
I TESTI SEMANTICI

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Promettendo insegnamenti, iniziazioni e apocalissi, libri e lingue dell’antichità hanno continuato a suggestionare gli uomini in ogni tempo.
Ancora oggi c’è chi crede nell’esistenza di libri conservati un tempo in biblioteche famose del passato e contenenti importanti notizie per l’umanità.
Ci si chiede ad esempio, perché i Berberi pretendessero da Roma i libri Punici contenuti nel tempo di Baal Ammone a Cartagine in cambio dell’aiuto necessario a sconfiggere la potenza militare della città africana rivale dei Romani.
C’è poi chi si domanda perché Cleopatra richiedesse insistentemente a Pergamo certuni misteriosi papiri per sostituirli a quelli perduti nell’incendio della sua biblioteca di Alessandria. Così pure ci si arrovella per ritrovare il libro scritto da Giuba II, monarca della Mauritania nonché geografo e naturalista citato più volte da Plinio il Vecchio, nel quale furono scritte rivelazioni fondamentali per le conoscenze geografiche del mondo antico, ivi inclusa la posizione della mitica Atlantide! Anche nella tradizione cristiana la Verità Finale è comunque affidata alla carta.
Nell’Apocalisse di Giovanni si legge infatti che il documento più importante per il destino dell’uomo è costituito da "...un rotolo scritto di dentro e di dietro, sigillato strettamente con sette sigilli" e tenuto nella mano destra di Dio.
"Chi è degno di aprire il rotolo e di sciogliere i sigilli?" griderà un angelo quando sarà il momento.
In effetti se un giorno fossero davvero ritrovati questi libri "perduti" i problemi non sarebbero comunque finiti. In effetti dovremmo fare i conti con l’interpretazione di chi vi porrebbe mano.
In realtà i libri potrebbero essere falsi, ovvero delle contraffazioni degli originali, o scritti con linguaggi ermetici dai significati contraddittori che andrebbero analizzati utilizzando interpretazioni semiologiche, cioè l’interpretazione critica che tenta di spiegare le ragioni per cui un testo può essere letto trovandovi più "livelli di lettura" e significati diversi.
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