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Tutti gli articoli di ARCHEOMISTERI CISTERCENSI E MAYA:
UNA SOLA GEOMETRIA SACRA?

Testo e immagini esclusive di Diego Baratono

Strane convergenze tra due mondi agli antipodi.
 
 


Il titolo è impegnativo. Non c’è dubbio. È altrettanto vero però che certi insoliti sincronismi rilevati e rilevabili nei due scenari in discorso intrigano l’immaginazione.
Molto. Si deve dire, innanzi tutto, che i due apprestamenti che ora saranno esplorati si possono serenamente presupporre essere estranei l’uno all’altro.
La prima struttura presa in esame è l’Abbazia di Santa Maria di Staffarda con il suo enigmatico chiostro.
La costruzione è in Piemonte. (1) È un complesso abbaziale realizzato dai Monaci Cistercensi intorno l’anno 1135. Non sembrerebbe aver nulla a che vedere, dunque, con il secondo impianto considerato, ossia il cosiddetto "Cuadrangulo de las Monjas o Convento delle Monache" di Uxmal.
Il "Cuadrangulo" è una delle tante incredibili realizzazioni dei Maya.
Il complesso, in stile "puuc" si trova nello Yucatan del Nord. Siamo, pertanto, nell’America centrale.
Secondo la cronologia comunemente accettata dagli archeologi, il "Quadrilatero" è collocabile intorno al VII secolo d.C.. (2)
È evidente a questo punto che le due strutture sono impiantate lontane nello spazio e nel tempo. Alcune sfumature topografiche comuni ad ambedue i complessi, tuttavia, farebbero credere piuttosto il contrario. (3) Per quale motivo?
Semplice. La strutturazione dei due insediamenti è organizzata, con ogni probabilità, facendo riferimento ad un omologo sistema ideativo. L’algoritmo geometrico applicato in entrambe le contingenze, è particolarmente interessante. Vediamo di che cosa si tratta.
Mettiamo a confronto i rilievi planimetrici del chiostro cistercense e del "Quadrilatero" mesoamericano. (4)
Iniziano le sorprese. Le due planimetrie rilevano l’esistenza, innegabile ed icastica, di una singolare e precisa analogia compositiva.
Consideriamo, ad esempio, i quattro edifici perimetrali che configurano il sito centroamericano. Le strutture delimitano lo spiazzo interno dell’apprestamento. Gli edifici sembrano essere organizzati secondo una matrice geometrica che, in gran misura, è compatibile con l’impronta topografica delle costruzioni che compongono il chiostro di Staffarda.
Non basta. La particolare configurazione del complesso mesoamericano trova nell’organizzazione d’alcuni suoi angoli interni, una zonatura ed un allineamento che sono molto simili, se non proprio uguali, all’orientamento adottato per l’assetto degli omologhi angoli interni del romboide claustrale cistercense.
Ora, è perlomeno sorprendente il fattore geometrico comune che sembra gemmare dalla collazione prospettata. Le conformità compositive sono così esplicite e facilmente individuabili che, credo, si commentino da sole. Si deve ricordare, tuttavia, che può essere una semplice coincidenza. Forse.

CON I TRIANGOLI TUTTO... QUADRA...
Il sito maya, offre altri spunti singolari e degni d’attenzione. Ad esempio, uno studio condotto da ricercatori della Colgate University, ha posto in evidenza un particolare. È interessante.
Esisterebbe tra gli assi composti dalle linee che passano virtualmente per alcuni ingressi perimetrali una certa qual correlazione geometrica.
Al centro del cortile, questi darebbero origine a strani angoli "quasi" retti. È curioso, ma angoli pressoché retti come questi sono presenti "anche" nel chiostro e nell’abbazia di Staffarda. È solo un’altra strana coincidenza. Forse.
Andiamo avanti. Merita una particolare attenzione, l’ala orientale del "Quadrilatero".
La parte è ornata con figure, diciamo, molto evocative, che richiamano, o sono assimilabili, alla forma della croce. Horst Hartung un: "...architetto scoprì inoltre che il muro... del convento mostrava uno schema complesso di croci, 584 per la precisione: il periodo d’intervallo venusiano...". (5) Per alcuni studiosi, questo particolare tipo di decorazione potrebbe essere un’esplicita rappresentazione della pelle del serpente. Per altri è la tipica rappresentazione a "graticcio" dello stile "puuc". La quantità di croci, come si è visto, potrebbe sottintendere un rapporto diretto con il ciclo periodico del pianeta Venere. La parete, sarebbe quindi il riflesso allegorico dell’importante espressione cultuale che lega le popolazioni Maya al pianeta luciferino.
Il manoscritto denominato "Codex Dresdensis" ne illustra il culto. È probabile. È possibile. Gli studiosi del resto si fermano grosso modo a questo punto. Le spiegazioni avanzate dai ricercatori, a ben vedere, non sembrano essere quindi completamente esaustive.
Qualche cosa, tutto sommato, si direbbe ancora sfuggire. Allora, per non fermarsi al medesimo palo seguiamo un percorso alternativo.
Analizziamo il fronte della parete occidentale (WEST) sotto il riflesso di una luce inedita.
Proviamo a seguire le indicazioni che s’intuiscono gemmare da un fregio caratteristico.
Fa bella mostra di sé, appunto, sul lato interno dell’edificio West del "Convento". Si ripete, anche qui, il motivo classico del "graticcio". Con un ragionevole margine di certezza, tuttavia, l’elemento ornamentale più importante del serto ora nominato potrebbe non essere lo schema decorativo od il numero delle croci che qui compare. È l’evidente figura geometrica del trapezio isoscele che, di fatto, si può stimare essere un elemento indiziario apprezzabile.
Finora, nondimeno, questa si è dimostrata essere un’indicazione ignorata. Il fregio, comunque sia, qui è elaborato in una chiara ripartizione a "doppia sequenza alternata e contrapposta". Si deve notare, in primo luogo, come la doppia successione lineare dei trapezi, è marcata da due motivi ornamentali specifici. Sono nettamente distinti.
Più sopra, si è fatto riferimento ad una rappresentazione iconografica che si mostra impiegare uno "schema complesso di croci". Ora, vista in una cornice, per così dire, geometrica, che forse è più banale, ma non certo meno interessante, la decorazione a graticcio esaminata mette in risalto una sua struttura formulare importante. Tale strana modanatura, che è riservata, di fatto, solo ai trapezi complanari alla parete, presenta una grafia che senza grandi incertezze, può essere assimilata essenzialmente ad un reticolo a maglie quadrate. Si configura essere in sostanza una "griglia geometrica" ruotata approssimativamente di 45° rispetto alla verticale della parete. Questa lettura dell’ingrediente plastico porta a pensare, che l’enigmatico motivo ornamentale s’avvicini piuttosto ad una sorta di reticolo geometrico proporzionale, che non ad un frammentario insieme di croci. È possibile.
È chiaro del resto, un fatto. L’approccio indicato non vuole escludere le altre ipotesi ma, al limite, integrarle.
Andiamo avanti. La seconda decorazione che è stata fissata per i trapezi in rilievo, invece, è costituita da semplici linee orizzontali. Tali segmenti lineari, si mantengono paralleli alle cornici murali di finitura.
Sono di lunghezza decrescente, progressivamente, dall’alto verso il basso. Fin qui nulla di strano. La sequenza dei trapezi isosceli con le rispettive forme decorative, tuttavia, può racchiudere verosimilmente un’indicazione di... cruciale importanza. In genere a quest’insolita rappresentazione plastica non si dedica molta attenzione. Cerchiamo di porre un rimedio a questa lacuna. Tentiamo quindi un’analisi più dettagliata del suo contenuto geometrico. Si provi ad accostare una semplice squadra ad angolo retto da disegno ai lati obliqui dei trapezi in discorso. Questi, alternativamente, si combinano con il lato parallelo alla cornice di finitura in alto e con la linea marcapiano che divide la parete grosso modo nella sua metà in basso, formando angoli di 60°.
Ora, l’esito della disamina può essere inteso come una semplice forzatura interpretativa, però...
Proviamo ad unire i punti mediani dei mascheroni che compaiono solo nei trapezi decorati con le linee parallele. Fissiamone gli assi mediani. Tracciamo quindi le rette che muovono da tali punti fino ad incontrare il piano del palco che conclude la gradinata.
Uniamo adesso, in sequenza, i centri dei mascheroni con i punti individuati sul palco. Si materializza, sorprendentemente, un’inequivocabile serie di figure geometriche. Sono facilmente inquadrabili. (6) Sono, senza grandi incertezze, dei triangoli equilateri. La "scoperta" è sorprendente. Per diversi motivi. Sono tutti di fondamentale importanza. Visualizziamone qualcuno.
È vero che sono "solo" dei tracciati virtuali. È altrettanto vero, nondimeno, che questi triangoli equilateri simulati sono geometricamente perfetti.
Inoltre, sono contrapposti.
La conseguenza della considerazione è semplice. L’idea che affiora è elementare.
Ora, non si trovano ragioni particolari che impediscono di pensare che i trapezi siano stati ripartiti seguendo una ben specifica ratio compositiva.
La domanda è ovvia: quale potrebbe essere, allora, questo criterio?
È possibile considerare il fregio dei trapezi isosceli come il risultato di una "destrutturazione in linea", ossia di un frazionamento, per così dire, orizzontale, di una simbologia più complessa?
A ben vedere, i triangoli equilateri virtuali sono accostati e contrapposti.
I trapezi della decorazione, invece, generano una curiosa impressione. Si configurano essere collocati su due dimensioni prospettiche differenti. I particolari suggeriscono una nuova idea. È ardita. Anzi. È dinamica.
La sensazione visiva fornita dai triangoli virtuali e dai trapezi, è che essi siano potenzialmente sovrapponibili.
L’immagine evocata, è ancora incerta, ma può essere presa in considerazione. È da valutare con estrema attenzione. Quanto si può affermare con un certo margine di sicurezza, invece, è che questo motivo decorativo non si può ritenere solo frutto di un’invenzione artistica. Non è possibile di conseguenza ritenerlo un fregio esclusivamente estetico. Liquidarlo in una maniera simile sarebbe troppo superficiale oltreché poco convincente. (7)
In qual modo, allora, si può sistemare questo dettaglio elusivo?
Difficile dirlo. Non impossibile.
Per il momento torniamo ad esaminare la planimetria del "Convento" di Uxmal. Il suo layout enigmatico potrebbe regalare qualche sorpresa.
Lo zoning, ossia la ripartizione schematica che in pianta determina la disposizione dei fabbricati esistenti ad Uxmal, segue certamente un filo logico. È controverso, tuttavia: "...fino a che punto le corti cerimoniali maya fossero intenzionalmente pianificate piuttosto che soggette a una crescita spontanea per semplice aggiunta. Horst Hartung, un ingegnere, ha ipotizzato che molti siti fossero impostati con grande precisione e in intenzionalità secondo allineamenti derivati da osservazioni astronomiche, mentre Jorge Guillermin ha individuato un piano cosmologico nella disposizione di Tikal...". (8)

ALLA RICERCA DEL "FATTORE GEOMETRICO" NASCOSTO
In precedenza si è ricordato che nella planimetria del "Convento" di Uxmal, studiosi americani hanno intravisto ed in qualche modo hanno segnalato diverse relazioni geometrico-architettoniche particolari. Non vi sono dubbi in merito.
Le connessioni in discorso esistono realmente. Le conclusioni formulate dai ricercatori su tali particolarità geometriche, tendono ad evidenziare la strana disposizione perimetrale che gli edifici del "Quadrilatero" assumono.
Il peculiare layout topografico dell’apprestamento maya, ma lo stesso giudizio vale anche per il chiostro di Staffarda, è definito dagli studiosi "armonico" ma vagamente "illogico".
Ad una più approfondita analisi, nondimeno, le varie corrispondenze che si sono accertate, consentono di scoprire altri punti planimetrici specifici. Sono importanti nella stessa misura. Sono meritevoli d’attenzione proprio in virtù della loro peculiare collocazione spaziale.
Si ricorda, come nel cortile del "Convento" mesoamericano, si mostrano intersecarsi due coppie di linee che sono "quasi" assiali. La loro disposizione, in sostanza, riflette "quasi perfettamente" i 90°. Le due coppie di linee decussate, sono originate virtualmente collegando i punti mediani relativi alle principali aperture perimetrali. I due sistemi sono, tra loro, ruotati di circa 6°. Si direbbe esistere, inoltre, una qualche disposizione simmetrica tra l’edificio SUD e la porta NORD.
La strana condizione di simmetria è facilmente individuabile se si pongono in relazione la seconda camera a sinistra ed il secondo vano a destra del lato meridionale, con i locali prospicienti che, a destra ed a sinistra, concludono l’edificio della porta settentrionale.
Il particolare curioso che emerge, è che i centri delle pareti di tali vani sono sistemati secondo una precisa direttrice assiale, se così si può definire. Tale asse, inoltre, risulta essere parallelo al lato EST del complesso. Sempre e solo in apparenza ciò non sembra rivelare molto. Per il momento.
Proseguiamo, allora, la disamina lasciata in sospeso dagli studiosi.
Il complesso di Uxmal, ad un primo approccio, non sembra essere stato allineato facendo riferimento ad un preciso punto cardinale dell’orizzonte. Si è cercato pertanto, di determinare almeno l’angolo che mantiene il fronte esterno dell’edificio situato a settentrione, noto come la "Porta delle Tartarughe", rispetto alla direzione della linea meridiana NORD-SUD.
Per far ciò, si è segnata graficamente questa linea direttrice in modo che la stessa intersecasse il tracciato corrispondente della "Porta delle Tartarughe". Una volta che si è eseguita questa semplice operazione, è possibile rilevare un particolare curioso.
È particolarmente eloquente. L’angolo acuto che è compreso tra le due linee determinate graficamente, presenta un’apertura angolare di 60°. (9)
È bene ricordare a questo punto, la strana indicazione che offre il chiostro di Santa Maria di Staffarda. Il monastero è suggestivo per una forte analogia, benché insolita, con il sito maya. È utile segnalare che le affinità tra i due impianti, si possono distinguere in parte nell’orientamento meridiano d’alcuni particolari strutturali e, in una certa misura, nella configurazione topografica dei fabbricati perimetrali. Si ricorderà, infatti, come proprio questi ultimi diano origine a losanghe planimetriche che, senza grandi equivoci, sono omologhe.
L’interno d’entrambe le strutture poi, riflette la precisa scelta dell’allineamento che si è fissata per alcuni angoli acuti particolari. Sono indicati con A ed A’ nelle planimetrie del disegno n° 3.
Sono in tutti e due i casi orientati verso EST. È orientata rispettando la stessa ratio, infine, anche la losanga sulla quale sono impostati ambedue gli apprestamenti. Simili analogie, di fatto, potrebbero già suggerire la presenza di un certo denominatore geometrico trasversale, che rende le due strutture stranamente compatibili. Almeno su di un piano ideativo. Riprendiamo pertanto l’analisi di Uxmal.
Ne vale la pena. Parliamo di geometria euclidea.
Per il caso in questione, si dimostra tornare utile il postulato che concerne il secondo criterio d’uguaglianza dei triangoli. L’enunciato del semplice teorema afferma come una coppia di triangoli che hanno rispettivamente due angoli identici ed il loro lato comune uguale, sono anch’essi equivalenti. Applichiamo l’elementare principio alle considerazioni formulate in precedenza. Si può facilmente intuire come sia dissimulato nella planimetria mesoamericana almeno un triangolo di base.
Ad Uxmal, la possibile presenza di una matrice geometrica triangolare è suggerita, inoltre, dalla particolare disposizione che assume il lato NORD del complesso rispetto alla linea meridiana NORD-SUD. Si ricorda, che le due linee direttrici convergenti generano un angolo di 60°.
Tale singolarità consente di formulare almeno due ipotesi. Entrambe, si fondano sull’enunciato euclideo precedente. Tutte e due non sono inverosimili.
La prima è che il frame geometrico che governa il "Quadrilatero", sia compatibile con un triangolo rettangolo scaleno. Gli angoli interni di questa figura geometrica sono, infatti, di 30°, 60° e 90°.
La seconda possibilità è che tutto il complesso maya sia, in qualche modo, coincidente con una matrice geometrica che è riconducibile al triangolo equilatero.
Il triangolo equilatero, com’è noto, possiede tutti i lati uguali ed ognuno degli angoli interni di 60°. Ora, per diversi motivi le indicazioni suggeriscono di ritenere che il planning del "Convento" mesoamericano sia stato congegnato, piuttosto, sulla figura geometrica del triangolo equilatero. Per meglio dire, è piuttosto probabile che la struttura formulare del complesso sia fondata su di un algoritmo geometrico che trova nel triangolo equilatero parte del suo principio costituente.
La conferma che quest’idea è legittima sarà più trasparente fra breve. Al momento, nonostante la ratio che governa la disposizione degli edifici sia ancora oscura, appare evidente un fatto. La strana geometria che s’intuisce sottendere l’apprestamento di Uxmal, è tutt’altro che incoerente. È possibile, anzi, che proprio una tale sistemazione planimetrica rientri in un ordinamento progettuale estremamente logico. Ben organizzato. Lucidamente definito.
È vero che gli edifici sono distribuiti seguendo angolature che oggi si considerano, per dir così, illogiche. La zonatura sulla quale gravita l’assetto sia dell’impianto maya, sia del chiostro cistercense, nondimeno, presenta requisiti che appartengono indiscutibilmente al dominio del sacro. Sono parte integrante della sfera iniziatica. Non c’è da stupirsi più di tanto allora se, per lo stesso motivo, la topografia dei luoghi nominati non è immediatamente comprensibile ed evidente.

PERCHÉ IL COMPASSO NON SERVE?
Torniamo ad analizzare la planimetria del complesso maya.
Manteniamo come indici di riferimento principali la coppia di linee "quasi assiali", i punti rilevati dagli studiosi e segnalati nella pianta planimetrica, più alcuni indicatori di posizione importanti nella stessa misura. Questi ultimi, stranamente, sono sfuggiti ai rilievi. Fino ad ora.
Seguendo tali coordinate, si proverà a definire una procedura grafica che sia in grado d’individuare la straordinaria matrice geometrica del sito. Si chiamerà "Protocollo Uxmal". (10)
Si deve anticipare come il "Protocollo Uxmal" consente d’individuare con una buona precisione pur senza l’ausilio del compasso, i sei punti che costituiscono i vertici di un Esagramma.
Esagramma L’Esagramma, è noto anche come Magen-Dawid. La figura è generata dall’intersezione di due triangoli equilateri contrapposti. È la stella a sei punte. È da notare che la sua corretta costruzione geometrica è particolarmente difficile, se non impossibile, senza il supporto tecnico del compasso. Non è questo il caso. Il compasso in questa circostanza è inutile, se non per il test indispensabile come verifica conclusiva.
Per quale motivo? Semplice. I sei punti che occorrono per completare graficamente il tracciato esagrammatico, sono già definiti. Si ricavano direttamente dalla planimetria del sito. Esistono già insomma. Basta saperli leggere.
Quanto emerge, insomma, comunque si vuole vedere, non è più una coincidenza. Si può affermare, di conseguenza, che la figura geometrica dell’Esagramma è parte integrante della strutturazione planimetrica del "Cuadrangulo de las Monjas" di Uxmal.
Ecco la dimostrazione pratica.

ECCO IL "PROTOCOLLO UXMAL"
1) A: il vertice A è prodotto dall’innesto del primo gradino della scalinata EST con il fronte interno della porta NORD, a sinistra. Questo è un punto che è stato rilevato dagli studiosi.
2) B: per ricavare questo vertice, si deve tracciare una retta passante per il punto 1 ed il punto d’origine O dell’intersezione assiale S - D ed E - W, (si deve ricordare che entrambe i sistemi di riferimento sono stati rilevati dai ricercatori) fino ad intercettare la gradinata WEST. Si troverà in questo modo il vertice B. Il vertice nominato coincide con l’innesto del secondo gradino della scalinata WEST con il fronte interno della porta NORD, a destra.
3) S’: il punto S’, è dato dall’intersezione tra l’asse mediano alla porta NORD, S - D in figura, con il palco (scalino d’arrivo) della gradinata SUD.
4) D: il vertice D è fissato dall’intersezione in D’ (questo è un punto dell’asse S - D mediano alla porta NORD), della retta passante per i punti 2 - 2’ (essendo 2’ il punto derivato dell’intersezione dell’asse E - W con il primo gradino della scalinata EST).
5) Si deve prolungare, ora, la linea assiale E - W fino ad intercettare la parete interna posteriore dell’edificio WEST. Sarà individuato il punto W’.
6) F: il vertice F si ricava intersecando la retta passante in A - 3, con la retta K’ - W’ (essendo K’ il punto che l’asse K - Y rilevato dagli studiosi, individua incrociando il palco, ossia l’ultimo gradino della scalinata SUD). Il vertice F, in questo caso, giace quindi sul secondo gradino della scalinata WEST.
7) Il vertice G, è determinato dall’intersezione tra la retta che passa per i punti 1 - 1’ (essendo 1’ il punto d’intersezione tra l’asse H - X, ossia l’asse ortogonale all’asse K - Y rilevato dagli studiosi, ed il primo scalino della gradinata EST), con la retta che passa per i punti S’ - H’ (essendo H’ un punto individuato dagli studiosi).
Sono necessarie, ovviamente, alcune considerazioni in merito.
Innanzi tutto, si deve ricordare che è fuori luogo oltreché poco convincente, stimare che sia stato possibile costruire l’impianto di Uxmal secondo il caratteristico schema del triangolo equilatero focalizzato, senza una deliberata impostazione geometrica "a priori". È di per sé difficile, per non dire quasi impossibile, ottenere un preciso triangolo equilatero in maniera casuale. Figuriamoci ricavare la complessa figura geometrica unendo dei punti occasionali od arbitrari. Per intenderci, la costruzione di un triangolo equilatero è imprescindibile dal riferimento "tecnico" offerto dalla circonferenza.
Sulla questione non esistono grandi dubbi. Del resto sembra abbastanza chiaro esistere dietro la configurazione geometrica del "Convento" e del chiostro di Staffarda, una precisa volontà logica. È poco convincente liquidare le esatte corrispondenze identificate come delle semplici o fortunate casualità.
I singolari tratti messi in luce portano per di più ad una precisa conclusione. Questa.
In estrema sintesi, la ratio geometrica, architettonica ed astronomica dei siti che si sono esplorati (11), è fortemente suggestiva per la conoscenza di regole che si configurano essere ancorate al concetto di ripartizione sessagesimale della circonferenza.
È opportuno osservare, inoltre, che simili conoscenze sono parte integrante dell’orizzonte culturale sia dei Maya, sia dei Cistercensi.
Lo zoning topografico degli apprestamenti nominati, impostato sui profili dell’Esagramma ricorda, in una certa misura, una triangolazione. Non è improbabile.
Per i Maya, ad esempio: "...Peter Harrison (1989) ci ha fornito ulteriori informazioni sulla struttura 5D - 57 che arricchiscono notevolmente questo aspetto della storia. In occasione della Settima tavola rotonda di Palenque, ha dimostrato che i costruttori dell’Acropoli centrale (di Tikal, N. d. A.) usarono la triangolazione in rapporto agli edifici precedenti per stabilire la posizione di quelli nuovi. Utilizzando quella tecnica, disposero la struttura 5D - 57 in rapporto a quella che Harrison definisce la 'casa del clan di Grande Zampa di Giaguaro', nota agli archeologi come Struttura 5D - 46...". (12)
Non si deve dimenticare inoltre la presenza del singolare fregio del "Convento" che si è considerato inizialmente. Facendo riferimento all’inedita lettura dei luoghi che si è proposta, l’ornamentazione in discorso qui troverebbe una conferma ed una giustificazione più che valida per il suo impiego.
In seconda battuta, è naturale interrogarsi su di una questione. Per quale strano motivo si è esercitata proprio quest’opzione "tecnica", ossia si è adottata la figura dell’Esagramma come ingrediente per governare la ricetta geometrica del "Convento" di Uxmal, e per conseguenza del chiostro di Staffarda?
Il problema non è irrilevante. Per diversi motivi. Ad esempio il simbolo esagrammatico non era completamente ignoto ai Cistercensi. I Monaci Bianchi sono giustificati. In fondo, è la Sacra Bibbia che ne tramanda il mirabile tracciato. (13)
Si può affermare allora, che la stella davidica è un’immagine che appartiene sostanzialmente alla dimensione del sacro. Per essere maggiormente precisi, il "Magen-Dawid" appartiene ad un dominio cultuale sacro che il Vecchio Mondo ha prodotto. Fin qui, forse, tutto si direbbe correre. Qual è la nota stonata allora?
Questa: come facevano i progettisti Maya, ossia chi inventò il "Cuadrangulo de las Monjas", a possedere una simile simbologia?
Più critico ancora, è intendere perché la stella dell’Esagramma sia stata ancorata ad un orizzonte cultuale sacro sì, ma totalmente estraneo al suo ambiente d’origine come il sito di Uxmal.
L’Esagramma, si ricorda, per quanto si conosce sembra appartenere geneticamente al Vecchio Mondo. Non al Nuovo. Di conseguenza?
Rispondere non è semplice, sempre ché sia possibile farlo. Forse sì. A ben vedere forse una risposta c’è. Per il momento, tuttavia, è conveniente fermarsi a questo punto. È una quantità più che sufficiente di materiale su cui ragionare.

Note:
1. È localizzata al confine tra le province di Torino e di Cuneo, a pochi chilometri dalla città capoluogo piemontese.
2. Il "Quadrato o Convento delle Monache" di Uxmal, simile ad altri "quadrati" esistenti nell’area, molto probabilmente era una struttura cultuale destinata al gioco rituale della palla. La civiltà Maya del cosiddetto periodo "Preclassico" inizia verosimilmente intorno al 1500 a.C., mentre la stagione definita "Classica", che vede il massimo sviluppo di questa cultura, si è soliti collocarla intorno al 300 d. C. Il rapido declino della civiltà Maya iniziò intorno al X secolo d.C..
3. Tralasciamo per ovvi motivi numerosi dettagli, altrettanto importanti, che però non rientrano nella discussione. Nell’articolo si prenderà in considerazione unicamente la dimensione geometrica dei luoghi. Per ulteriori informazioni al riguardo, si veda l’intervento di chi scrive nel libro "Il segreto di Cheope", Giacobbo-Luna, Roma, 1998, p. 103 - 118.
4. La planimetria del chiostro di Staffarda, con misurazioni eseguite dal geometra Mario Giovanni, è tratta da: "Staffarda misteriosa", Giacomo Volpini, 1994, Settimo Torinese, p. 144. La pianta planimetrica del "Cuadrangulo de las Monjas", con i rilievi eseguiti dall’architetto Horst Hartung, è tratta da: "Le profezie dei Maya", Gilbert- Cotterel, Milano, 1996, p. 320.
5. Op. cit., Gilbert-Cotterel, p. 319 - 320.
6. È oltremodo necessario a questo proposito vedere l’importante articolo, sempre redatto da chi scrive.
7. Si deve qui ricordare, che esistono altri importanti ornamenti geometrici tipici dell’America centromeridionale che trovano, in parte nel triangolo equilatero ed in parte nel cerchio, il proprio schema compositivo. Vale la pena di nominare il tempio di "Quetzalcoatl" a Teotihuacan. I dettagli che compongono il dio della pioggia, Tlaloc, seguono in qualche maniera un analogo schema ideativo. Stesso discorso vale per la famosa stele di Chavin, più nota forse come "Stele Raimondi". Sono solo alcuni esempi. Non si deve dimenticare poi, un modello emblematico legato proprio all’architettura dei Maya. Nel sito cerimoniale di Tikal compare, infatti, la straordinaria struttura che gli archeologi hanno denominato "Tempio I". È il tempio del "Giaguaro Gigante". La sua sagoma è, di fatto, riconducibile immediatamente all’euritmica figura geometrica del triangolo equilatero.
8. Norman Hammond, "Il mistero dei Maya", Milano, 1998, p. 181.
9. È per amor di precisione "quasi" di 60°. Lo scarto, tuttavia, è così ridotto de potersi tranquillamente ritenere ininfluente ai fini della ricerca. La discrepanza può essere imputata ad una variazione naturale del NORD magnetico che, come da qualche tempo si è assodato, varia con il passare dei secoli: "...Nel sito di Cuello... si trova una piccola piramide... che presenta due fasi costruttive... la scalinata e le pareti laterali della seconda fase sono state edificate sopra la più antica e più piccola piramide, ma su un allineamento spostato di 10° verso EST... lo spostamento dell’asse deve aver rivestito una certa importanza per i maya... Sono due i fenomeni che possono spiegare questo cambiamento: uno è una modificazione della posizione di qualche corpo celeste; l’altro è la variazione secolare del campo magnetico terrestre. La seconda ipotesi farebbe supporre che i maya disponessero di un qualche mezzo per rilevare questa variazione, tramite l’uso di un dispositivo essenzialmente uguale a una bussola magnetica. La plausibilità di questa spiegazione deriva dal recente rinvenimento di un reperto, anche se non è stata ancora ritrovata alcuna bussola maya: ...sulla costa del Golfo del Messico, è stato scoperto un pezzo di minerale ferroso magnetico con una scanalatura incisa... facendolo galleggiare... con un puntatore posto nella scanalatura, l’oggetto funziona come una bussola magnetica...". Norman Hammond, op. cit., p. 228.
10. È doveroso anche in questa circostanza suggerire necessariamente l’articolo redatto da chi scrive.
11. Si deve qui ricordare la caratteristica ampiezza di 60°, determinata dal fronte NORD della "Porta delle Tartarughe" con la linea meridiana NORD-SUD. Il riferimento astronomico, benché ancora oscuro, si deve tenere in debita considerazione.
12. Schele-Freidel, "Una foresta di re", 2000, Milano, p. 267, nota 76.
13. È opportuno, per approfondire l’argomento, consultare l’opera già citata in nota 3, "Il Segreto di Cheope", alla p. 111 e seg.

PALEOGEOMETRIA E GEOMETRIA SACRA
Le osservazioni riportate in quest’articolo fanno parte di un ben più ampio studio che ha per cardine la "paleogeometria".
In particolare, la ricerca ventennale che si è condotta ha consentito di focalizzare l’attenzione su alcuni caratteristici sistemi geometrici che si direbbero esistere a monte dello "zoning", dell’organizzazione topografica di particolari aree archeologiche.
Individuati in orizzonti culturali tra loro distanti nello spazio e nel tempo, tali sistemi si sono rivelati possedere nondimeno un innegabile tratto comune. È la matrice geometrica che fonda i sistemi stessi. E si tratta dell’Esagramma. Di quella straordinaria figura geometrica composta di due triangoli equilateri incrociati inscritti in una circonferenza, che presenta caratteristiche che si dimostrano poco conosciute. Anzi.
Poco apprezzate ed ancor meno capite. Ad iniziare dalla loro stessa antichità. Al riguardo è indicativo l’importante l’articolo pubblicato in un numero precedente. Nello scritto in discorso si è in effetti ricostruito quello che ci appare essere il sistema geometrico "sacro" applicato con pochi dubbi dagli antichi Egizi per strutturare la "misteriosa" piana di el-Giza. Affiora in questo caso lo straordinario sistema geometrico egizio avente come fondamento, appunto, la figura del doppio triangolo equilatero incrociato.
Emergono, altresì, una matrice modulare quadrata ed un rettangolo, anch’esso modulare, ma questa volta in Sezione Aurea.
Ambedue sono il considerevole prodotto finale del sistema geometrico in questione. Si deve ricordare che tutte le configurazioni geometriche basate sull’Esagramma che sono state esaminate e ricostruite si sono dimostrate come apparentemente calibrate per raggiungere tale obiettivo: ossia, avere a disposizione un modulo quadrato ed uno rettangolare in Sezione Aurea. È inutile ricordare che le possibilità applicative di tali schematismi risultano semplicemente sorprendenti.
Ancora oggi. La questione, però, assai stranamente si direbbe interessare poco ai più e agli stessi studiosi ufficiali. Ad ogni buon conto, lo stesso discorso vale per l’universo dei Maya, oppure per l’orizzonte culturale di Stonehenge o per i ben più recenti edifici dei Monaci Bianchi di Citeaux, tanto per citare i nomi più noti che si sono esplorati. Si cambiano dunque scenari storici e culturali, ma non la sostanza delle cose.
La stella a sei punte, anche nei casi citati, è dunque la "protagonista" assoluta, l’ingrediente fondamentale che consente di intravedere e ricostruire geometrie sacrali di rara bellezza di cui non si era mai nemmeno sospettato l’esistenza. Almeno non in tali termini. È proprio la geometria fondata sull’Esagramma, inoltre, che consente di contestualizzare e quindi anche di comprendere alcune strane disposizioni planimetriche relative a diversi siti, ritenute inspiegabili e "misteriose": È ancora questa singolare figura geometrica che in qualche modo permette di giustificare affinità altrimenti inspiegabili, ma nondimeno esistenti fra civiltà diverse e lontane nello spazio e nel tempo. In conclusione, l’Esagramma si trova combinato secondo algoritmi geometrici peculiari in diverse culture. Algoritmi che il più delle volte riverbeverano le concezioni eticoreligiose delle varie civiltà coinvolte. L’Esagramma, così impostato, si configura plasmare senza soluzione di continuità un reticolo modulare quadrato ed un rettangolo in Sezione Aurea.
Si tratta di moduli di fondamentale importanza per creare spazi ed edifici destinati al culto divino. E questa si direbbe essere una tra le funzioni sacre che l’Esagramma ha nascosto ai più per diversi millenni. Gli Antichi, in qualche modo, l’appresero per "Tradizione" da chi "sapeva". Spetta a noi, oggi, il compito di riscoprirne le funzioni e, possibilmente, di tramandarle nel modo più puntuale ed obbiettivo possibile.

Diego Baratono è originario di Agliè Canavese, in Piemonte. È ricercatore indipendente. Le sue esplorazioni archeologiche sono indirizzate verso lo studio delle paleo-geometrie e degli antichi sistemi geometrici applicati alla topografia dei luoghi sacri. In seguito allo sviluppo d’alcune efficaci teorie inerenti alla possibilità di previsione dei fenomeni sismici, collabora con il C.N.R. di Milano. È autore del libro " Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi".

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