si verificheranno i medesimi effetti che all’interno della piramide: la lama riacquista il filo.
Questo probabilmente perché si mettono a confronto due forze uguali e contrapposte che, incontrandosi, creano un campo d’equilibrio.
Il confronto tra i risultati ottenuti da questi esperimenti, può essere indicativo del fatto che con la Piramide di Cheope si ottengono quei precisi e determinati effetti solo grazie alle sue proporzioni ed orientamento che, a questo punto non possono ritenersi casuali bensì dettate da una precisa conoscenza di certe energie e certi fenomeni ad esse associati.

Tornando al caso specifico della struttura cristallina costituente il filo della lametta questa è stata alterata meccanicamente con l’uso, disallineando la rete cristallina costruita sulle sue naturali linee di forza.
Quando questa è posta nel campo d’energia della piramide, le linee energetiche che caratterizzavano la struttura, alterate dall’uso, tenderanno a riallinearsi lungo il percorso di minor dispersione energetica ricostituendo in parte il primitivo allineamento molecolare.
Ciò potrebbe servire anche a spiegare perché le ferite sottoposte all’azione del campo della piramide guariscono in un tempo più breve. Quando sopravviene un trauma, sono alterati i normali allineamenti cellulari che costituiscono un tessuto sano, allineamenti che sarebbero ristabiliti nel campo piramidale.
Quando un materiale, sia esso organico sia inorganico, è lasciato all’azione del tempo e degli agenti atmosferici, la sua struttura tenderà a decadere alterando l’equilibrio dei suoi naturali allineamenti molecolari. Sembra quindi che il campo di forze presente dentro la piramide rallenti questo processo, ciò potrebbe avvenire proprio perché i soggetti dell’esperimento sono posti in una zona in cui si mantengono più a lungo, o comunque vengono ricreati, gli equilibri delle energie molecolari ed atomiche che legano gli elementi.
Agendo le forze in simpatia tra loro dentro ad un campo armonico, tenderebbero a ristabilire la situazione di perduto equilibrio.

Cerchiamo ora di comprendere meglio come agisce l’energia applicata ad una forma.
L’energia, presa in se stessa, non è rilevabile né ha effetti se non potenzialmente. Ciò vuol dire che è rilevabile nelle sue proprietà e nei suoi effetti solo quando entra in contatto con un mezzo che gli permetta di manifestarsi.
Ad esempio, la radiazione luminosa è rilevabile solo quando c’è uno strumento idoneo a riceverla (occhi o apparecchio fotografico) o quando entra in contatto con un mezzo fisico che la rifletta, rendendola visibile.
Senza mezzi atti a percepirla o forme atte a captarla e rifletterla essa non è rilevabile.
La medesima cosa avviene per le altre forme d’energia.
Quando una qualsiasi energia entra in contatto con un mezzo fisico, essa s’esprimerà secondo le peculiarità e proprietà dell’oggetto con cui è venuta in contatto e questo dipenderà anche dalla sua forma, la quale determinerà la sua qualità ed il suo percorso.
Ad esempio, quando una corrente elettrica percorre dei fili conduttori, questa, naturalmente, seguirà il percorso determinato da questi, quindi dalla loro forma. Le onde portanti dei segnali radiotelevisivi, sono emesse dall’antenna trasmittente in conformità alla sua specifica forma e per essere captate l’antenna ricevente deve rispondere a certi requisiti dati anche dalla sua forma.
Nel caso della piramide, le energie che entrano in contatto con essa, agiscono nel modo peculiare determinato dalla sua particolare forma ed orientamento.
Avrebbe quindi la funzione di una "macchina", ma di una macchina completamente diversa da quelle alle quali siamo normalmente abituati, in quanto dentro di essa non avviene alcun movimento, per cui la si potrebbe definire "macchina statica".
Possiamo portare un paragone con le macchine elettriche. Anche dentro di esse non avviene nessun movimento, ma sappiamo bene che sono percorse da un’energia ed è quest’energia che viene sfruttata per innumerevoli applicazioni.
La piramide agiva in modo similare: era un accumulatore d’energia, ma di un tipo d’energia che ancora l’uomo moderno deve scoprire.
Ci si potrebbe chiedere: come mai oggi non funziona? Forse semplicemente perché sono state modificate e distrutte le connessioni che la rendevano funzionale, lasciandola solo come una "muta testimone". Se fra 10.000 anni i nostri antenati trovassero i resti di una centrale elettrica, ma senza nessuna di quelle connessioni che la rendevano funzionante e nessuna conoscenza dell’energia elettrica, si troverebbero probabilmente come ci troviamo noi adesso davanti a questo monumento.

Da menzionare anche il fatto che, nei blocchi costituenti la piramide, sono state trovate tracce di quarzo e, a questo punto, la sua presenza non si può ritenere casuale in quanto sono note le proprietà piezoelettriche del minerale. Esso, una volta sottoposto all’enorme pressione esercitata dalla massa piramidale, ha un’emissione in frequenza, un’emissione quindi d’energia che potrebbe servire, in questo caso, a potenziare le già peculiari proprietà del manufatto.
Questo tipo di conoscenza era molto applicato nei tempi antichi, ne vediamo classici esempi anche nei criteri con i quali erano edificati i templi nell’antico Egitto.
La struttura del Tempio era unificata collegando tra loro i blocchi mediante simboliche mortase (giunti a coda di rondine) di pietra, ciò per far si che l’energia della terra scorresse simile a linfa vitale lungo le strutture del tempio. Inoltre il luogo dell’officiante era sempre posto sopra una sorgente sotterranea. Quando moriva il Faraone che aveva fatto edificare il Tempio, il successore non s’accontentava di smontarne l’opera ma, scalpellando le mortase di giunzione tra le pietre, faceva sì che ne fossero recisi i canali energetici.
Con il medesimo il criterio furono costruite antiche preesistenze sulle quali s’edificarono, allo scopo di consacrare realtà pagane, le prime chiese paleocristiane.
Queste si trovavano così sempre precisamente orientate (diversamente dai templi egizi, il cui ingresso era rivolto a Nord) con l’abside verso Est e con il pulpito situato sopra una sorgente d’acqua (es. Notre Dame de Chartres).
Questa differenza d’orientamento probabilmente era dovuta al fatto che gli edifici erano stati edificati per ricevere diversi tipi d’energia.
Il Tempio egizio era orientato di modo che potessero fluirvi le energie della terra (orientato com’era, come l’ago della bussola, sulla direttrice magnetica Nord-Sud), energia che percorreva tutto il Tempio fino ad esprimersi nel Sancta Sanctorum, luogo dell’iniziazione e dell’ufficio.
Nelle chiese cristiane, invece, si dava importanza alla luce (l’energia vivificatrice della vita), che ricevevano tramite l’abside (di forma semisferica) nel momento del sorgere del sole. Ciò potrebbe forse essere tradizionalmente allacciato al culto solare apollineo degli antichi romani, sulle cui preesistenze furono costruite le prime chiese.
Per quanto riguarda l’acqua, questa, sarebbe un elemento basilare per la canalizzazione e la vitalizzazione di queste energie, conoscenza che i popoli pagani avevano acquisito probabilmente quale retaggio di più antiche reminiscenze.
Testimonianze della civiltà che ci ha preceduto tramandataci da racconti e leggende con il nome di Atlantide.


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